giovedì 31 dicembre 2015

ESSERE O NON ESSERE KATE?

 Aveva cominciato bene Mary di Danimarca. Dall'Australia a Copenaghen il volo era stato lungo ma di buon auspicio portandole in regalo un principe azzurro bello e gentile, e pure ereditario al trono. Frederik è un principe ombra, poco appariscente sempre al suo fianco da quando l'ha sposata facendola assurgere a livello di Sua Altezza Principessa Reale di Danimarca mentre lui sembra si sia ritagliato il ruolo di principe consorte natural durante, soprattutto quando saliranno al Trono e lei sarà Regina.
Per i Danesi e per tutta l'Europa ormai lo è già di fatto. In attesa che lo sia anche di diritto Mary sta già studiando applicandosi a 360 gradi facendosi madrina delle minoranze (Migranti in primis) degli ammalati (di cancro alla pelle) e in tutti quei settori che coprono le fascie di bambini e anziani. Proprio come Diana.



Aveva cominciato bene Mary di Danimarca portando a Corte un suo stile semplice e poco appariscente anche se molto fiorito sfoggiato soprattutto durante i viaggi di rappresentanza in Australia sua terra d'origine nella quale evidentemente non voleva far la figura di quella che ce l'aveva fatta.
Molte donne infatti non resistono alla tentazione, una volta espatriate in un casato ricco, di tornare al paesello cariche di gioielli, abiti firmati borse e tutto quanto faccia invidia alle amiche di vecchia data.



Invece lei non voleva farsi notare ma solo svolgere un lavoro come rappresentante della famiglia reale Danese perchè lei era un'esperta delle comunicazioni quando il principe Frederik l'aveva guardata decidendo di farne la sua sposa colpito dal suo dinamismo e dal suo curriculum di donna in carriera molto attiva nel settore immobiliare, esperta in marketing e comunicazioni, insegnante di lingua Inglese a Parigi, appassionata di sport e tutto quanto fa ragazza in gamba da maritare e da coprire di oro diamanti e pietre preziose. L'Anello di fidanzamento era fra i più ricercati delle Corti Europee composto da un diamante e rubini a taglio smeraldo.


Aveva cominciato bene Mary di Danimarca quando si era sposata adornando il capello cotonato con un semplice velo anche se non aveva resistito nel copiare il vestito di Lady Diana con bouquet uguiale uguale.
Era chiaro che il suo modello fosse la Principessa del Popolo volendo   prendere il posto lasciato vacante e diventare principessa di Cuori dell'Europa.
Invece il destino ha voluto che diventasse Principessa di Fiori a renderla  simpatica oltre che amata.
Più dalle Corti Europee che dal Popolo perchè fra le Corti si dà grande importanza al casato nobiliare. E quello di Danimarca è il più antico d'Europa. Entrata nella favola Mary di Danimarca ha dato alla luce quattro bambini, un maschio e una femmina, con a seguire due gemelli sempre maschio e femmina (si sussurra con l'aiutino in vitreo anche se sempre smentito) per il classico lieto fine e vissero felici e contenti.


Contenta non doveva esserlo fino in fondo perchè Mary di Danimarca, dopo il successo mediatico di Kate,faceva di tutto per copiarne lo stile supportata anche dalla somiglianza fisica del viso tanto da sembrare con la Duchessa di Cambridge separate dalla nascita.





E' bastato che il vento dei media cambiasse direzione togliendo l'attenzione a Kate in maternità, per puntarla su Mary di Danimarca elogiandone la vitalità ed il dinamismo, che la principessa danese ha subito fatto uno scatto in avanti allargando il suo ruolo di rappresentanza della Corte Danese al settore universitario e industriale lasciando Kate duchessa di Cambridge e di sfilata di cappellini, un passo indietro.











 Aveva cominciato bene Mary di Danimarca attirandosi il rispetto e l'ammirazione di tutto il settore intellettuale e finanziario Europeo che la metteva in pole position per affidabilità come leader e futura regina.

Se non fosse che Mary di Danimarca si stia ora ispirando a Letizia di Spagna, adottando un look pret-a-poter elegante da regina in carriera.
 La trasformazione è molto bella a vedersi anche se giustamente ci si domanda ora chi sia Mary di Danimarca.


Un po' Diana, un po' Kate un po' Letizia di Spagna Regina di stile Pret-à-porter? Quel che è certo è che stia facendo di tutto per rubare la scena a Kate. Un paio di spanne di crescita dei capelli e poi la raggiunge. Seduta sul trono. 














Purtroppo a far la differenza è il principe William.
E' lui l'erede di Diana, fino ad ora unica e irraggiungibile principessa di cuori.
Infatti aveva cominciato bene Mary di Danimarca... 





mercoledì 23 dicembre 2015

IL SEGRETO DELLA GIOVINEZZA



ROSSELLA FALK
Prime attrici si nasce e Rossella Falk lo nacque. Dall'Accademia al Palcoscenico il ruolo di protagonista era già pronto per lei, non perchè avesse frequentato quella prestigiosa scuola ma perchè entrando in scena si imponeva con la sua figura alta longilinea elegante, un filo nervosa con la quale metteva tutti in stato di soggezione. Dotata di un fascino magnetico per la bellezza spigolosa che la faceva assomigliare a Greta Garbo, Rossella Falk l' abbiamo vista in una trasmissione tv di Rai 3 “Rivediamoli”(Autori del programma Assunta Magistro, Adriano Sodano e Pino Straboli con la regia di Fabio Vannini). nella quale veniva intervistata pochi anni prima di morire (nel 2013 a 84 anni) con la stessa faccia immutata nel tempo perchè invecchiata in modo naturale senza troppi ritocchini ritocchini.

Questa è una prerogativa di tante altre attrici del passato come Ingrid Bergman per esempio che la Falk aveva ricevuto in camerino dopo la pièce Sinfonia D'Autunno (al cinema interpretata da Ingrid Bergman e Liv Ullman) per lo scambio di complimenti uno dei quali era quello che Rossella rivolgeva alla diva Bergman per la capacità di mantenersi tanto giovane.
Complimento sincero perchè effettivamente la Bergman ha mantenuto una freschezza radiosa fino a tarda età.
Così come la Falk comunque che ha rivelato di aver fatto tesoro del segreto della giovinezza confidatole dalla Bergman la cui formula è semplice ma complicata al tempo stesso: “Dimenticare tutte le cose brutte della vita”. Difficile dimenticare il passato ma ancora più difficile dimenticare gli avvenimenti tragici che hanno lasciato un segno che solo con una vita piena di interessi si può cancellare dalla memoria.


E' giusto non è giusto? Quel che è certo è che si rimane giovani con la voglia di sperimentare sempre cose nuove.
Infatti Rossella Falk aveva partecipato alla formazione della mitica Compagnia dei Giovani fondata da Romolo Valli insieme ad Anna Maria Guarnieri e Giorgio De Lullo che aveva spiazzato dalle scene tutti gli attori di mezza età impegnati a fare i protagonisti giovani, così come si usava anche al cinema con l'esempio clamoroso di Vivien Leigth nel ruolo di Rossella anche se aveva quasi quarant'anni.
Il segreto della giovinezza cambia comunque per ciascuno che ne rimane dotato fino alla vecchiaia nella quale molti hanno rivelato essere racchiuso in una vita bucolica senza troppi pensieri e stress o in una perenne dieta vegana o vegetariana, senza grassi né alcolici oppure usando le creme giuste molto avanzate nella ricerca o meglio ancora nell'attività fisica in palestra o nelle SPA. Insomma ciascuno ha il suo segreto che dovrebbe trovare un riscontro in quel che rivela perchè Rossella Falk si è invece contraddetta clamorosamente riapparendo in uno spezzone docu Tv della Signora delle Camelie nella quale si lamentava che la vita vissuta troppo intensamente come la sua le avrebbe soffocato il cuore (facendo sanguinare i suoi polmoni) e morire giovane. Vissi d'arte e d'amor recita anche un altro sonetto della Tosca ma  anche qui l'eroina muore giovane.


