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venerdì 31 gennaio 2014

GIOIELLI, I RACCONTI DI CARTIER

http://www.hola.com/realeza/2014013069429/princesas-joyas-cartier/




I diamanti sono i migliori amici delle donne.

Grazie stragrazie recita Marilyn pensando alla Tiara di sua madre da rubare (anche se poi in realtà si sa che nel cinema erano Svarowsky),






       



L'importante è il pensiero
ribatte Audrey da Tiffany








 Penelope lo mostra a Cameron in The Counselor.
Gola gola!

(Ancora per poco...)







CARTIER, PLACE DE L'OPERA
                                                       

FELICITA'' E'UN PIATTO DI COUS COUS


Tutti noi invidiamo la coppia Tronchetti Provera-Afef: ricchi, belli, famosi ma soprattutto sposati e cinonostante felici e contenti.
“Che bello che ridere!” sembra che dicano attraverso le immagini rubate dai paparazzi mentre sono in barca a Portofino o a Formentera, a sciare a Gastaaad o Saint Morritz.
Da anni i loro week end sono sempre così, all’insegna del buonumore e della spensieratezza.
La Telecom era piena di debiti? Che ce ne frega che ce ne importa. Sì perché dalle immagini radiose sembrava proprio che dicessero così.
Ma intanto erano entrambi corsi ai ripari.


Lui, Marco Tronchetti, sistemando tutto il suo patrimonio a favore dei figli tramite un fondo e lei, Afef, fino a ieri allegra casalinga-modella, tornando a lavorare in televisione a suon di euri,  come quando era fidanzata del Tronchetti dove atterrava in pista a “Scommettiamo che” con tanto di elicottero.
La tempesta Telecom non ancora cominciata ma era prevista dopo che di lì a poco sarebbe iniziato un riassetto per colmare “la montagna di debiti” (quaranta milioni di euro contro i trentasei della Parmalat) E fu subito bum!
Afef e il Tronchetti però non si erano scomposti facendosi immortalare, dopo le dimissioni del manager dalla Presidenza dell’azienda Telecom, ancora mano nella mano camminando a piedi per le vie di Milano, sorridenti e felici.
Che ce ne frega che ce ne importa, pare sia il segreto della loro felicità.
Anche della nostra dopo che ci è toccato ammirare Afef accanto a Gene Gnocchi nella Grande Notte, in sostituzione della pimpante Simona Ventura prima e della graffiante Amanda Lear dopo.
Infatti una domanda ci sorgeva spontanea: che ci faceva Afef in quel posto?
Con tutti i siti a sua disposizione, elicotteri, yacth, case, ville e terreni, proprio lì doveva andare a sedere?
Sì perché con la sua volonterosa “verve” ci sembrava uguale a Luisa Corna che, a suo tempo aveva affiancato Gene Gnocchi per una sola puntata poi subito liquidata sbrigativamente come un sofficino in padella.
A meno che la bella tunuisina Afef non fosse stata scelta solo per ridere alle battute di Gene Gnocchi (nella quale le riusciva in pieno, così come fa solitamente quando viene immortalata con il marito).
Ma ahinoi, questo lo sappiamo fare in tanti. E allora, per dirla proprio tutta, ci piace molto Afef come esempio di mussulmana moderata allegramente integrata nella nostra cultura e come moglie di un industriale (non finanziere come ha tenuto a precisare da Jacona in Presa Diretta domenica scorsa) per fare bellissima coppia del settore lusso, ma perché ce la dovremmo sorbire anche in TV? A noi che ce ne frega che ce ne importa…
Infatti il Tronchetti davanti a Jacona in Presa Diretta e alle sue domande incalzanti su Telecom, debiti e intercettazioni, si è presentato a rispondere da solo. Che c’entrava Afef?
A casa a fare il cous cous!
Aggiornamento: 11 giugno 2015
MILANO - Marco Tronchetti Provera è stato assolto con formula piena dai giudici della prima corte d'appello di Milano nell'ambito del processo sul caso Kroll. L'attuale numero uno di Pirelli, e all'epoca dei fatti alla guida di Telecom Italia, era imputato per ricettazione. In primo grado, il 17 luglio del 2013, era stato condannato a un anno e otto mesi, con sospensione condizionale della pena, e al pagamento di una multa di 2mila euro. 
A casa a mangiare il cous cous!  ECCO LA RICETTA  (di agnello è la più gustosa)


Caso Kroll, Tronchetti assolto in appello dall'accusa di ricettazione

                         
Preparazione

Mettete in ammollo i ceci un giorno prima. Tagliate poi la carne di agnello in pezzi piuttosto grossi e mettetela nella parte inferiore della cuscussiera. Tritate le cipolle e aggiungetele alla carne, insieme ai ceci che avrete preventivamente sciacquati e scolati, le carote preventivamente pelate e tagliate a fette, l’olio, del pepe macinato al momento, lo zafferano.Coprite il tutto d’acqua e lasciate cuocere a fuoco lento per circa 1 ora; trascorso questo tempo, aggiustate di sale.  Aspettando che lo stufato inizi a bollire, inumidite il couscous con un po’ d’acqua fredda e lavoratelo con le dita, al fine di evitare la formazione di grumi, e poi mettetelo nella parte alta della cuscussiera, lasciandolo cuocere a vapore per circa 30 minuti. Poi toglietelo dal fuoco, versatelo in un’ampia terrina, spruzzatelo con dell’acqua fredda e mescolatelo con le mani per sbriciolare eventuali grumi che si fossero formati. A questo dovete aggiungere il sale assieme ad un filo d’olio, dopodichè rimettete il couscous nuovamente nel recipiente superiore della cuscussiera, aggiungendo l’uvetta sciacquata, i piselli, i pomodori tagliati a pezzi grossolani, le zucchine tagliate a fette, il prezzemolo e il coriandolo tritati.  Lasciate quindi cuocere per altri 20-30 minuti, a fuoco moderato. Prendete poi una tazza di intingolo dello stufato che si è formato nella parte inferiore della cuscussiera, e unitevi del pepe di Cajenna e della paprica, in modo da renderlo piccante in base al vostro gusto, e tenetela da parte. Versate quindi il couscous in una grande ciotola, nella quale unirete il burro a fiocchetti e mescolerete bene fino a che si sciolga. Disponete poi il couscous in un piatto da portata dai bordi rialzati, e nel centro, disponetevi la carne e le verdure, irrorando bene il tutto con il fondo di cottura. Portate in tavola servendo a parte la salsa piccante.



