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venerdì 22 maggio 2026

UN FUTURO APRILE. L'UTIMA STORIA DI MAFIA CHE SBARCA IN TV

 


Un Ffuturo Aprile è l'ultimo sul tema mafia, ora su Rai Play, basato su una storia vera che ha come interprete nei panni del magistrato Carlo Palermo, calato dal Trentino per insediarsi nella Procura di Trapani, Francesco Montanari un attore dalla faccia scolpita che non fa trasparire alcuna emozione, restando sempre dritto come un fuso scomponendosi appena appena  dopo aver subito un attentato dimostrando, riuscendoci benissimo, la sua tempra dura e coriacei nel rimettersi subito al lavoro entrando negli Uffici con l'orecchio insanguinato per il timpano forato dal fragore del boato della strage. 

Che sarà mai? Il dovere innanzi tutto senza comunque dimenticarsi di avvisare lo staff che ci sono state vittime innocenti, esternando sempre con lo sguardo impietrito un senso di colpa al commissario (Emmanuele Aita) che calmerà la sua coscienza diostrandosi fidato amico nel sostenerlo nelle indagini che entrambi portano avanti facendo irruzione a tappeto nei luoghi dove si annida il braccio violento della mafia arrestando tutti i piccoli malavitosi perchè i mandanti restano nell'ombra a tramare fin quando la Cassazione avrà li avrà assolti per tornare a delinquere come intoccabili fino a quando il solito pentito non deciderà di parlare. Così in una seconda fase anche i mandanti vengono arrestati e condannati a sorpresa facendo chiudere un cerchio con “Giustizia è Fatta”

Un messaggio molto positivo se non fosse che la fiction sia tutta girata come una commedia sentimentale a sfondo criminale in giallo-rosa come le interviste Crime di Francesca Fagnani fra sorrisini e domandine scomode lanciando frecciatine intinte nell'inchiostro simpatico in grado di decifrare solo il Corrierino dei  piccoli fans.


Peccato che qui si parli di mafia dove una madre con due bambini ha trovato la morte guidando un auto sul percorso del magistrato la cui carica esplosiva li ha presi in pieno parando la vita del Giudice, per cui baci e abbracci sembrano un filo fuori luogo all'insegna di quel vogliamoci bene alla faccia dei mafiosi mentre dentro si grida vendetta da perpetrare fino all'ultimo.. Il grido di dolore soffocato è quello del vedovo Nunzio interpretato da Peppino Mazzotta (il collaboratore storico  di Montalbano) il quale se si butta in un'indagine parallela con quella della Polizia, dopo pochi mesi è già in dolce compagnia di una giovane ragazza rimasta incinta che presenta alla figlia Margherita sopravissuta all'attentato per essere andata a scuola da sola, la quale invece di essere gelosa come normalmente succederebbe in tale  frangente di lutto non ancora elaborato, l'accoglie entusiasta come una seconda mamma diventando a sua volta una sorta di mamma del fratellino in arrivo. La famiglia si allarga anche con buona pace della zia che lascia di buon grado il posto vacante alla nuova compagna del padre anche se in Paese circolano chiacchiere su di lei. Invece la ragazza dimostra di aver un cuore grande diventando nel corso della fiction una colonna portante per il sostegno al compagno nella lotta alla mafia e per il contributo economico in favore di Margherita che a sua volta ama talmente tanto il fratellino da inibirne la voglia di crescerr perchè dopo 17 anni è rimasto ancora piccolino come quando ne aveva 10.

Margherita comunque, morto il padre, è quella che vedrà finalmente trionfare la giustizia che avviene nonostante il magistrato sia stato trafserito a Roma perchè continuamente minacciato da lettere anonime che arrivano anche all'indirizzo delle sue figlie inducendolo a desistere dal continuare la sua lotta alla mafia sfilandosi da qualsiasi contatto con la famiglia delle vittime per non trovarsi la stampa intorno anche se ormai lui non è più essenziale perchè il lavoro lo continua il Commissario con il supporto di Margherita nell'accettare di costituirsi parte civile per continuare la battaglia. Nonostante il diniego a restare ed ad avere contati con le parti offese, Margherita molto nobilmente alla fine contatta il Magistrato Carlo Palermo per  liberarlo dal senso di colpa e ringraziarlo.

Di che cosa non si sa, visto che la sua famiglia era stata distrutta a causa sua anche se involontaria, con lui che si era arreso al primo intoppo con la solita frase che distingue i medioci,  ma che non ci si aspetterebbe da un magistrato di alta statura: “Tengo famiglia” ammettendo di fatto la sua potenza. Gli eroi di mafia sono tutti un'altra storia.


mercoledì 20 maggio 2026

LAPPONIA I LOVE IU, UNA FAVOLA TRA LE RENNE

Piacciono ancora le favole? Con Lapponia I Love iu ne abbiamo vista una molto carina ambientata in Finlandia tra allevamenti di renne paesaggi fioriti immersi in un religioso silenzio per sentire il rumore del vento e delle acqua gelide e cristalline dei torrenti sparsi ovunque per arrivare al freddo mare del nord e dove la vita trascorre nelle lunghe giornate di sole non conoscendo il buio della notte fonda ma solo una leggera penombra.

