giovedì 30 gennaio 2020

PERCHE' SALVINI HA PERSO NELL'EMILIA


Tutti ormai lo sanno perchè Matteo Salvini ha perso l'Emilia avendolo ampiamente spiegato da penne autorevoli ed opinionisti eccellenti per cui mi metto ugualmente in coda per dare anche il mio modesto contributo
Secondo me Salvini ha perso non per il citofono perchè pur essendo stata un'azione bassa ha avuto l'approvazione di un intero Paese di Pilastro (così come si è visto in Tv) che lo ha accompagnato a suonare il campanello per cui sono tutti condannabili anche se poi sono quelli che al voto gli han voltato le spalle.
Non è stato per il Papete perchè oltre al bagno in mare aveva fatto un bagno di folla così come avevamo visto anche a Parma rincorso dalle telecamere della Tv per portarlo in un trionfo annunciato immortalato a fare i selfie con tutti i suoi numerosi fans in città e in provincia insieme a culatelli e prosciutti, dove lo inseguiva con tanto compiacimento il Ferraguti di Tv Parma, sempre molto ossequioso a zerbino e zelante con le eccellenze per salir sul carro,  tra le bancarelle per offrire l'immagine del “vincitore” perchè questo si respirava nell'aria insieme all'odor di maiali.


Salvini ha perso perchè stava troppo in Tv e poco in competente sede di lavoro istituzionale per cui oltre ad annoiare nel ripetere sempre lo stesso ritornello diventato una sorta di tormentone ha perso in credibilità.
Non c'è più libidine fra i votanti che quello di trombare il bulletto troppo sicuro di sè di turno: è stato così anche per Renzi, con Di Maio e così per Salvini con a seguire Giuseppe Conte c'è da scommetere non perdendo il premier occasione dall'alto della sua poltrona di bullizzare Matteo tanto che all'ultimo incontro con i Grandi non ha trovato posto in prima fila tra la Merkel e Macron. Errore di protocollo dice lui ma è un lapsus secondo noi con messaggio chiaro.
La sinistra in Emilia ha vinto perchè non ha mai perso forte delle sue politiche sociali, degli asili con Bibbiano che fa eccezione a confermar la regola, la sanità e il benessere in generale che si vive.
Emilia la rossa ha sempre governato bene e le feste del PD ne sono la conferma a dimostrar la partecipazione e la grande soddisfazione di appartenere a questo partito storico.
Il bagno di folla che Parma ha riservato a Salvini è stato vergognoso tanto quanto illusorio perchè anche se ha vinto in questa città è solo grazie a Laura Cavandoli perchè moderata nel portare avanti il programma della Lega senza boria e tracotanza.


Infatti se vogliamo dirla tutta uno come Matteo Salvini ci voleva per dare una regolata all'immigrazione il suo cavallo di battaglia cercando di farsi ascoltare a pugno duro dall'Europa approfittando del fatto di avere vinto in quella sede e presenziare ai vari congressi su questo tema così come è stato invece bacchettato da quella candidata social tanto da venir premiata alle votazioni, piuttosto che andare a parlare a Parma Europa perchè Parma non è l'Europa. A Parma si gusta maiale a suon di musica caro Salvini così come al Papete dove te gustava le cosce della cubista al suon della musica.
In Europa c'è tutta un'altra musica e si chiama impegno e lavoro.
Un conto comunque è dare messaggi a pugno duro un altro è governare col pugno duro facendo il ciccio bello.
Per avere successo nella vita e con le imprese occorre conoscere i propri limiti e Salvini li ha superati pensando di vincere in Emilia proponendo una candidata giovane e bella sottovalutando il fatto che il Paese ne ha avuto abbastanza della Boschi e di tutte le sexy ministre di Renzi e di Berlusconi il quale non a caso ha vinto in Calabria con una candidata modesta e poco appariscente ma di sostanza, così come lo è la Meloni.
Ecco perchè Salvini ha perso l'Emilia.