Tutto questo per dire che il segreto della giovinezza è la giovinezza perchè tutto il resto è solo illusione.











venerdì 18 dicembre 2015

CAFE' GLACE' IN TAXI-BUS

I mezzi pubblici in Italia sono a molto efficienti e utilizzati soprattutto dalle fasce deboli e povere degli anziani, scolaresche ed extracomunitari mentre tanti preferiscono 



prendere il taxi che non è comunque alla portata di tutte le tasche perchè sono molto cari: per un giro dal centro alla perfiferia di una città di provincia per esempio, che in bicicletta si potrebbe girare in lungo e in largo in dieci minuti, si va dai sette agli otto euro se non ci sono semafori o file a rallentare la corsa. Quello che manca  è il taxi-bus  e non si capisce  perchè  non circolino  come in tutti gli altri Paesi, non dico d'America ma persino quelli del terzo mondo o Medio Oriente a dare la possibilità a ciascuno di prenderlo in strada gridando il fatidico: “Taxi” oppure con il mitico fischio di Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany, senza dover ricorrere alla chiamata telefonica o la fermata nelle stazioni.
Insomma questo per dire che in fatto di mezzi un Taxi-Bus da prendere al volo sarebbe un arricchimento per una città.

Non c 'è bisogno di ampliare il mezzo perchè questo servizio lo potrebbero fare anche i taxi normali così come si è  visto nel film Taxi a Teheran   premiato quest'anno a Berlino. Anche se non è un grande film in sé, è molto curioso perchè non ha un racconto ma tutta una serie di discorsi raccolti dall'autista, il regista Panhai che è ricorso alla candid-camera per poter continuare a girare  nel suo Paese dove è stato politicamente censurato.

Tanta inventiva e coraggio anche se sotto forma di una sorta di reality del Grande Fratello perchè ovviamente si segue un copione, sono stati premiati a Berlino con l'Orso d'oro al regista Jafar Panhai consegnato alla nipotina alla quale lo zio  ha riservato nel film la parte più deliziosa, quella della scolara-signorinella  molto informata e attenta ad apprendere l'arte della regia per confezionare un docu-verità con piccola telecamera digitale.
La freschezza e l'ingenuità della piccola in bilico fra i consigli della maestra improntati verso un rigido cerimoniale per inquadrare tutti in un'ottica di regime dove gli uomini con la barba per esempio sono più distinti di quelli con la cravatta, e la prova di libertà nell'esprimersi artisticamente che le offre lo zio che per lei rappresenta un mito, fanno un contrasto molto scoppiettante ma estremamente elegante come solo gli opposti in sincrono possono creare.


La ragazzina, aspirante regista infatti avendo filmato un suo coetaneo che vagabondando per strada scopre a rubare, gli insegna a restituire il maltolto per poi farsi accompagnare dallo zio in un Bar a prendere un Café Glacé (un dolce gelato al caffè molto in uso in medio-oriente) mentre lo zio intreccia conversazioni con passeggeri alle prese del loro quotidiano nel quale, commentando le notizie del giorno, si giudica un ladro condannandolo alla pena dell'amputazione della mano, per poi finire la corsa con l'assalto su commissione del taxi bus, lasciato in parcheggio, da parte di due motociclisti che mirano ad oscurare la telecamera senza  comunque riuscire a prendere la memoria perchè tempestivamente staccata dal regista.
Il film è molto interessante perchè mette a confronto queste due diverse visioni di reato come il furto che la ragazzina con la sua innocenza vuole sventare ricorrendo alle maniere buone mentre lo zio raccogliendo le confidenze di normali cittadini evidenzia come  siano ancorati ai sistemi medievali del taglio della mano.

                    https://www.youtube.com/watch?v=OgH5d40fSYA

La giovane democrazia che sta germogliando nella mente di questa  ragazzina in contrasto con le maniere forti di regime in vigore in Iran fanno comunque ben sperare per le future generazioni di questi Paesi sotto il giogo di leggi dittatoriali obsolete  ed oscurantiste che con la metafora del pugno alla candid-camera  rendono l'idea dei metodi violenti usati anche nell'ambito di una proprietà privata nella quale un reality come il gioco del Grande Fratello sia bandito come pericoloso e proibito.


               
                               CAFE' GLACE'. ECCO LA RICETTA
In una padella antiaderente fate caramellare lo zucchero a fuoco forte, finché assume un colore ambrato. Togliete la padella dal fuoco. Unite il miele e fate schiumare brevemente il caramello. Aggiungete l’acqua e portate nuovamente a bollore il caramello a fuoco forte senza mescolare. Tritate grossolanamente le mandorle e incorporatele. Lasciate raffreddare leggermente.

Montate la panna. Trasferitela in una tasca da pasticciere con bocchetta a stella e mettete in fresco. Sciogliete lo zucchero nel caffè e unite il latte. Versate nei bicchieri con 1 pallina di gelato. Servite con la panna e il caramello alle mandorle.

domenica 13 dicembre 2015

MARINE LE PEN. PERCHE?


 A proposito di babbi, perchè Marine Le Pen? La Francia se lo domanda senza riuscire a darsi una risposta. Eppure lei ha vinto alla grande alle ammnistrative Regionali. Aveva l'aria da vincente già da quando era calata in Italia, ospite di Floris a Di Martedì verso la fine di gennaio 2015 e della quale ho già parlato facendo un raffronto con lei e Massimo D'Alema rimasto ancorato alla vecchia tradizione di sinistra quella che si apriva ai flussi migratori perchè "anche noi italiani siamo un popolo di migranti, perchè abbiamo bisogno di braccia per fare il lavoro che i nostri giovani rifiutano”. Ecc. Ecc. Tutti discorsi ormai superati perchè  l'Europa ha raggiunto la saturazione anche se poi ha aperto ai rifugiati. La Marine Le Pen molto più giovane era apparsa fin troppo pragmatica anche se forse le mancava il supporto tecnico per parlare di finanza come la moneta dell'euro alla quale si attaccava (distanziandosi) in modo semplicistico, ma in questo momento in Francia ci vuole anche una come lei, così come noi in Italia abbiamo Matteo Salvini e controbilanciare il laissè aller del PD, specie sul fattore sicurezza.


La sicurezza sulla quale per esempio un'altra giovane come Debora Serrachiani ci vuol confondere  le idee sostenendo il contrario come quella volta  in occasione della cattura di quel ragazzo tunisino indicato come uno dei terroristi di Bardò aveva esultato esaltando le forze di sicurezza di questo Paese dove tutto funzionava alla grande (dopo che era passato indisturbato con gli sbarchi e che era stato fermato grazie alla segnalazione dell'intelligence della Tunisia!). Non poteva dunque continuare a parlare di sicurezza e di massima efficienza così come avevamo sentito a Porta a Porta il 29 settembre 2015 mentre sappiamo tutti che non è vero perché di espulsioni a tutt'oggi non se ne parla proprio. Lo confermava lo stesso ospite suo vicino di Porta a Porta, anche lui giovane ma informato, Danilo Toninelli  dicendo che stanno tagliando i fondi a Questure e a tanti servizi essenziali come la sanità. Questo sì che parlava bene con obiettività e vicino alle esigenze reali del Paese con la Serrachiani che invece in sottofondo borbottava che stesse facendo confusione mentre lui ci aveva chiarito le idee.




Lei logicamente fa il gioco del suo partito purtroppo facendo pensare che al Governo non importi nulla della sicurezza, visto come ha parlato anche  Laura Boldrini dicendo che bisognava aprire ai profughi senza condizioni di sorta. Dalle pagine del Corriere il giorno 10 dicembre ha riconfermato che contro i nazionalismi occorre rilanciare l'Europa perchè “Il voto francese ci ha fatto capire che le persone arrabbiate, deluse impoverite non sono più disposte ad aspettare.L'UE ha ancora molte carte da giocare ma deve muoversi rapidamente riaffermando con passione e coraggio la solidarietà sociale, giustizia democrazia e accoglienza.E guerra all'ISIS.
Parole sante ma sulla sicurezza niente, come se fosse cosa di secondaria importanza ad avvolorar la Serrachiani e le sue balle di frasi fatte: dobbiamo guardare all’Europa, dobbiamo pensare alle riforme per favorire il cittadino che deve sentirsi protetto da dirigenti che non pensano alle poltrone ma al benessere di tutti! Purtroppo in pole position c'è sempre la sicurezza.  E’ molto carina la Serrachiani questo sì, ha pure un’aria pulita da brava ragazza ma sembra che parli sempre solo per aver imparato a memoria una versione da dare come bel compitino di classe.

