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venerdì 1 maggio 2026

NOVECENTO PER FESTEGGIATE IL PRIMO MAGGIO

   Un paio di anni fa, il primo maggio ad aprire la parata dei lavoratori con garofano era stato messo in scena il quadretto di 900, cartellone pubblicitario dell'omonimo film di Bertolucci con il quale il regista ha voluto rappresentare la resistenza fra le masse contadine messe in ginocchio dai padroni prima e dalle camicie nere poi con quest'ultime che spadroneggiavano arroganti anche fra la ricca borghesia pure lei asservita.

Se il film ha avuto un grandissimo successo, la parata del 1 maggio è stata un filo disertata dai vari gruppi di lavoratori con tutti i sindacalisti in prima fila, tanto che si contavano più numerosi dei lavoratori stessi.

Se il 25 aprile giorno della Resistenza il corteo è sempre numeroso e partecipativo, il primo maggio da alcuni anni passa quasi in sordina con i soliti noti a bandiera alzata ma senza entusiamo come a dire che andiamo  festeggiare visto che di lavoro non ce n'è?   La festa dei lavoratori tornerà comunque ai suoi slogan cantati a squarciagola, bandiera rossa la trionferà, evviva il comunismo e la libertà, dimenticando che la vera libertà esiste solo con la democrazia.

Novecento,  è un film di Bernardo Bertolucci di produzione Italo-Franco-Americana.

Con questo aggancio Bertolucci si è imposto a livello internazionale scendendo a compromesso nel confezionare un prodotto molto lontano dalle origini della Bassa Parmense riproposta in modo fantasiosamente colorato e più vicino ai gusti Hollywoodiani con le masse contadine che trionfano con la bandiera rossa e i gerarchi fascisti fuori di testa con il volto di Donald Shuterland in coppia con la Pasoliniana Laura Betti, lei comunque nel ruolo di sé stessa bravissima come sempre.

Il risultato è stato quello di un'americanata che fa il pieno al box office.

Bertolucci scendendo a compromessi per accontentare tutti italiani americani e francesi è paragonabile a quelle starlette che avendo bisogno di un lancio si prestano a scene di nudo o di sesso, ma una volta catapultate nel firmamento delle star trovano la loro strada, così come è stato per Bertolucci che ha ritrovato sé stesso con il Te' nel Deserto sempre pieno di bauli di Luis Vuitton ma capace di colpire per intensità e pathos senza perdere in autenticità. Ma questa è un'altra storia perchè Novcecento rimane a testimonianza del pasticcio che si rischia di correre con le produzioni straniere, specie americane a patti leonini,  col risultato di confezionare un prodotto bello a vedersi per ricchezza di mezzi e di badget ma che in tono minore più casareccio avrebbe reso di più a livello di credibilità di un affresco contadino della Bassa Parmese.

Con il film Novecento di Bernardo Bertolucci il tema delle lotte contadine è trattato in modo morboso e discriminatorio per le donne facendone ritratti caricaturali anche se nettamente divisi fra le classi, da quelle povere a quelle ricche passando dall'alta borghesia a quella dei parvenue.


Le ragazzine povere infatti sono descritte come ritardate che non sanno distinguere una mungitura ad una mucca da una sega al padrone, le ragazze giovani  contadine invece non sanno distinguere un membro dall'altro facendo di ogni cazzo un fascio in ammucchiata, le donne ricche sono tutte pazze fuori di testa o ubriacone  perchè cresciute nell'ozio e nel vizio sono troppo delicate e incapaci di fronteggiare la realtà di un fascismo violento mentre invece hanno superato benissimo quello delle ingiustizie sociali fra padroni e servi.

 Le donne della borghesia sono sciacquette (Dominique Sanda) che miscelano i vizi del loro status a ideali di uguaglianza cercando consolazione nell'alcol e nelle bettole a molestar i contadini ignoranti, mentre quelle che dal basso si sono sistemate-bene sono le classiche pidocchiose arricchite senza freni nè pietà per nessuno felici solo di poter godere di quanto hanno arraffato e invidiato dalla loro nascita in miseria. Solo l'amicizia tra maschi, fratelli per lo stesso giorno di nascita riuscirà a trionfare con la bandiera rossa nel finale sbandierata uniti e insieme al popolo dopo che le opposte ideologie li avevano separati.

 Perchè la ragione sta sotto la bandiera rossa. Il messaggio in sintesi è questo qua che comunque Bernardo Bertolucci ha trasmesso con molta cura delle location (una corte bellissima più da residence immobiliare che da rustico bucolico, come una sorta di piccola città) e nella scelta degli attori quasi tutti stranieri molto noti scelti fra francesi e americani ai quali affidare i ruoli di protagonisti mentre per  quelli di figuranti comparse e caratteristi sono stati stati ingaggiati attori italiani professionisti ormai al tramonto come Laura Betti ed Alida Valli o attrici in auge in quel momento come la Sandrelli e Stefania Casini e tanti personaggi “del posto” fra la bassa parmense. Tutti comunque in ruoli minori per esigenze di mercato estero.
Era un'occasione per lanciare il cinema italiano perchè il film avvince per l'affresco di grande respiro della provincia agricola italiana, che avrebbe fatto ugualmente presa a livello internazionale perchè fuori dal provincialismo dei film all'italiana stante la scrittura raffinata della sceneggiatura nel quale Bernardo Bertolucci è maestro il quale invece si è piegato alle esigenze di mercato dello star system.