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mercoledì 29 gennaio 2020

1917 IL FILM DI MENDES SULLE ALI DELLA NOSTALGIA DI 007.

           
Sam Mendes è un regista che ha firmato film di serie 007, Skyfall e Spectre girati con grande maestria a tutto tondo  a livello di tecnica nel  montaggio e piani di sequenza ritmati, soprattutto con Spectre con il quale ha superato perfino lo storico leit-motiv di 007 “tattarrarà-tattara…tara!!!!
La sigla di Spectre è un esempio di sequenza ritmata a tempo di tic tac di un orologio con i rintocchi sempre uguali a battuta serrata in sincrono col passo di 007 agente licenza di uccidere, sotto le spoglie, e non mentite, della morte in perfetto sincrono fra forma e sostanza che si traduce in verità inoppugnabile dalla parte del bene.
Meno male che 007 c’è a salvare il mondo dal nemico dell’umanità.
Così 2017 l’ultimo film di Sam Mendes anche se ambientato nella guerra 1915-18 è girato sulle ali della nostalgia di 007 che in questo contesto è rappresentato da un soldato scelto per battere il tempo giocando a scacchi con la morte con la quale in comune ha licenza di uccidere  sotto l’imperativo di

Chi spara prima vince.
La miglior difesa è sempre l’attacco diceva Napoleone una strategia tecnico-tattica vincente per lui fino a Mosca la città che invece ha giocato in difesa bruciando tutto e lasciandola deserta, mettendo così in ginocchio l'invasore fino alla ritirata di Waterloo dove veniva definitivamente sconfitto.
Se Napoleone fosse stato avvisato in tempo si sarebbe fermato per non mandare i suoi soldati al macello sepolti nella neve del rigido inverno russo? Non si sa perché la voglia di combattere e conquistare a volte prevale sul buon senso.
La dinamica del film 2017 si basa sull’esaltazione dei servizi delle spie indispensabile per poter sguinzagliare agenti in un contesto infernale a svolgere una missione impossibile per salvare vite umane dalla trappola tesa dal nemico affidadandola a due soldati catapultandoli fuori dai confini per attraversare scoperti senza difese le linee dei “crucchi” (i tedeschi).
Il film è quasi interamente girato nelle trincee inglesi prima e quelle tedesche lasciate vuote per una ritirata strategica e preparare la trappola.
Uno dei due ben presto perde la vita ucciso da un pilota tedesco di un aereo in picchiata che cercavano di soccorrere.

Lezione numero Uno: mai  fidarsi del nemico e ucciderlo a sangue freddo anche se sconfitto. Inglorius Bastard? Assolutamente sì. Ma il buonismo cresce nel petto di questo giovane soldato ad alimentare la sua energia per correre verso la squadra in attacco e trovando il modo anche tra uno sparo e l’altro di salvare civili: una ragazza bellissima con neonata non sua che accudisce alle quali offre tutto il suo cibo.
Parando colpo su colpo come un “fuggitivo” alla Harrison Ford  si tuffa nelle rapide di un fiume per venir travolto dalla cascata che lo porta in calma piatta fra petali di ciliegi in fiore e sulla riva dove un canto melodioso nella sua lingua lo avvisa di essere giunto alla meta non prima però di riprendere la corsa nella trincea della seconda fila che finalmente riesce a fermare dopo che la prima era stata sacrificata cadendo nella trappola per non essere stata avvisato in tempo.
Anche se la missione può considerarsi compiuta la grande Guerra è ricordata comunque come una grande carneficina avendo sacrificato vite umane, giovani in primis, da entrambe le parti.”In questa guerra non si vince né perde” ammonisce uno dei generali “perché quello che conta è sopravvivere”.


