Dopo vent'anni c'e' la curiosità di vedere Il Diavolo Veste Prada due per conoscere il declino del mondo della moda e dell'editoria. Della Moda.
Sì perchè morti Valentino Gallerani e Giorgio Armani di quel mondo è rimasto solo il ricordo dello scintillìo così ben illustrato nel Diavolo Veste Prada, l'originale che tale resta perchè il secondo è una copia triste con personaggi che si ritrovano per cercare di raccogliere un'eredità che li faccia restare a galla sperando nell'aiuto di Dior.
Il Brand è in sottofondo perchè la protagonista è la rivista Runway diretta da Miranda Priesly (Meryl Streep nel ruolo di Anna Wintur direttrice di Vogue che ha lasciato proprio l'anno scorso) che ha bisogno di una rispolverata ai servizi moda ai quali sopperisce Andy Sachs (Anne Athaway) tornando in redazione dopo essere stata licenziata dal giornale per cui lavorava insieme a tutti i suoi colleghi con un secco messaggio Wathsapp,
Oggi si usa così a rimarcare quanto i tempi siano cambiati, ma non le buone maniere quanto meno formali. Infatti dietro la facciata del lusso-fashion incarnato da modelle sempre in tiro, girandola di abiti, ambienti luminosi a vista panoramica su New York, i book e tante sfilate eventi e serate glamour dove tutti vorrebbero esserci, ci sono operazioni marketing scorrette all'insegna di sgambetti tradimenti fusioni a patti leonini pronte a spiazzare membri al potere. In questo caso solo uno, rappresentato da Miranda interpretata da Meryl Streep la quale ha dichiarato che il suo personaggio è il più antipatico di tutta la sua carriera che invece non ha confermato nel sequiel avendolo addolcito presumibilmente causa raggiunta terza età con compagno presente e premuroso che per impersonarlo hanno scomodato persino Kenneth Branagh.
Col cumulo non si dovrebbe sbagliare perchè sono stati inseriti tanti altri personaggi importanti come Donatella Versace in un cammeo e Lady Gaga per accompagnare la sfilata di Milano-vende-moda, ma l'effetto è stato disastroso fin troppo roboante chiassoso e pacchiano come solo sanno fare gli americani per tradurre il trend dettato dagli Europei, made in Italy in primis.
Se il film strizza ancora l'occhio a Prada assurgendola a musa ispiratrice (la quale in realtà si è orientata sugli abiti da lavoro, a conferma della crisi della moda) di Giorgio Armani e Valentino Gallerani per esempio non c'è ombra alcuna.
Il made in Italy col passo felpato silenzioso elegante fra il fruscìo degli strascichi delle rouge dei volants e delle perline che impreziosiscono gli abiti tutte cucite a mano è solo presente nelle clips dei social dove l'AI cerca di ricopiare attingendo fra gli archivi nell'intento di ricreare imitandone lo stile abiti da sogno bellissimi ai quali comunque manca l'anima con quel fruscìo dal vivo della passerella: un'anima gentile algida che sfili come un angelo così come mirabilmente incarnato da Vittoria Ceretti nei mondiali di Cortina. Nel film niente di tutto questo tutto girato all'insegna di un mondo che sarà catapultato on line, meno spese e più possibilità creative anche se nella moda tutto è già stato inventato e gli imperi sono destinati a scomparire lasciando solo qualche traccia come afferma un protagonista del film che recita la battuta davanti al Cenacolo scelto come location per la cena elegante a lume di candela dopo la sfilata della Runway.
A questo ci hanno ridotti, a ruderi sui quali banchettare allegramente come gli ultimi dei dell'olimpo scesi sulle nostre rovine dell'Ultima Cena.
Sperando che sia l'ultimo film su questo filone diabolico , che comunque ci fa ben sperare sia per l'età avanzata dei protagonisti Meryl Streep e Stanley Tucci (il mitico assistente Nigel) talmente rigidi nei corsetti e pancere da sembrare ingessati ( comunque sicuramente piu' interessanti per altri ruoli) che per la non più giovane età delle due co-protagoniste Anne Athaway ed Emily Blunt che fan la caricatura di Andy ed Emily del primo film senza più infilzare una battuta spiritosa in sincrono con l'espressione del viso perchè il botulino lo impedisce.Tanto Rumore per nulla direbbe Shakespeare per rappresentare questo mondo dell'effimero comunque pur sempre un mondo di fatica di impegno di creatività e di sostanza ma soprattutto di visione che gli addetti ai lavori devono possedere per far girare milioni con le Maison, molte delle quali pur affossando nei debiti, continuano a presentare show con abiti da sogno diventando più importanti delle vendite stesse, al botteghino in primis
Infatti il battage pubblicitario sui vari Red Carpet alle prime di tutti i Paesi del mondo, con le protagoniste in abiti fantastici, è stato più bello dello stesso film.






