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mercoledì 29 luglio 2026

IL CALCIO NEGLI ANNI 50 CON LA DOMENICA DELLA BUONA GENTE.

 


"Perchè perchè la domenica mi lasci sempre sola, per andare a vedere la partita di pallone, perchè perchè una volta non ci porti pure me...”  Quante donne la domenica restavano sole in casa mentre i maschi, mariti fratelli padri e figli andavano a vedere la partita la domenica pomeriggio.

Consumato il pranzo alla garibaldina la fiumana di gente si recava allo stadio che se ne impossessava l'anima assorbendo da ciascuno, nell'attesa della partenza, la propria identità la propria indomita allegria la propria rissosità le proprie amarezze che si confondevano nel clamore della collettività, lasciandosi alle spalle ciascuno la propria storia mentre qualcuno se la portava appresso.

Parole che nel contesto del film La Domenica della Buina Gente di Anton Giulio Majano introducono l'entrata dei romanisti alla stadio nella partita contro il Napoli dove oltre al gioco del pallone in campo si intrecciano le storie di vita fra gli spalti dei protagonisti, trai quali Ines una Sophia Loren in stile signora con lo status di vedova che tampina l'amante, un avvocato viveur, dal quale aspetta un figlio per ucciderlo essendo stata sedotta e abbandonata. 

In fila per acquistare il biglietto incontra il giovanotto di quartiere Giulio (Renato Salvatori) povero ma bello disoccupato che invece di andare al colloquio di lavoro procuratogli dalla fidanzatina Sandra, Maria Fiore, della porta accanto si presta a far da guida a questa bella signora per trovarle un posto e raccontarle con l'aria da piacione la partita facendole dimenticare gli intenti bellicosi.

Ovvia la scenata di gelosia della morosina con tante lacrime e riappacificazione avendo superato l'impunito nulla-facente la prova “temptation”  perchè la vediva Ines se ne torna a Salerno intenzionata a tenere il figlio anche senza il padre mascalzone. Nel frattempo un altro episodio si consuma in una casa dove  parenti e amici riuniti festeggiano il capo famiglia che ha vinto un 12 all'Enalotto con la mitica schedina che compilavano puntualmente anche tutte le rezdore.

La partita Roma Napoli si conclude con un 5 a 2 facendo perdere il posto di allenatore del Napoli ad una vecchia gloria della Roma, dove giocava come portiere, la quale raggiunti i limiti di età l'aveva scaricato lasciandolo senza lavoro pur avendo famiglia da mantenere con la moglie che gli aveva voltato le spalle non riuscendo ad adattarsi ad una nuova vita in ristrettezze senza macchina, cameriera e soldi.

Di fronte al dolore della bambina nel vedere i genitori che si lasciano, la moglie torna sui suoi passi per accogliere il marito sconfitto  preferendo salvare la famiglia.

Insomma un film all'insegna dei buoni sentimenti con le passioni che si accendono e si sfogano insieme alla partita di pallone. L'Italia degli anni 50 non aveva nient'altro che il calcio come rito collettivo del “panem et circense” per dimenticare un presente di povertà su un passato di sofferenze, mentre  nelle famiglie ma soprattutto nei Bar la radio trametteva la diretta delle partite con il commento del mitico Niccolo' Carosio a ricordare quanto fossero belli e genuini quiei tempi con l'attenzione galvanizzata sul gioco e sui gol  che sfociava in un boato nello stadio strapieno quando ancora il mercato dei calciatori ed il valzer degli allenatori non erano diventati gli argomenti intorno al quale ormai gira questo sport national popolare che a quel tempo aveva il potere, la domenica pomeriggio, di far deserto nelle strade di ogni città per la viva ed appassionata  partecipazione di tanti tifosi, Praticamente tutti.





venerdì 24 luglio 2026

MINI SHORT E BURKINI, TENDENZE E POLEMICHE CHE SI RINNOVANO OGNI ANNO

 Mini short e Burkini sono gli argomenti estivi sui quali parlare come "nuove tendenze" o polemizzare come note di costume islamiche, insorte in questi giorni a Bolzano perchè ogni anno si rinnovano, così come si evince dal mio post TIPE DA SPIAGGIA pubblicato nel Giugno del 2016 che trascrivo integralmente:

                      























"Questa è stata l'estate delle polemiche del velo non velo, vedo non vedo. La faccia.

