E’ curioso notare INFATTI come in Tv le serie più seguite siano
quelle religiose dei Preti e delle Suore in onda su Rai Uno: da Don Matteo con
Therence Hill a Che il Cielo ci Aiuti con Elena Sofia Ricci, o Il Don Bosco di
Gigi Proietti e tanti altri, sono i personaggi che fanno più ascolti.

Possibilità remota che queste fiction nostrane evitano
come il diavolo e l’acqua santa per dare un’immagine fresca e all’insegna del
volemose bene in tutta solidarietà. Di Acqua santa appunto. Il Diavolo invece
veste Prada. Infatti su Rai Movie abbiamo assistito ieri sera al film Il Dubbio
con Meryl Street ed Amy Adams dove la comunità religiosa è analizzata
soprattutto a livello femminile nel quale la musica non è suonata come in
Sister’s Act. Per nulla divertente. Ma è un film Americano si direbbe qui in
Italia, dove la Chiesa è vista sotto un’ottica ambigua e piena di colpe da
scontare. Non a torto visto che lo stesso Papa Ratzinger ha chiesto perdono per
tutti gli episodi di pedofilia.

Misticismo e logica che troviamo anche nel film di quel
passato come Agnese di Dio con Jane Fonda ed Anne Bancroft (una psichiatra e un
Badessa) che si alleano per proteggere una suorina invasata.
Nel film Il Dubbio il problema delle comunità religiose
è un filo più complesso perché investe anche il potere gerarchico da abbattere
che in questo caso era tenuto dal prete in odor di pedofilia. Non provata ma
solo in dubbio tanto che alla fine fa sciogliere in lacrime l’arcigna badessa
accusatrice.
A questo punto il Dubbio si insinua anche nello
spettatore quando la “giovane e innocente suorina” Amy Adams si è sciolta a
compassione di fronte alle lacrime della Preside-Superiora tanto da abbracciarla
“in grembo” per consolarla facendo pensare che entrambe avessero rispecchiato
nel prete (Philyp Seymour Hoffman), accusato di pedofilia, il loro segreto
vizietto.
Non l’ho letto in nessuna critica cinematografica di
allora per cui potrei anche sbagliarmi ma credo di no avendo frequentato le
suore in collegio per lungo tempo nelle quali riscontro molte analogie con
quelle rappresentate in questo film dove piccoli particolari come uno smalto
sulle unghie, una manica troppo corta o una molletta nei capelli erano visti
come diavolerie a formare future donne facili e per una certa forma di morbosità
che comunque lasciava Il dubbio. Appunto.
Ricordo infatti che c’era una suora la quale soleva
mettere in castigo la bambina più monella lasciandola in corridoio fino a tarda
notte.
Una serata è capitato anche a me e quando sono andata a
bere un sorso d’acqua me la sono trovata dietro con una sculacciata inferta
sorridendo beatamente come dire che ero stata birichina ma io cascavo dal sonno
per cui mi ha lasciato andare a dormire.
L’avevo trovata strana. Poi in seguito è stata
trasferita ed ho sentito dalle ragazzine più grandi che l’avevano deciso perché
scoperta ad accarezzare a tarda notte una bambina che piangeva perché lasciata
in castigo. Forse voleva solo consolarla e farsi perdonare. Forse. Il dubbio
però è bastato per allontanarla. Del collegio e delle suore ho comunque un
bellissimo ricordo perchè erano molto dinamiche e gioiose e mi hanno dato una
buona educazione sentimentale

Questo film va oltre perché oltre ai religiosi il dubbio si insinua
anche nella madre della vittima (Viola Davis) e del suo stesso bambino che
denuncia come particolare e diverso ma non per questo colpevole perchè la
responsabilità doveva cadere sul Prete, il quale comunque la donna aveva difeso
perché l’unico ad essere gentile con suo figlio. Dunque perché no?
Perchè
indagare sui motivi? Se questa era la loro natura che importanza poteva avere
per una madre di fronte all’obiettivo di riuscita per il suo ragazzo?
Bisognava
lasciar correre quanto meno fino alla fine dell’anno scolastico per non rovinare
un ragazzo “di colore”. La sua interpretazione asciutta, pur col naso bagnato
che le colava insieme alle lacrime, è stata molto incisiva e di carattere a
sottolineare la forza di madre natura africana in un trionfo del pragmatismo
tutto americano.
Il film nel finale è apparso
sdolcinato sicuramente per riscattare la figura arcigna della Badessa che
metteva in cattiva luce l’operato dell’apostolato femminile della Chiesa, mentre
invece era spesso ambiguo per cui penso che quanto sopra sia la vera chiave di
lettura del film.
A fugare ogni dubbio ben vengano le serie sulla Chiesa
perché rispecchiano comunque tante realtà religiose che operano soprattutto in
buona fede e con grande dedizione senza chiedere in cambio che il buon esito
della loro missione nella quale per fortuna molti di noi credono visto anche
l’audience di ascolti alle stelle. Perché Dio c’è.
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