Archivio blog

martedì 23 giugno 2026

ANNI 50 QUANDO LE MAGGIORATE SPOSAVANO UN PRODUTTORE

 

Negli anni 50 se un'attrice voleva fare carriera assurgendo al ruolo di intoccabile, doveva sposare un produttore  o un personggio importante che la impalmasse rendendola orgogliosa di essere moglie-di.


E' il caso di tante attrici, le cosiddette maggiorate  da Sophia Loren sposata al produttore Carlo Ponti a Claudia Cardinale con Franco Cristaldi, da Silvana Mangano con Dino De Laurentis a Rosanna Schiaffino con Alfredo Dini

 

L'unica eccezione per Gina Lollobrigida che con determinazione riusciva a far carriera a livello internazionale contando solo sulla sua bellezza e talento. E scusate se era poco.

Con un buon matrimonio si assicurava la carriera elevandosi anche nei ruoli che da bonazze borgatare si trasformavano in protagoniste dei film in costume di produzioni americane perchè Hollywood era sbarcato a Cinecittà mettendo il quartier generale sulle ville sparse nell'Appia Antica.

Così dalla mondina Mangnao di Riso Amaro , alla pescivendola Loren dell'Oro di Napoli, dalla borgatara Schiaffino nella Sfida alla terrona migrante Cardinale ne' I soliti Ignoti, rinascevano ammantate di divismo delle signore delle buona borghesia con outfits eleganti e cappellino in testa, quelle che nei cinegiornali venivano ossequiate  a differenze delle giovani attricette che si permettevano di prendere per i fondelli fino a farne delle suicide come in Io La Conoscevo Bene interpretata da Stefania Sandrelli  diventata l'emblema di quella schiera di giovani ansiose di fare cinema che dovevano far gavetta nel divano del produttore o posando maliziosamente per il paparazzo che conosceva tutti dell'ambiente o ancora del faccendiere profittatore del sottobosco  così ben rappresentato da Waler Chiari in Bellissima.

Storie comunque molto attuali perchè a tutt'oggi nei circoletti sia del cinema che della Tv sono tutt'ora presenti come signore conduttrici o come uniche degne rappresentanti del cinema italiano. Non è necessario fare nomi perchè sono talmente note che sicuramente sono state riconosciute.


lunedì 22 giugno 2026

IL ROSSETTO, LA GIOVENTU' CHE BRUCIA NEL BOOM ECONOMICO

 

Il Rossetto è un film di Damiano Damiani anni 50 (visto su Rai Play) con protagonista una ragazzina di 13 anni, che ha saputo reggere alta l'attenzione per tutto il film. 

Infanzia e adolescenza in quegli anni erano spesso in primo piano se si pensa a film d'autori come Ladri di Biciclette o I bambini ci guardano di Vittorio De Sica, passando da Bellissima di Blasetti fino ad approdare negli anni 60 alle adolescenti pruriginose impersonate da una francesina a nome Catherine Spaak che esordiva con La Voglia Matta. 

Il Rossetto è una sorta di giallo con l'assassino che si rivela dalla prima scena , un bel ragazzo Gino con macchina di professione commesso viaggiatore di prodotti estetici che fa vita dispendiosa al di sopra dei propri mezzi perchè arrotonda in nero nel farsi mantenere da una ragazza di vita, come si diceva allora, sua coinquilina che uccide dopo aver conosciuto una ragazza della borghesia bene che intende sposare, un tema importato dall'America con Un Posto al Sole, ma comunque valido in ogni Paese.

Potrebbe farla franca se non fosse che la ragazzina a nome Silvana tampinandolo per essersi presa una cotta, lo avesse visto uscire dall'appartamento della prostituta uccisa, un partcolare che lei gli confida per fargli capire di coprirlo per amore giurandogli silenzio assoluto. Lui non si sa se a caso, o forse no, assomiglia in modo impressionante ad Elvis Presley  che nell'immaginario era quello che si innamorava di ragazzine minorenni, per cui il film ci marcia dentro su questo ritmo al suon della chitarra  del quale lui è cultore  amante della musica e delle canzoni che coltiva come hobby6

 


Una dote in più che affascina la ragazzina arrivando a non dargli più pace seguendolo in ogni dove fino al buio di un cinema nel quale si reca dopo un appuntamento mettendosi furtivamente il rossetto nella toilette per poi proseguire con una scampagnata dove lui le dà un bacetto sulla guancia. Ma la ragazzina quando scopre che lui è fidanzato con la ricca ragazza, impersonata da Giorgia Moll interprete ideale di questi ruoli incarnando perfetramente la troietta della buona borghesia che puo' consumare tranquillamente rapporti sessuali in camere d'albergo puntando al bel ragazzo ambizioso e intraprendente, fa una scenata al giovane  inducendolo a mettere le mai avanti andando a riferire al commissario dei Carabinieri (impersonato da Pietro Germi, poi diventato regista che in questo ruolo aveva girato diversi film) il qual intuisce la sua colpevolezza pur non riuscendo ad incastrarlo perchè nel confronto con la ragazzina l' aggressvità del giovane  ha la meglio facendola sembrare una sorta di seduttrice scaltra fornendo la prova del rossetto che lei ha ancora nella borsa e sulla quale si accanisce il Commissario chiedendo visita ginecologica umiliando la ragazzina. La quale risultando ancora vergine assolve il giovane assassino dall'etichetta mostro pedofilo.

Alla vigiglia delle nozze con la ricca ereditiera il bel giovane piacione viene fermato dal commissario che lo smaschera grazie ad un biglietto lasciato dalla ragazzina chiusa in collegio da una mamma troppo indaffarata col lavoro e a rincorrere il suo amante, dopo aver deciso di suicidarsi senza esito positivo per fortuna nel quale gli chiede perdono per il disturbo arrecatogli con la sua testimonianza che di fatto conferma.