Tra scolarette e pasionarie invasate sarebbe anche il caso di dire basta con queste mezze calzette di serie Gelmini, Carfagna, Boschi, Mantia. Ma che vadano a fare shopping.  Da vecchi dirigenti con le pance piene inchiodati alle poltrone siamo passati a queste paperelle-saputelle che sfilano fuori con la passerella nella politica (perfino la Boldrini non si è sottratta ai fotografi uscendo dalle acque della Grecia in Bikini per dimostrare che alla sua mezza età è ancora una bella Presidente della Camera).
Ecco perchè è spuntata all'orizzonte una come Marine Le Pen, dura tosta decisa determinata rigorosa e abile a cavalcare l'onda di malcontento di tanti cittadini che non si sentono protetti abbastanza dallo Stato: più che la mezza calzetta potè la figlia di un papà cattivo (grande estremista di destra) anche se si è clamorosamente dissociata dal padre disconoscendolo. Ma i dubbi che potrà farcela al ballottaggio insieme alla nipote sono tanti proprio perchè ha vinto nelle Amministrative (il suo lato debole) dove dovrà dimostrare di saper amministrare. Senza un Euro in tasca e ancor meno in in cassa. Dura la partita ma la scalata alla Presidenza è cominciata.

venerdì 11 dicembre 2015

DIO ESISTE, MA E' MEGLIO GESU'.

E bravi questi francesi. Attraverso una storia surreale, una sorta di favola a cavallo tra il vecchio testamento e la buona novella, scelgono Gesù Cristo cristiano e cattolico. In barba al Dio vecchio dalla barba bianca della legge occhio per occhio dente per dente. Quello degli Ebrei per intenderci.
In un momento in cui vince in Francia il Front National delle due Marine e Marion Le Pen il film può considerarsi un anticipatore di questa nuova tendenza francese. Fuori gli Ebrei. Ed è detto tutto.
Il film Dio Esiste e Vive a Bruxelles lo approfondisce sotto metafora col racconto di una bambina sorella di Gesù Cristo e in lotta con il Padre una sorta di Dio vendicatore che non ama il genere umano perchè lo punisce continuamente infliggendogli sofferenze da parte degli stessi umani e della natura con catastrofi sempre in agguato.


Alla bambina Ea (Pil Groyner)è riservato di descrivere l'odio contro gli Ebrei con una frase lapidaria perchè trovandosi davanti ad un inceneritore come una sorte di shoah memoria versa in esclamazioni di gioia dicendo che ce ne vorrebbero di più al mondo perchè sembra di stare in Paradiso! (sì dopo che le vittime sono volate tutte in cielo).
Il film si snoda poi in tutta una serie di racconti scollegati fra di loro che la bambina insieme ad un vecchio scribano invece inanella per dettare il nuovo vangelo con il racconto di sei testimonial (apostoli) i quali vuotano il sacco della loro vita stante l'annuncio della data di morte di ciascuno per mano della bambina che vuole sovvertire tutte le leggi del Dio Padre Onnipotente con Location in Bruxelles, proprio dove c'è la sede della UE.

Cammina cammina la streghetta bambina si ferma solo per ascoltare il battito del cuore di ciascuno dal quale comprende a quale musica associarne il ritmo.
Il più curioso è quello di Catrherine Deneuve il cui cuore batte al ritmo della musica da circo, quella di 8 e mezzo di Lilli Gruber che sembra tale e quale alla Deneuve. La quale è in versione Belle de Jour in Odisseica Involution (quando le scimmie urlavano davanti al monolite) perchè intreccia una Liaison sessuale con il gorilla più grosso, una sorta di Cesare ai tempi dell'Alba del Pianeta delle Scimmie.
Gusti robusti quelli della Deneuve che comunque non sono gli unici a stupire perchè la calda preda di tutto il gruppo, una sorta di bambola bellissima Aurelie (Laura Verlinden) ma dotata di una protesi al braccio a tutto silicone, si accoppia con il suo stalker dopo che lui ha mancato il tiro al bersaglio.




Tutto procede su questo tema con gli opposti che si fondono mentre al Dio Padre sceso in terra (Benoilt Poolvorde)  ne capitano di tutti i colori stante il suo carattere collerico e vendicativo. Come a dire, morale della favola, che la colpa è tutta di Geova dell'Antico Testamento perchè i Cristiani con Cristo (e i Mussulmani con Maometto, anche se questo resta sottaciuto) hanno preso tutti la loro strada con la parola degli apostoli (o del Profeta) fino ad arrivare a moltiplicarsi ai giorni nostri diventando in numero 18 per fare squadra. Di Basket, mandando in visibilio la Madre di Cristo fanatica estimatrice di tutti questi sempre molto dotati giocatori.
Tra il sacro e il profano la favola colpisce là dove tante chiacchiere di talk non sono mai riuscite a fare. E Buona Pace con il Natale, facendo attenzione a tutti i Babbi di nostra tradizione perchè ci sono Babbi e Babbi così come nelle guerre di religioni.

lunedì 7 dicembre 2015

IL TRIONFO DI SEGOLENE


Al recente convegno sul clima e l'ambiente svoltosi a Parigi che ha visto riunito tutti i grandi della terra, Presidenti Premier Cancellieri e Reali, il Presidente Francois Hollande si è fatto affiancare dalla ex  Sègolène Royal alla quale ha dato un incarico importante all'Eliseo.
L'ex compagna è apparsa raggiante avendo bruciato la scena a Julie Gayet compagna attuale del Presidente. Il convegno poteva essere un'occasione per presentarla a tutti i potenti della Terra ma Hollande ha preferito continuare a tenerla lontana dai riflettori, quanto meno quelli puntati sulla sua figura Istituzionale, per non ferire la sua ex Segolène la quale tra l'altro è anche madre dei suoi quattro figli.
Come a dire che alla Royal anche se di una certa età ha dato la dignità al suo fianco mentre alla giovane  Julie tocca fare il lavoro sporco, quello di amante clandestina fra le lenzuola del Palazzo Pompadour.

Dal clima al climaterio il passo è stato quello della quaglia nel quale il Presidente Francese si è sempre distinto nel corso del suo mandato in quanto voltagabbana impunito visto come ha liquidato poco cavallerescamente l'altra ex Valérie Trieweller che dopo averla fatta salire all'Eliseo quando era stato eletto Presidente l'aveva clamorosamente tradita con Julie Gayet. Storia ormai risaputa che comunque lascia tutti un po' sorpresi perchè Hollande sembrava pazzo di questa attrice alla quale in Italia hanno addiritttura affidato il ruolo in una fiction tv di Elena di Troia la cui bellezza rieccheggerà sicuramente fino all'eternità.
Anche meno per Julie, ma quando l'Italia si tratta di inchinarsi a zerbino al potente di turno si fa questo ed altro.


Hollande non è un grande gentiluomo questo è risaputo, non tanto dalla impietosa descrizione che ha fatto di lui la sua ex Valérie Trieweller perchè da compagna tradita non ci può essere obiettività assoluta, quanto dal fatto che con tutte le sue donne non abbia mai legalizzato l'unione che nella sua posizione istituzionale sarebbe stata auspicabile. Una scelta che non è traducibile in apertura mentale perchè con la Julie è arrivato perfino ad oscurarla tenendosi per sé tutto il potere da gestire. Niente più first lady all'Eliseo.


Questa era la seconda occasione persa da Julie ma stante la presenza di Ségolène si può ben capire. Non si capisce invece perchè Hollande non l'abbia voluta accanto a sé per affrontare gli avvenimenti tragici che hanno segnato la Francia come gli atti di terrorismno del Charlie Hebdò e quelli recenti del Bataclan presentando la Gayet come sua compagna di sostegno sentimentale. Sembra quasi che lui se ne vergogni come una sorta di Matrimonio alla Francese a ricordar Marcello Mastroianni in Matrimonio all'Italiana quando in occasione del funerale di mammà rispediva Filumena Marturano in cucina perchè non era il momento quello per apparire insieme proprio per rispetto a mammà. In questo caso per rispetto dei francesi. La Julie, a Palazzo Pompadour, manderà ancora giù il rospo?
  
Notizie correlate
MERKEL E HOLLANDE UNA COPPIA CHE SCOPPIA
Alla Merkel ultimamente non ne è andata più bene una perchè ha mostrato segni di stanchezza sottovalutando i servizi segreti internazionali dalla Cia al FBI, da Scotland Yard al KGB.I quali invece di spiare il Califfato spiavano tutti in casa sua per trovare le macchine Mercedes truccate. 
Lei pensava di essere forte a braccetto di Hollande invece mai coppia fu tanto mal assortita. Una voleva aprire ai Siriani mentre l'altro andava a bombardare.