Il film anche se ambientato in un contesto tragico ha dei momenti gentili e umani pervasi da un senso di romantica avventura di una sorta di eroe senza macchia né paura che tocca il culmine dell’ironia quando incontra una ragazza che vorrebbe cedere al suo fascino come la classica Bond-Girl.
Ma il tempo stringe e a differenza di Bond, James Bond che una sveltina non se la sarebbe persa “vista e piaciuta”, questo eroe della strategia di difesa riprende la sua corsa al ritmo di un tic tac che batte in sincrono alle sequenze di un tiro al bersaglio nel quale riesce a parare colpo su colpo  con un po’ di fortuna e tanta temerarietà. L’interprete  è George Mac Kay un attore dalla faccia pulita e gentile già notato in Capitain Fantastic. Il film è bellissimo e travolgente facendo riflettere sulla inutilità di una guerra portata avanti solo dalla voglia di combattere di chi dà gli ordini accoccolato nei rifugi al caldo considerando i soldati carne da macello.
La carneficina della Guerra 15-18 ha lasciato intere famiglie senza uomini cadendo nella miseria più nera. Alle porte infatti le camicie nere si organizzavano per mettere ordine e sotto regime l’Europa che portavano alla catastrofe con la soluzione finale.

KATE, OSSESSIONE MEGHAN

Stesso pullover panna, stessi panta (fujeaux o leggins) neri ...
Prima le donne, poi i bambini.

martedì 28 gennaio 2020

GF VIP TUTTE FACCE da FATTORE C







Amore Tesoro! Mai fidarsi di chi non ama la cosina perchè prima o poi toccherà al tuo lato b).
E' quanto è siccesso ad Ilary Blasi eletta addirittura donna dell'anno quando conduceva le precedenti edizioni di GF VIP facendo coppia felice con Alfonso Signorini alla faccia di Francesco Totti.
Il GF 202 è stato affidato alla conduzione del solo Signorini il quale dispensa i suoi “amore-tesoro” a tutta la sua corte Gieffina VIPé la quale per aver una copertina sul settimanale patinato da lui diretto andrebbe anche adar via il lato b).
Più che un GF VIP questa edizione sembra un Grande Fratello di disoccupati in cerca di un ritorno alla ribalta mettendosi in un gioco crudele nella speranza di uscirne vincitori con la solita tattica delle fazioni, degli sgambetti, dei colpi bassi e.
Ognuno ha una storia alle spalle che viene sviluppata come da copione, per dare emozioni in pasto a un pubblico sempre meno credulone.
Così le lacrime a fontana di una disperata Fernanda Lessa invece di commuovere fanno evocare le foto che faceva in coppia con Federica Fontana entrambe scosciate riprese dal basso con la gambetta posizionata sul Water per fare pipì insieme vicine vicine faccia a faccia oppure popo' una prima e l'altra dopo.
Ecco è proprio il popo' a farla da padrone in questo GIF VIP perchè sono tutte con le facce inverse  piagnucolose o lamentose. Son cose!
Infatti chi, come Adriana Volpe si lamenta della RAI che per anni le ha dato la minestra sputando nel piatto, chi si lamenta per chicchessia chi invece come Rita Rusic si scoccia per l'introduzione dell'ex amante dell'ex marito Cecchi Gori per inscenare un litigio mettendo in ballo anche i figli così come già visto con Serena Grandi e Corinne Clery per alzare l'audience nel dare emozioni (!!!!)
C'è da dire comunque che Rita Rusic gioca con un aplomb che non ci aspettavamo mentre Valeria Marini continuava a pigolare senza alcun ritegno quanto il suo amore per il marito di Rita fosse disinteressato.
Che avrà mai il povero Cecchi Gori che a malapena si regge sulle gambe dopo aver dilapidato una fortuna lasciatole dall'azienda del padre ancora da offrire per rendersi tanto appetibile?
Un palazzo nobiliare in location Centro di Roma che giustamente la Rusic pretende per i suoi figli mentre la Marini forse lo vorrebbe per le sue prestazioni d'amore disinteressato.
E allora parliamone di queste prestazioni, perchè a questo punto senza voler schierarsi con Antonella Elia che senza pietà ha demolito il mito della Valeriona rivelando che sotto le calze a rete c'erano i collant contenitivi (quelli da vecchie con cellulite e varici) la domanda sorge spontanea “che lavoro fa la Marini?

