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domenica 23 febbraio 2014
IN EGITTO A VOTARE ANCHE I BAMBINI
Contro la Fratellanza e il caos, per la patria e la rinascita dell’Egitto, per insediare presto come presidente il salvatore della nazione: Abd Fattah Khalil Al-Sisi. Nei 13.000 seggi dove sono chiamati 53 milioni di egiziani, in quel simbolo di democrazia difeso da 200.000 soldati, la popolazione si è recata con ogni mezzo. Vecchi claudicanti sorretti da famigli e militari, anziane in carrozzina, donne con e senza chador. Uomini vestiti a festa e in dimessi panni da lavoro, profumati alla maniera di certi passeggiatori della Sanadiqiyya di Mahfuz e scamiciati che avevano fino a poco prima tosato pecore fin dentro i suburbi della capitale. E barbe salafite, di attivisti qualunque di Al Nour e dei leader come Talaat Marzouq che, tinto il dito indice per contrassegnare il passaggio all’urna, mandava a dire agli avversari della Fratellanza di rivedere posizioni e ostilità verso i militari. Ovviamente ha votato lo stato maggiore dell’esercito, con decine di telecamere che seguivano Al Sisi a ogni passo che lo separava dal seggio. Ha segnato la sua scheda il grande imam della moschea Al-Azhar El-Tayeb, inserendola in una postazione di Luxor. Ha votato Mubarak: in una cabina allestita nell’ospedale Maadi.
Come mostrano talune foto anche i bambini simulano il voto del futuro. È la marea plebiscitaria che monta come durante le oceaniche manifestazioni anti Mursi di giugno. Lo sposare l’aria vincente protetti dalla moltitudine e dai carri armati, quel farsi maggioranza per paura e convincersi che i feloul della politica non reintrodurranno l’Egitto del passato, tutto carcere per i deboli e business per gli straricchi. Si fa strada il dubbio che lo stesso strabordante successo islamico alle politiche libere del 2011-12 subisse l’ipnosi e la forza dell’omologazione. Nelle segrete in cui vengono trattenuti i leader della Confraternita dovranno chiederselo.
Nelle code ai seggi della capitale si sentiva: “Sisi unirà il Paese: musulmani, cristiani, tutti berremo dal Nilo (etiopi permettendo, ndr). Abbiamo bisogno dell’uomo forte per proteggere la nostra antica nazione e per far sotterrare le ostilità”. E ancora “Basta, ce n’è abbastanza. L’Egitto non può proseguire così, abbiamo bisogno d’un governo che possa lavorare, ci servono sicurezza e rilancio dell’economia. Questa Costituzione è buona, è civile, è per tutti gli egiziani, non va bene solo alla Ikhwan”.
Intanto quel che si sotterra sono altri undici corpi. Quattro morti a Sohag nell’Alto Egitto, due nel governatorato di Giza, uno nei paraggi, e in ordine sparso sulle piazze turbolente del Delta e Alessandria. Scontri fra chi si martirizza per Rabaa e gli uomini in nero, coadiuvati dagli antislamisti. Ennesimi martiri per i compagni di lotta e immolazione, gente senza volto per i militi stretti in quelle divise cachi che non li fanno crudeli. Eppure continuano a uccidere a comando, gli dicono “Fuoco!!” e loro premono il grilletto senza ascoltare il tonfo del corpo, avvertendo dalla distanza solo di avere una buona mira. Se la mattanza proseguirà anche stamane, lo sapremo a breve ma non è una novità. Quasi si perde il filo del perché si va a morire per un Egitto abitato da persone che non ti guardano in volto quando t’uccidono e forse neppure s’accorgono del killeraggio. Oppure lo ritengono il male minore.
Come i concittadini che tre anni or sono li contestavano e ora li pensano via obbligata per lo Stato democratico. Mohamed Badr, Abdullah Al-Shami, Peter Greste, Baher Mohamed, Mohamed Fahmy: giornalisti e cameramen di Al Jazeera con 183, 153 e 17 giorni ciascuno di detenzione per aver narrato le stragi di luglio e dicembre faticano a considerarlo tale.
GIOVEDI 20 FEBBRAIO 2014
Aperto e subito rinviato al Cairo il processo contro i giornalisti di Al Jazeera, accusati di complicità in azioni terroristiche. Tre degli accusati sono comparsi in tribunale, altri sei sono processati in contumacia. Tra di loro quattro stranieri: una olandese, due britannici e un australiano, che è tra i tre in carcere, arrestati il 29 dicembre.
Il canale satellitare qatariota ha definito “assurde” le accuse, che vedono i reporter sul banco degli imputati per aver usato materiale di trasmissione non autorizzato, per aver diffuso notizie false e per aver fornito materiale, informazioni e denaro a sedici egiziani accusati di far parte di un gruppo terroristico. Il processo è stato aggiornato al 5 marzo.
RITA GUANDALINI Osserrvazioni su tutto quanto fa spettacolo. Sono giornalista e dal 2001 al 2022 ho lavorato sulla Voce di Parma con una rubrica di pensieri e parole in rosa shocking. Dal 2012 sono blogger con i blog RITA GUANDALINI (Tutto quanto fa spettacolo) 2) RIta Guandalini Esternazioni in Libertà, 3) Esternazioni Rosa Shocking, 4) Le Favole Reali, 5) Satira Politicamente scorretta, 6) Sfumature in Grigio, 7) Teatro Collection, 8) Rita Guandalini sceneggiatura di Eva Woodley e Massimo Latino
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