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venerdì 5 giugno 2026

LA SALA PROFESSORI E I PROBLEMI DELLA SCUOLA

Per riallacciarmi al discorso dei professori aggrediti davanti alla scuola Leonardo da Vinci di Parma della quale ha parlato tutta l'Italia, c'è un film ora su Rai Play, La Sala dei Professori, che dà alcune dritte sulla vicenda.

La storia è quella di una giovane professoressa molto responsabile precisa volonterosa e seriamente convinta del suo ruolo di educatrice oltre che di insegnante di tante materie di una classe in particolare dove i ragazzi sono svegli, collaborativi e molto indipendenti nelle opinioni su professori e sul ruolo della scuola nella quale hanno fondato un giornale di classe che fa venire in mente quello storico de' La Zanzara ai tempi del liceo post-sessantottino.

Non so se vige ancora questa pratica nelle scuole ad insegnar l'arte del giornalismo facendo crescere gli studenti nella convinzione che siamo tutti giornalisti. Infatti basta guardare i social dove se anche sono pieni di fake news si raccolgono consensi di milioni di follower tanto che più sono fakes più vengono prese in considerazione per cui non si sa più quale siano le fonti credibili alle quali attingere essendosi tutti più o meno adeguati.

La giovane professoressa è veramente una roccia, quel che si suol dire una donna ferma nelle sue convinzioni che porta avanti con zelo in nome della verità, intesa come onestà e punto imprescindibile di una persona e della scuola stessa dove da un po' di tempo avvengono furtarelli che non si sa a chi attribuire.

Ad essere presi di mira per primi sono i ragazzi con uno in particolare perchè straniero e con molti spiccioli in tasca da spendere senza alcun esito comunque perchè poi si scoprirà la ladra nella persona di un'addetta alla segreteria.

La professoressa si accolla la responsabilità di difendere il figlio di questa signora manolesta, nonostante la sua ostilità non accettando la colpa della madre, subendo ogni tipo di angherie pur di far valere la sua idea che i ragazzi vadano protetti e non puniti.

Un discorso che porta avanti a costo di ricevere offese da parte di colleghi, insulti dea parenti degli scolari e un voltafaccia dei ragazzi stessi che tramite il giornalino di classe l'attaccano pesantemente fino a farla vomitare.

Come finisce? Alla fine gli studenti sono messi tutti in riga dal sistema scuola che applica una linea dura, mentre quello più dissidente nel sfidare la professoressa fino all'ultimo rifiutandosi di assentarsi per ottemperare il decreto di sospensione nei suoi confronti, verrà portato via dalla polizia per portarlo a casa a viva forza.

La domanda è se valga la pena subire per questioni di principio a costo di rimetterci la salute? Sì perchè la scuola ha bisogno di queste eroine a mettere ordine e assoluto rispetto dei principi fondamentali di una società civile, di cui fa parte in primis il nucleo scolastico più di quanto faccia quello famigliare,  da apprendere e seguire nel rigore e nella disciplina uscendo dal caos dove tutti sblaterano senza nessuno che diriga perchè i professori sono contro i colleghi i quali hanno contro anche i parenti mentre i ragazzi minacciano denunce intimando gli insegnanti al silenzio.

A questo punto è arrivata la scuola, in perenne attesa che qualche prof. sfigata/o si sacrifichi fino a rimetterci in salute, per il bene  di un nucleo scolastico dove  ad essere assenti non sono gli alunni che marinano la scuola o gli insegnanti sempre in malattia con i parenti che si intromettono, perchè il problema è l'assenza dello Stato.  


lunedì 1 giugno 2026

C'E' ANCORA DOMANI LA CONQUISTA DEL VOTO DA PARTE DELLE DONNE

  Ne avevamo bisogno. Lo scossone che ha smosso il cinema italiano dal torpore in cui era immerso ha riportato gli spettatori a riempire le sale come un tempo che fu. Ben vengano le idee nuove anche se “copiate” da fonti autorevoli C'è Ancora Domani è infatti un pout-pourri di ambienti e situazioni già vissute, viste sul grande schermo grazie ad autori come Vittorio De Sica, Alessandro Blasetti Luchino Visconti che hanno narrato l'Italia del dopoguerra mostrando le donne casalinghe che si ingegnano come pitevano per fare lavoretti di cucito, iniezioni, riparazioni e quant'altro a loro portata per racimolare qualche soldo da consegnare al marito non dopo aver fatto la cresta al già misero guadagno. Il film è una rievocazione e un omaggio a questo cinema che ha fatto alzare la testa all'Italia nel riemergere dalle macerie mettendo le basi per il boom degli anni 50. Le donne sono le eroine di questo periodo perchè si sono rimboccate le maniche prendendo spesso la parte dei loro uomini tornati dalla guerra, da  entrambe le fazioni comuniste e fasciste, feriti e indeboliti nella tempra perchè in ogni guerra non c'è mai un vincitore. 