giovedì 30 gennaio 2014

OPERA LIRICA E INNOVAZIONE

                      SUSSURRI E SBISBIGLI FRA LA PLATEA DEL REGIO
Quando si dice che Parma, con la musica, sia una Capitale in grado di attirare l’attenzione a livello internazionale, beh non si esagera.
Le prove? Seduto accanto a me, in platea al Teatro Regio nella serata di Parma Danza 2006 in scena con Alvin Alley American Dance Theater, uno spettatore arrivato dal Belgio, dopo aver acquistato il biglietto tramite Internet: “Très Jolie!” esclama, guardando estasiato tutto intorno. Davanti, un cappellone biondo arrivato da Milano. All’altro fianco, una signora pensionata che da anni si trova posizionata sempre alla stessa poltrona grazie all’abbonamento del primo anno che le ha consentito di usufruire del diritto di prelazione per quelli successivi.
“Finalmente hanno aumentati i biglietti in prima fila rispetto a quelli dell’ultima…” cinguetta la signora con l’amica dietro.
“Come alla Scala” si unisce al chiacchiericcio il capellone di Milano che non si perde uno spettacolo sia di danza che di Lirica di tutta Europa.
“Ma il Macbeth…”chiede curioso “dicono che quello della versione di alcuni anni fa sia stato fischiato molto molto forte”.
                                   http://www.youtube.com/watch?v=vrFVnNP7q1k
“Se è per questo, anche quello della scorsa stagione” gli rispondo “perché la regia di Liliana Cavani, che ha ambientato il Macbeth nel cinquecento Shakespeariano, non è stata apprezzata (avendo inserito tra l’altro delle lavandaie al posto del Sabba delle Streghe nella Foresta).
“Sì lo so, è risaputo che qui a Parma siete tradizionalisti e non apprezzate le innovazioni: A Barcellona per esempio, fanno delle cose che qui non potreste mai accettare. Tutto un altro mondo: in un’opera un regista aveva messo in scena una serie di Water…E poi in Germania…bisogna vedere cosa fanno i tedeschi…”
“E le lavandaie del Macbeth allora?” risponde la signora pensionata facendo sfoggio di grande competenza.
“Vabbè, ribatte il capellone, quelle son poche cose. In Germania…”
“Sì, però è intervenuta la censura” replico io.
“Ma quello perché non si volevano urtare i mussulmani…Certo che non è giusto limitare un artista…”
“Assolutamente no” rispondiamo tutti intorno.
Tutti d’accordo dunque per le innovazioni. A parole.
Vedremo come verrà accolta la Pietra del Paragone di Rossini in apertura della prossima stagione Lirica il 13 dicembre: un’opera poco conosciuta ed in cui è prevista una regia decisamente alternativa!

                               UN REGIO A LIVELLO DEI TEATRI EUROPEI
Il Teatro Regio ha confermato la sua svolta iniziata l’anno scorso con il Macbeth aprendo la stagione lirica 2007 con un’opera di Gioacchino Rosini in coproduzione col Théatre de Chatelet di Parigi, La Pietra del Paragone, allestita in maniera buffa.
E non facciamoci conoscere! Questo era uno spettacolo altamente innovativo con l’opera cantata sul Palcoscenico mentre veniva trasmessa in contemporanea su tre megaschermi televisivi ad alta definizione. Una rivoluzione tecnologica ai confini fra teatro, cinema, Tv, concerti rock e musical.
Sì, proprio come nel musical I Dieci Comandamenti rappresentato due anni fa al Palacassa e passato inosservato nonostante ci fosse anche lì l’introduzione innovativa dei megaschermi.

https://www.youtube.com/watch?v=hx8aJ5Jl2gE


Ma forse perché erano stati rispettati nel contempo i costumi e le scenografie dell’epoca faraonica!
Al Regio invece si è osato molto di più, ambientando l’opera di Rossini negli anni 50 con tanto di frigorifero (l’elettrodomestico che cominciava a diffondersi proprio in quegli anni, in tutte le case) in scena.
E allora di fronte alla soprano con fiocco rosso in testa e giroperle al collo in duetto col tenore in cravatta e doppio petto ecco il miracolo al Regio: applausi, applausi, applausi scroscianti.
Che diamine, non siamo mica provinciali, né tanto meno meneghini.
Franco Zeffirelli ha il suo bel da pontificare che l’opera deve tornare ai fasti della tradizione per sanare lo scempio degli allestimenti deliranti ed aberranti che hanno messo in atto, primo secondo e terzo, tanti teatri stranieri.
L’opera dovrebbe mantenere l’orgoglio tutto italiano duque, e quello parmigian-verdiano in primis?
Suvvia, siamo Europei ed è giusto che il Regio si allinei a livello dei teatri di Berlino, Barcellona, Londra e,ovviamente, Parigi.
Che mica sono come i teatri di Busseto. Che diamine si è scomodato anche il TG5 con una diretta per dar manforte all’innovazione operistica nel nostro Regio con tanto di elettrodomestici in scenografia.
A Barcellona, per la cronaca, sono già scesi in palco con i Water (sì, capito bene, con i gabinetti a simboleggiare l’arma di protesta contro il tiranno o il furbetto di turno della serie Vaff’anc…) che è stato un successone.
Qui a Parma cominciamo dalle stufe e frigoriferi, poi si vedrà se passare direttamente al water, per essere magari in sintonia con l’altro progetto innovativo dell’Ospedale Vecchio “immortalato” sempre con water posizionato in una sala con stucchi e decorazioni artistiche.
I cantanti hanno comunque eseguito le loro parti più che bene insieme all’Orchestra e Coro per cui gli applausi sono arrivati caldi anche dal loggione perché la musica e il bel canto sono rimasti immutati e dunque immortali esattamente come speravamo lo fosse la tradizione operistica del Teatro Regio.
In occasione della performances di Giulietta e Romeo di alcuni anni fa, con i costumi raffinati in tutte le nuances nero, grigio perla, bianco e argento, curati da Giorgio Armani, presente alla prima nel foyer dove si è notata anche la giornalista Lina Sotis, mi ero tanto entusiasmata da scrivere testualmente coniando una frase in maniera esaltante: “Se il Teatro alla Scala è l’ombelico del mondo, il Teatro Regio è il gioiello che lo ricopre”.
Ora corre l’obbligo di una innovazione anche nel giudizio: se la Scala è rimasta l’ombelico del mondo, il Regio è diventato uno dei tanti Teatri Europei.
La curiosità: con la sperimentazione e la ricerca è noto che poi il “piatto piange” perché gli sponsor “passano”. E allora, finita la commedia, buonanotte ai suonatori?
E non facciamoci conoscere con i soliti melodrammi alla parmigiana! Parma guarda avanti, è città Europea.
Il Regio lo ha capito ed il pubblico numeroso ha apprezzato lo sforzo e, in attesa di un water, ne ha decreto il trionfo.
Ora non resta che attendere numerosi anche gli sponsor.

Che, ovviamente, sono passati per cui ora il Piatto del Regio Piange).

        

ONORE E RISPETTO PER IL REGISTA SAMPERI


       " La bravura di un regista si nota anche dall’abilità di far recitare gli attori.
Un’operazione riuscita in pieno da Salvatore Samperi nella fiction Tv “L’Onore e il rispetto” con bravissimi, ma non c’è bisogno di dirlo, Virna Lisi, Giancarlo Giannini e, sissignori, Manuele Arcuri e Gabriel Garko.
Questi ultimi, sex symbol a tutti gli effetti, avevano già interpretato altre fictions senza però lasciar memoria.
Ma con Samperi abbiamo assistito al miracolo: la legnosa Manuela ha preso vita calandosi magistralmente nei panni di Nella, una ragazza bellissima vittima di un ambiente familiare squallido e senza valori, che ha saputo raffigurare con notevole intensità e forza espressiva, facendoci così dimenticare le precedenti perfonmances teatrali “Storia di Pretty Woman” “Liolà” e quelle Tv “La Cortrigiana Imperia e Carabinieri”.

Tutto sommato ci sembra che abbia fatto buona scelta nel favorire la carriera al matrimonio, lasciando dietro di sé, dopo aver calmato i bollenti spiriti superando tempeste ormonali, una lunga scia di uomini affranti: sceicchi, faccendieri, attori, operatori, fotografi, calciatori e spadaccini. Senza rimpianti. E rimorsi.
Nessuna pietà. Le donne sono diventate molto forti.
Tanto forti che stiamo assistendo ad una vera e propria presa di potere perché i delinquenti più sanguinari e persino stupratori si fanno difendere in giudizio da avvocatesse, evidentemente fidandosi della loro equità più di quella dei colleghi maschi.

