(REPLAY DAI MIEI POST FEBBRAIO E 31 LUGLIO 2013)
Lo hanno etichettato come un film noioso. Invece Barbarossa è un bel film, curato sia nei particolari che nelle scene di massa. E per un film storico questo è importante.
Lo hanno etichettato come un film noioso. Invece Barbarossa è un bel film, curato sia nei particolari che nelle scene di massa. E per un film storico questo è importante.
I costumi soprattutto sono una gioia per gli occhi, tutti confezionati con tecnica artigianale nella lavorazione e nella scelta dei tessuti grezzi sia per quelli popolani che per i nobili, quest’ultimi impreziositi col décor delle corone e gioielli vari. Una scelta fra le più felici che fa ancora una volta affermare il made in Italy come manifattura d’eccellenza. Non per niente i costumisti di maggior richiamo (premio Oscar) sono proprio italiani, ultima delle quali Milena Canonero per Marie Antoinette o Dante Ferretti.
Con questa produzione di Barbarossa, sembra di essere tornati agli antichi fasti del cinema storico italiano, in linea con le opere d’autore di PierPaolo Pasolini e i costumi di Danilo Donati, apprezzati nella trilogia del Decamerone, Il Fiore delle Mille e Una Notte, I Racconti di Cantherbury, oppure Medea ed Edipo Re.
Al Barbarossa si deve aggiungere il valore in più delle armature che osservate da vicino sono piccoli gioielli di intarsi ed intrecci composti da piccoli pezzetti annodati come una sorta di patchwort in vera pelle. Raffinatissimi e preziosi i copricapi della regina francese Beatrice di Borgogna fra veli monacali e nastri incrociati ad incorniciare il viso dell’attrice Cecile Cassel non bellissima ma di carattere.
Nel film spiccano i due protagonisti: il Barbarossa vecchio leone interpretato da Rutger Hauer molto somigliante a Federico Hoenstaufen nell’immagine, ma non incisivo in quello caratteriale. A cui dà corpo con una signorilità e aplomb da principe illuminato stimolato all’azione di conquista dall’ambizione della moglie che lui adora, piuttosto che con la sanguigna grinta e zampata che si immagina in un iroso tedesco dal pelo rosso.
Terra che tutta verde doveva apparire, mentre invece nel film è avvolta in una fitta e intricata vegetazione con ispirazione foresta di Sherwood ad effetto paesaggio dei Carpazi, di cui si respira l’aria davanti alle mura di un Castello che sembra quello di Dracula.
L’impronta maggiore nell’ispirazione la segna comunque Braveheart film diretto da Mel Gibbson, con la regina che parla in delizioso francese tradotto con sottotitoli e con l’uro gridato da William Wallace accompagnato da boato dei compagni che riecheggia insieme ad Alberto da Giussano per arrivare fino ai giorni nostri stanco e flebile, privo di quell’aura di passione che infiammava il cuore degli eroi al tempo dei Comuni, impegnati a difendere le loro terre da un tiranno nordico.
Libertà Libertà… in alto la spada è il finale del film. La Lega invece si è insediata a Roma dividendosi le poltrone “coi ladroni”.
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