Burka e burkini l'han fatta da padrone accendendo gli animi di tolleranti e detrattori.
Del Burka meglio non fare commenti perchè in pieno accordo con il veto imposto da tanti Paesi Occidentali. Giustamente perchè se vale come difesa dagli assalti dei Talebani in Afghanistan non è concepibile che venga indossato nei nostri Paesi per seguire una cultura o una religione troppo punitiva per una donna.
Libera di scegliere di piacere al marito ma la riconoscibilità dell'identita ormai è un fatto di sicurezza.
Non è più come alcuni anni fa quando era capitato di puntare morbosamente il dito verso l'unica donna di un Paese di provincia che circolava con il burqa insieme al suo bambino alla quale, dopo essere stata additata pubblicamente da un giornalista su un palco in una piazza, le era stato proibito dal marito di uscire di casa facendole doppiamente male.
Così è anche a tutt'oggi per quelle poverette incapucciate ma la sicurezza ha la priorità in assoluto perchè i tempi a rischio di attentati lo esigono.


Questo non vale comunque per quelle ragazze che questa estate sono scese in spiaggia per fare il bagno con il burkini perchè non facevano del male a nessuno se non a loro stesse perchè fare il bagno inzuppate è una sofferenza per cui si presume che lo facessero per orgoglio nell'esternare un simbolo di appartenenza alla cultura islamica per una precisa scelta politico-religiosa. Libere di affermarsi come pare a loro perchè siamo in democrazia dove ciascuno ha diritto di vestirsi come gli pare.
E così anche per queste musulmane che si potevan considerare più amabilmente come  “tipe da spiaggia” perchè il costume faceva nota di folklore di questa nostra società ormai diventata invece intollerante per tutto quello che vien dai mussulmani che va dal Kebab alle Moschee passando dal nijab.



Le “tipe da spiaggia” si sono comunque viste anche nelle nostre città in versione occidentali libere e scostumate senza burkini ma con delle mises peggiori da Rimini Beach.
Una ragazza (visto con i miei occhi) è scesa dalla macchina in mutandine e canotta per entrare in un negozio scusandosi dicendo che era uscita di casa per un minuto.
Minutina era anche la mutandina con ai piedi le infradito: una mises veramente scandalosa alla faccia del buon gusto. Altro che burkini.
Poi ci si scandalizza per il fatto di Tolone nel quale i mussulmani si sono scagliati contro ragazze in mini-short.


La libertà è un bene da difendere ma nelle convivenze specie se forzate vale finchè non si limita quella di un altro e in questo caso specifico offendendo il comune senso del pudore o turbando l'equilibrio di un nucleo che si crogiola beatamente al sole in bikini.
Offesa per offesa non si va certo avanti nel processo di pace e di integrazione.
Quelli comunque che si sono indignati per il burkini tanto da chiamare le forze dell'ordine per ordinare alle mussulmane di spogliarsi perchè la mise da spiaggia è rigorosamente il costume dovrebbero indignarsi anche con quelle ragazze in mini-mini ma proprio mini short che circolavano e circolano tutttora in città ciabattando come delle sciattone.


E vada pure per il mini short a taglio jeans con l'orlo stretto all'inguine ma quelle con le culolotte a cosina cosina vedo-non vedo ma la vedo open air stante l'orlo largo e svolazzante, quelle proprio no. Da tipe da spiaggia a strappone del marciapiede il passo è quello di un orlo in una crisi di civiltà. Globale questo va detto a rischio inevitabile di pericoloso scontro.


Un po'di buon senso da parte di tutte queste tipe da spiaggia non sarebbe  male: le ragazze col burkini dovrebbero avere l'accortezza di andare a  fare il bagno nelle loro piscine private o spiagge riservate come fanno i nudisti mentre quelle smutandate che si facciano i selfie per conto loro... E pace e bene per tutti."

giovedì 2 luglio 2026

SILVANA MANGANO ED ELSA MARTINELLI, QUANDO IL RISO ERA L'UNIICA MINESTRA

La generazione del dopoguerra è cresciuta con la minestra di riso, riso al latte o al burro perchè era il cibo più diffuso soprattutto al Nord dove era coltivato in grandi aziende che ingaggiavano squadre di “mondine” le quali,  immerse nell'acqua fino al ginocchio, seminavano una dopo l'altra la piantina di riso che cresceva in grande quantità nella cosidetta risaia.

Era un lavoro duro che potevano fare solo ragazze giovani e sane ma di bassa estrazione disposte a spaccarsi la schiena per portare a casa una sacca di riso o una misera paga necessaria comunque per aiutare la famiglia o allevare un figlio come ragazze-madri che a quel tempo erano numerosissime perchè vittime di un maschilismo imperante che esibiva con orgoglio una virilità prepotente e manesca che abusava di giovani ragazze per poi liberarsene tacciandole come poco di buono per aver ceduto nel dare “la prova d'amore”.