Ecco perchè non ci piace il femminismo visto da Paola Cortellesi, regista nella sua opera prima, perchè le donne come la protagonista Delia, non erano così maltrattate e sottomesse pur non avendo ancora acquisito il diritto al voto. Il quale lo hanno conquistato donne come le nonne che noi tutte abbiamo avuto in famiglia dove ormai il matriarcato aveva soppiantato da tempo il mito del maschio “padre o marito-padrone” fin troppo assente da casa e dunque sbattuto fuori dalla giurisdizione patriarcale. 

La protagonista Delia nella sua condizione di asservimento totale è un insulto alle donne che  hanno invece affiancato i loro uomini coraggiose e impavide nella resistenza, e sono tante.Così se val bene bene la carrellata scenografica in C'è Ancora Domani sugli arredi dell'epoca come il fornello e le prime cucine a gas, le camere da letto sovraffollate, la macchina da cucire immancabile in qualche angolo, le stoviglie (sempre dono di nozze)  custodite tutto l'anno nella credenza con il servizio di bicchieri di cristallo in bella vista dalle vetrinette con centrini, tirate fuori per le feste di Natale Pasqua o per festeggiare fidanzamenti, matrimoni, funerali, con la tovaglia bianca di lino che ogni famiglia anche la più povera aveva riposto nel baule insieme alle lenzuola ricamate a mano rifinite con i punti a giorno o gigliuccio al profumo di lavanda, quello che non quadra è proprio Delia rappresentata come una figura patetica (che con la siringa in mano è ben lungi dalla forza dirompente di una Magnani in Bellissima o il candore genuino di una vittima come Giulietta Masina ne' Le Notti di Cabiria) perchè, anche se ammantata di dolcezza con molta ironia è capace di azioni subdole come quella di restare indifferente alla morte dello suocero ignorandolo per poter scappare con l'amante, sfruttando l'unica possibilità che ha di fuggire da casa e dal marito violento, perchè altrimenti non saprebbe dove andare. A trovarsi un lavoro, no? Passi il paesino di provincia, ma Roma! 

Oppure ancora peggio facendo passare Delia sopra al fatto che la figlia si  sistemi con un giovane di famiglia benestante il cui padre si è arricchito facendo l'informatore dei tedeschi consegnando loro molti uomini, mentre non transige quando sente il ragazzo rivolgersi a sua figlia con la stessa arroganza di suo marito rozzo e manesco (magistralmente interpretato da Valerio Mastrandrea sempre in canotta sudaticcia in stile Stanley Kowalski di Un Tram che si Chiama Desiderio) facendo emergere la presa di coscienza di una casalinga disperata piuttosto che la persona orientata verso l'ideologia di sinistra. E movimento femminista.

Insomma qualcosa non quadra ma il film comunque piace per la presenza di Paola Cortellesi sempre irresistibile nel delineare personaggi fuori dalle righe come la protagonista di C'è Ancora Domani che comuque rappresenta una minoranza perchè per fortuna è la maggioranza che ha conquistato il diritto al voto. Se le donne fossero state tutte a livello di Delia saremmo ancora prenderle di santa ragione a seguir quel detto del saggio maschilista: “Quando vai a casa picchia tua moglie, tu non sai perchè ma lei sì” Tiè! Uomini tremate... Col diritto al voto le donne non si sono più fermate, anche se la strada è ancora lunga, con tante leggi da fare da cambiare...ma se una donna in Italia è diventata premier, possiamo dire di essere a buon punto. Domani si vedrà...


FOLLEMENTE CON UN BACIO INTIMISSIMO

                      



 Follemente, diretto da Paolo Genovese,  non è un film d'amore semplice e romantico, ma di rapporti complicati che iniziano con il sesso  dopo incontri al buio.

Lui (Edoardo Leo) è un professore con famiglia ex alle spalle che si presenta già arrapatao di suo, imbolsito quanto basta per desiderare di chiudere l'affare pur disponendosi volonteroso al rito dei preamboli d'obbligo fra persone responsabili.

Lei (Pilar Fogliati)  è una single imprenditrice  soddisfatta della sua vita del suo lavoro, un filo spocchiosetta generazione millenials.

Finalmente un film intelligente, ed ecco la cronaca: impronta teatrale, dialoghi serrati incalzanti in palleggio brillante con rush finale del giococ maschio...Gol!

Ma non è finita. A stupire è il passo indietro di luiper mettersi in ginocchio e coinvolgere anche la partner  facendola venire a fine partita.

L'importante non è vincere, ma partecipare. Esultanza per tutti anche del coro, una sorta di esemplari maschi e femmine, che commentano le gesta del preludio  facendo tifo l'uno per l'altra prima di arrivare al culmine del piacere: egoista quello di lui in un ci-dò che ci-dò, miagolante da gattina in calore quello dilei che aspettava solo a farsela leccare meravigliandosi nel trovare un ver Campione del settore “là dove non batte il sole”

E fu subito amore. Dedicato a tutti gli uomini che “ci fanno stare bene”.