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mercoledì 5 agosto 2026

CILLIAN MURPHY PICCOLO GRANDE ATTORE

 

Cillian Murphy,  e' un attore preferito da autori importanti  tra i quali l'irlandese Ken Loach che lo ha lanciato nel film Il Vento che Accarezza l'Erba, vincitore Palma d'oro a Cannes con un personaggio molto sensibile ai problemi sociali e coraggioso nell'affrontarli, legati alla battaglia per la Libertà in Irlanda, fino a morire.

Un eroe molto umano e positivo che ha riconfermato con il film Piccole Cose Come Queste dove appare in età matura ma sempre alle prese con problematiche nel quale prender le difese degli ultimi, dei fragili degli abbandonati,

In questo film sprigiona il fascino dell'uomo maturo forte e sicuro di se' grande lavoratore e protettivo verso la sua numerosa famiglia con tante femmine di età adolescenziale alle quali vorrebbe aggiungere un'altra ragazzina abbandonata in un collegio e maltrattata dalle suore per sequestrarle la creatura che porta in grembo.

Fedele ai suoi principi di nobili intenti non esita a mettersi contro il Paese tenuto sotto scacco dal potere di queste Suore perchè oltre ad offrire l'opportunità di istruzione a tutti i giovani del loco somo protette dal Clero Cattolico che domina la società Irlandese.

Alla fine, frazie alla sua tenacia e determinazione riesce a portare la ragazzina nella sua famiglia che l'accoglie unita per darle amore e assistenza.

Piccole Cose Come Queste è un grandissimo film perchè racconta la svolta sulla strada della libertà di tante adolescenti-madri vittime dei sorprusi del Clero quando si arrogava il diritto di possesso delle loro creature disponendone a piacimento senza il loro consenso.

Cillian Murphy e' bravissimo e molto credibile nel ruolo rustico e umile ma con una grande dignita'e consapevolezza delle cose, piccole ma importanti quelle che rendono degno di essere chiamato uomo.

Bel film e grande Cillian Murphy che personalmente pur avendolo visto in tanti film l'ho guardato veramente solo con questo.


mercoledì 29 luglio 2026

IL CALCIO NEGLI ANNI 50 CON LA DOMENICA DELLA BUONA GENTE.

 


"Perchè perchè la domenica mi lasci sempre sola, per andare a vedere la partita di pallone, perchè perchè una volta non ci porti pure me...”  Quante donne la domenica restavano sole in casa mentre i maschi, mariti fratelli padri e figli andavano a vedere la partita la domenica pomeriggio.

Consumato il pranzo alla garibaldina la fiumana di gente si recava allo stadio che se ne impossessava l'anima assorbendo da ciascuno, nell'attesa della partenza, la propria identità la propria indomita allegria la propria rissosità le proprie amarezze che si confondevano nel clamore della collettività, lasciandosi alle spalle ciascuno la propria storia mentre qualcuno se la portava appresso.

Parole che nel contesto del film La Domenica della Buina Gente di Anton Giulio Majano introducono l'entrata dei romanisti alla stadio nella partita contro il Napoli dove oltre al gioco del pallone in campo si intrecciano le storie di vita fra gli spalti dei protagonisti, trai quali Ines una Sophia Loren in stile signora con lo status di vedova che tampina l'amante, un avvocato viveur, dal quale aspetta un figlio per ucciderlo essendo stata sedotta e abbandonata. 

In fila per acquistare il biglietto incontra il giovanotto di quartiere Giulio (Renato Salvatori) povero ma bello disoccupato che invece di andare al colloquio di lavoro procuratogli dalla fidanzatina Sandra, Maria Fiore, della porta accanto si presta a far da guida a questa bella signora per trovarle un posto e raccontarle con l'aria da piacione la partita facendole dimenticare gli intenti bellicosi.

Ovvia la scenata di gelosia della morosina con tante lacrime e riappacificazione avendo superato l'impunito nulla-facente la prova “temptation”  perchè la vediva Ines se ne torna a Salerno intenzionata a tenere il figlio anche senza il padre mascalzone. Nel frattempo un altro episodio si consuma in una casa dove  parenti e amici riuniti festeggiano il capo famiglia che ha vinto un 12 all'Enalotto con la mitica schedina che compilavano puntualmente anche tutte le rezdore.

La partita Roma Napoli si conclude con un 5 a 2 facendo perdere il posto di allenatore del Napoli ad una vecchia gloria della Roma, dove giocava come portiere, la quale raggiunti i limiti di età l'aveva scaricato lasciandolo senza lavoro pur avendo famiglia da mantenere con la moglie che gli aveva voltato le spalle non riuscendo ad adattarsi ad una nuova vita in ristrettezze senza macchina, cameriera e soldi.

Di fronte al dolore della bambina nel vedere i genitori che si lasciano, la moglie torna sui suoi passi per accogliere il marito sconfitto  preferendo salvare la famiglia.