Infatti se in tv va e viene come una meteora al cinema non si vede più né tanto meno al bagaglino-Tv. I soldi delle ospitate sicuramente se li mangia con massaggini punturine e ritocchini vari per cui come campa sta' figliola?
Non ci interessa perchè tanto quello che conta è la sua carriera strepitosa che lei ha lustrato anche con film d'autore come Bigas Luna che le ha affidato il ruolo da protagonista per la sua procace bellezza ad impersonare “Bambola” come ossessione erotica di un rozzo detenuto che lei andava a trovare scambiando...parole d'amore? No, le sue mutandine da annusare. Purtroppo morì ammazzato per cui Bambola si gettava su di lui a piangere disperata mentre il regista invece di inquadrare il suo viso pieno di lacrime a valorizzare le sue qualità drammatiche e dare tante emozioni, faceva una lunga sequenza sul suo lato b) esaltando il culo.

E pensare che Ilari Blasi soleva dire “Tira più un pelo di f...che cento di buoi” per spiegare il suo grande successo in Tv senza immaginare che a farlo da padrone in Mediaset fosse il pelo di c.lo al quale avrebbe dovuto dare il giusto contributo facendogli onore.
Che mancanza di rispetto! Così l'ha presa in quel posto. Amore, tesoro Totti non è più il Re di Roma!

lunedì 27 gennaio 2020

L’OMAGGIO A FELLINI


Nel centenario della nascita di Federico Fellini sono stati promossi molti eventi culturali con tutta la tv in Amarcord tra spezzoni docu e proiezioni film a tutt’oggi interessanti come spaccato di costume dagli anni 50 ai 60, che chiudeva con mamma Roma, passando dal Satirico di Fellini, appunto. Dopodichè di Fellini sono rimasti gli spot dei caroselli, con la gattina Anna Falchi o la coppia innamorata che ascoltava il menù con piatti gustosi della nouvelle cuisine per poi sentir lei che con voce cavernosa chiedeva i maccheroni. Fellini era rimasto ancorato al suo passato i cui ricordi elaborava con fantasia e con un grande piacere del grottesco. I film sono stati rivisti con interesse così come le celebrazioni in studio dove ci si sbizzarriva sui rapporti di Fellini con la Masina, con la Milo, con Mastroianni, con la Ekberg, con la Cardinale e tutte le donne che animavano i suoi film dalla Gradisca di Magalie Noel alla Nora Ricci di Amarcord da Caterina Boratto alla Valentina Cortese di Giulietta degli Spiriti senza tralasciare attori del calibro di Amedeo Nazzari, Antony Quin Massimo Girotti ecc.


La Tv ha riproposto anche l’omaggio degli americani a Federico Fellini con il musical Nine che a distanza di anni, un po’ perché la Tv è sempre riduttiva rispetto al grande schermo e un po’ perché il film era tradotto in musical che sembrava una copia di Chicago (v. per esempio il ballo della Volpina che a colori aveva copiato il ballo delle detenute-assassine, mentre in bianco e nero sembrava la clip di Jill Jones la musa di Prince nella video-clip Tu vuole la mia Bocca. Più che un film sembrava un collage di deja-vu che non aveva nulla a che fare con Fellini ma con l’Italia di Via Veneto quella che aveva ispirato la Dolce Vita. Se il film era piaciuto a suo tempo rivedendolo in Tv è stato soporifero perché datato e poco attinente ai fatti che noi italiani ancora ricordiamo. Questo per dire che gli americani non hanno capito niente di Fellini che hanno premiato per il suo estro fantasioso e grottesco così come è stato ultimamente per la Grande Bellezza.