Il protagonista Carmine Esposito, interpretato da Erasmo Genzini, e' un giovane di Napoli che insieme a due amici pur essendo bravi ragazzi conoscono l'arte di arrangiarsi con furtarelli facendo piccoli bottini rubando orologi ai ricchi finendo per colpire un mafioso che induce Carmine ad accettare l'eredità del fratello Salvatore il quale stabilitosi in Finlandia gli ha lasciato una bella casetta da entrarne in possesso dopo avervi soggiornato due mesi.

Giovani gagliardi e soprattutto napoletani la compagnia esuberante si fa subito conoscere dai nativi finlandesi alcuni dei quali prendono le distanze mentre altri li accolgono ben lieti di godere della loro allegria, del caffè buono e della loro estroversa compagnia. Carmine vien colpito dalla grazia di una ragazza del posto nipote della compagna di Salvatore, Sunna' (Anna Magga Wigelius) che lo mette in guardia sulla morte del fratello archiviata come suicidio ma con il sospetto di omicidio al quale lui non crede affascinato da quella vita così beata che non potrebbe nascondere insidie. Così in questo paradiso naturale lui insegue Maren Elle così si chiama la ragazza (L'attrice Sissi Jomppanen) mentre si occupa delle sue renne facendole complimenti e dichiarazioni d'amore che lei gli dimostra di non capire parlando una lingua completamente diversa. Ma il linguaggio dell'amore è universale e quando c'è alchimia fra due persone la parola Ti amo che lui le sussurra dolcemente lo si capisce in tutte le lingue riuscendo ben presto a conquistare il suo cuore che lei ricambia timidamente dopo aver risposto con i primi approcci con un calcio nelle palle dimostrando la sua natura selvatica difficile da conquistare tanto da tenere sulle corde anche un pretendente del posto che purtroppo mira a sposarla per entrare in possesso del suo allevamento di renne.  Così tra i due sorgono tanti ostacoli dovendo superare la diffidenza degli abitanti che si frequentano solo fra parenti accoppiandosi fra di loro, ma sopratutto la mafia del posto, che spadroneggia sugli allevamenti togliendo di mezzo, come è stato per Salvatore, tutti quelli che li scoprono.

In questa banda c'è coinvolto anche il fidanzato Mihkkal ma Carmine dopo essere stato avvisato con calci e pugni di non impicciarsi, vuole andare a fondo alla faccenda riscendo a smascherare la banda che affronta senza paura pur avendo la pistola puntata per fargli far la fine del fratello riuscendo a scamparla grazie al colpo di fucile di Maren Elle che finalmente cade tra le sue braccia facendolo scegliere, e con lui anche gli amici, di restare per vivere felici e contenti anche se fra una cotoletta di lingua di renna e una pizza all'ananas, ma l'amore vince su tutto.

Durerà?la domanda resta in sospeso per valutare un sequiel numero due o addirittura una serie. Comunque vada, la favola finisce qui col gioco della seduzione e del preludio tra piccole schermaglie della guerra dei sessi che hanno fatto accendere la fiamma dell''amore e della passione, perchè poi comincerà la quotidianità della vita vera sfociando come tutti nella noia anche in Paradiso come la natura incontaminata della Finlandia 
Erasmo Genzini interpreta ormai sé stesso, il bell'u'guaglione impunito napoletano dal cuore generoso ma con la testa calda, alla giusta temperatura comunque da renderlo simpatico non oltrepassando il limite preferendo restare ai margini non della società comunque ma della mafia. Piacione a tutto tondo dal sorriso al capello riccio gli occhi neri accesi come il carbone e profondi come il cratere del  Vesubio incarna la napolenità da cartolina, lo scugnizzo che tutti vorremmo incontrare a Napoli davanti ad una pizza mentre lui suona il mandolino cantando O Sole Mio con lo sfondo del Golfo di Napoli a confermar quel detto Vedi Napoli e poi Muori.



venerdì 15 maggio 2026

IL GLADIATORE DUE

 

Così anche in Tv sbarca Il Gladiatore 2, il sequiel girato da Ridley Scott dopo 20 anni anche se non se ne sentiva il bisogno, ma era da vedere  perchè l'operazione marketing puntava proprio sulla curiosità per cui chi l'ha visto potrà scegliere di rivederlo passando sopra alla raffica di spot pubblicitari e dell'orario prolungato inevitabile in una Tv commerciale come canale 5.

Ci sono film che girati in serie 1 o 2, oppure in trilogy o all'infinito che sono molto attesi e seguiti perchè portano avanti un discorso o di un regista come Pier Paolo Pasolini con il Fior di una Mille e una Notte, I racconti di Cantherbury, Il Decameron,  o di saghe famigliari come il Padrino o il percorso di un eroe come Rocky oppure un filone fantascientifico come Alien da andare a vedere nonostante il regista (che da Ridley Scott il primo ne sono seguiti altri) così come per 007 da Sean Connery fino a Daniel Craig. Per non citare le GuerreStellari, Il Signore degli Anelli ecc.ecc.