Noi donne se soccombiamo è perché siamo carenti nella forza fisica. Quella bruta per intenderci.
Per sconfiggere il “nemico” bisognerebbe scendere al suo livello e combattere armandoci fino ai denti con le stesse armi.
Come ha fatto Gabriel Garko nella fiction “L’Onore ed il Rispetto” dove ad emergere è un Garko “mafioso” che passo dopo passo, senza pietà, si vendica degli assassini di suo padre facendo stragi su di loro e disonorandone le figlie.
Il ruolo di bello e dannato gli calza a pennello avendolo sempre interpretato sia nella realtà che nelle fiction, grazie al suo fisico scultoreo, il carattere ribelle e la bellezza accattivante che hanno contribuito ad alimentare la fama di sciupa femmine.
Anche lui però è un miracolato.
Sì perché sotto la regia di Samperi che lo ha messo sotto battuta facendogli studiare anche le inflessioni siciliane, si è finalmente liberato del clichè di bellissima canaglia, facendosi apprezzare come attore di spessore in grado di surclassare il numero uno Raul Bova meno incisivo nei ruoli di duro, e paragonabile nientemeno che ad un Alain Delon degli anni 70."



Una curiosità: queste osservazioni le avevo scritte durante la prima serie della fiction in data 26 settembre 2006. Questo per dire che il percorso di Gabriel Garko è stato sempre su questa linea da duro fino a diventare nazi-fascista con Il Peccato e la Vergogna nel quale si è talmente immedesimato nel ruolo da attirarsi l’odio dei fans. Merito del suo talento comunque perché nella fiction è solo lui ad emergere, indipendentemente da registi e attori che ne fanno parte dimostrando di aver imparato l’arte da Samperi  mettendola nella parte. Chapeau!
Manuela Arcuri invece sembra più orientata a metter su famiglia. Onore e rispetto per la scelta.          


UOMINI CON LE GONNE

Sempre più curato, sempre più attento al look, sempre più bello, il maschio lo sappiamo tutte è diventato un vero Narciso.
Le donne vestono di nero perché portano il lutto, dicono i sociologi: E’ vero, il maschio non c’è più. E di fronte a un Narciso la donna si è rinforzata psicologicamente diventando sempre più forte per competere o scambiare alla pari con il maschio. Come? Togliendosi la gonna e infilando i pantaloni. Così che anche la perfidia, prerogativa assolutamente femminile, è diventat un’arma micidiale tutta al maschile.
Perse le virtù come coraggio e protezione, il maschio Narciso si è armato di specchio e di arti subdole per raggiungere i suoi scopi. In primiscon la maldicenza  colpendo la vittima senza che questa abbia fiutato il pericolo.
Dalla politica all’azienda l’uomo è sempre più agguerrito per colpire alle spalle la donna, allop scopo di affermare sé stesso per colmare il senso di inferiorità che lo pervade da quando è stato costretto a misurarsi col mondo femminile soffocando la sua naturale aggressività che ha incrinato la sua posizione psicologica di oprivilegio.
L’uomo è dunque diventato perfido come una donna? Gli piacerebbe, ma di suo possiede già la perfidia tutta maschile.
Quella che porta premeditatamente a convincere la propria donna di non valere nulla portando la sua autostima a livello zero con lo scopo segreto di toglierle la forza e la sicurezza per poterla dominare. Un bagaglio già consistente che appesantisce con la perfidia arrogante del seduttore il quale, fa stragi di cuori con l’inganno continuo senza curarsi della sofferenza altrui.
Infine c’è la perfidia dell’impotenza che porta ad infierire con crudeltà sulla donna che si desidera, ma senza speranza di battere chiodo.
E per finire prendiamo la perfidia del maschio dominatore il cui ego straripante lo porta a sfondare tutto ciò che considera appartenere al suo territorio: dal pavimento alla donna, non fa differenza  (ma questo è un caso estremo che fa parte di una minoranza incivile).
Insomma dopo aver infilato tutte queste perle il maschio non aveva certo bisogno di aggiungere alla collana la perfidia subdola tutta femminile del pettegolezzo, la maldicenza e i colpi bassi dettati dall’invidia. Ma ci sta provando dopo essere diventato un Narciso per eccellenza.
Possiamo dire che ci sia riuscito in pieno senza alcuno sforzo, rubando alla donna oltre che i profumi ed il make-up anche il primato di vipera gentile a dentino avvelenato?
Operazione rischiosa e comunque assai difficile perché l’esame serpente con la mela e millenni di esercizio non si possono superare facilmente con l’ultimo arrivato che si chiami Adamo e che si chiami Narciso, sempre ultimo è: a confronto di una femmina, un dilettante.
E allora stia al suo posto perché altrimenti non gli rimane che una sola possibilità: calare definitivamente le braghe ed infilar la gonna! Fatti non parole.

mercoledì 29 gennaio 2014

IL DIAVOLO NON VESTE PRADA


A Striscia la Notizia si vedono spesso servizi su marchi contraffatti.
Sono operazioni che vengono fatte clandestinamente oppure anche in modo clamoroso come per esempio si è visto nel film Il Diavolo Veste Prada di cui trascrivo le mie osservazioni del 19 settembre 2006.
"L’attrice Meryl Streep è ormai associata al personaggio della manager imperiosa di Diavolo Veste Prada.
Sarà, ma guardando alcune mise di Miuccia Prada (la stilista che ha ispirato il film e che gli americani volevan dimostrare di preferirla ad Armani) così come appare in importanti occasioni insieme alle due guru-V ogue Franca Sozzani e Anna Winthour, viene spontanea una doamnda: ma come ha fatto la Miuccia?
L’aria dimessa, versione casalinga disperata (tra l’altro non ha mai preso in mano un ago per cucire un capo!) gli abitini longuette modello chemisier a mezze maniche corredati perennemente da stole a sostituire gli sciallini della nonna, con corsettine al braccio, il capello da shampoo fatto in casa acconciato da cerchietto che, sea una ragazzina dona, a una signora over 50 fanno un filo di tristezza ci inducono a fare una piccola riflessione sul pragmatismo americano: prendi un marchio made in Italy buon prezzo e distribuiscilo in tutti i grandi magazzini a prezzo medio-alto che tanto gli Americani penseranno che comprando Prada comprano Armani. Sempre Italiani sono.
Per fortuna ci sono americani con l’occhio fino e Meryl Streep ce lo dimostra in questo film perché, pur avendo accettato il titolo tratto dall’omonimo libro, si è rifiutata di recitare vestita rigorosamente Prada confermando di essere una grande interprete.
Infatti fiancheggiando una costumista di sua fiducia di Hollyw3ood, rivelatasi abile e perfetta trova-robe, ha saputo interpretare lo stile tutto italiano in un mix di stylist da Erre-Uno a Versace, da Armani prima maniera a Valentino quando vestiva Jackie. Insomma tutto il made Italy più trionfale, quello che ha fatto inorgoglire l’Italia nel mondo.
Meryl Streep evidentemente conosce il suo mestiere dove abiti ed acconciature risultano essenziali per imprimere un carattere al personaggio. Oltre alla gestualità e alla  mimica ovviamente. E il suo personaggio di fashion-woman forte, determinata, arrogante e un filo carogna da risultar brillante  non poteva certo vestire mestamente Prada.
Più che un’ipnotica diavolessa sarebbe apparsa come una vecchia megera".
Questo per presentare un caso dove si è usato un marchio contraffatto e stravolto in maniera brillante.


LA VERITA’?NON HA TEMPERATURA.


