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lunedì 26 gennaio 2026

SOLDATO BLU IIL FILM CHE HA SEGNATO UNA SVOLTA

Soldato Blue visto ieri sera su Rai Movie,  è un film  importante per aver segnato una svolta nella storia dei nativi d'America  riconoscendoli come vittime per essere stati depredati dei loro territori con massacri e violenze perpetrate su donne e bambini indifesi. 

Il film è datato e un po' ingenuo insistendo nel presentare una ragazza sveglia e navigata, essendo stata per alcuni prigioniera degli Cheyenne, con un linguaggio molto scurrile  perchè allora rappresentava una liberazione per le donne femministe del 68, come espressione di libertà e di parità col maschio che veniva imitato in tutti i suoi difetti, piuttosto che pregi, come le parolacce a ruota libera e il sesso. 

E' comunque un bel film avendo appunto segnato una svolta e un cambio di prospettiva. Poi ne sono seguiti altri interessanti con Richard Harrys per esempio ...

La protagonista Candice Bergen era stata comunque una rivelazione per la bellezza algida e molto aristocratica che valorizzava anche le mises di stracci, ed aveva fatto tendenza nella moda anni 70 che si era ispirata al film creando vestiti a pelle di daino, le frange alle maniche e alle borse, le piume agli orecchini e le colanine colorate poi diffuse dai vu' cumpra' che sono loro servite per aprire l'immigrazione.

Candice Bergen aveva fatto tendenza anche col capello liscio e biondo di una colorazione molto particolare perchè aveva adottato le prime meches che davano un riflesso delicato a sfaccettature oro di grande effetto scenico ed elegante. Imitatissima poi da tutte le bionde del suo calibro, che si contrapponevano al biondo platino di Marilyn, che con la sua morte se lo era portato nella tomba. Le bionde anni 70 erano molto consapevoli, da Candice Bergen ad Angie Dickynson, da Jane Fonda alla Deneuve che escludevano il biondo paglia della Brigitte Bardot, un biondo che comunque stava bene solo a lei.

Il capello di Candice Bergen era quello che comunque andava per la maggiore anche perchè lei lo portava in modo aristocratico come tutto il suo portamento e la mimica facciale tagliente e asciutta che se non fosse stato per il labbro grande e carnoso le avrebbe conferito una maschera crudele.

Invece lei era fredda ma passionale e molto trasgressiva anche se non si presentava mai scosciata o con decolletè perchè aveva portato in scena  rapporti lesbo in modo molto ma molto chic.

 “Vieni Cherie”. La frase è rimasta impressa, pronunciata da una ricca e signoira agè, davanti alle sue amiche di collegio che si erano ritrovate per una rimpatriata in un film ormai dimenticato Il Gruppo, lasciandole tutte a bocca aperta di fronte a quella rivelazione che lei, la più bella e la più corteggiata, fosse lesbica.

Comunque è stato il biondo ad avere la meglio come tendenza (che Candice Bergen porta ancora meravigliosamente bene) perchè i rapporti lesbo in america erano rimasti sempre a livello palesato e fonte di grandi tormenti, mentre in Italia con Pier Paolo Pasolini  che scopriva i genitali al vento, si apriva quel filone d'oro delle commedie serie dell'Ubalda a coscia lunga nella quale si tuffavano sia uomini che donne.


Per ridere ovviamente, mica a far l'amore, perchè solo in questo modo si poteva superare la censura. 




LA GRAZIA. TUTTI I GRANDI PRESIDENTI DELL'ITALIA.

 

La Grazia del regista Paolo Sorrentino è un film che si distingue per la tecnica di lavorazione con ambienti bui ma quasi ascettici ed i flash-back che non si accavallano  al racconto rendendolo fluido e comprensibile a tutti.

Infatti spesso il flash-back innervosisce il pubblico per le continue interruzioni della trama con la quale si mescola passato e presente in continuazione mandandolo in confusione.

Invece qui il racconto è lineare con la particolarità di essere girato in modo frammentario e nuovo perchè mai visto prima d'ora: è come se ogni sequenza sia un video a sé da scorrere come una sorta di carrellata social, che segue comunque un copione così come capita nel vedere nei video social comparire e ricomparire figure anche in AI per fare domande facendo riflettere sulle risposte che si inviano.

E' una tecnica che favorisce la concentrazione sui dialoghi dei personaggi che in questo contesto sono Istituzionali.

Infatti il protagonista Toni Servillo interpreta il ruolo del Presidente della Repubblica Mariano De Santis giunto a pochi mesi dalla fine del mandato con un impegno da assolvere che lo paralizza nella decisione di approvare un decreto di eutanasia concedendo la grazia a due detenuti condannati per questo reato, e in attesa della sua concessione di libertà.

