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lunedì 1 giugno 2026

C'E' ANCORA DOMANI LA CONQUISTA DEL VOTO DA PARTE DELLE DONNE

  Ne avevamo bisogno. Lo scossone che ha smosso il cinema italiano dal torpore in cui era immerso ha riportato gli spettatori a riempire le sale come un tempo che fu. Ben vengano le idee nuove anche se “copiate” da fonti autorevoli C'è Ancora Domani è infatti un pout-pourri di ambienti e situazioni già vissute, viste sul grande schermo grazie ad autori come Vittorio De Sica, Alessandro Blasetti Luchino Visconti che hanno narrato l'Italia del dopoguerra mostrando le donne casalinghe che si ingegnano come pitevano per fare lavoretti di cucito, iniezioni, riparazioni e quant'altro a loro portata per racimolare qualche soldo da consegnare al marito non dopo aver fatto la cresta al già misero guadagno. Il film è una rievocazione e un omaggio a questo cinema che ha fatto alzare la testa all'Italia nel riemergere dalle macerie mettendo le basi per il boom degli anni 50. Le donne sono le eroine di questo periodo perchè si sono rimboccate le maniche prendendo spesso la parte dei loro uomini tornati dalla guerra, da  entrambe le fazioni comuniste e fasciste, feriti e indeboliti nella tempra perchè in ogni guerra non c'è mai un vincitore. 

Ecco perchè non ci piace il femminismo visto da Paola Cortellesi, regista nella sua opera prima, perchè le donne come la protagonista Delia, non erano così maltrattate e sottomesse pur non avendo ancora acquisito il diritto al voto. Il quale lo hanno conquistato donne come le nonne che noi tutte abbiamo avuto in famiglia dove ormai il matriarcato aveva soppiantato da tempo il mito del maschio “padre o marito-padrone” fin troppo assente da casa e dunque sbattuto fuori dalla giurisdizione patriarcale. 

La protagonista Delia nella sua condizione di asservimento totale è un insulto alle donne che  hanno invece affiancato i loro uomini coraggiose e impavide nella resistenza, e sono tante.Così se val bene bene la carrellata scenografica in C'è Ancora Domani sugli arredi dell'epoca come il fornello e le prime cucine a gas, le camere da letto sovraffollate, la macchina da cucire immancabile in qualche angolo, le stoviglie (sempre dono di nozze)  custodite tutto l'anno nella credenza con il servizio di bicchieri di cristallo in bella vista dalle vetrinette con centrini, tirate fuori per le feste di Natale Pasqua o per festeggiare fidanzamenti, matrimoni, funerali, con la tovaglia bianca di lino che ogni famiglia anche la più povera aveva riposto nel baule insieme alle lenzuola ricamate a mano rifinite con i punti a giorno o gigliuccio al profumo di lavanda, quello che non quadra è proprio Delia rappresentata come una figura patetica (che con la siringa in mano è ben lungi dalla forza dirompente di una Magnani in Bellissima o il candore genuino di una vittima come Giulietta Masina ne' Le Notti di Cabiria) perchè, anche se ammantata di dolcezza con molta ironia è capace di azioni subdole come quella di restare indifferente alla morte dello suocero ignorandolo per poter scappare con l'amante, sfruttando l'unica possibilità che ha di fuggire da casa e dal marito violento, perchè altrimenti non saprebbe dove andare. A trovarsi un lavoro, no? Passi il paesino di provincia, ma Roma! 

Oppure ancora peggio facendo passare Delia sopra al fatto che la figlia si  sistemi con un giovane di famiglia benestante il cui padre si è arricchito facendo l'informatore dei tedeschi consegnando loro molti uomini, mentre non transige quando sente il ragazzo rivolgersi a sua figlia con la stessa arroganza di suo marito rozzo e manesco (magistralmente interpretato da Valerio Mastrandrea sempre in canotta sudaticcia in stile Stanley Kowalski di Un Tram che si Chiama Desiderio) facendo emergere la presa di coscienza di una casalinga disperata piuttosto che la persona orientata verso l'ideologia di sinistra. E movimento femminista.

Insomma qualcosa non quadra ma il film comunque piace per la presenza di Paola Cortellesi sempre irresistibile nel delineare personaggi fuori dalle righe come la protagonista di C'è Ancora Domani che comuque rappresenta una minoranza perchè per fortuna è la maggioranza che ha conquistato il diritto al voto. Se le donne fossero state tutte a livello di Delia saremmo ancora prenderle di santa ragione a seguir quel detto del saggio maschilista: “Quando vai a casa picchia tua moglie, tu non sai perchè ma lei sì” Tiè! Uomini tremate... Col diritto al voto le donne non si sono più fermate, anche se la strada è ancora lunga, con tante leggi da fare da cambiare...ma se una donna in Italia è diventata premier, possiamo dire di essere a buon punto. Domani si vedrà...


FOLLEMENTE CON UN BACIO INTIMISSIMO

                      



 Follemente, diretto da Paolo Genovese,  non è un film d'amore semplice e romantico, ma di rapporti complicati che iniziano con il sesso  dopo incontri al buio.

Lui (Edoardo Leo) è un professore con famiglia ex alle spalle che si presenta già arrapatao di suo, imbolsito quanto basta per desiderare di chiudere l'affare pur disponendosi volonteroso al rito dei preamboli d'obbligo fra persone responsabili.

Lei (Pilar Fogliati)  è una single imprenditrice  soddisfatta della sua vita del suo lavoro, un filo spocchiosetta generazione millenials.