IL BACIO DOVE NON BATTE IL SOLE


Non se ne può più di accoppiate al femminile che stanno imperversando sia al cinema che in Tv per dimostrare che anche le donne sanno fare  fare coppie solidali oltre che lesbo-chic.  Queste ultime se sono di alto profilo possono andare pure in RAI dove  In effetti il bacio saffico è stato sdoganato da tempo. Senza lingua in bocca però e tanto meno lì dove non batte il sole. Grand Soleil si lecca in tavola e basta.
A proposito di bacio dove non batte il sole ho trovato molto divertente il film Solo Un Bacio per Favore trasmesso recentemente in Tv sulla Effe con Julie Gayet e Virginie Ledoyen (cognata di Charlotte essendo compagna del fratello di Gad Elmaleh) in doppia coppia con due attori Michael Cohen ed Emmanuel Mouret,
                          https://www.youtube.com/watch?v=gCxGfvyLp-g


Quest’ultimo davvero simpatico e accattivante come una sorta di Fernandel da giovane: stessa mimica burlesca ma al tempo stesso autorevole e rassicurante. Infatti oltre ad essere attore è anche regista. Julie non l’avevo mai vista recitare, a parte la comparsata in Ulisse serial Tv, una vera troiata in fiction.
Non si può dire che sia brava ma sicuramente molto fine ed elegante tanto che a lei è stato ritagliato il ruolo di narratrice mentre a Virginie è toccato il lavoro sporco della serie qualcuno lo deve pur fare perché si è esibita dal vivo per descrivere le conseguenze devastanti di un bacio. Con la scossa elettrica accesa lì dove non batte il sole. Inevitabili i divorzi separazioni ma con qualche speranza di ricomposione ecc. che portano a dipanare il racconto fra corna perpetrate e confidenze da boudoire, e non si fa per dire, perché ambientate in camera d’albergo che sembrava un separé di una maison close.


Ma questo è un classico francese perché le camerette sono tutte in questo stile da cochon che comunque in questo contesto facevano da contrasto alla eleganza fine della Julie (capito perché piace ad Hollande).

Un bacio sulla bocca è il preludio di una chiavata, diciamolo col suo nome, a buon fine perché subito si capisce se il partner è compatibile per portare all’agognato orgasmo. Ma mi piace contraddire, non per il gusto, per onor di ricerca scientifica perché nel rapporto Kinsley il bacio non è al primo posto a far nascere il desiderio perché il primo posto spetta al petting, ovvero la palpatina diciamolo col suo nome, proprio lì dove non batte il sole.
Che grand soleil! E non si fa per dire perché il sole quando batte lì nella cosina open air batte forte più del cuore i cui palpiti si sentono invece quando si incrociano gli sguardi facendo scattare il colpo di fulmine.

sabato 5 dicembre 2015

DRAKULA FRA LE CENERI DEI BALCANI

Imprecazione contro Dio. “Questa è blasfemia!”. “No, questa è la Carpaziaaaaa!” Ed è così che inizia una danza a culi nudi a tambur battente a ritmo sensual-zagabrinsky-rock di ispiurazione Goran Bregovic (quello di matrimoni e funerali): Cazzinculo-cazzinculo-cazzinculo-cazzinculo... Eccheccazzooooo|
Infatti arriva a forma di clava che il “protagonista satanico si posiziona dietro per succhiarne uno piccolo davanti.
Wilma danmmi la clava! No non siamo sul set dei Flingston ambientati al tempo della Pietra, ma alla Fondazione Teatro Due per lo spettacolo Drakula di Bram Stoker, liberamente interpretato da una compagnia Slovena con la regia di Andras Urban. Il Terribile!
Il quale viene invece definito visionario, ma la visione non è per tutti men che meno per un pubblico adulto visto come tanti hanno lasciato alla fine la sala senza applaudire.


Sicuramente erano scandalizzati dalle scene orgiastiche nelle quali gli attori non si sono fatti mancare niente arrivando, fra seghe stupri e cazzinculo cazzinculo czzzinculo a catena nel portare in  scena neonati fra le braccia delle madri a succhiare prima il seno e poi fra le loro gambe.
Passino pure queste rappresentazioni oscene perchè il web abbonda con una vasta offerta per tutti i gusti sessuali ai quali siamo assuefatti pupi compresi perchè appena nascono hanno già lo smartphone in bocca per poi metterselo davanti a vederlo crescere fino a quando non lo posizioneranno a'retro per comprarne uno  tecnologicamente più avanzato ma questo era un passo che Teatro Due poteva anche evitare.


Certo uno doveva immaginarlo che lo spettacolo avrebbe fatto sensazione perchè l'argomento va già da sé verso l'affondo fra le viscere del male ad incutere paura e terrore nel vedere tutto quel sangue sgorgare specie dalle parti basse delle protagoniste donne. Le quali con la canotta della salute e le mutandine bianche si sono esibibite con il loro mestruo color sangue in bellavista cosicchè a prender il cazzinculo-cazzinculo-cazzinculo è toccato al maschio.  Diavolo per antanomasia in quanto detentore di ogni potere, quello politico, economico e finanziario e di tutto ciò che fa beni materiali a corredo del benessere e del lusso dell'uomo privilegiato perchè grande predatore.
Una breve prefazione prima dell'apertura dello spettacolo ci ha posto tutti davanti alle recenti guerre dei Balcani con gli attuali rifugiati che tendono la mano per uscire dalle persecuzioni dell'Isis perpetrate in nome di Dio, nelle quali i Cristiani hanno comunque sempre fatto la loro parte con le Crociate e anche dopo quando erano in pace torturando fino alla morte quelli che consideravano contro: eretici streghe e tutto quanto considerato anormale che con l'Inquisizione ha raggiunto un picco di disumana follia.
Come quella che aveva colpito il Conte Drakula secondo Stoker nel mettere in atto una sanguinosa vendetta contro i suoi nemici che aveva fatto affogare, dopo atroci torture, in un bagno di sangue dal quale lui era risorto più forte e più potente fino a raggiungere l'immortalità.


Ma Drakula non è il diavolo ma  un sopravissuto che continua a rivivere in possesso di tutti quegli uomini i quali, sottoposti ad atroci sofferenze diventano loro stessi disumani perdendo ogni speranza di tornare a vivere.
Non è stato così anche con i campi di concentramento quando in molti si erano chiesti dove fosse Dio in quel momento?
Dio non c'entra in queste “cose di disumane vicissitudini” perchè lui ha lasciato agli uomini il libero arbitrio  nel seguire o non seguire le leggi universali rivolte al bene   impresse nelle nostre menti e scritte nelle Sacre Scritture per darci una rinfrescata alla memoria di quello che dovrebbe essere la nostra vita.. Possibilmente a dignità  umana e non animalesca. così come succede a tanti uomini che non si possono chiamare tali, con  Drakula in primis, cristiano maledetto perchè malato terminale nell'anima e nella mente.
E fin qui va benissimo. Quanti indemoniati abbiamo già visto al cinema (di serie esorcismo) o in Tv (in miniserie nei quali il vampirismo è studiato in psicanalisi)  assistendo alle loro imprecazioni contro Dio? Ma un conto è una fiction virtuale un altro è assistere dal vivo  ed applaudire partecipando di fatto ad inneggiare a Satana come se assistessimo ad una Messa Nera? Nella quale l'unica curiosità consiste nel constatare quanto i Teatri Europei rispetto a quelli nostri Italiani fin troppo legati legati a Cechov  coi suoi Giardini mal curati e patrimoni dissipati, o a Goldoni con le sue Baruffe Chiozzote e Locandiere Arlecchine, si siano portati ad osare sconfinando oltre l'umana comprensione.


Perchè la domanda è: come mai noi occidentali lasciamo che una raffica di imprecazioni contro di Dio  che sono solo l'occasione per dire bestemmie in diretta ed in coinvolgente, anche se involontario, happening che  di fatto ci fa entrare nella fila  degli adepti all'altare di Satana, accettiamo tutto questo mettendoci ad applaudire in nome  dell'arte che non deve avere censure? Ma la bestemmia secondo la nostrra costituzione non è un reato?
Un conto è la libertà di satira un altro è la libertà di maledire “Colui” che ci ha creato. Liberi di non credere ma di offendere assolutamente no. Specie se è il Divino Creatore nella quale per fortuna l'Umanità ancora crede.