Giulietta Masina claunesca e drammatica non era come Marion Cotillard moglie vendicativa né tanto meno la svaporata Sandra Milo poteva essere interpretata da una passionale Penelope Cruz perché la Milo con Fellini tubava senza fare ombra alla legittima consorte, così come usava in quiei tempi dove il confine tra moglie e amante era ben marcato tanto che la Masina accettava di buon grado sia la Milo che  tutte quelle che ruotavano intorno al suo Federico che lui illudeva essere l’unica musa mentre invece la vera musa, della quale era giustamente conscia, è sempre stata la Masina che gli aveva fatto vincere l’Oscar come interprete con La Strada, Le Notti di Cabiria, Giulietta degli Spiriti. Gli altri personaggi di Nine sono pura fantasia caricando a piacimento quella Felliniana tanto da renderla irriconoscibile: la madre con lui da piccolo era una vecchia Sofia scelta solo come la diva italiana che ha lavorato anche in America, mentre Nicole Kidman che allora sembrava una dea, indicata come la vera musa di Fellini, era solo per presentare la tipologia dell’attrice bbona anni 50-60 con la pelliccia e il capello cotonato pieno di toupet. Insomma Nine si è rivelata una vera americanata che invece di esaltare Fellini ha esaltato il latin lover Mastroianni.



Un pasticcio noioso e inconsistente piacevole solo negli stacchetti dei balletti cantati perché tutto il resto era una grande noia. Come in tutte le cose passato lo santo finita la festa per cui queste rassegne felliniane restano impresse nella memoria con poche immagini come succede con le romanze nell’opera: il braccio a ombrello di Sordi nei Vitelloni, il succhiotto di Titta alla grande tetta della Tabaccaia in Amarcord, la Masina che balla con Zampanò nella Strada, Anita Ekberg con Matroianni immersi nella fontana di Trevi con tutti i paparazzi che scorazzano in Via Veneto ad animare la Dolce Vita, il buonanotte di Anna Magnani in mamma Roma e soprattutto la coppia Masina e Masrtoianni in Ginger e Fred mentre della Milo, della Cardinale e di tutte le altre bisogna fare uno sforzo per ricordarle nei film di Fellini anche se loro insistono insistono…Sì, di aver girato intorno al palo tra una sfilata e una frustata: sciak! Brave bene, Otto e Mezzo  Tatta-tara-tarattara. Tà. Ta!       



           

domenica 26 gennaio 2020

venerdì 24 gennaio 2020

CORRIERE ON LINE VS RITA GUANDALINI e CINE34 VS RAI MOVIE


Dopo aver detto con un mio post su articolo pubblicato nella VOCE DI PARMA che dietro a Meghan ci poteva essere Amal (cosa credibilissima perchè Amal è stata invitata anche al matrimonio di Harry e Meghan) ora esce con la notizia che invece dietro ci sia Michelle Obama a sostenerla nella sua emancipazione dai Windsor con i quali Michelle aveva stretto grande amicizia con la stessa regina Elisabetta tanto da cingerla col braccio.
Personalmente non credo che gli Obama siano così stupidi da esporsi contro la Casa Reale per cui il Corriere dovrebbe fare un passo indietro perchè le sue giornaliste rosa non ne dicono una giusta e non fanno tendenza. Se la fanno è perchè hanno pilotato magari  pagando profumatamente? Il Corriere on Line è un giornalaccio questo lo si sapeva già da tempo e ogni giorno ne abbiamo una conferma.

MONICA VITTI APRE CINE 34 CON DESERTO ROSSO

CINE 34 dopo essere partito col piede giusto, si è tolto la maschera mostrando il vero volto di Mediaset con un intrattenimento tutto improntato sulla superficialità e alla facile comicità specie se becera.

Infatti questa sera in scaletta ci sono questi titoli:
LA MINORENNE (pruriginosa)
LA STUDENTESSA (a gambe all'aria nel cartellone) E IL MEDICO
FRATELLO HOMO E SORELLA BBONA
I film d'autore sono relegati ad ore impossibili dalle 2 alle 4 del mattino

No comment perchè già i titoli rivelano l'essenza del programma con il senso del cinema italiano, specchio del Paese, per Mediaset.