L'Italia comunque si stava rialzando creando posti di lavoro anche per le donne prime fra tutte le famose “mondine” delle quali si era occupato anche il cinema lanciando, prima con Riso Amaro film in bianco e nero, una procace Silvana Mangano bellezza sfrontata in minishort e maglietta attilata a mettere in evidenza un seno da maggiorata con a seguire  La Risaia, film a colori,  dove la mondina Elsa Martinelli si contrapponeva con una figura da modella elegante e l'aria ingenua di brava ragazza desiderosa solo di aiutare la mamma, ben diversa da quella assetata di vita della Mangano.

Le storie per entrambe si assomigliano nell'ambientazione del lavoro e canti nelle risaie con dormitori nei quali la macchina da presa si soffermava compiaciuta nel riprendere le ragazze in sottoveste in pose intime scosciate adagiate languidamente nel letto intente a fumar una sigaretta alle prese con i racconti dei “morosi”  semprte divisi in due tipologie: la canaglia, che in Riso Amaro era interpretata da Vittorio Gassmann al quale aveva dato vita masticando gomma e imprimendo schiaffi alla “sua donna” tanto per ricordarle chi comandava, e il bravo ragazzo che sempre in Riso Amaro era interpretato da un giovane Raf Vallone con la faccia giusta del maschio forte e protettivo, mentre nel secondo film La Risaia  questo ruolo era stato affidato al belloccio di quel tempo Rick Battaglia (che aveva fatto perdere la testa a Sophia Loren) mentre la canaglia era una sorta di sosia di Mike Bongiorno un tipo borioso con macchina spieder nipote del padrone che “corteggiava” le ragazze molestando la Martinelli perchè gli aveva dato un due di picche.

Il melodramma fa sempre da sfondo a queste storie  perchè il sentimento e le passioni sono talmente intense (non avendo altro diversivo questo va detto) da fare di ogni cosa una tragedia che comunque si consumava sempre dopo o durante la serata del Gran Ballo a chiusura della stagione.

Un'occasione per far emergere tutto il sex appeal delle protagoniste molto differente l'una dall'altra perchè per esempio Silvana Mangano si esibiva in un boogie boogie molto sensuale ed ammiccante  che è tutt'ora virale nei social, mentre Elsa Martinelli, lanciata come tipo alla Audrey Hepburn si esibiva nel centro della pista facendo la ruota con la gonna gonfia per lasciar intravedere, ma solo intravdere, le lunghe gmbe.

Insomma due mondine contrapposte che rappresentavanola femminilità di quel tempo con le maggiorate da una parte e la ragazzina di un certo tipo fine ed elegante dall'altra.

Da questa fascia di mondine era sorta anche Marta Marzotto che dalle risaie del Veneto era assurta al ruolo di Contessa a dare dignità ad una categoria penalizzata per bassa levatura. Il riso da prima minestra si era poi fatto Risotto sempre più sofisticato  diventando un piatto sempre presente nei Menù della Ristoriazione  prestandosi a connubi variegati come verdura pesce e carne, nochè frutta e addirittura petali di rosa con champagne.

Sono sparite invece le mondine e quell'Italia povera nel quale le donne hanno fatto la loro parte rimboccandosi le maniche e lavorando duramentre  per dare un futuro ai loro figli conquistando indipendenza economica ed autonomia.


Curiosamente le due protagoniste hanno avuto diverso destino, pur diventando delle star anche a livello internazionale, perchè Silvana Mangano, musa di Luchino Visconti e grande attrice drammatica,  dopo la morte di un figlio si era lasciata morire mentre Elsa Martinelli aveva sempre vissuto allegramente  distinguendosi per un certa disinvoltura nel rilasciare interviste nelle quali dichiarava che il maggior peso della sua vita fosse stata la verginità per cui da ragazzina sognava solo di liberarsene.

Infatti era volata come reginetta del jet set asse Roma-Parigi e poi Londra-New York, come una sorta di influencer sempre vestita all'.ultima moda senza remore o inibizioni né tanto meno complessi di inferiorità lavorando con attori come John Wayne in Hatari oppure Orson Welles in Intrigo Internazionale facendo sempre la sua figura. Mai porca comunque, non avendo un briciolo di sex appeal e distinguendosi per simpatia e carattere brillante.