![]() |
Un Ffuturo Aprile è l'ultimo sul tema mafia, ora su Rai Play, basato su una storia vera che ha come interprete nei panni del magistrato Carlo Palermo, calato dal Trentino per insediarsi nella Procura di Trapani, Francesco Montanari un attore dalla faccia scolpita che non fa trasparire alcuna emozione, restando sempre dritto come un fuso scomponendosi appena appena dopo aver subito un attentato dimostrando, riuscendoci benissimo, la sua tempra dura e coriacei nel rimettersi subito al lavoro entrando negli Uffici con l'orecchio insanguinato per il timpano forato dal fragore del boato della strage.
Che sarà mai? Il dovere innanzi tutto senza comunque dimenticarsi di avvisare lo staff che ci sono state vittime innocenti, esternando sempre con lo sguardo impietrito un senso di colpa al commissario (Emmanuele Aita) che calmerà la sua coscienza diostrandosi fidato amico nel sostenerlo nelle indagini che entrambi portano avanti facendo irruzione a tappeto nei luoghi dove si annida il braccio violento della mafia arrestando tutti i piccoli malavitosi perchè i mandanti restano nell'ombra a tramare fin quando la Cassazione avrà li avrà assolti per tornare a delinquere come intoccabili fino a quando il solito pentito non deciderà di parlare. Così in una seconda fase anche i mandanti vengono arrestati e condannati a sorpresa facendo chiudere un cerchio con “Giustizia è Fatta”
Un messaggio molto positivo se non fosse che la fiction sia tutta girata come una commedia sentimentale a sfondo criminale in giallo-rosa come le interviste Crime di Francesca Fagnani fra sorrisini e domandine scomode lanciando frecciatine intinte nell'inchiostro simpatico in grado di decifrare solo il Corrierino dei piccoli fans.
Peccato che qui si parli di mafia dove una madre con due bambini ha trovato la morte guidando un auto sul percorso del magistrato la cui carica esplosiva li ha presi in pieno parando la vita del Giudice, per cui baci e abbracci sembrano un filo fuori luogo all'insegna di quel vogliamoci bene alla faccia dei mafiosi mentre dentro si grida vendetta da perpetrare fino all'ultimo.. Il grido di dolore soffocato è quello del vedovo Nunzio interpretato da Peppino Mazzotta (il collaboratore storico di Montalbano) il quale se si butta in un'indagine parallela con quella della Polizia, dopo pochi mesi è già in dolce compagnia di una giovane ragazza rimasta incinta che presenta alla figlia Margherita sopravissuta all'attentato per essere andata a scuola da sola, la quale invece di essere gelosa come normalmente succederebbe in tale frangente di lutto non ancora elaborato, l'accoglie entusiasta come una seconda mamma diventando a sua volta una sorta di mamma del fratellino in arrivo. La famiglia si allarga anche con buona pace della zia che lascia di buon grado il posto vacante alla nuova compagna del padre anche se in Paese circolano chiacchiere su di lei. Invece la ragazza dimostra di aver un cuore grande diventando nel corso della fiction una colonna portante per il sostegno al compagno nella lotta alla mafia e per il contributo economico in favore di Margherita che a sua volta ama talmente tanto il fratellino da inibirne la voglia di crescerr perchè dopo 17 anni è rimasto ancora piccolino come quando ne aveva 10.
Margherita comunque, morto il padre, è quella che vedrà finalmente trionfare la giustizia che avviene nonostante il magistrato sia stato trafserito a Roma perchè continuamente minacciato da lettere anonime che arrivano anche all'indirizzo delle sue figlie inducendolo a desistere dal continuare la sua lotta alla mafia sfilandosi da qualsiasi contatto con la famiglia delle vittime per non trovarsi la stampa intorno anche se ormai lui non è più essenziale perchè il lavoro lo continua il Commissario con il supporto di Margherita nell'accettare di costituirsi parte civile per continuare la battaglia. Nonostante il diniego a restare ed ad avere contati con le parti offese, Margherita molto nobilmente alla fine contatta il Magistrato Carlo Palermo per liberarlo dal senso di colpa e ringraziarlo.
Di che cosa non si sa, visto che la sua famiglia era stata distrutta a causa sua anche se involontaria, con lui che si era arreso al primo intoppo con la solita frase che distingue i medioci, ma che non ci si aspetterebbe da un magistrato di alta statura: “Tengo famiglia” ammettendo di fatto la sua potenza. Gli eroi di mafia sono tutti un'altra storia.