RAI MOVIE invece in scaletta ha questi titoli:

IL LABIRINTO DEL SILENZIO ambientato a fine guerra con la caccia ai nazisti capitanani dal procuratore Fritz Bauer
LA VERITA' NEGATA sul negazionismo della SHOAH
QUEL MOMENTO IMBARAZZANTE (commedia brillante con tre giovani singol in fuga dal matrimonio)

Un pacchetto che si dimostra interessante solo con l'offerta di Rai Movie.che  vorrei arricchire col mio modesto contributo cartaceo su un film che approfondiva l'atttività del cacciatore di ex SS
Fritz Bauer. Il film del regista Lars Kraume è molto avvincente robusto e rigoroso al quale da il suo imprinting l'attore Burghart Klaussner molto immedesimato nel ruolo di Fritz Bauer, un ebreo tedesco esistito veramente ed al quale dopo tanti anni è stato riconosciuto il merito della cattura di Eichmann lavorando per una nobile causa come giustiziere  “in incognito”.



https://ritaguandalini.blogspot.com/2016/05/fritz-bauer-da-alto-magistrato.html




MARIA DE FILIPPI VS ALBERTO

Maria De Filippi ha confessato come nasce il suo C'è posta per Te dicendosi certa di assomigliare ad Alberto Angela, ma forse si è sbagliata intendendo Alberto Castagna conduttore storico di Stranamore.


Ecco alcuni stralci dalle ricerche ufficiali sul web
"Stranamore, che ha ripreso un'idea già presente nella rubrica Fiori di Arancio della trasmissione Portobello di Enzo Tortora, e della rubrica Amore ritorna del programma Studio 5, nasce nel 1994 sotto la conduzione di Alberto Castagna, volto storico della trasmissione, che è stato al timone dello show fino al giorno del suo decesso, il 1º marzo 2005. Inizialmente la trasmissione sarebbe dovuta andare in onda nel pomeriggio di Retequattro poiché non particolarmente apprezzata da Silvio Berlusconi, all'epoca alla guida delle reti Fininvest, ma in seguito alla discesa in campo di Berlusconi e del conseguente abbandono di tutti i ruoli in Fininvest, Fatma Ruffini, autrice e adattatrice del format originale, ottenne la collocazione in prima serata della trasmissione".

Le prime edizioni del fortunato programma andarono in onda su Canale 5, facendo registrare ascolti record. La struttura è piuttosto semplice: si basa su storie di coppie in crisi che tentano la riconciliazione tramite il mezzo televisivo ed accorati appelli videoregistrati. Diventa caratteristico l'uso di un camper che gira l'Italia per raggiungere i vari personaggi, cercando con l'occasione di far vedere scorci, magari poco conosciuti, della nazione.
Tuttavia la trasmissione, che nel 1994 riceve un Telegatto, viene accusata di non trasmettere sempre storie realmente esistenti.]

Nel 1998 a causa di problemi di salute del conduttore, il programma viene interrotto per essere ripreso solo nel 2001. I risultati furono però meno lusinghieri  (anche perchè nel contempo era partito il programma C'è Posta per Te condotto da Maria De Filippi).

Alcune meccaniche di Stranamore sono state  riprese e sviluppate in C'è posta per te".

Le meccaniche sono state riprese esattamente nel 2000 durante l'interruzione del programma di Alberto Castagna "per motivi di salute" . Un'opportunità da non lasciarsi scappare.
Un conto è innovare un'idea un altro è rubarla mentre uno è ammalato facendogli lo sgambetto.

Di insuccesso in insuccesso Alberto Castagna non si è più ripreso e nel 2009 è deceduto.

