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lunedì 4 maggio 2026

IL DIAVOLO VESTE PRADA DUE. LA CRISI DELLA MODA E DELLE RIVISTE

 

Dopo vent'anni c'e' la curiosità di vedere Il Diavolo Veste Prada due per conoscere il declino del mondo della moda e dell'editoria. Della Moda.

Sì perchè morti Valentino Gallerani e Giorgio Armani di quel mondo è rimasto solo il ricordo dello scintillìo così ben illustrato nel  Diavolo Veste Prada, l'originale che tale resta perchè il secondo è una copia triste con personaggi che si ritrovano per cercare di raccogliere un'eredità che li faccia restare a galla sperando nell'aiuto di Dior.

Il Brand è in sottofondo perchè la protagonista è la rivista Runway diretta da Miranda Priesly (Meryl Streep nel ruolo di Anna Wintur direttrice di Vogue che ha lasciato proprio l'anno scorso) che ha bisogno di una rispolverata ai servizi moda ai quali sopperisce Andy Sachs (Anne Athaway) tornando in redazione dopo essere stata licenziata  dal giornale per cui lavorava insieme a tutti i suoi colleghi con un secco messaggio Wathsapp,

Oggi si usa così a rimarcare quanto i tempi siano cambiati, ma non le buone maniere quanto meno formali. Infatti dietro la facciata del lusso-fashion incarnato da modelle sempre in tiro, girandola di abiti, ambienti luminosi a vista panoramica su New York, i book e tante sfilate eventi e serate glamour dove tutti vorrebbero esserci, ci sono operazioni marketing scorrette all'insegna di sgambetti tradimenti fusioni a patti leonini pronte a spiazzare membri al potere. In questo caso solo uno, rappresentato da Miranda interpretata da Meryl Streep la quale ha dichiarato che il suo personaggio è il più antipatico di tutta la sua carriera che invece non ha confermato nel sequiel avendolo addolcito presumibilmente causa raggiunta terza età con compagno presente e premuroso che per impersonarlo hanno scomodato persino Kenneth Branagh.

Col cumulo non si dovrebbe sbagliare perchè sono stati inseriti tanti altri personaggi importanti come Donatella Versace in un cammeo e Lady Gaga per accompagnare la sfilata di Milano-vende-moda, ma l'effetto è stato disastroso fin troppo roboante chiassoso e pacchiano come solo sanno fare gli americani per tradurre il trend dettato dagli Europei, made in Italy in primis.

Se il film strizza ancora l'occhio a Prada assurgendola a musa ispiratrice (la quale in realtà si è orientata sugli abiti da lavoro, a conferma della crisi della moda) di Giorgio Armani e Valentino Gallerani per esempio non c'è ombra alcuna.

Il made in Italy col passo felpato silenzioso elegante fra il fruscìo degli strascichi delle rouge dei volants e delle perline che impreziosiscono gli abiti tutte cucite a mano è solo presente nelle clips dei social dove l'AI cerca di ricopiare attingendo fra gli archivi  nell'intento di ricreare imitandone lo stile abiti da sogno bellissimi ai quali comunque manca l'anima con quel fruscìo dal vivo della passerella: un'anima gentile algida che sfili come un angelo così come mirabilmente incarnato da Vittoria Ceretti nei mondiali di Cortina. Nel film niente di tutto questo tutto girato all'insegna di un mondo che sarà catapultato  on line, meno spese e più possibilità creative anche se nella moda tutto è già stato inventato e gli imperi sono destinati a scomparire lasciando solo qualche traccia come afferma un protagonista del film che recita la battuta davanti al Cenacolo scelto come location per  la cena elegante a lume di candela dopo la sfilata della Runway.

A questo ci hanno ridotti, a ruderi sui quali banchettare allegramente come gli ultimi dei dell'olimpo scesi sulle nostre rovine dell'Ultima Cena.



Sperando che sia l'ultimo film su questo filone diabolico , che comunque ci fa ben sperare sia per l'età avanzata dei protagonisti Meryl Streep e Stanley Tucci (il mitico assistente Nigel) talmente rigidi nei corsetti e pancere da sembrare ingessati ( comunque sicuramente piu' interessanti per altri ruoli) che per la non più giovane età delle due co-protagoniste Anne Athaway ed Emily Blunt che fan la caricatura di Andy ed Emily del primo film senza più infilzare una battuta spiritosa in sincrono con l'espressione del viso perchè il botulino lo impedisce.