Finalmente un film intelligente, ed ecco la cronaca: impronta teatrale, dialoghi serrati incalzanti in palleggio brillante con rush finale del giococ maschio...Gol!

Ma non è finita. A stupire è il passo indietro di luiper mettersi in ginocchio e coinvolgere anche la partner  facendola venire a fine partita.

L'importante non è vincere, ma partecipare. Esultanza per tutti anche del coro, una sorta di esemplari maschi e femmine, che commentano le gesta del preludio  facendo tifo l'uno per l'altra prima di arrivare al culmine del piacere: egoista quello di lui in un ci-dò che ci-dò, miagolante da gattina in calore quello dilei che aspettava solo a farsela leccare meravigliandosi nel trovare un ver Campione del settore “là dove non batte il sole”

E fu subito amore. Dedicato a tutti gli uomini che “ci fanno stare bene”.

                  



domenica 31 maggio 2026

UNA GIORNATA PARTICOLARE, FACCETTA NERA E IMPERO COLONIALISTA

Tra i programmi di divulgazione della Tv in onda questa settimana,  Una Giornata Particolare diretta da Aldo Cazzullo si è distinta con la puntata Faccetta Nera di grande impatto visivo e partecipazione al racconto.

Se Piero Angela ha ballato un minuetto fra le strade di Parigi, Cazzullo ha dato un pugno nello stomaco con le nefandezze a non finire perpetrate dai colonialisti italiani fin dai primi insediamenti a fine 800 acquistando piccole spiagge in punti strategici del mar Rosso in attesa dell'apertura del Canale di Suez arrivando alla conquista vera e propria dell'Eritrea e Somalia da parte di Mussolini per finire con l'ultima battaglia del 1997 per la liberazione delle zone ancora occupate da parte dei dissidenti nella percentuale del 98% ad indicare il rigetto assoluto non avendo nessuno digerito il colonialismo italiano.

 Aldo Cazzullo ha tenuto viva l'attenzione con immagini forti corredate da foto e filmati autentici, e non estrapolati da fiction che hanno fatto indignare grazie ad un bel montaggio, sequenze in escalation con ritmo incalzante avvincente coinvolgente ed emozionante di grande interesse avendo rivelato gli orrori di una guerra che conoscevamo poco con  i massacri le sevizie stupri e violenze sui civili.

Mussolini è raccontato con una nuova luce sinistra che lo ha annientato rendendogli giustizia come tiranno in preda a delirio di onnipotenza più di quanto abbiano fatto numerose fiction e film improntate  sulle sue gesta amorose ad esaltare la una virilità da leader carismatico con i suoi iconici comizi al balcone che affascinavano le masse facendole correre alla sue dichiarazioni di guerra con un entusiasmo e una fede cieca, mentre la sua personalità crudele e assassina l'hanno sempre solo accennata facendone quasi una vittima di Hitler che invece era proprio il suo degno compare.

In sottofondo c'era diario di Indro Montanelli da lui scritto durante la permanenza in Africa dove era andato con lo stesso entusiasmo di tanti giovani per poi ricredersi alla fine pensando di aver sbagliato, mentre gli era rimasto il mal d'africa nel ricordo di una sposa-bambina che aveva comprato vergine per non essere contaminato da malattie veneree e per avere i panni sempre lavati e puliti. 

Su questo punto il giornalista, una volta diventato celebre in Italia veniva attaccato dalle femministe che gli contestavano un abuso di minore in odor di pedofilia dalla quale lui prendeva le distanze assolvendosi da questa infamante accusa  dicendo che in Africa fosse la prassi.

Maometto aveva sposato Fatima che aveva 9 anni, e Barbarossa aveva sposato Beatrice quando ne aveva 12, per dirla alla pari. Insomma una prassi dell'oscurantismo medievale radicato nell'Europa così come nell'Africa dove al tempo del colonialismo era ancora molto praticata per cui Indro Montanelli si era adeguato agli usi e costumi del loco.

Genius Loci o semplicemente uno qualunque di quella massa manipolabile  per la quali valga il detto l'occasione fa l'uomo ladro, o il Potere e Denaro fanno l'uomo assassino? E tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino....

Montanelli, e diciamolo se proprio vogliamo dirla tutta, era un fascista pentito rimasto con la testa a destra, il pacco fra gli ultimi per fare la carità a quella bambianetta Faccetta Nera che aveva scelto per servir la sua persona in tutto e per tutto anche sessualmente dando alla relazione una parvenza di legalità col matrimonio e mettere la coscienza in pace, mentre la mano era puntata sulla sua Olivetti 22:  un mix di vizi e virtu' che avevano contribuito a forgiare quel leone da tastiera che tutti conosciamo. 

Infatti non si era sbagliato nell'analisi di questa spedizione in Africa riconoscendo che  fu un errore clamoroso perchè il il sangue dei soldati che erano stati falciati dalla guerra e il sangue versato dai civili, era un prezzo troppo alto solo per soddisfare la magnificenza di Mussolini con la sua mania di conquista volta ad ottenere rispetto nel mondo che sanciva con una frase poco edificante: " Prima non ci consideravano mentre ora ci odiano tutti" Pluralis maestatis!

E infatti quelle gesta rieccheggiano a tutt'oggi come grida di dolore venute da quel che fu un genocidio perpetrato per la conquista dell'Impero Colonialista in Africa per la gloria del duce Benito Mussolini perchè l'Italia finiva in ginocchio nel disonore per rialzarsi con la nascita della Repubblica e cominciare una nuova era con un boom incredibile che aveva portato benessere e libertà.