 Ridley Scott è sugli schermi a completare la trilogia delle sue verità:
dopo Nessuna Verità, e la fanta-verità di Prometheus ecco la verità senza temperatura. Al di là del caldo e del freddo. La verità è al di sopra di tutte le stagioni.
A far la citazione colta, destinata a chiudere la trilogia di un regista ormai ricurvo su sé stesso a ricordare quel vigore di un tempo che fu (fulgidamente scoppiettante c’è da credere avendo da tempo come moglie una figura imperiale come Gianina Facio) è Cameron Diaz (già Bad Teacher in un precedente film) in versione predatrice famelica di soldi rubati dai trafficanti di droga nel film The Counselor.


Una bomba in carne ed ossa. Cameron Diaz era esplosa giovanissima con The Mask per poi far impazzire tutti con le commedie brillanti a tutto sperma spumeggiante per finire a scoppiare con questo film dove si propone come femmina predatrice. Senza pietà perché la caccia è uno sport che dà libidine.
Caccia al maschio? No alle password  delle vittime per far girare i conti come una solitaria agente di Wall Street che gioca in proprio.
Impresa ardua piuttosto che semplice a coronar quel sogno di vita divisa a metà fra ricchi e poveri in un divario sempre più distante, per trovare posto nella parte del lusso più sfrenato nel quale la moralità è andata a farsi benedire.
Cameron Diaz si muove a suo agio con la falcata di un ghepardo pronta a scannare la lepre da battere in corsa per cibarsene soddisfatta.




La legge della Giungla è la legge della vita.  “Il cacciatore ha la purezza nel cuore che non esiste da nessun’altra parte” - recita la Diaz - “perché uccide senza alcun rimorso credendo in sè stesso e nella strada che ha scelto da percorrere.“Non c’è niente di più crudele di un codardo, e probabilmente il massacro che verrà supererà la nostra immaginazione”.
Il codardo è Michael Fassbender procuratore in carriera avido e intenzionato a farsi strada nell’altra parte del mondo dove le regole sono ferree e la pietà non esiste, nel quale si muove come un dilettante allo sbaraglio facendo un favore a una sua cliente in carcere, boss del traffico, nel pagare la cauzione a suo figlio per farlo uscire. Favore che gli si ritorcerà contro con una scia di morti fra amici e la donna amata.
Lei è, la bellissima Penelope Cruz vittima sacrificale del massacro che curiosamente riporta a quello del film Il Gladiatore nel quale la moglie ispanica era impersonata da Giannina Facio (la vera moglie di Ridley Scott).
Le citazioni migliori del film sono in bocca alla Cruz quando lui, il marito Procuratore la bacia là dove non batte il sole facendola gridare di piacere: “Non riuscirò mai ad andare con nessun’altro”.
Grande baciatore Michael Fassbinder che il regista Ridley (nel quale forse si identifica) si compiace  di tenerlo in vita nel ricordo dell’amata in attesa di ricongiungersi nell’eternità.


Quello che tu hai creato in terra invece con la morte si dissolverà. Altra citazione del film.
Il messaggio è chiaro: l’amore non è una Repubblica fondata sul Lavoro anche se questo  dà all’uomo una dignità per vivere nel quale anche il rubare fa parte del pacchetto.
L’amore dà la vita ma il male l’alimenta, e solo con la morte si entra nell’eternità.  Questa è la verità. Senza temperatura.

Ma c’è un’ultima considerazione su Ridley Scott il quale con questo film vuole forse chiudere con le gesta degli eroi per rifugiarsi fra i ricordi sotto le lenzuola? Il sesso infatti è molto presente a differenza di tutti gli altri suoi film, con carezze saffiche fra Penelope e Cameron, leccate a gogò e perfino mosse da Kamasutra con la Diaz a gambe aperte sul vetro della macchina per scoparla sotto lo sguardo esterefatto del guidatore Javier Bardem  non mancand di inserire telefonate erotiche dove Ti Tocchi? Hai le Mutandine? diventa un leit motiv sentito e risentito da tutte le ragazzine in fregola con amanti agès a confermare una sorta di Ridley Scott sul viale del Tramonto da rinverdir con qualche sfumatur del grigio.

FILO DI CASHMERE O PELO DI FICA?

Cos'è cos'è che fa andare la filanda?
Come a dire tira più un  filo di cashmere che un pelo di fica.



martedì 28 gennaio 2014

FIGUETTES E BAGATELLE

Oui, je suis la figuette. La première figuette de France.
Julie Julie Julie…Hollande ha in mente solo quel nome.
Anche se non la porterà all’Eliseo come compagna l’ha scelta per il suo divertissment fra le lenzuola.Un fatto privato comunque.
Fatti non parole: se con Valerie le parole scambiate sono state tante, facendo volare anche quelle grosse sicuramente, con Julie è calato il silenzio in attesa di passare ai fatti ai quali Julie Gayet si sta preparando entrando nel ruolo ufficiale di figuette, la première figuette de France facendo con Hollande coppia gagliarda.
Hollande infatti vuol restare un Presidente single e un uomo libero di frequentare chi gli pare perché allergico ad ogni tipo di legame stretto figuriamoci per quello matrimoniale.
Figuriamoci allora le figuette che si sarà fatto con questa sua filosofia di vita a briglia sciolta ma non importa.
Tutto è concesso come fatto privato purchè al Palazzo Pompadour  non si faccia il bunga bunga. Una alla volta per carita.
Va ben Figaro quà figaro là, figaro figaro figaro… ma basta una figuette. Di qualità.
Dall’Eliseo a Palazzo Grazioli la festa fa la sua differenza.
L’importante che duri. La governabilità.
Poi nel privato si sa che finisce con due sul divano a guardare la TV perché spenta la scena mademe la figuette perderà  anche l’appeal.
Se resta in scena come la Bruni a perdere sarà le President.
Non ci resta che attendere la prossima mossa di Hollande anche se i Francesi si sono già fatti un’opinione del fatto. Che vale più di ogni parola e giuramento di irreprensibilità.
Mica sono come noi italiani che guardando i fatti di Berlusconi non credono che lui faccia sul serio nemmeno se lo paparazzassero a bardugare sotto le lenzuola con l’ultima bagatella di turno. Troppo difficile.
Mica "ella", ma per “lui”.
                             
                                  TENDENZA VERONICA
  Nell'evento Settembre Italiano a Parma era stata invitata Maria Latella, direttrice di Anna. molto rigorosa in tailleur nero, camicia a righe, capello meshato e occhialino per leggere, intervistata dal direttore di Teleducato Pietro Ferraguti.
Una persona di polso, determinata e dinamica con le idee chiare che ha parlato ovviamente del libro scritto recentemente con un aggiornamento di questi giorni, Tendenza Veronica.
Però io mi sono fatta una domanda: se fossi la signora Veronica avrei piacere che si discuta dei fatti miei? No.
Comunque, anche se la signora Latella è una giornalista molto attenta e corretta,che ha scritto un libro col consenso e l'aiuto della stessa signora Berlusconi, parlare quasi una serata intera dei fatti privati di Veronica Berlusconi non mi sembrava di massimo interesse.
Non giornalisticamente parlando perchè uno, è ovvio, fa il suo mestiere e questo libro è stato uno scoop.Però il libro è un'altra cosa.
In Piazza la Latella in un passaggio aveva detto: "Veronica mi ha telefonato se ero libera perchè voleva pranzare con me. Io l'ho invitata a casa mia e lei mi ha detto che si voleva separare. Io non ci ho creduto fino al momento della famosa lettera..." ecc. ecc.
Non penso che siano cose interessanti da ascoltare in una pubblica piazza.
 Il libro è un'altra cosa perchè c'è raccoglimento. Vabbè che la signora Berlusconi è un personaggio pubblico, vabbè che è stata lei ad iniziare, però trovo eccessivo soffermarsi su questi particolari confidati in un pranzo "casereccio" (per rimarcare quanto fosse privato) facendo un'analisi particolareggiata con gli spettatori, invitati pure a far domande per poi sentenziare se ha agito bene oppure no. Una signora anziana ha detto che alla Veronica, la Latella avrebbe dovuto mettere il bavaglio. Ma come si è permessa!
Non era sotto processo la signora Veronica ma in fase di separazione o riflessione, quindi in un momento delicato.
"E' certamente stato un grande amore" ha affermato sicura la Latella. Sì, ma così si rischiava di farlo diventare un incubo per gli interessati che dovevano risolvere una situazione matrimoniale già di per sè intricata.
Ma questa è solo una mia opinione.
Visto che la piazza era gremita fino alla fine (io ho lasciato prima) evidentemente l'argomento ha incuriosito parecchio. C'è da dire che comunque nelle sere d'estate basta mettere una locandina con evento "a gratis" che la piazza si riempie facilmente. Non è il caso per le Tv  locali comunque che di pieno ne fan pochino, diciamolo. Anzi guardiamo i fatti. Inutile fare i conduttori divi!
E' la stampa che tira bellezza. .