Tanto Rumore per nulla direbbe Shakespeare per rappresentare questo mondo dell'effimero  comunque pur sempre un mondo di fatica di impegno di creatività e di sostanza ma soprattutto di visione che gli addetti ai lavori devono possedere per far girare milioni con le Maison, molte delle quali pur affossando nei debiti, continuano a presentare show con abiti da sogno diventando più importanti delle vendite stesse, al botteghino in primis

Infatti il  battage pubblicitario sui vari Red Carpet alle prime di tutti i Paesi del mondo, con le protagoniste in abiti fantastici, è stato più bello dello stesso film.


giovedì 30 aprile 2026

RE CARLO III FA IMPAZZIRE IL MONDO.

 

Tutti pazzi per Re Carlo III che finalmente nel Tour in America ospite alla Casa Bianca del Presidente Donald Trump,  si è preso la rivincita su Diana, la principessa del Galles amatissima dal popolo che la voleva sempre abbracciare al posto di Carlo considerato il principe consorte.

Quando arrivavano insieme per il bagno di folla dividendosi fra le due fila, quella di Carlo iniziava a chiamare Diana, la quale godeva nell'aver rubato la scena a lui, l'erede al trono di Inghilterra che nella famosa intervista sul matrimonio sovraffollato lei lo giudicava inetto e poco adatto per diventare Re. Evvai||

Infatti Diana purtroppo se ne andava clamorosamente così come aveva primeggiato diventando Principessa del Galles meglio definita come principessa del popolo.

Regina lo era diventata Camilla, la rivale che sovraffollava il letto di Carlo, nel quale l'intrusa era comunque Diana la moglie legittima.

Camilla era l'amica di sempre, l'amante appassionata a luci rosse, la confidente stimata, la madre che Carlo non aveva avuto mai perchè Elisabetta era la madre dei suoi sudditi con la priorità alla Corona, anche se rimangono spezzoni di films diffusi per promuovere la Royal Family nei quali si vedevano riuniti Elisabetta e Filippo davanti al Barbecue o intorno alla tavola sorridenti insieme ai figli che si divertivano alle loro battute, perchè quelle sì che erano vere sicuramente più dei quadretti famigliari.

Infatti l'umorismo non è mai mancato nella famiglia Reale specie fra Elisabetta e Filippo anche se molto delle battute di questi risultavano infelici traducendosi in gaffes clamorose. Ma la regina Elisabetta ed il Principe Filippo con il senso dell'umorismo palleggiato hanno portato avanti il loro matrimonio fino alla fine dei loro giorni avvenuti quasi in contemporanea, due anni l'una dall'altro, con tutti gli alti e bassi annessi e connessi, corna in primis. Reciproche ovviamente senza drammi, l'importante che restassero in famiglia i cui segreti custoditi erano favoriti da una stampa compiacente ed asservita, prima che si scatenasse l'inferno con l'arrivo di Diana a Corte mettendo tutti i fatti e  misfatti dei reali alla ribalta per un pubblico sempre più morbosamente incuriosito e sorpreso che anche i Nobili scopassero cornificandosi o facendo gli sporcaccioni come tutti gli amanti focosi e arrapati del mondo.

Carlo e Camilla erano in pole position con la pubblicazione delle intercettazioni intime  e riferimenti personali ai Tampax che come una sorta di porno-gadget rappresentavano una trasgressività estrema. Son cose!

Cose di cui tutto il mondo era venuto a conoscenza ma con gli anni si erano spenti gli echi di queste effusioni hard tanto che con lo scorrere del tempo si tende a considerarle il frutto di una passione molto intensa rivalutando il ruolo di Camilla come donna profondamente innamorata che ha avuto una positiva influenza su Carlo,  perchè  si sta rivelando un monarca lungimirante e brillante, confermandosi l'uomo più elegante del mondo per il suo aplomb molto British ma non solo anche per il look di quel gusto raffinato ereditato dalla madre la Regina Elisabetta fugando ogni dubbio anche su quelli che credevano alle parole di Diana, La quale se è stata molto presente sulla scena non è stata altrettanto lungimirante nei suoi giudizi sul marito offuscata dalla gelosia si potrebbe pensare se non lo fosse stata nemmeno nell'affermare quanto Harry le sembrasse più adatto di William a diventare Re.