Concludendo:  non sarebbe male consigliare a questi giovani attori croati vitali ed entusiasti nel fare un'orgia in scena mimata ad arte-porno-pedofila mentre si inanella una serie di bestemmie come una sorta di lugubri litanie a pugno alzato verso Dio e la Croce, di armarsi di coraggio e andare a lavorare facendosi veramente un po' di culo.
Farsiilculo-farsilculo-farsilculo...anche perchè gli applausi raccolti sono stati alquanto tiepidi. 
A Teatro Due non si è mai sentito fischiar nessuno. Tutti bravi, basta che recitino su questo palco che in tutti questi anni si è ammantato di fama di teatro d'avanguardia d'Europa  frequentato soprattutto dall'intellighenzia parmigiana.
Si fa per dire perchè una compagnia di uomini adulti uscendo se la ridacchiavano come dei raffinati spettatori di porno-club dicendo: “Però, ci siamo fatti una cultura. C'è sempre da imparare...” Erano sicuramente fra quelli che avevano applaudito entusiasti: mai visto tanto realismo porno-horror-sado-maso-fetish-pedofilo nelle performances teatrali.
Gira e rigira è sempre il sesso che colpisce. Le bestemmie sono scivolate via senza lasciare il segno. C'è da riflettere.




giovedì 3 dicembre 2015

LA LOCANDIERA DI CARLO GOLDONI. UN MESTIERE ESERCITATO AD ARTE


Divani divani divani, divani sparsi per tutta la stanza (la hall) dove si inseriscono tavolini mobili insieme a poltrone e sofà: La Locandiera è di qualità.
Carlo Goldoni l'aveva scritta a metà 700 ed è ancora attualissima specie con la regia briosa  di Walter Le Moli per la fondazione Teatro Due in scena martedì 25 novembre.
Allegro andante a ritmo minuetto i personaggi appaiono tutti in scena accennando passi di danza mentre la locandiera appare con una falcata mascolina vestita da cavallerizza:  camicia con maniche a sbuffo, polsini a ventaglio e striscie di volants al collo calzoni neri a vita alta e stivali fetish ad effetto mise avant Chanel.
Curiosamente anche in questa pièce la protagonista è in stile cavallerizza come visto in Ivanov ma al posto della treccia rossa di Sasha, la locandiera porta un caschetto rosso fiammante.


Tutte a capello rosso le protagoniste a Teatro Due come la musa di Walter Le Moli Elisabetta Pozzi che nella scorsa stagione ha furoreggiato con il suo trittico nel mito scegliendo la propria strada fra i classici della Grecia  dando un concreto contributo alla regia. Che non era di Le Moli. Il quale ha comunque optato per la rossa fiamma di questa locandiera (Cristina Cettellani) che curiosamente assomiglia tale e quale a Milly D'Abbraccio la sorella famosa di Maria Angela l'attrice che aveva fatto coppia con la Pozzi nel 2001 per l'allestimento di Maria Stuarda, uno spettacolo che aveva fatto molto scalpore per il bacio lesbo tra La Stuarda ed Elisabetta ad immaginare che le due si amassero in segreto secondo il testo tradotto da Dacia Maraini. Ma più che il lesbo-chic potè la ragion di stato per cui lo spettacolo seguì alla fine il corso classico del taglio della testa alla regina di Scozia con a seguire un successo annunciato.


La locandiera dura tre ore che passano velocemente perchè si segue da cima a fondo nel piroettar delle situazioni scoppiettanti di una società decadente fatta di nobili oziosi che fanno a gara nello sperperar il patrimonio, nel quale a vincere è il Marchese Forlipopoli rimasto a grattare il fondo del barile.
Il denaro, i cadeaux di preziosi fanno da sfondo alle vicende che girano intorno alla locandiera faccendiera emblema di quella classe media che si stava imponendo per far girare tutto quel denaro sperperato emergendo poi con la rivoluzione. Il fattore vincente di questa vivace Locandiera  sta nella operosità senza disdegnare di svolgere di persona il mestiere presentando biancheria pulita piatti e intingoli succulenti, vini pregiati insieme a tanto brio  per farsi il giro giusto  fra i nobili molto ben disposti a mettere una mano sul portafoglio e una sul cuore senza mai toccarla con un dito. Sì perchè la Locandiera non è una civetta che promette senza mai dare  puntando invece ad esercitare il mestiere ad arte, sia come manager che come donna. Obbligatissima ma non a costo della sua onorabilità. Però, tirando troppo la corda nello sfidare un cavaliere che odia dichiaratamente tutte le donne per farlo capitolare sotto il suo femmineo potere, si ritrova sola in una situazione imbarazzante come una sorta di la Bella Cecilia che tutti la vogliono ma nessuno la piglia. E in quella società le donne sole non sono mai dame, come si evince dalle due commedianti che pur essendo vestite da nobili una volta smascherate vengono trattate come volgarissime cocottes.


I tempi non erano ancora maturi per le donne per affermarsi anche se autonome e indipendenti per cui La Locandiera finisce mestamente per scegliere di maritarsi con il suo fedele servo sicura che anche dopo potrà dominarlo continuando onestamente nel suo gioco. Di Locandiera-faccendiera furba e scaltra capace di spillare soldi ai viziosi nobili.

Ed è proprio il servo che si accaparra la parte più esilarante perchè armandosi di secchio e scopa per pulire il pavimento, entrando in scena  si ritrova due operai con tuta e casco che fanno il lavoro con un aspiratore ad anticipare il tempo del cambiamento in corso.
Tante sono le trovate divertenti che il regista ha inserito facendo un bellissimo spettacolo con Laura Cleri, Paola De Crescenzo, Sergio Filippa, Luca Nocera, Massimiliano Sbarsi, Nanni Tormen ed Emanuele Vezzoli in replica ancora dall'8 al 13 dicembre. Da vedere.
           

mercoledì 2 dicembre 2015

IVANOV DI CECHOV UN UOMO CATTIVO INTELLETTUALMENTE ONESTO

Ivanov alla Fondazione Teatro Due Sabato Sera 20 novembre.
Anton Cechov in scena con il Teatro Stabile di Genova e la regia di Filippo Dini fedele al testo classico a rivisitazione scenografica e costumi al di là del tempo assemblati con estro e fantasia.
Ad illuminare le scene tanti candelabri accesi al piano terra e fatti calare dall'alto in stile déco dove a fare da padroni sono panchine (nella prima parte svoltasi in giardino)  divani (tutti rossi in vellutino nella seconda parte)  e sofà (una sorta di divano-letto (nella terza parte) sui quali si consuma il dramma cechoviano.
Una versione molto accattivante era stata trasmessa anche in Tv recentemente su Rai 5 con lo sceneggiato anni 60 interpretato da Anna Maria Guarnieri e Monica Guerritore attrici giovanissime che comunque furoreggiavano in questo genere di drammi molto curati sempre nelle scenografie e nei costumi rigorosamente d'epoca (in questa caso in stile matriosca con le lunghe trecce e sottanoni delle protagoniste donne).
In particolare colpiva la scenografia perchè sviluppata su due piani con porte e finestre che si aprivano e chiudevano sui vari quadri in scena, a differenza di oggi che i quadri delle scene sono intercambiali con le pareti mobili che passano dal giardino agli interni con estrema velocità perchè anche in palcoscenico la tecnocologia ha fatto grandi passi.

La musica invece no, è sempre quella che sta facendo tendenza dopo il premio Oscar di Birdman con la musichetta jazz che accompagna la sfilata dei protagonisti in scena che questa volta è andata solo in finale in occasione degli inchini ed applausi di una platea numerosa nonostante la pioggia e vento scrosciante della serata che non ha fatto desistere gli appassionati di teatro.
Ivanov (Filippo Dini) è il protagonista che si macera fra le sue masturbazioni mentali nei rapporti con le donne della sua vita: la moglie Anna (Sara Bertelà) sposata per la sua dote che però gli viene rifiutata dai genitori di lei per aver ripudiato la religione ebraica che, dopo cinque anni di matrimonio, ammette di non amare anche se malata terminale (tisica), e la fidanzata  Sasha( la giovanissima Valeria Angelozzi,  amante disinvolta e senza scrupoli desiderosa soltanto di prendere il posto della moglie in fin di vita) che non ama anche se piena di vita perchè lui mira a farsi scontare un ingente somma prestatagli da sua madre Zinalda (Orietta Notari).


Insomma un cacciatore di dote che comunque esercita un grande fascino sulle donne per la sua prestanza fisica ed onestà intellettuale scambiata dalle giovani vittime come ricchezza spirituale. Un uomo da amare in gioventù con passione a costo di tagliare con tutta la famiglia, e da salvare  in mezza età a costo di tagliare con la bella società sacrificando la propria gioventù. Di fronte alla quale lui si vuole distaccare mandando all'aria il secondo matrimonio dopo essere rimasto vedovo della prima moglie dichiarando onestamente di non saper amare. Tutti lo sanno tranne le sue donne che si ostinano a volerlo costi quel che costi, anche la perdita della dote. Ecco questo è il conto che non sanno fare e che per lui invece ha la priorità assoluta per cui su questo fraintendimento si snoda tutto il dramma fino al tragico epilogo di lui che si spara un colpo alla testa riconoscendo di essere un uomo cattivo ma intellettualmente onesto, non sopportando di essere amato proprio per questa sua virtù riconoscendo che l'onestà intellettuale non paga. Ci mancherebbe dopo che a  pagare sono sempre le donne.