                           



lunedì 27 gennaio 2014

12 ANNI SCHIAVO, NERI DA OSCAR


 Meryl Streep è candidata all’Oscar 2014 come protagonista e se vincesse sarebbe già la quarta volta. “Non vincerò” dice convinta. Così si spera perché da attrice  più ammirata e temuta, diventerebbe antipatica.
Il passo è breve e lei “umilmente” da attrice consumata si è già messa da parte per dare spazio alle giovani candidate, facendo il tifo per Amy Adams, lasciando fuori dalla lista Julia Roberts candidata come non protagonista nello stesso film August Osage Country.
Le opinioni di questa grande attrice sono un peso anche se non fanno testo perché l’Oscar riserva sempre delle sorprese. L’anno scorso si puntava su Naomi Watts per le problematiche ambientali in primo piano, ma poi ha vinto Jennifer Lawrence in un film che, senza nulla togliere ai protagonisti, era un filo così così facendo pensare a strategie da marketing per favorire la serie Hunger Games ad attirar un pubblico giovane che è poi quello in maggioranza che compera il biglietto.
Questo dovrebbe essere l’anno degli attori di colore perché le problematiche dello schiavismo in America fin dall’anno scorso con Lincoln Django e The Cospirator sono entrate ancora alla ribalta risvegliando interesse per quel periodo rivisitato sulla scia di Radici anziché il patinato Via Col Vento.
I Premi Oscar ad attori di colore, pur annoverando un folto numero fra quelle fila, si possono contare sulle dita perché sono in numero di tre come Sidney Poitier, Denzel Washington e Whoopy Goldberg.
In questo 2014 è stato scelto il film 12 Anni Schiavo del regista di colore Steve McQueen con l’attore Chiwetel Ejiofor candidato per l’Oscar come protagonista e Lupita Nyong non protagonista, mentre sono stati esclusi clamorosamente Ophra Winfrey e Forest Whitaker per un Maggiordomo alla Casa Bianca.
Il film 12 Anni Schiavo è più accattivante perché parla di un combattente di colore che, portato schiavo nelle piantagioni, non si piega a quel destino in quanto nato libero. La forza e la determinazione lo porteranno alla agognata libertà dopo una serie di pesanti umiliazioni.
A prestare il volto al questo protagonista del quale sentiremo ancora parlare è l’attore Chiwetel Ejiofor già visto nel film robusto Amistad che è stato un vero pugno nello stomaco nel rivelare la condizione degli schiavi sulle navi in rotta dall’Africa alle Americhe.
L’America ripassa la sua storia facendone omaggio al Presidente Barack Obama, il primo Presidente di colore arrivato alla Casa Bianca per governare una Nazione nella quale i bianchi continuano a farla da padroni, avendo le chiavi della borsa di Wall Street nel quale si muovono come squali e Lupi, così come è dato vedere con il film di Martin Scorzese The Wolf in Wall Street il cui simbolo si sa essere un Toro come l’attore nero
protagonista  di 12 Anni Schiavo. Il Lupo Leonardo Di Caprio sul red Carpet dei Golden Globe si è fatto beccare ad inseguire la Lupita, già con lui in Django, che comunque è stata vezzeggiata e coccolata da tutte le star dell’evento facendone già un mito perché molto carina ma agli Oscar dovrà vedersela con Julia Roberts che Meryl Streep non ha comunque nominata.
Le donne di colore, a differenza degli uomini, non hanno molte chance nel cinema americano anche se offre loro tanti ruoli da protagoniste. Infatti bastano qualche film, come per Zoe Saldana, Rosario Downson, Kerry Washington e la stessa Whoopy Goldberg che ha spopolato con Sister Act, per non parlare di Ophra Winfrey che poi escono di scena.
Con loro lo star system è ancora più spietato perché se le bianche hanno conquistato la scena fino a tarda età le nere si fermano a quella giovane. Di Mamie paciosa ce n’è stata una sola ma se ne è andata con Via Col Vento insieme alla ragazzina Pressy che faceva l’oca giuliva nera nello stesso film. Da quel momento con mamie e la giuliva Pressy, l’attrice di colore nera è stata etichettata come caratterista non arrivando al vertice di protagonista assoluta. Un po’ come la sorte di Michelle Obama che, entrata alla Casa Bianca, si è ritirata a coltivare l’orto per non urtare la sensibilità degli Americani che non sono pronti a una leader nera.
Figuriamoci gli italiani con la Kienge!

COL PD, LINGUINE ALLO SCOGLIO INDIGESTE


Una sera sono uscita in pizzeria con amici del PD.


             “Sarò un Presidente irreprensibile”. Da che pulpito!
Francois Hollande ha fatto la sua omelia come un prete che predica bene e razzola male. All’Eliseo.
A vederlo così con quella faccetta un po’ paffuta lo sguardo birichino di chi le spara grosse sembrava quasi di veder Roberto Giacobbo il presentatore di Voyager tanto era tale e quale a Maurizio Crozza quando lo imitava con Kazzenger.
All’Eliseo infatti si cazzeggia parecchio da quel che è dato a vedere. Se ai francesi poco importa perché quel che conta è la sostanza di un mandato Presidenziale perché mai dovrebbe importare al mondo intero?
Il quale invece si è messo a spettegolare su questo Presidente in grigio che con quell’aria sorniona è riuscito a schiodare Nicolas Sarkozy insediandosi con l’amante assurta a Prèmiere Dame, neanche fosse una novella Pompadour.
E non si fa per dire perché la Première Dame doveva dividere i favori del Presidente insieme alla sua favorita segreta che comunque il Presidente aveva il pudore di vedere fuori dalle mura del Palazzo in una sorta di dependance affittata da mafiosi nella quale si recava in Vespa portando le sue gioie alla Gayet per un gagliardo incontro.
Insomma Monsieur Le President con due amanti in carica assicurava i Francesi sulla sua irreprensibilità. Sì, sparando le cartucce a ciascuna delle due visto che la Prima era all’oscuro della
seconda della quale invece tutti sapevano, Sarkozy per primo.