Il lui prevale la formazione da giurista di elevata statura per cui vuole liberarsi da ogni scrupolo esaminando attentamente gli atti e con i codici e codicilli collaterali aiutato in questa ricerca dalla figlia molto diligente e devota tanto da arrivar a trascurare la sua vita per adempiere all'onore di un servizio verso il padre Presidente il cui rigore, rettitudine e correttezza è messo a dura prova da un peccato confessatagli dalla moglie 40 anni prima e poi in seguito deceduta, di un tradimento che lui, amandola incondizionatamente, aveva perdonato senza spegnere il tarlo della gelosia non avendo fatto il nome del rivale per cui si logora nel cercarlo fra gli amici che frequentavano privatamente e ora nella cerchia istituzionale con uno dei quali sbrocca facendo una scenata per poi pentirsene non avendo prove.

Fra tanti dubbi sul decreto da emettere il Papa, suo amico, gli esprime ammirazione sul fatto d'essere dotato di una cosa rara, la Grazia. La Grazia è l'innocenza, è il contatto diretto con la coscienza e la consapevolezza di essere nel giusto per non aver mai peccato. La Grazia farebbe pensare alla leggerezza mentre invece rappresenta la roccia ed infatti lui è soprannominato dagli amici Cemento Armato.

Per approfondire le sue ricerche vuole documentarsi parlando direttamente con i detenuti da graziare tra i quali sceglie la moglie che ha ucciso il marito non tanto per maltrattamente subiti dai quali potrebbe essersi difesa, quanto per la convinzione di averlo fatto ritenendolo malato perchè rotto dentro, riconoscendole in questo la sua buona fede. 

Il film si presta a tante interpretazioni perchè effettivamente il regista come da lui affermato si è ispirato a vari Presidenti, tutti i Grandi che hanno governato l'Italia, da Mattarella a Napolitano, da Cossiga a Pertini,  ma a domanda del giornalista Aldo Cazzullo che lo ha intervistato se si fosse riferito a Berlusconi quando avevano acclamato il protagonista del film a Teatro dicendogli: “Grazie per averci liberato da quell'incosciente” Sorrentino ha risposto che ognuno è libero di vedere quel che vuol vedere. 

Così è per ogni opera artistica o performance: più sono i critici che dissentono o si sbizzarriscono e il pubblico che si spacca, più la creazione artistica è ricca di spessore e di verità,  la Grazia appunto.


sabato 24 gennaio 2026

L'ORGOGLIO RICCIOLO DI FEMMINISTA MEMORIA

 Quando le femministe erano scese in campo nel 68 per rivendicare pari diritti col maschio esibivano con le dita il “logo” della vagina  vantandone il possesso esclusivo con orgoglio.

L'orgoglio ricciolo aveva scatenato l'inferno perchè le donne si erano liberate oltre che del reggiseno bruciato nelle piazze,  anche delle mutande esibendo il triangolo assassino alla luce del sole  e dei riflettori dove proliferavano le star del cinema  e Tv col nudo d'autore.

Sì ma intanto la facevano vedere  senza pudore e con molta libidine diciamolo 

Un ricciolo rimasto nella storia perchè immortalato in una rivista che aveva fatto il giro del mondo, è quello di Valeria Golino in una foto scattata al Festival di Venezia che lo aveva messo in mostra facendolo intravedere da uno straccetto che lo copriva in parte tanto per dargli il tocco erotico del vedo-non-vedo al di là della pura crudité che invece ostentava spudoratamente Pier Paolo Pasolini nei suoi film comprendenti la trilogia Il Boccaccio I Racconti di Canterbury ed il Fiore delle Mille e una notte dove i maschi mostravano il pisello e le donne il triangolo ricciolo.

Strada facendo gli uomini a cotanta vista, da gagliardi avevano cominciato ad impaurirsi sentendosi  minacciati nella loro virilità per aver perso il gusto della conquista. 

Il ricciolo era diventato una sorta di foresta nera che li impauriva.

Cosi' le donne sono corse ai ripari con la ceretta brasiliana ed hanno rapato a zero il loro punto di fortuna presentandosi al maschio come “una bambola”, con la quale giocare senza remore né sensi di colpa ma innocenti come dei bambini magari sperando di arrivare a realizzar quel sogno che ci accomuna tutti ovvero tornare giovani con l'esperienza di un adulto.

Sui social si è andato oltre perchè grazie all' AI sono stati creati bambini neonati che parlano come persone adulte sì ma col pisellino e la cosina senza l'ombra di un pelino. 

Comunque sia di quell'orgoglio ricciolo non c'è piu' traccia alcuna.