Dio salvi la Regina Camilla!





martedì 28 aprile 2026

IL CASO 137, QUANDO UNA POLIZIOTTA SI PRENDE A CUORE UN DOSSIER

 

Il Caso 137 è un film ambientato a Parigi ai tempi della manifestazione, servizi sanità, dei cosiddetti gilet gialli contro la Polizia impegnata in una sanguinosa guerriglia urbana la più pesante degli ultimi decenni dove erano infiltrati anche agenti in borghese che avevano avuto l'ordine di operare con tutti i mezzi a disposizione di cui alcuni di loro si erano dotati comprando caschi  al Decathlon.

Queste teste di casco, praticamente abusive ma ammesse legalmente in incognito, si sparigliavano per le vie meno frequentate per inseguire quelli che si erano allontanati dal gruppo nei Champs Elysées. Una di queste spedizioni si imabetteva in due ragazzi che, riconoscendoli come agenti tiravano loro una lattina vuota inducendo gli stessi a rispondere per “legittima difesa” sparando due colpi di pistola colpendo uno alla testa  mentre l'altro stava fuggendo.

Su questa vicenda indaga  Ispettore Stephanie Bertrand (Lea Drucker).a capo di una commissione di Polizia nominata per indagare sulla Polizia ed eventuali scorrettezze nella guerriglia.

Le indagini si svolgono seguendo la prassi con i verbali degli interrogatori rilasciati freddamente senza concessioni ad esibizioni per questioni di fiction per essere protocollati col numero assegnato alla pratica così come succede nelle stazioni di Polizia.

Il dossier in questione porta il n.137 che l'Ispettore si prende a cuore dopo aver interrogato la madre del ragazzo in coma all'ospedale rendendosi conto della buona fede di questa famiglia di manifestanti, arrivati a Parigi per difendere  i loro diritti calpestati  nel settore sanità, da un piccolo paese di provincia nel quale la poliziotta era nata con i genitori ancora in vita che in tempi passati per un breve periodo avevano usufruito delle cure assistenziali di questa madre loro compaesana. Il mandato è difficile da svolgere dovendo mettersi contro colleghi dei quali l'Ispettore conosce i sacrifici ed i rischi nel buttarsi nelle mischie affrontando le aggressioni dei manifestanti e dovendo rispondere con altrettanta violenza per difendersi così come sostenuto fermamente da queste teste di casco indagate che comunque grazie a una ripresa di un telefonino alla finestra di un Hotel da parte di una cameriera di colore, vengono ripresi mentre uno di questi dopo aver sparato, non contento, sferra un violento calcio al povero ragazzo rimasto a terra ferito in una pozza di sangue.

Di fronte a questo filmato agghiacciante che inchioda gli agenti non resta che l'arresto ma qui il film va oltre con ingerenze dall'alto per farli rilasciare immediatamente tanto da mettere in crisi l'Ispettore nel dubitare che tutto il suo lavoro di indagine nel Corpo della Polizia non serva a nulla dovendo scontrarsi sul fatto che la difesa degli agenti debba sempre avere la priorità per non minare la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni mentre lei rischia persino di essere indagata nel sospetto di aver agito non come super partes.

Di fatto il ragazzo che ha subito danni permanenti al cervello, nel rilasciare la sua deposizione stentando nell'esprimersi fa riflettere se sia stato giusto avergli rovinato la vita da un abuso della polizia. Tema irrisolto da tempo che, se in Francia viene archiviato col protocollo 137 dossier, in America fa ancora indignare con sommosse sanguinose, una dietro l'altra, con la condanna a morte di chi non sia super partes (v. il personaggio di Sean Penn nel Film Una Battaglia Dietro l'Altra).

C'è da osservare che in sala c'erano pochi spettatori a conferma che questo tipo di tematiche non siano molto sentite in Italia dove la guerriglia urbana non raggiunge mai la violenza di quelle dei gilet gialli che aveva messo in ginocchio la Francia, o delle Banlieu e delle minoranze d'America.

Il film comunque è molto interessante ed avvincente  perchè, se inizia con la freddezza del questurino indagatore, piace la protagonista Lea Drucker nel ruolo della  brava poliziotta segugio Stephanie Bertrand la cui calma, senso di responsabilità rigore e risolutezza con le quali porta a termine il suo mandato adempiendo ad un dovere ma anche mossa da un profondo senso di giustizia e di pietas, riscatta la categoria di una Polizia corrotta e intoccabile protetta dai vertici della Politica. Ed è curioso che questo compito sia sempre più affidato a delle donne le quali se prendono a cuore un caso,così come spesso succede, non è un demerito per debolezza ma un valore aggiunto per la comunità evitando di  farlo insabbiare per compiacere qualcuno in alto.