Il quale ora se la ride perché i Francesi lo stan rivalutando, non tanto per l’amministrazione quanto per lo stile con il quale ha governato insieme a Carla Bruni che se aveva un passato in passerella, all’Eliseo è stata irreprensibile sparigliando le aspiranti cortigiane e in prima Rashida Dati, alla Unione Europea diventata ormai una sorte di Casa Protetta vista l’età di Vattimo che non vuol lasciare la poltrona.
La coppia Sarkò-Carlà che aveva fatto anche una figlia a nome Julia, era talmente irreprensibile da non convincere i Francesi per un secondo mandato mentre si erano lasciati ammaliare da un uomo allergico al matrimonio non avendo nemmeno sposato la prima compagna con la quale aveva fatto quattro figli.
La Francia non si era accorta di quanto fosse cochon, ma tutto sommato un debole che non sa tirarsi indietro nel subire assalti alla Bastiglia con la baionetta. Ce l’ho qui la brioche!
In quante l’han mangiata? Per il momento sono in tre le donne che hanno fatto colazione con lui la mattina.
Già, ma Valerie vedendo il letto vuoto veramente non si era accorta di nulla? Meglio non sapere certo, ma poi mica si va a svenire di fronte alla rivelazione.
Sembra un po’ la storia di Marta Marzotto con Guttuso e la complicità del marito di lei, un signore vecchio stampo che aveva assurto la mondina Marta a Contessa facendola entrare nella favola del jet-set dove tutti sapevano delle corna che metteva al marito, portate con molta dignità fino a quando ne era venuta a conoscenza anche la stampa inducendo il signor marito-Conte a chiedere il divorzio.
Perché quel che fa bruciare è l’umiliazione pubblica non la gelosia.
Fra persone di potere funziona così. Per cui non è il caso di emozionarsi troppo a queste storie d’amore e di potere perché sono sempre delle fiction. L’importante è saperle recitare bene.
La Gayet per esempio è un’attrice per cui Hollande forse spera di fare il viaggio in USA ricalcando il solco segnato da Sarkò con la Carlà. Sì ma la Carlà era già una Première nello spettacolo mentre questa Julie con tanti film a carico non ha mai sfondato a livello cinema anzi, entrando alla ribalta si è messa a lanciar querele suonate come una sorta di minacce: “Vedrete quando salirò le scale….”
Se per questo nemmeno la Carlà si distingue per le doti di attrice  perché nel bel mezzo dello scandalo di Hollande si è messa a suonare dalla gioia la sua chitarrina in pubblico applaudita da Sarkò.
 Stavolta non è stata stilée diciamolo.
 Sanno svitare fra le lenzuola ma non sanno recitare queste Prémieres Dames!
Tutto sommato la recita migliore con un colpo di teatro l’ha fatta Valerie! All’Ospedale.

L'argomento è balzato sulla religione dopo che uno di loro mi tormentava l'orecchio con i suoi sermoni anticlericali contro il potere della Chiesa, la pedofilia ecc.
Alla fine è scoppiata la rissa. Inevitabile per i miei gusti. Infatti, dopo che lui ha affermato che insieme alla moglie non crede in Dio e non ha battezzato i figli, disertando con la famiglia la Chiesa e tutti i suoi rituali, io mi sono scocciata.
 "Non è possibile,vivere senza Dio. Come hai fatto per esempio quando hai seppellito il padre (alcuni giorni prima) - rivolgendomi alla moglie - a non fare nessuna funzione senza nemmeno rivolgere una preghiera?"
E Lei, lucida e sicura: "Io con Dio non parlo perchè non ci credo, e lui a me non ha dato nulla"
- "Ma ti ha dato la vita. Questa è una bestemmia!Io non posso accettare..."
- "Tu ci devi rispetto ugualmente, come noi lo diamo a te"ribatte lei.
- "Io posso rispettare chi ha fede in un'altra religione, come quella musulmana per esempio o ebraica, ma non posso rispettare chi non ha Dio. Per me non esiste"
- "E tu come la pensi?" ribatteva lui rivolgendosi al musulmano al mio fianco nella tavolata?
- "Lei è molto convinta di quello che dice per cui io rispetto la sua fede, anche se pure io non sono praticante come voi. Però io credo in Allah" risponde o' saracinno, bellu guaglione”.
La discussione si faceva ancora più animata, tanto che mi si sono bloccate sullo stomaco le linguine allo scoglio.
Poi è riaffiorata l'amicizia e parlando abbiamo trovato un punto di incontro. Civile.
L'argomento è slittato sulla scuola materna in cui lei lavora in un ufficio, rivelandomi che i bambini musulmani di quattro anni, quando c'è l'ora di religione la maestra li parcheggia in corridoio.
Non solo, ma invece di parlare della cultura delle varie religioni, ha rivelato che l'insegnante si mette a fare catechismo come se fosse un prete. In più mi ha esternato il suo disappunto per il crocefisso sulla parete perchè secondo lei non rispetta le varie etnie.
Pur non trovandomi d'accordo su tutto, specie sul Crocefisso che non va rimosso perchè è il simbolo della nostra radice cristiana, le ho dato ragione sul fatto che i bambini non dovrebbero essere parcheggiati in corridoio, anche se fosse solo per evitare che vengano ritirati dalla scuola da parte dei genitori musulmani. La mia amica aveva assicurato che i gentori fossero all'oscuro di questo fatto per cui ioll’avevo incitata a denunciarlo dicendole che al suo posto io avrei giù fatto un casino della Madonna.
 Religiosamente parlando. Purtroppo è sempre la solita storia: la crisi, il posto da salvare, la paura, il fatto che un pesce piccolo mangia il grosso...Insomma tengo famiglia per cui si fa sempre e solo tanto per parlare.
Io la protesta l'avrei fatta comunque alla Presidenza. Non è ammissibile accettare certe situazioni. PD o non PD, questo è un problema che andrebbe affrontato.

sabato 25 gennaio 2014

NICOLE KIDMAN ATTRICE E MAMMA AL DI LA' DEL BENE E DEL MALE.


Chi l’avrebbe detto che Nicole Kidman, dopo l'inquietante prova di The Other, avesse in realtà uno spiccato e sano senso materno?
Durante il matrimonio con Tom Cruise aveva adottato due bambini, uno di colore a nome Connor e Isabel,  ma la notizia era poco gettonata, anche perché i due divi mantenevano un forte riserbo sulla questione, mentre di pari passo sullo schermo Nicole perdeva ogni inibizione passando da ruoli focosi a quelli sempre più hard, salendo in testa alle classifiche.
Coinciso nel privato con un divorzio e nuovo matrimonio con il cantante Keith Urban allietato dalla nascita di Sunday Rose, nome dolcissimo come il cuore della Kidman che nel film Australia, ha manifestato in pieno.
Se la campagna pubblicitaria era tutta improntata a fissare la limonata sotto la pioggia di Nicole col mandriano Jack Hackman, lo spettatore è stato colpito dal suo rapporto col bambino meticcio Nullah (Brandon Walters) che si era affezionato a lei con disperazione: “Io me canto a te” la supplicava sorridendo. “E io ti ascolterò” le rispondeva sorridendo. Da calde lacrime. Con fazzoletto in mano si usciva commossi dalla sala cine anche se consapevole della sua fiction.
Nella realtà la Kidman ha dimostrato di essere all’altezza di questo personaggio  Kolossal Australia.
Infatti si è commossa alla triste storia di Rubina Alì, la piccola star di The Millionaire, che interpretava nel ruolo di Latika, la bambina rapita dalle baraccopoli per farla crescere come prostituta (poi interpretata da Freida Pinto).
Sì perché Rubina, dopo aver assaggiato per un attimo la felicità della ribalta passeggiando sul red carpet a Hollywood per ricevere gli Oscar di cui il film aveva fatto incetta, è tornata fra le sue baracche. Tutti si erano scordati di lei, tranne il padre che voleva ricavar profitto (perché dal Millionaire non ne aveva tratto alcuno) dandola in adozione, facendo indignare tutto il mondo risvegliando la coscienza collettiva sulla condizione infima in cui si trova ancora la donna indiana.
Nicole Kidman si era mobilitata di persona per offrire alla piccola Rubina un’altra opportunità, perché l’aveva voluta a fianco come danzatrice indiana, in uno dei suoi spot Schweppes, in cui compariva nel ruolo di una misteriosa principessa, diretta nientemeno che da Ridley Scott.
Un gesto di generosità che denota quanto sia grande il vero cuore della Kidman, accorsa al richiamo di questa piccola star indiana che dalle baraccopoli sembrava implorasse “Io me canto a voi” “E io ti ascolterò”
Solo Nicole l’aveva ascoltata, riportandola alla ribalta e ricompensandola come era giusto che fosse, dimostrandosi una mamma vera, non solo per fiction.
Infatti aveva poi rinunciato al film di Woody Allen da interpretare insieme a Naomi Watts e Freida Pinto perché era ancora in attesa di una bambina (da utero in affitto) manifestando il desiderio di diradare il lavoro.
A differenza di Angelina Jolie che invece lo aveva intensificato, nonostante tutti i figli a casa che l’aspettavano, perché aspirava all’Oscar.
Nicole Kidman ne aveva già presi due. Per questo è molto più credibile come mamma multietnica, a cuor sincero e non per una operazione marketing (di cui sembra in odore la Jolie tanto da non convincere lo star system Hollywwodiano, gestito in gran parte dagli Ebrei, che le ha sempre negato l'Oscar).
La Jolie infatti
si è data alle cause musulmane con film e puntate come guest star fra clandestini o rifugiati di guerra, mentre la Kidman è ancora candidata all'Oscar 2014 per la favola di Grace Kelly.