E fu così che Maria venne chiamata La Sanguinaria?






mercoledì 22 gennaio 2020

IL CANTANTE MASCHERATO UN FORMAT PER ANZIANI


Milly Carlucci non ha bisogno di crescere avendo già raggiunto l’apice con Ballando con le Star, un format molto accattivante anche se sempre uguale a se stesso nel corso degli anni.
Anche Milly è sempre uguale anzi più il tempo passa e più sembra che ringiovanisca. Quest’anno ha raggiunto una forma invidiabile se si pensa alla sua età che comunque non sveliamo. Sì perché Milly è sempre pimpante come lo era negli anni 80 quando con il suo sorriso radioso illuminava le scene in Tv,un sorriso che non si è mai spento se non per versare una lacrima “in diretta” per qualche collega deceduto.
Ma alla Carlucci si perdona tutto anche il fatto di avere una sorella come Gabriella che ha fatto politica fashion  iniziando prima ancora della Santanché quando sbandierava di aver portato la politica in passerella, la sua in primis.



Passerella dopo passerella la politica è cresciuta nelle quote rosa grazie soprattutto al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi il quale, scendendo in campo nella seconda Repubblica, aveva introdotto molte ministre tra le quali Mara Carfagna la quale  ora si è messa in proprio dando voce a un suo movimento dopo aver voltato le spalle a colui che per primo l’aveva scoperta. Come animale politico? No, come possibile sposa se non fosse già stato sposato ma per lui andava bene così anche come politica in passerella, un connubio sempre più stretto che sta toccando perfino  San Remo con Amadeus che vuole trasformare la Kermesse in una sorta di Festival-politico-in-passerella.

Passera dopo passera ha già messo tutte e dieci al loro posto: una con un passo indietro a Valentino, un’altra un passo avanti a Michelle Obama, un’altra ancora, sua moglie a far da inviata, un’altra perché ha conosciuto tutti tranne lui, solito ignoto e così via.
Monica Bellucci ha dato forfait scombinando la formazione numerica in fila per due col resto di una in numero dispari facendo contenta la sinistra che parte così col piede sbagliato. Per crescere bisogna sbagliare perché per fare la cosa giusta e restare ai Soliti Ignoti c’è sempre tempo.
Bando alle divagazioni torniamo al format Il Cantante Mascherato che Milly Carlucci ha pensato bene di riproporre sulla scia del successo planetario partito dalla Corea del Sud  un paese molto in auge in questo momento perché sta esportando anche il film Parasite candidato all’Oscar dopo aver vinto a Cannes come rivelazione. Cinema o Tv? Tutte due avrà pensato la Carlucci importando dalla Corea le maschere di animali da Cartoon che nascondono cantanti da indovinare nel nome e cognome sotto le direttive di una giuria di nomi famosi. Il suo format è adatto agli over 65 così come sentenzia il critico della Tv, ma siamo sicuri? Io mi permetto di dissentire perché anche se ne ho viste poche di scene mi sono bastate per lasciarmi basita pensando di essere su scherzi a parte.



Sì perché questo è un format per bambini a meno che non si pensi che gli anziani siano rincoglioniti al punto tale di tornare ad entusiasmarsi dei cartoon carnevaleschi, perché a Carnevale ogni scherzo vale.
Possibile che in Italia non ci siano idee e si vadano a copiarle in Corea?
E’ un insulto all’intelligenza del pubblico anziano che ha comunque modo di rifarsi con gli Angela mentre la Carlucci ha ricalcato le orme di Antonella Clerici con Portobello riproposto da condurre come successo annunciato intanto che la Prova del Cuoco le veniva soffiato da Elisa Isoardi.
La Clerici c’è cascata con un metodo già collaudato da tempo dove la formula è semplice ed elementare perché se conduci un format di successo per eliminarti te ne propongono un altro ancora più grande. Vuoi vedere che per la conduzione di Ballando con le Star c’è già dietro l’angolo una nuova conduttrice più giovane e pimpante per sostituire la Carlucci la quale a sua volta e a suo tempo aveva sostituito Fabrizio Frizzi in Miss Italia?
 E questo vale anche per la Venier catapultata da Domenica In a un format in Prima Serata zuccheroso da carie, la quale dietro l’angolo si trova…. la mattatrice dell’evento Il Tempo delle Donne dove ha fronteggiato il Cairo Editore che si è inchinato alla sua pimpante conduzione. E quando si parla di donne, di tutte le donne, è sempre un fatto politico nel quale soffiare il posto (vedi Rula Jebreal che a S.Remo ha soffiato il posto a Michelle Obama) è considerato un atto Politically Correct! Prrr….