Il marchio però lo deve imprimere uno solo, un regista, un'idea o un personaggio che nel Gladiatore lo ha impresso Russel Crowe con un Physique du Role vigoroso ed energico che si fondeva perfettamente con l'integra virilità di un leader combattente e pessionale e l'intensità interiore di un uomo colpito nei suoi affetti più cari, manifestati con una sofferta recitazione ed un rotear di spada tanto da plasmar un personaggio unico nello spettacolo. Pertanto alla sua morte il film poteva ritenersi finito anche perchè nel frattempo su quel filone d'oro sono sorte tante produzioni in serie televisive che ci sono bastate ed avanzate perchè tradotte in splatters con sague che schizzava a fiumi bucando fin lo schermo con i Gladiatori sexy toy, con pacco gonfio a vista pelo al servizio della bisogna di matrone sempre in fregola  e, questa è imperdonabile, con l'Arena circoscritta in un cortile in quel sito di Capua memoria tutto da dimenticare.

Il Gladiatore da eroe tutto onore e gloria era diventato una sorta di porno-gadget per orge patrizie con ammucchiate fra schiavi sempre arrapati e troie matronali.

Così Il sequiel del film è stato visto come un'operazione poco convincente anche per il rifiuto di Russel Crowe di partecipare e già  questo avrebbe dovuto far desistere il regista perchè sarebbe come se una Imma Tataranni riprendesse la serie senza Valeria Scalera, un flop in partenza come si è visto con i Cesaroni con il solo Claudio Amendola non avendo più senso portare avanti quel discorso interrotto che bastava riprendere ricominciando con un'altra famiglia senza insistere di far dei Cesaroni discendenti diretti di Giulio Cesare e Cleopatra.

Insomma Ridley Scott pensava che il film n.2 lo potesse gestire alla pari del primo come se fosse stato una sua creatura avendo la brillante idea di incentrarlo su Lucius la creatura di Lucilla, spacciandola per figlio del Gladiatore avuto da Lucilla suo vecchio amore e non mentre era sposato con la moglie perchè i bambini avendo la stessa età, erano stati concepiti da due padri diversi senza alcun dubbio.   

La creatività specie se fantasiosa, non ha confini e non potendo resuscitare i morti ci si trastulla con i vivi tenendo il marchio a garanzia di continuità senza considerare che nel Gladiatore Russel Crowe avesse messo l'anima immedesimandosi in un personaggio che sentiva molto  facendo il suo capolavoro di percsorso artistico, tanto che Russel e Gladiatore erano e lo sono ancor per tutti un tutt'uno mentre tutto il resto difficile da imitare. Si è visto con il Gladiatore Due dove come Lucius e figlio segreto è stato scelto Paul Mescal ancora fresco dell'aura di studente universitario irlandese della serie Tv Normal People, alto allampanato sempre un filo fuori fase nel gestire studi e ragazze compagne di studi che nella realtà, sulla scìa di questa serie di successo impazzivano per lui, ma niente a che fare comunque con un muscoloso Gladiatore e con lui men che meno Pedro Pascal col baffo messicano, così come Denzel Washinghton, seppur molto bravo, in un ruolo improbabile che sembra cucito low coast per far accumulo di star da richiamo perchè riesumando Lucilla appare una Connie Nielsen in botulino in una sorta di pallida idea della nobile patrizia di un tempo che fu avvolta in memorabili costumi. I quali se nel primo film erano parte di una scenografia curata nei particolari e non solo perchè anche gli effetti speciali erano credibilissimi nella ricostruzioni AI  del Colosseo in primis, in questo secondo film passano inosservati oscurati da una scenografia pomposa roboante esagerata impossibile e men che meno improbabile con l'inserimento di mostri preistorici a sostituire le mitiche tigri di passata memoria, mai dimenticate comunque nella loro suggestiva apparizione a sorpresa insieme alla Colonna Unita a formazione testuggine per contrastare la corsa delle bighe e vincere clamorosamente, col Generale che era diventato schiavo e da Gladiatore più amato del Re di Roma.

Invece nel secondo film si rimane basiti annientati dalla violenza gratuita sulla quale si è lavorato fantasiosamente senza riuscire a coinvolgere nemmeno con la battaglia navale al Colosseo un pasticcio confuso con una sorta di video gioco che ha reso il pubblico insoddisfatto anche se il regista era sempre Ridley Scott.

Il quale con l'età invece di migliorare, ha prodotto un flop dietro l'altro avendo probabilmente esaurito la vena creativa di una visione che vada oltre un buon prodotto da piazzare sul mercato seguendo un copione in linea con lo star system invece che una sceneggiatura attinente ai fatti storici perchè se sul primo c'era qualche libera interpretazione, sul secondo la fantasia si è troppo scatenata come ai tempi dei Kolossal storico-romani Hollywoodiani ormai in declino, proprio quel genere di film che a Russel Crowe agenti e amici avevano sconsigliato di interpretare con  Il Gladiatore che invece lui ha accettato nobilitandolo. Il Gladiatore, non la serie dei Peplum perchè dopo di lui, il nulla.