A distanza di tempo il film è ancora più interessante nel rivedere come si viveva in quegli anni  del boom con le sartorie (l'atelier della mamma) di alta moda che si stavano imponendo, con i commessi viaggiatori un classico di O Neil, le ragazzine sveglie ma impigliate ancora in una serietà perbenista con le classi meno abbienti che usavano il foulard al postio del cappellino delle classi borghesi, le ragazze”di Vita” che erano sposate arrotondando di nascosto dal marito (e che oggi si sono evolute con i social) o esercitandolo spudoratamente senza vergogna di apparire sui giornali perchè tutta pubblicità, e soprattutto l'accanimento delle Istituzioni verso una ragazzina ritenuta poco di buono per un filo di rossetto messo ingenuamente mentre si ossequia la ricca ragazza che scopa senza problemi. E questo la dice lunga sul ruolo della donna in quegli anni dove l'adulterio (delle classi povere) era punito con il carcere e all'uomo erano concesse le attenuanti per il delitto d'onore.

Insomma un'Italia oscurantista clericale e misogina che la rivoluzione del '68 aveva di colpo spazzato di via liberando i costumi e aprendo la via verso l'emancipazione che a tutt'oggi, anche se a buon punto, non si può considerare completata. L'importante è andare avanti e non mollare.


lunedì 15 giugno 2026

IL PRIGIONIERO, UN FILM STORICO CHE AVVINCE

 

Che cosa è la vita senza l'amore? La vita è l'amore...per tutto quello che ti circonda e tutto quello che ti circonda ovvero il Cerchio Magico che nel film Il Prigioniero si forma intorno a  Miguel de Cervantes (Julio Pena) un bel giovane  zoppo con un braccio rotto dalla faccia dolce e dalla testa piena di sogni, di storie, di racconti che recita per un gruppo di compagni di agonia, prigionieri di un Pashià che li ha catturati per lasciarli liberi tramite riscatto. Il gruppo è formato da nobili spagnoli francesi e italiani catturati dai pirati nel 1580 per essere portati ad Algeri insieme ad altri passeggeri da vendere come schiavi.

Entrando in Algeri sembra di entrare all'Inferno rappresentato dal cortile nel quale sono ammassati girando intorno ad un pozzo di acqua circondato dalle malte mura del palazzo del Pashià Hassan Bajah che li guarda dall'alto all'ombra delle grate. Il cortile della penitenza che avrebbero dovuto scontare si rivela un'oasi di cultura con frati che annotano gli eventi raccontandoli nei minimi partcolari anche quelli raccapriccianti, per tramandarli ai posteri. Il giovane Cervantes con la sua dialettica forbita e fantasiosa viene notato dal Pashià che ne fa il suo garzone preferito, una sorta di Sheerazade che suscita interesse grazie alle storie fantasiose, coprendolo di attenzioni  di regali e concedendogli uscite premio fino al tramonto suscitando l'invidia di un frate il quale lo denuncia come ribelle complottista nell'organizzare una fuga, senza però riuscire nell'intento di farlo impiccare perchè il Pashià all'ultimo sussulto del giovane appeso al cappio ordina di lasciarlo ritrovandone il respiro mentre la passione si infiamma sempre più per questo giovane affascinante, colto, libero e fondamentalmente buono da non poter non essere amato e verso il quale prova tanto amore da lasciarlo libero di scegliere di andarsene.

Il film è bellissimo intriso in qell'atmosfera dei Paesi del Maghreb fatto di giornate lunghe soleggiate trascorse nel soddisfare i sensi del gusto e dell'olfatto tra il brusìo di un mercato vivace con botteghe che nascondono piaceri sodomiti scegliendo ballerini maschi travestiti da odalische, palazzi da mille e una Notte con fontanelle e giardini fioriti che danno in grandissime stanze fresche dove il languore va di pari passo con la sessualità consumata nei bagni turchi fra massaggi con oli profumati e accoppiate omosex. Il Pashià è interpretato da Alessandro Borghi il cui sguardo saettante dà la giusta luce sinistra di un uomo tagliato a metà essendo un italiano diventato Moro dopo l'abiura infame che gli ha comunque pernesso di arricchirsi governando Algeri con la stessa crudeltà che aveva subito vedendo la madre sgozzata da un Moro, non lesinandola nemmeno ai Cristiani suoi fratelli tenuti in prigione.

Il Pashià e Cervantes, duettano come padrone e schiavo con eleganza intellettulae mista a sottile crudeltà che alimenta il piacere del potere nel dominio che alla fin fine si rivela essere quella dello schiavo poiché il Padrone ne subisce il fascino cadendo nell'asservimento sessuale e sentimentale che tutto dà in cambio di un bacio d'amore piuttosto che di qualcosa di banale. Quel bacio che Cervantes lo schiavo alla fine gli rifiuterà per la libertà.

Il Prigioniero, diretto da Alejandro Amenabar è un bel film storico che da tempo non si vedeva al cinema curato in tutti i partcolari dalle location agli interni impregnato in quiei profumi medio-orientali che parevano sentirsi in sala tanto era intrisa l'atmosfera di quella sensualità così particolare che chiude la donna e apre gli uomini esaltando la pratica dei piaceri proibiti di sodomia e alcol dalla quale si eleva, come in un sogno raccontato da Cervantes, una giovane vergine maghrebina convertita al cristianesimo che butta il velo al vento perchè innamorata di Gesu'.