  
                     

venerdì 24 gennaio 2014

GLI ABBRACCI SPEZZATI DI PENELOPE


  Penelope Cruz, dopo aver fatto strage di cuori accompagnata dalla nomea l’Encantadora, è diventata la musa d’eccellenza di Pedro Almodovar, che l’ha riportata alle origini spagnole, catturandola dallo star system di Hollywood.
E da Woody Allen in particolare di cui sembra diventato geloso, avendo portato la Cruz al premio Oscar non protagonista per Nine e in nomination per Vicky Cristina Barcelona in quest'ultimo film esaltata al massimo nel ruolo della caliente spagnola.
Operazione che non è mai riuscita ad Almodovar, il quale si rivela maestro solo nell’arte della caricatura, con la quale dà spessore a tanti personaggi avvolti in un abbraccio corale.
Così come fece magistralmente con Donne sull’Orlo di una crisi di Nervi il cui successo non è più riuscito a surclassare, rimanendo ancorato a quel suo capolavoro. Che cita, non a caso, in questo film Gli Abbracci Spezzati, dove inserisce flash back della sua vita di
regista alle prese con l’unica musa rimasta.
Partito Antonio Banderas (il suo chico e vero ispiratore della sua arte), separatosi recentemente anche da Carmen Maura, ad Almodovar non è rimasta che Penelope Cruz, l’articolo civetta dei suoi films ormai in rotta declino per il taglio commerciale e poco creativo che li caratterizzano, causa gadget inseriti a ciclo continuo (occhiali da sole, telefonini e spruzzate di hayr spray su capelli cotonati in omaggio al mito Audrey Hepburn, e attrezzi per make-up a ciglia rinfoltite).
Infatti, se il genio di Woody ha esaltato la Cruz come spagnola DOC, Almodovar ha dato smalto alla sua immagine fashion da spot pubblicitari di prodotti per capelli, dalla pappa reale alla lacca delle star e viceversa, la star delle lacche. Che comunque nel film non è Lena-Penelope Cruz ma una ex moglie che butta l’amante del suo ex marito, giù dalle scale perché gelosa di vederla diventare diva.
Il ruolo è interpretato dalla gagliarda icona-gay Rossy De Palma, la Candela di Donne sull’Orlo di una Crisi di nervi dove si presentava in scena dicendo apertamente “A me piace la fica”.
Insomma un’intreccio da masturbazione mentale, che attira il telespettatore nel mondo Almodovariano animato da gay, andicappati, down, trans, giovani cresciuti a striscie di coca, in uno sballo infinito. Senza  comicità e caricature ne esce un quadro triste e desolante nel quale resta solo impresso la dignità del regista chiuso nel suo dolore sublimato con l’arte, e l’immagine di Penelope Cruz, sensuale e conturbante nella sua nudità (anche se già vista e rivista) con grosse tette a capezzoli turgidi.
Gli stessi che esibiva agli esordi quando in Prosciutto Prosciutto sapevano ancora di tortillas: sempre turgidi, ma con le tette più piccole. Miracoli dello star system, a tutto fashion e in odor di plastica. Come il film anche se incorniciato da vivaci colori dove il rosso (compreso il rossetto della Cruz,. E ti pareva…) la fa da padrone.
Non basta per dare passione, ma per fare spot ha centrato l’obiettivo tanto che "l'abbraccio del biscotto"ha pure ispirato la Barilla sostituendo il testimonial Antonio Banderas. Spiazzato fuori.



OSTRICHE ED ESCARGOT: IL SAPORE E’ BISEX


 Mark Damon è uno degli attori di Hollywood fra i più versatili. Assomiglia un filo a Leonardo Di Caprio ma diversamente da lui non si prende sul serio pur avendo interpretato ruoli di un certo spessore con registi d’autore.
Molto fedele alla moglie e alla sua famiglia di quattro figli, Matt Damon ha molti amici fra gli attori anche più anziani facendosi spupazzare senza ritegno.
Infatti era stato indicato come amico particolare di George Clooney che se lo divideva con Brad Pitt, oppure di Ben Affleck con il quale aveva diviso la stanza al College e di tanti altri bellocci di Hollywood facendosi la nomea dell’amico di.
Tutti gli attori con i quali lavora lo trovano irresistibile (perfino Fiorello ha duettato felicemente con lui in Tu vo’ far L’Americano), e fra questi anche Michael Douglas con il quale ha fatto coppia gay in Behin Candelabra.
Douglas si era talmente immedesimato nel ruolo da perdere la testa per Matt Damon entrando in crisi con la moglie Catherine Zeta Jones per confusione di identità.



Capita a molti uomini di arrivare a una certa età dove nel bilancio pesa molto il fattore culo messo in disparte per dare spazio nella vita a un’integra virilità da duro che non corrisponde ad effettivi riscontri reali. Gli attori hanno la fortuna di poter esprimere quel lato femminile che consenta di trovare un equilibrio nella personalità che altrimenti sarebbe disturbata sfociando in eccessi trasgressivi o sdoppiamento di personalità.
Nessuno infatti avrebbe mai pensato che Hugh Grant, fidanzato aristo, carino e dolce di Liz Hurley,  potesse andare in cerca di prostitute di colore per il boulevard di Hollywood dove a imperversare era comunque il modello Pretty Woman.


Sì, ma nell’immaginario del grande pubblico, non in quello di Hugh Grant che sognava una foresta nera nella quale perdersi mentre con Julia Roberts-alias Pretty sullo schermo gli toccava fare lo studentello romantico e impacciato di Notting Hill.
A toglierlo dagli impicci non c’è mai stata nessuna attrice perché tutte quanto hanno con lui cazzeggiato leggermente per non prendersi l’impegno di fare un’accoppiata seria perdendo in credibilità.
Matt Damon non ha questo problema perché nel corso della sua carriera ha interpretato una tal varietà di ruoli da confondersi con essi perché nessuno lo identifica con uno in particolare.
Un’arma a doppio taglio per lui che comunque si sta risolvendo a suo favore perché finalmente George Clooney è uscito allo scoperto ingaggiando Matt Damon per un film d’azione, The Monuments Men, sull’ultima guerra mondiale confermando un sodalizio artistico basato su una solida amicizia nel privato.
Della quale comunque Brad Pitt pare sia molto geloso. Cose da uomini, come nei classici.