Non sono solo la moghlie, l'amante e la suocera che in questo dramma devono pagare perchè anche la signorina di buona famiglia Marfa (Ilaria Falini) curiosamente sempre vestita come una cocotte, con la sua dote vorrebbe comprare il titolo di contessa da un vecchio zio Conte Sabel (Nicola Pannelli) disposto a fare “la ridicola follia”  fino a quando non potendone più della stupidità della sua aspirante sposa, non le dà uno schiaffo facendole aprire gli occhi sulla tragica farsa.
La quale ben presto si traduce in tragedia con la morte suicida (un colpo di pistola) di Ivanov che cade a fagiolo su un mondo eccitato e confuso senza alcun punto di riferimento che non siano i rubli di famiglie che vivono nell'ozio annoiandosi per non aver nulla da dire e che non  trovano, nemmeno  davanti a cambiali in scadenza, uno sprazzo di lucidità per cogliere l'attimo fuggente recitato da quel detto che a pagare e a morire c'è sempre tempo. Ma non a perdere l'onore.e trovare finalmente il rispetto di questa bella società.
Molto bravi tutti gli interpreti tra i quali ovviamente spicca la giovanissima  Sasha (Valeria Angelozzi) curiosamente vestita come una cavallerizza con una chioma rossa a treccia fiammeggiante quando si presenta alla casa di Ivanov che ancor più curiosamente non si sente uno stallone. Come dice Nietstzche la maggior parte dei rapporti sentimentali si basano sul fraintendimento. Giustissimo. Applausi per tutti e ...orchestrina con pianoforte e batteria a chiudere alla Birdman!
   

mercoledì 25 novembre 2015

MATTHEWS GOODE LE DUE FACCE DI UN PRINCIPE


Matthew Goode imperversa in Tv nello spot del Ferrero Rocher ad impersonare il ragazzo bellissimo e solare dal fascino ombroso.
Due facce con le quali lui ha interpretato diversi personaggi sia al cinema che in Tv.
Lui nasce come attore teatrale facendo diverse parti in Tv sempre come bello carino e disoccupato nel senso di nulla facente e nulla tenente ma non importa perchè ad aprirgli la strada fra il cuore delle donne e non solo è sempre e solo la sua bellezza di ragazzo bello bravo e buono. Praticamente il principe che tutte/i sognano di impalmare.


Lo aveva fatto anche Amy Adams in Cinque proposte per dire Sì nel quale duettava con Matthews Goode mentre le dava un passaggio per accompagnarla dal fidanzato. Un'occasione per farsi conoscere e farle ammirare il paesaggio Irlandese dei quali Amy si innamorava perdutamente. 
Non era il solo a subirne il fascino perchè anche Colin Firth in A single Man nel ruolo di Toim Ford si innamorava di lui fino a diventare inconsolabile con la sua morte adorando l'immagine di lui steso nudo in tutta la sua gabla bellezza e decidendo di suicidarsi per raggiungerlo a miglior vita. Per l'eternità.
Un film molto romantico ed appassionato che aveva colpito perchè per la prima volta la tematica omosessuale era stata sviluppata in senso tragico come una sorte di Romeo e Giulietta omosex.
Il ruolo del bravo ragazzo di famiglia-bene lo aveva accompagnato anche con Woody Allen nel film Match Point dove faceva il fidanzato aristo ma democratico disposto a fidanzarsi con un'attricetta sen'arte né parte (Scarlett Johansson) per farne la compagna da presentare a mammà anche se non era proprio la nuora che sognava.

 Poi la svolta clamorosa con Stoker nel quale si cimentava in un ruolo tenebroso anche se di grande fascino, dove fra un cadavere e l'altro seminato per il film si giocava e seduceva la madre (Nicole Kidman) per contagiare la figlia (Mia Vasilowska) facendola diventare complice e assassina, come a seguito di una sorta di morsa di Drakula di Stoker memoria liberamente ma molto liberamente ispirato così come si farebbe con un classico.
Infatti il Drakule di Stoker ha ispirato molti film da Nosferatu nel cinema muto fino a Drakule, il più affascinante del genere con Gary Oldman e  Winona Ryder la Lucy dolce e romantica che poi ha ispirato la saga di Twilight con Kristen Stewart.
Della quale è' curioso notare una certa analogia con il personaggio di Sasha citata sopra in Ivanov di Cechov la giovane fanciulla disposta a sacrificare la sua vita perchè vittima plagiata del fascino intellettuale del vecchio che come una sorta di vampiro ritrova in lei la sua sposa della quale ha causato involontariamente la sua morte suicida.
Insomma parallelismi che vanno e vengono perchè la figura del vampiro è sempre molto attuale, anche sotto metafora, ai giorni nostri. Quanti uomini cacciatori di dote intesa come ricchezza in danaro o sotto forma di giovinezza ci sono in giro per far entrare nella loro rete le vittime sacrificali disposte ad immolarsi sull'altare dell'amore o di satana?
Perchè il diavolo non fa il monaco.


E così che infatti Matthews Goode sotto le mentite spoglie di un alto prelato del Vaticano, era stato chiamato da Ridley Scott per impersonare il potere clericale in tutte le sue sfaccettature ivi compresa quella sessuale esercitata sulle giovani donne (in questo caso l'avvenente Rebecca Ferguson) delle quali non si saprà mai se le eminenze che ruotano intorno a Sua Santità il Papa ivi comprese quelle grigie  con i corvi in testa,  avranno abusato perchè la serie Tv è stata cancellata per i costi troppo elevati fin dalla puntata pilota.
Poco male perchè a narrar sul Vaticano fra tesori nascosti, carte gelosamente archiviate e custodite, poteri occulti e processi infami è stato ingaggiato Paolo Sorrentino per narrare come una sorte di corvo, di un fantomatico Papa Italo-Americano facendo palesar essere mafioso con le mani su quella sorta di pozzo di San Patrizio che è la Chiesa dello Ior,  avendo il Codice da Vinci fatto il suo tempo come testo fantasy.
Matthews Goode era molto nella parte, come una sorte di Padre Georg il bellissimo prelato di stanza in Vaticano, sempre in primo piano nel gossip-gay, ma lo spot dei Rocher val bene una messa da parte del progetto di Ridley Scoltt perchè sicuramente gli ha più fruttato imperversando come testimonial di Ferrero Rocher da un paio d'anni sotto Natale. I ruoli non gli mancheranno né al cinema ne tanto meno in Tv perchè si è accaparrato una parte prestigiosa in Downton Abbey nuova serie.

lunedì 23 novembre 2015

IL SEGRETO DEI SUOI OCCHI


         Torna Nicole Kidman sullo schermo in splendida forma: riassorbito il labbro a canotto ha ripreso la sua espressione fredda e tagliente accesa dai bagliori dei suoi occhi saettanti che a differenza del titolo non racchiudono alcun segreto. Lei è Nicole Kidman e non c'è nulla che non si sappia già. Perfino che ha scelto di fare questo film per mettersi in gioco con Julia Roberts dichiarando quanto le sarebbe piaciuto avere il suo ruolo di Pretty Woman dove la giovane Roberts  è esplosa in tutto il suo innocente sex appeal di prostituta graziosa, perchè lo faceva a tempo perso in attesa di trovare il principe.
A ciascuno il suo perchè entrambe hanno fatto una bellissima carriera per cui non hanno temuto mettersi a confronto mettendo in mezzo l'attore Chiwete Ejiofor vincitore Oscar per Dodici anno Schiavo.
Nel Segreto dei Suoi Occhi è un detective che lavora 13 anni al servizio di quelle che lui chiama sue regine, la bionda e la bruna come da copione, per  giocarsele rincorrendo l'una (la bionda, sua collega promossa Procuratore per qualità responsabile) come potenziale amante e l'altra (la mora, agente ma soprattutto madre) come amica del cuore da vendicare la figlia morta violentata.