Insomma un film all'insegna dei buoni sentimenti con le passioni che si accendono e si sfogano insieme alla partita di pallone. L'Italia degli anni 50 non aveva nient'altro che il calcio come rito collettivo del “panem et circense” per dimenticare un presente di povertà su un passato di sofferenze, mentre  nelle famiglie ma soprattutto nei Bar la radio trametteva la diretta delle partite con il commento del mitico Niccolo' Carosio a ricordare quanto fossero belli e genuini quiei tempi con l'attenzione galvanizzata sul gioco e sui gol  che sfociava in un boato nello stadio strapieno quando ancora il mercato dei calciatori ed il valzer degli allenatori non erano diventati gli argomenti intorno al quale ormai gira questo sport national popolare che a quel tempo aveva il potere, la domenica pomeriggio, di far deserto nelle strade di ogni città per la viva ed appassionata  partecipazione di tanti tifosi, Praticamente tutti.





venerdì 24 luglio 2026

MINI SHORT E BURKINI, TENDENZE E POLEMICHE CHE SI RINNOVANO OGNI ANNO

 Mini short e Burkini sono gli argomenti estivi sui quali parlare come "nuove tendenze" o polemizzare come note di costume islamiche, insorte in questi giorni a Bolzano perchè ogni anno si rinnovano, così come si evince dal mio post TIPE DA SPIAGGIA pubblicato nel Giugno del 2016 che trascrivo integralmente:

                      























"Questa è stata l'estate delle polemiche del velo non velo, vedo non vedo. La faccia.

Burka e burkini l'han fatta da padrone accendendo gli animi di tolleranti e detrattori.
Del Burka meglio non fare commenti perchè in pieno accordo con il veto imposto da tanti Paesi Occidentali. Giustamente perchè se vale come difesa dagli assalti dei Talebani in Afghanistan non è concepibile che venga indossato nei nostri Paesi per seguire una cultura o una religione troppo punitiva per una donna.
Libera di scegliere di piacere al marito ma la riconoscibilità dell'identita ormai è un fatto di sicurezza.
Non è più come alcuni anni fa quando era capitato di puntare morbosamente il dito verso l'unica donna di un Paese di provincia che circolava con il burqa insieme al suo bambino alla quale, dopo essere stata additata pubblicamente da un giornalista su un palco in una piazza, le era stato proibito dal marito di uscire di casa facendole doppiamente male.
Così è anche a tutt'oggi per quelle poverette incapucciate ma la sicurezza ha la priorità in assoluto perchè i tempi a rischio di attentati lo esigono.


Questo non vale comunque per quelle ragazze che questa estate sono scese in spiaggia per fare il bagno con il burkini perchè non facevano del male a nessuno se non a loro stesse perchè fare il bagno inzuppate è una sofferenza per cui si presume che lo facessero per orgoglio nell'esternare un simbolo di appartenenza alla cultura islamica per una precisa scelta politico-religiosa. Libere di affermarsi come pare a loro perchè siamo in democrazia dove ciascuno ha diritto di vestirsi come gli pare.
E così anche per queste musulmane che si potevan considerare più amabilmente come  “tipe da spiaggia” perchè il costume faceva nota di folklore di questa nostra società ormai diventata invece intollerante per tutto quello che vien dai mussulmani che va dal Kebab alle Moschee passando dal nijab.



Le “tipe da spiaggia” si sono comunque viste anche nelle nostre città in versione occidentali libere e scostumate senza burkini ma con delle mises peggiori da Rimini Beach.
Una ragazza (visto con i miei occhi) è scesa dalla macchina in mutandine e canotta per entrare in un negozio scusandosi dicendo che era uscita di casa per un minuto.
Minutina era anche la mutandina con ai piedi le infradito: una mises veramente scandalosa alla faccia del buon gusto. Altro che burkini.
Poi ci si scandalizza per il fatto di Tolone nel quale i mussulmani si sono scagliati contro ragazze in mini-short.


La libertà è un bene da difendere ma nelle convivenze specie se forzate vale finchè non si limita quella di un altro e in questo caso specifico offendendo il comune senso del pudore o turbando l'equilibrio di un nucleo che si crogiola beatamente al sole in bikini.
Offesa per offesa non si va certo avanti nel processo di pace e di integrazione.
Quelli comunque che si sono indignati per il burkini tanto da chiamare le forze dell'ordine per ordinare alle mussulmane di spogliarsi perchè la mise da spiaggia è rigorosamente il costume dovrebbero indignarsi anche con quelle ragazze in mini-mini ma proprio mini short che circolavano e circolano tutttora in città ciabattando come delle sciattone.


E vada pure per il mini short a taglio jeans con l'orlo stretto all'inguine ma quelle con le culolotte a cosina cosina vedo-non vedo ma la vedo open air stante l'orlo largo e svolazzante, quelle proprio no. Da tipe da spiaggia a strappone del marciapiede il passo è quello di un orlo in una crisi di civiltà. Globale questo va detto a rischio inevitabile di pericoloso scontro.


Un po'di buon senso da parte di tutte queste tipe da spiaggia non sarebbe  male: le ragazze col burkini dovrebbero avere l'accortezza di andare a  fare il bagno nelle loro piscine private o spiagge riservate come fanno i nudisti mentre quelle smutandate che si facciano i selfie per conto loro... E pace e bene per tutti."