Non è un puro come Pier Paolo Pasolini per cui i suoi film a tutt'oggi risultano un filo datati, di maniera e poco credibili specie negli eccessi introdotti solo per colpire e far cassetta. Il film è stato trasmesso recentemente in Tv e, personalmente, seguito (dopo averlo già visto al cinema) fino alla fine causa insonnia. A volte certi film si rivedono volentieri ma non è stato questo caso perchè tra gli spot della Tv e quelli  del film pieno di prodotti griffati si perde il senso della sacralità di un grande affresco corale della società contadina che va dal latifondismo al caporalato passando da due grandi guerre dove a fare da padroni raffinati della scena sono in promo gli stivali vintage lucidati col grasso di maiale e le valigie  originali di Louis Vuitton, riciclate da Bertolucci nel Te' del Deserto film che lo ha assurto a genio di tutte le sue opere. 


 




giovedì 30 aprile 2026

RE CARLO III FA IMPAZZIRE IL MONDO.

 

Tutti pazzi per Re Carlo III che finalmente nel Tour in America ospite alla Casa Bianca del Presidente Donald Trump,  si è preso la rivincita su Diana, la principessa del Galles amatissima dal popolo che la voleva sempre abbracciare al posto di Carlo considerato il principe consorte.

Quando arrivavano insieme per il bagno di folla dividendosi fra le due fila, quella di Carlo iniziava a chiamare Diana, la quale godeva nell'aver rubato la scena a lui, l'erede al trono di Inghilterra che nella famosa intervista sul matrimonio sovraffollato lei lo giudicava inetto e poco adatto per diventare Re. Evvai||

Infatti Diana purtroppo se ne andava clamorosamente così come aveva primeggiato diventando Principessa del Galles meglio definita come principessa del popolo.

Regina lo era diventata Camilla, la rivale che sovraffollava il letto di Carlo, nel quale l'intrusa era comunque Diana la moglie legittima.

Camilla era l'amica di sempre, l'amante appassionata a luci rosse, la confidente stimata, la madre che Carlo non aveva avuto mai perchè Elisabetta era la madre dei suoi sudditi con la priorità alla Corona, anche se rimangono spezzoni di films diffusi per promuovere la Royal Family nei quali si vedevano riuniti Elisabetta e Filippo davanti al Barbecue o intorno alla tavola sorridenti insieme ai figli che si divertivano alle loro battute, perchè quelle sì che erano vere sicuramente più dei quadretti famigliari.

Infatti l'umorismo non è mai mancato nella famiglia Reale specie fra Elisabetta e Filippo anche se molto delle battute di questi risultavano infelici traducendosi in gaffes clamorose. Ma la regina Elisabetta ed il Principe Filippo con il senso dell'umorismo palleggiato hanno portato avanti il loro matrimonio fino alla fine dei loro giorni avvenuti quasi in contemporanea, due anni l'una dall'altro, con tutti gli alti e bassi annessi e connessi, corna in primis. Reciproche ovviamente senza drammi, l'importante che restassero in famiglia i cui segreti custoditi erano favoriti da una stampa compiacente ed asservita, prima che si scatenasse l'inferno con l'arrivo di Diana a Corte mettendo tutti i fatti e  misfatti dei reali alla ribalta per un pubblico sempre più morbosamente incuriosito e sorpreso che anche i Nobili scopassero cornificandosi o facendo gli sporcaccioni come tutti gli amanti focosi e arrapati del mondo.

Carlo e Camilla erano in pole position con la pubblicazione delle intercettazioni intime  e riferimenti personali ai Tampax che come una sorta di porno-gadget rappresentavano una trasgressività estrema. Son cose!

Cose di cui tutto il mondo era venuto a conoscenza ma con gli anni si erano spenti gli echi di queste effusioni hard tanto che con lo scorrere del tempo si tende a considerarle il frutto di una passione molto intensa rivalutando il ruolo di Camilla come donna profondamente innamorata che ha avuto una positiva influenza su Carlo,  perchè  si sta rivelando un monarca lungimirante e brillante, confermandosi l'uomo più elegante del mondo per il suo aplomb molto British ma non solo anche per il look di quel gusto raffinato ereditato dalla madre la Regina Elisabetta fugando ogni dubbio anche su quelli che credevano alle parole di Diana, La quale se è stata molto presente sulla scena non è stata altrettanto lungimirante nei suoi giudizi sul marito offuscata dalla gelosia si potrebbe pensare se non lo fosse stata nemmeno nell'affermare quanto Harry le sembrasse più adatto di William a diventare Re.