Lui, pur incarnando l'eroe buono dal cuore generoso mosso da un forte senso di giustizia, si ripropone come nero della Capanna dello Zio Tom, molto asservito alla donna bianca della quale subisce il fascino ponendosi ad un livello più basso, recitando il ruolo con lo slang e la gestualità dei neri ben lungi dallo stile Yankee  portato avanti da Denzel Washington sulla scia di Sidney Poitier e tutti gli altri a seguire: da Morgan Freeman (Seven) a Dennis Aysberth (Lontano dal Paradiso), da David Oyelowo (Selma) a Forest Whitacher (The Butler) passando per Laurence Febume (Otello).
Ma è Chiwetel il nero che tutti i bianchi vorrebbero al loro servizio perchè leale e coraggioso fino all'ultimo respiro che per fortuna in questo film non ci è dato vedere facendo trionfare la giustizia. Umana piuttosto che da codice della polizia che dovendo proteggere un'informatore infiltrato fra terroristi adunati in Moschea, passa sopra al fatto che questi sia fra gli indagati.

               https://www.youtube.com/watch?v=p2LxK7McizI

Il film, un remake che aveva vinto l'Oscar nello straniero, è molto drammatico non tanto per le scene di stupro quanto nella scena-madre recitata da Julia Roberts che si strazia davanti al cadavere della figlia buttata, giovane bellissima e piena di vita, come un rifiuto in un cassonetto. A Julia la parte alta quella del cuore che sanguina mentre alla Kidman è stata riservata la parte più intrigante quella del Procuratore donna che deve smascherare un ragazzino per fargli fuoriuscire il mostro ed incastrarlo. La scena è molto arrapante perchè lei lo incalza con affermazioni provocatorie (scena già vista comunque nel film Schegge di Paura con Edward Norton) per metterlo alle strette e farlo confessare facendo riferimenti alla sua camicetta sbottonata che lui guarda voglioso ed alla sua patta da “sfigato” buono solo a far seghette causandogli una forte erezione. Che lui ovviamente apre per fargliela vedere ed eventualmente assaggiare come era stato fatto con la ragazza vittima. Quanto basta per incriminarlo e convincere lei e l'agente Chiwetel che sia lui lo stupratore prendendo invece una cantonata perchè alla fine la giustizia avrà preso tutta un'altra piega.


Il film manca di ritmo anche se non di suspence ma quello che rovina sono i continui flash back non riuscendo ad inquadrare i protagonisti passare nell'arco del tempo dei tredici anni perchè il cambiamento è appena percettibile. La Kidman per invecchiare le sono stati tagliati i capelli passando dalla nuance bionda a quella dei riflessi rossi mentre la Roberts dal capello lungo e sciolto è passata alla coda dietro la nuca mantenendo una frangetta che la penalizza molto: sembra Demi Moore dopo che Asthon Kutcher l'ha lasciata con un'aria stregonesca piuttosto che drammatica. Il coraggio ad imbruttirsi in genere porta alla candidatura all'Oscar che già le aveva giovato con I Segreti di Ossange County poi soffiatole da Ami Adams, giustamente perchè irresistibile in American Ustle, ma la domanda è “Basta una parrucca per essere così stravolta nei connotati?”
Insomma se non fossero i capelli sale e pepe del protagonista a chiarire i tempi giusti tra il presente ed il passato dei flash back non si capirebbe nulla ma ci eviterebbe lo sforzo di fare continuamente mente locale.
Alla fine non si capisce perchè abbiano scelto di fare questo film tutti insieme non risultando nessun affiatamento fra di loro: la coppia kidman e Chiwetelè beffardamente da Impossible Mission mentre  Chiwetel con Julia Roberts è incompatibilmente inconcepibile tanto risulterà alla fine cattiva da passare per una sorta di borghese piccola piccola. Praticamente un mostro come nel film italiano con Alberto Sordi,
Lui invece eroe buono e generoso fra queste due dame non gli resta che far la classica figura del salame. Era meglio con Lupita!

IL DIVORZIO ALLA TERZA ETA'


 Quando era stata approvata la Legge sul divorzio nel '79 molte coppie si erano decise alla separazione. La cosa curiosa è che nella maggioranza erano coppie di una certa età della classe media che, dopo anni passati insieme si erano decise a prendere ciascuno la propria strada. Cresciuti i figli e non avendo più uno scopo ritrovandosi faccia a faccia davanti alla scodella del brodino della sera si trovavano insopportabili. Non era la prima volta ma goccia dopo goccia tra il dire e il fare si era formato il mare e loro due su un'isola deserta, magari con la Tv qualche libro da leggere e qualche passeggiata a respirare un po' di aria fresca ma non era più abbastanza.
                   

















Non c'è niente di più noioso di una coppia che si ritiri in campagna a leggere qualche libro, ascoltare qualche cd, portare a spasso il cane e giocare a fare gli sposini nel ricordo degli anni felici.
A ravvivare il menage ci vuole sempre un terzo elemento che potrebbe rinvigorir la coppia rinsaldando il sentimento d'amore oppure farla scoppiare mettendo in luce tutta la fragilità di un rapporto all'insegna del convivere a livello intellettualmente alto dove a far da padrone siano le affinità elettive.
Ma basta poco per far crollare tutto. Lo abbiamo visto nel film La Bella Gente con l'arrivo di una baby prostituta ucraina a scombussolare gli equilibri di una coppia anziana e della famiglia con i classici rampolli bamboccioni, ricchi viziati pieni di vita ma tanto tanto ordinari nei sentimenti ad evidenziare le crepe che c'erano già nel rapporto dei loro agiati genitori.

In questo film 45 Anni di figli non ce ne sono ma a scombussolar la coppia è il ricordo di un vecchio amore di lui (interpretato da Tom Courtney) una ragazza morta in giovanissima età prima di conoscere lei (l'attrice Charlotte Rampling) la quale reagisce male nel constatare quanto il ricordo sia ancora tanto vivo e totalmente tanto anche perchè la giovane si è conservata tale essendo finita congelata in un ghiacciaio.
Le rivali defunte sono le più pericolose da sconfiggere come recita la vecchia Gemma Jones.nel film Incontrerai L'Uomo di Woody Allen, frase lapidaria e non si fa per dire per descrivere le sue difficoltà a far dimenticare la moglie defunta ad un suo vecchio spasimante per assurgere a miglior vita. Non con la defunta è ovvio ma con quella rimasta in vita.
Insomma il film si snoda su questa tematica che alla fin fine sembra un po' eccessiva per far traballare un menage durato 45 Anni anche se di fronte al fatto che se non fosse morta, loro due non si sarebbero sposati.
Come a dire che lei è venuta seconda mentre invece pensava di essere la prima e unica nella vita di questo uomo tanto amato. Il quale è poi quello che mette buona volontà per ricominciare perchè lei è sempre stata una donna eccezionale avendogli dato tutto a differenza di lui che invece ha dato quel che ha potuto facendola alla fine sentire inadeguata. Non abbastanza.

In realtà era lui a non essere abbastanza per lei per cui il film finisce con il ballo per festeggiare i loro primi 45 Anni insieme, lasciando in sospeso il resto della loro vita. La quale anche se ricomincerà non sarà più come prima. Bastava qualche battuta, qualche sorriso qualche gesto di complicità come per esempio offrirsi di accompagnarlo a riconoscere il cadavere, insieme mano nella mano. per far svanire tutta la gelosia che invece aveva cominciato a serpeggiare nel cuore di lei come un tarlo fino a farle assumere le espressioni di una vecchia strega  tentata di distruggere tutto quanto fino ad allora costruito a costo di annientarlo (lui aveva dei bypass al cuore) perchè lui era rimasto un bambino mentre lei era diventata sua madre, la grande madre terrificante  come archetipo del genere Io Ti ho Fatto Io ti Distruggo. Succede vivendo in simbiosi quando non ci sono figli.
Tutto fin troppo drammatico ed esagerato che solo pochi eletti possono permettersi di vivere. Non avendo più molto da fare alla fin fine  questi coniugi si sono immedesimati in una fiction esternando pensieri ricordi ed emozioni che potevano tenersi dentro per sentirsi ancora vivi, senza pensare che la loro vita vera fosse quella che avevano vissuto insieme.

Perchè inseguire delle ombre? Le coppie adulte più felici sono quelle che incontrandosi si accettano senza raccontarsi rispettando i ricordi sia dell'uno che dell'altra senza permettere che le ombre del passato interferiscano nel menage di coppia ma facciano parte del privatissimo di entrambi. Se poi involontariamente si apre questa porta invece di predisporsi al peggio meglio sorvolare e combattere per mantenere tutto quello che si è costruito e per il quale si è vissuti insieme per dare un significato un valore una speranza di un futuro sereno come i 45 anni passati nonostante interventi ed acciacchi ma tutto sommato in buona salute:  una casa in campagna a contatto con la natura, un compagno con il quale avere un dialogo, un cane da compagnia nelle passeggiate, nessun problema economico, tanti amici intorno, la città a due passi.... E non è poco.
Insomma che noia che barba tradotta in fiction drammatica.

