Dogman di Matteo Garrone ha vinto a Cannes con premio miglior attore a Marcello Fonte e una giuria di star internazionali presidiate da Cate Blanchett a dimostrare che il cinema italiano sia ancora molto apprezzato. Sì ma a livello di film d'autore di un tempo che fu a segnare il glorioso cinema italiano quello del dopoguerra fino ad arrivare a Fellini, Visconti e soprattutto Pier Paolo Pasolini.

Il film è particolarmente violento in un mix di cinismo e sopraffazione che emerge fra il degrado di una piazzetta di periferia con Bar e Negozi in fila, ultimo dei quali è un Dogman gestito da Marcello (Marcello Fonte) una figura Pasoliniana ingenua e molto umana di fondo che si difende come può per combattere ad armi pari sorprusi e misfatti pagati con la sua carcerazione per non aver fatto la spia.

Simone è un delinquente energumeno drogato e brutale che pur trovando in Marcello un amico che gli salva la vita togliendogli una pallottola in petto grazie alla sua esperienza di veterinario improvvisato, lo tradisce approfittando della sua fragilità e debolezza per metterlo nei guai, dopo averlo forzato a fare con lui una sorta di banda del buco per passare direttamente dal negozio di Marcello a quello del vicino orafo Compro-Oro, facendolo condannare al posto suo.Così scatta la vendetta facendo risvegliar in Marcello il cosidetto can che dorme e mettere in atto una crudele tortura fino a far morire Simone liberando così il Quartiere dalle sue testate terroristiche sperando di ritrovare il rispetto e considerazioni perduti.
Il protagonista anche se suscita orrore non riesce a smontare tutta l'empatia riservatagli dal pubblico intenerito di fronte alla sua umanita nel trattare gli animali che accudisce ed al suo sconfinato amore verso la figlia bambinetta che l'adora e con la quale vive quasi in simbiosi in perfetta sintonia facendo coppia nel praticare lo sport subacqueo.

Il rapporto con la figlia e animali è commovente specie quando è messo in evidenza nella complicità con la prima partecipando a una gara di cani dove il loro barboncino sale sul podio, e con i secondi nella liberazione affrontata con coraggio e acrobazie di un cane ibernato da una banda di ladruncoli con i quali Marcello aveva fatto da palo.
Se l'ambiente è quello delinquenziale di strada di una Roma borgatara per i personaggi Matteo Garrone sembra che si sia ispirato anche ad attori dello schermo come Fernandel alias Don Camillo del piccolo mondo di Guareschi al quale il protagonista assomiglia o a Dustin Hoffman in un Uomo Da Marciapiede con John Voigh.
Dogman nonostante il degrado ambientale di una Roma che ormai tutto il mondo conosce si segue con partecipazione emotiva e intellettualmente di parte tifando apertamente per questo eroe negativo per la società ma altamente positivo umanamente parlando fche suscita compassione fino alla fine quando si carica in spalla la vittima da lui torturata e uccisa per esibirla come trofeo ai compagni di merende avendo conferma di essere di fronte ad un incapace di intendere e volere un mondo ostico e inquietante che a lui semplice e ingenuo non appartiene per cui è degno di essere protetto.
https://www.youtube.com/watch?v=LBs15h10HoI
Il film è molto bello e merita tutti gli applausi di Cannes.
Quello che ci si domanda ora se il vincitore avrà un futuro ancora come protagonista o semplicemente da caratterista stante la sua personalità spiazzante al limite dell'idiozia, comunque non a livello di comicità ma di drammatico spessore. Più che un attore in Dogman a nome Marcello infatti a vincere poté l'essere se stesso, il personaggio reale che con Marcello fa di cognome Fonte.
Nessun commento:
Posta un commento