A tal proposito viene alla mente Spartacus visto recentemente in Tv con  Sir Lawrence Olivier e Tony Curtis nella parte dello schiavo liberto Antonino.

In una scena Sir Lawrence nel ruolo del tribuno Cassio si dichiarava ad Antonino rivelando di essere bisex perché attratto dal sapore sia dell’ostrica che della lumaca dei quali si sentiva ghiotto.

Voltate le spalle, Antonino spariva per infoltir le fila degli schiavi capitanati dal gladiatore Spartacus interpretato da Kirk Douglas.
Il quale andava forte con la spada in pugno.



















Michael Douglas, dopo tanti ruoli di duro e puro invece ha dato una svolta alla sua vita mettendosi  a suonare in Behin Candelabra  piano…piano…piano… Come una lumaca.


Poi vabbè è tornato da Catherine  tra ostriche e champagne spumeggiando alla grande! Nei pantaloni.


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giovedì 23 gennaio 2014

REALITY TALENTS SHOW ALL'ITALIANA E AMERICANA


 REALITY-TALENT SHOW ALL’ITALIANA
I reality, Grande Fratello in primis, hanno imperversato per lungo tempo sui nostri teleschermi, con un affondo clamoroso nell’edizione 2011 nonostante la conduzione della pur brava Alessia Marcuzzi intrapresa dopo la morte del leader carismatico Pietro Taricone.
Segno che il pubblico non era tanto  affezionato al format quanto lo era verso O’ Guerriero ammirato per la sua fisicità accompagnata dal pensiero limpido e semplice. Ora lui è finito fra gli immortali mentre del G.F. non v’è certezza. Segno che un reality è legato al leader incontrastato. Dopo Taricone non v’è traccia dei reality che sono sorti come funghi, dalla Fattoria a L’Isola dei Famosi dove i partecipanti sono equiparati allo stesso piano a livello zero perché “in quanto famosi” sotto zero c’erano già, arrivando a galla a malapena dopo essersi umiliati nelle situazioni più estreme come quella di dividere le tende con gente che ruttava si toglieva la dentiera, sgonfiava la pancia pur rimanendo con le tette siliconate anziché no.
Uscito il vincitore entrava in qualche talk show o fiction (il più celebre e unica eccezione è rimasto Luca Argentero che imperversa anche come attore al cinema) per poi tornare a fare il mestiere di prima anche se con qualche pezzo in meno: un partner, il reggiseno, i muscoli…Le palle no, quelle sono rimaste a noi.
Ma tantè perché il format strada facendo si evolveva riunendosi a quello del talent show facendo unica miscela: uniti si vince.
Infatti i format Amici di Maria De Filippi e X Factor hanno avuto immediato successo proprio grazie a questa formula di far emergere i talenti accompagnandoli nelle performances con il Back Stage inteso come reality dietro le quinte. Anche qui dove si è visto di ogni dalla nascita di liaisons a dispetti reciproci, accompagnati dal suono di russate (indimenticata quella del califfo).
Tutto fa per fare spettacolo: l’importante è far emergere il talento.
Purtroppo ad emergere in assoluto è stata la Giuria che ha lanciato talenti sconosciuti come Mara Maionchi che, parlando in diretta, non le mandava a dire, o rinverdiva vecchie glorie che si esaltavano con trasformismi estremi (da Morgan a Elio per non parlare della Plati) oppure insegnanti degli allievi che si mettevano in luce litigando fra di loro per difendere reciprocamente i loro prediletti in una sorta di carnage dove finivano per dirsele di santa ragione anche sulle pagine dei giornali.
Della serie siamo Italiani e dobbiamo sempre farci conoscere.
La De Filippi è riuscita a rinverdire i suoi reality portando in scena come ospiti d'onore vecchie e nuove glorie di Hollywood che non si sa come faccia ad ingaggiarli di questi tempi di crisi. Il segreto sta nel cachet che solo Mediaset si può permettere tutto l'anno perchè le maestranze vanno e vengono a tempo determinato, mentre la RAI fa un'eccezione solo a S.Remo dovendo per tutto il resto fare servizio pubblico per giustificare il canone abbastanza salato da dividere fra dirigenti e conduttori che fan man bassa mentre i dipendenti a tempo indeterminato si presume che vadano tutti nei conti in rosso, visto i bilanci.
                              REALITY-TALENT SHOW ALL’AMERICANA
I Reality-Talent show americani, pur essendo gli originali esportati in tutto il mondo, li abbiamo scoperti da poco giusto il tempo per veder la differenza con i nostri, sottolineata da tanti piccoli format sparsi per il digitale e SKY.
Su Rai 5 è stata recentemente trasmessa una puntata dello show tv Projet Runaway condotto da Heidi Klum (quest’anno in nona edizione) la modella di punta del Victoria Secret’s la quale, a capo di una giuria composta da celebrity internazionali giudica l’operato di emergenti stilisti. Guardare per credere perché c’è molto da imparare, primo fra tutti come si deve fare un format snello e accattivante.
Snello perché a differenza dei nostri reality-talents non dura tre o quattro ore per cui tiene sempre desta l’attenzione senza aver lo stimolo di cambiar canale. Accattivante perché a giudicare sono addetti ai lavori di fama internazionale e nel Back Stage si lavora con professionalità badando al manufatto senza il contorno delle liaison, ripicche e sgambetti vari. Ricordo una puntata divertente perché si richiedeva ai ragazzi di vestire una modella con un sacco di patate (tela grezza).
Operazione che se per la modella risulta facile avendo le physique du role,  per lo stilista, fantasioso e pieno di idee, risulta un filo più difficile. Qualcuno c’era riuscito proponendo mises banali e poco innovative mentre ad emergere era stata una cinesina la quale senza smentirsi aveva fatto una creazione copiando giusto giusto tale e quale una patata facendo una gonna ad anforetta tagliata in vita in modo che dondolasse in sincrono col fondo schiena a spacco imbarazzante e la falcata della modella. Insomma aveva messo in scena la classica patata bollente. Lo spirito ce l’aveva messo la cinesina in un connubio esilarante di genialità.
Ma la curiosità consisteva nel vedere la reazione degli allievi fra esaltazioni di sé stessi che esternavano a voce doppiata e delusioni che esprimevano con educazione e self control: molto stilè, appunto.
Una di loro in particolare aveva colpito per la grande stima di sé che il giudizio negativo della giuria non era riuscito a scalfire. Dopo l’esito  aveva ringraziato per l’opportunità dicendosi determinata a continuare sicura che sarebbe riuscita ad emergere nella vita perchè sostenuta dalla passione per il suo lavoro e dalla consapevolezza di valere al di là del responso delle celebrità giurate.
Io penso che sia stata proprio questa ragazza a farcela perché nonostante il suo prodotto non fosse particolarmente originale (un tubino fasciato color sacco) era curato nel particolare dello spacco inciso sul lato davanti da cima a fondo tutto profilato in pelle con legacci incrociati ad effetto portabilità con diffusione  su ampia scala dalle boutique ai grandi magazzini. Proprio come fanno anche i nostri grandi stilisti in America e in Cina. Poi vabbè qui in Italia o a Parigi fanno i creativi barocchi e pomposi di grande lusso, vendondo poi i capi solo agli Emirati Arabi dandoli in prestito alle star per i Red Carpet. Ma vendere su larga scala è un’altra cosa visto che anche i cinesi, ora vogliono il salario equiparato al made in Italy. Di Lusso.