I drammi della vita sono ben più dolorosi. Charlotte Rampling e Tom Courtney sono stati premiati come migliori attori al Festival di Berlino 2015. Giustamente perchè la loro interpretazione  di una coppia anziana alle prese di quel dolce quotidiano, fra piccole attenzioni e sorsi di te, che li ha portati a vivere quasi mezzo secolo insieme era molto naturale e veritiera facendo immensa tenerezza portandoci a sperare in una vita futura ancora in coppia nonostante il pianto liberatorio di  lui dopo il discorso alla festa del ballo e di lei sulle note della canzone che li aveva fatti incontrare Smoke Gets In Your Eyes dei The Platters. Un po' la malinconia un po' la stanchezza e un po' di quella santa noia che prende chi vive felice senza scosse il film fa venir voglia di prenderli per mano come due bambini e riportarli a casa. Dolce casa.

giovedì 19 novembre 2015

L' AGENTE DOPPIO ZERO A RISCHIO ROTTAMAZIONE

 Finalmente sugli schermi è arrivato 007 con un Bond James Bond sempre più Dark.
Sempre più intristito ben lungi dall'appeal scanzonato che da Sean Connery fino all'ultimo Pierce Brosnan hanno incarnato il mitico agente, Daniel Craig lo ha portato ad una fase molto critica con la regia di Sam Mendes il cui stile si è ispirato sicuramente a quello di Dolce e Gabbana sviluppando la tematica fratelli coltelli che aveva introdotto in Skyfall per poi concludere con questo Spectre fino ad esaurimento scorte. Infatti il filone sembra essere arrivato alla fine anche se Mai dire Mai come ha insegnato il regista Terence Young che di Bond aveva delineato un profilo assai più accattivante di quanto non sia Daniel Craig.
Il quale comunque curiosamente si segue ugualmente perchè è l'unico ad aver dato un volto umano, con una faccia da duro e puro, al personaggio dell'agente alle prese con le beghe di famiglia piuttosto che quelle che affliggono il mondo.




Eppure aveva cominciato bene Daniel Craig con Quantum of Solace perchè l'Agente aveva affrontato il tema ambientalista dell'acqua molto più preziosa dell'oro nero portando all'attenzione mediatica il problema che a tutt'oggi è di grande attualità.
Con Casino Royal invece aveva cominciato a perdere colpi, arrivando a sposarsi per mettere su famiglia e concludere magari la carriera in pantofole senza lo scintillìo delle saette della sua pistola.
Toglietemi tutto ma non la mia Aston Martin. Infatti è rimasto vedovo con la pistola in mano che gli volevano togliere in Skyfal se non fosse stato per il suo Capo M (Judy Dench) che per difenderlo da un collega-antagonista geloso d'essere stato messo da parte dopo aver perso la faccia deturpata  nello svolgimento del suo lavoro, Bond li perdeva entrambi restando completamente solo.


Toglietemi tutto ma non la mia Aston Martin che con questo nuovo film Spectre diventa protagonista assoluta tanto da essere doppiata in versione tecnologica ultimo modello (che lui ruba all'agente 009) per uso lavoro negli inseguimenti cardiopalmici, per poi sostituirla alla fine con quella d'antan classica di Bond James Bond e partire con la bond-girl di turno questa volta impersonata da una strepitosa Lea Seydoux.

                   
                     



La quale si lascia alle spalle come da classico, l'altra bond-girl in questo film impersonata da Monica Bellucci in versione vedova alla Dolce e Gabbana. Sponsor Ufficiale? No.


Dinamiche occulte che non si capiscono perchè debbano interferire con un film tutto British come 007 come se la mafia siciliana volesse allargarsi a quella di Scotland Yard.
Infatti la fusione è il leit motiv di tutto il film, volendo raggruppare tutte le fasce dei Servizi Segreti sotto un unico Capo per svolgere il compito dello spionaggio avvalendosi di droni o apparecchi tecnologici molto avanzati in grado di soppiantare gli agenti a marchio doppio zero.
La regia occulta di questa fusione è sempre del solito pazzoide afflitto da delirio di onnipotenza che ha macchinato tutto questo per eliminare 007 reo di essere stato adottato da piccolino da suo padre facendone il prediletto rispetto a lui figlio naturale. Beghe di famiglia che Bond-Craig  si vede costretto a dipanare facendolo sbottare giustamente in un rifiuto per il personaggio avendo raggiunto il limite della credibilità.


Il film si guarda comunque volentieri perchè gli effetti speciali sono ancora in grado di stupire dall'inizio alla fine mettendo in secondo piano i personaggi chiave sostituiti in questa ultima versione anche con le due Bond Girl completamente diverse di età l'una dall'altra. Quello che mal si digerisce è la promozione del film, dove sembra che la protagonista sia Monica Bellucci con un lingua in bocca di pochi minuti con Bond, a discapito di Lea Seydoux che ha svolto il lavoro duro facendo molte sequenze a fianco di 007 in un'ottima interpretazione che la farà assurgere sicuramente a più grande attrice di tutta la Francia. Invece sul Red Carpet a Londra  la Seydoux ha dovuto chiamare al suo fianco Daniel Craig che rincorreva la Bellucci con  tutti i flash su di lei perchè i promo delle riprese a Roma le avevano dato il più ampio spazio che Monica aveva  saputo occupare facendosi grande perchè promossa da Bond Girl a Bond Lady.



Purtroppo sia vestita che in sottoveste in pura seta color avorio con le quali Lea Seydoux è apparsa  sullo schermo per sedurre Bond ha sedotto le platee di tutto il mondo meglio di quelle de' Roma (con la Seydoux assente) tutte per la Bellucci in total black
La quale è pur sempre bellissima ma il film è di Lea Seydoux.

Stranezze mediatiche di pubblicità occulta, da pagare in nero? Mah!
A farne le spese è comunque il filone di 007 che sembra diventato un baraccone di raccolta spot tanto che il regista Sam Mendes passerà alla storia come ex marito di Cate Winslet.


UNA VITA SENZA TV


Ieri sera rivisto il film Match Point molto volentieri in alternativa a fictions e talk. Del film ho già parlato facendo anche parallelismi con la Verité film francese al quale Woody si è ispirato con la tematica della giovane piena di vita che fa risvegliare i bassi istinti e la giovane di buona famiglia che circuisce con il suo fascino da middle class.
Calda la prima (Scarlett Johansson) fredda la seconda (Emily Mortimer)., ma non seconda già vista nel primo Elizabeth con Cate Blanchet  con a lei è riservato il ruolo di prima dama di compagnia, il film offre comunque nuovi spunti per fare osservazioni scenografici e di costume.
La curiosità sono gli ambienti abitati dalle due protagoniste: quello della moglie è bellissimo luminoso ma molto freddo con il salone pieno di vetrate senza tende, o quant'altro faccia arredo familiare  a dare un tocco di intimità alla coppia.


L'appartamento è tutto bianco con quadri d'autori astratti alle pareti esposti come fossero in una galleria d'arte a dare il tocco di lusso a cultura spocchiosa piuttosto che di complemento d'arredo con la sposina che tra un vernissage e una puntatina a Teatro ozia in casa con un libro in mano ed il termometro per la temperatura vaginale giusta per concepire un figlio.
L'amante invece ha il solito bilocale dove salotto e camera da letto sono un tutt'uno con un semplice arredo a mobili in frassino a far da contenitori per libri e oggettistica di soprammobili e candele a illuminare l'ambiente per atmosfera sexy.

La cosa ancora più curiosa le accomuna entrambe perchè in nessuna abitazione si vede traccia di televisore. Insomma sparito come se la vita domestica fosse quella degli anni 50 quando il televisore si andava a vedere nei Bar in bianco e nero.
La vita senza televisore è una scelta del regista per dar modo ai protagonisti di vivere la loro vita e non quella che attualmente la maggior parte conduce sul divano davanti alla Tv dopo il matrimonio e l'arrivo dei bambini.

Senza televisore  in casa i componenti la famiglia parlano molto tra di loro così come si evince fra la middle class della moglie mentre in quella dell'amante (se c'è non si vede ed è comunque sempre spento anche se vi è un accenno per entrare dalla vicina di casa) la coppia si diverte molto a far l'amore.
Morale: Chi fa chiacchiere non fa frittelle.
D'accordo, ma chi non ha televisore si fa i 'azzi suoi. Forse spegnendo i televisori non si farebbero nemmeno i cazzi dell'Isis o Califfato come cavolo si dice per cui non avendo visibilità né risonanza si dissolverebbero nel loro brodo virtuale del quale gli occidentali ormai si cibano restando poi a bocca aperta davanti a una Tv degli orrori che uno dopo l'altro alla fin fine vengono digeriti. In quanto virtuali appunto.