Dio salvi la Regina Camilla!





martedì 28 aprile 2026

IL CASO 137, QUANDO UNA POLIZIOTTA SI PRENDE A CUORE UN DOSSIER

 

Il Caso 137 è un film ambientato a Parigi ai tempi della manifestazione, servizi sanità, dei cosiddetti gilet gialli contro la Polizia impegnata in una sanguinosa guerriglia urbana la più pesante degli ultimi decenni dove erano infiltrati anche agenti in borghese che avevano avuto l'ordine di operare con tutti i mezzi a disposizione di cui alcuni di loro si erano dotati comprando caschi  al Decathlon.

Queste teste di casco, praticamente abusive ma ammesse legalmente in incognito, si sparigliavano per le vie meno frequentate per inseguire quelli che si erano allontanati dal gruppo nei Champs Elysées. Una di queste spedizioni si imabetteva in due ragazzi che, riconoscendoli come agenti tiravano loro una lattina vuota inducendo gli stessi a rispondere per “legittima difesa” sparando due colpi di pistola colpendo uno alla testa  mentre l'altro stava fuggendo.

Su questa vicenda indaga  Ispettore Stephanie Bertrand (Lea Drucker).a capo di una commissione di Polizia nominata per indagare sulla Polizia ed eventuali scorrettezze nella guerriglia.

Le indagini si svolgono seguendo la prassi con i verbali degli interrogatori rilasciati freddamente senza concessioni ad esibizioni per questioni di fiction per essere protocollati col numero assegnato alla pratica così come succede nelle stazioni di Polizia.

Il dossier in questione porta il n.137 che l'Ispettore si prende a cuore dopo aver interrogato la madre del ragazzo in coma all'ospedale rendendosi conto della buona fede di questa famiglia di manifestanti, arrivati a Parigi per difendere  i loro diritti calpestati  nel settore sanità, da un piccolo paese di provincia nel quale la poliziotta era nata con i genitori ancora in vita che in tempi passati per un breve periodo avevano usufruito delle cure assistenziali di questa madre loro compaesana. Il mandato è difficile da svolgere dovendo mettersi contro colleghi dei quali l'Ispettore conosce i sacrifici ed i rischi nel buttarsi nelle mischie affrontando le aggressioni dei manifestanti e dovendo rispondere con altrettanta violenza per difendersi così come sostenuto fermamente da queste teste di casco indagate che comunque grazie a una ripresa di un telefonino alla finestra di un Hotel da parte di una cameriera di colore, vengono ripresi mentre uno di questi dopo aver sparato, non contento, sferra un violento calcio al povero ragazzo rimasto a terra ferito in una pozza di sangue.

Di fronte a questo filmato agghiacciante che inchioda gli agenti non resta che l'arresto ma qui il film va oltre con ingerenze dall'alto per farli rilasciare immediatamente tanto da mettere in crisi l'Ispettore nel dubitare che tutto il suo lavoro di indagine nel Corpo della Polizia non serva a nulla dovendo scontrarsi sul fatto che la difesa degli agenti debba sempre avere la priorità per non minare la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni mentre lei rischia persino di essere indagata nel sospetto di aver agito non come super partes.

Di fatto il ragazzo che ha subito danni permanenti al cervello, nel rilasciare la sua deposizione stentando nell'esprimersi fa riflettere se sia stato giusto avergli rovinato la vita da un abuso della polizia. Tema irrisolto da tempo che, se in Francia viene archiviato col protocollo 137 dossier, in America fa ancora indignare con sommosse sanguinose, una dietro l'altra, con la condanna a morte di chi non sia super partes (v. il personaggio di Sean Penn nel Film Una Battaglia Dietro l'Altra).

C'è da osservare che in sala c'erano pochi spettatori a conferma che questo tipo di tematiche non siano molto sentite in Italia dove la guerriglia urbana non raggiunge mai la violenza di quelle dei gilet gialli che aveva messo in ginocchio la Francia, o delle Banlieu e delle minoranze d'America.

Il film comunque è molto interessante ed avvincente  perchè, se inizia con la freddezza del questurino indagatore, piace la protagonista Lea Drucker nel ruolo della  brava poliziotta segugio Stephanie Bertrand la cui calma, senso di responsabilità rigore e risolutezza con le quali porta a termine il suo mandato adempiendo ad un dovere ma anche mossa da un profondo senso di giustizia e di pietas, riscatta la categoria di una Polizia corrotta e intoccabile protetta dai vertici della Politica. Ed è curioso che questo compito sia sempre più affidato a delle donne le quali se prendono a cuore un caso,così come spesso succede, non è un demerito per debolezza ma un valore aggiunto per la comunità evitando di  farlo insabbiare per compiacere qualcuno in alto.