Osservazioni di costume
Gli occhiali da gatta, un pezzo vintage degli anni 50 (portati da Emma Stone in Help per esempio) sono tornati di moda anche se difficilmente si vedono in circolazione perchè sono indossati solo dalle star in film di commedie brillanti o in rivisitazione di quegli anni.
Sono accessori un filo eccentrici e di classe specie se con telaio animalier  (come nella foto in pendant col braccialetto) che comunque tutti possono adottare.
 Tutti tranne che i reali ai quali sono vietati questi accessori perchè fanno  troppo rock-star.
Infatti non si sono mai visti nemmeno su Maxima la regina d'Olanda che ama osare fuori dalle regole  reali standard.
Non così per abiti oppure gonne o camicette perchè alcune hanno già osato col maculato come Letizia regina di Spagna o Kate duchessa di Cambridge vista ultimamente con gonna plissé animalier di Zara.



martedì 21 gennaio 2020

IL CONGEDO DELLA REGINA ELISABETTA

Meghan? Finalmente se n’è andata. 



Dopo il discorso infarcito di parole nobili verso l’adorato Harry e l’amatissima Meghan ai quali ha dato la benedizione come una sorta di “Urbi” per traslocare in Canada e “Torbi” per chiudere un occhio sullo sgarrro ricevuto e un altro sul titolo di Duchi di Sussex che ha loro concesso di mantenere, la Regina è uscita in pubblico con un look che la dice lunga sul suo vero pensiero in ordine al divorzio da Casa Reale. Smessi i soliti cappottini colorati ne ha indossato uno insolito in pied-de-poule il motivo lanciato da Chanel che non è mai stato abbandonato nel corso degli anni perché considerato un must della Maison anche se poi è stato applicato in tanti settori dagli accessori alla profumeria (Dior per esempio) fino ad arrivare al canale televisivo Disney Channel, Disney come la casa di produzione che ha ingaggiato Meghan dopo che Harry l’aveva raccomandata a un dirigente di fronte ad una Beyoncé imbarazzata anche lei presente, qualche mese prima della fuga della coppia, e Channel come canale di un percorso piano A.

Il Pied-de.poule si presta anche ad un’altra scuola di pensiero il piano B per essere tradotto come una sorta di “zampa di gallina” che lascia il segno come un simbolo feticcio per fare i woo-doo ad effetto devastante.
Insomma  la Regina a quiei due ribelli non gliele ha mandate a dire ma con il look glielo ha fatto capire che a Palazzo Meghan la consideravano una strega accentratrice ben intenzionata a non fare un passo indietro. A Kate.
Kate ha studiato da Regina perché lo diventerà mentre Meghan ha studiato come sfruttare al meglio le opportunità che un titolo nobiliare le poteva offrire formando una sorta di azienda conto terzi, la royal Sussex.

Solo la storia potrà dirci se sia stata lungimirante facendo una scelta giusta anche se comunque vada sarà un successo perché solo sbagliando si può crescere così come hanno sentenziato in questi giorni gli stilisti Dolce e Gabbana. Una tesi quella dello sbaglio come percorso positivo avvalorata anche da Daria Bignardi la quale ha confermato che solo con gli errori si comincia a vivere perché un successo tira l’altro e poi un altro e un altro ancora…Strane teorie che mettono in discussione la dritta via perchèfare la cosa giusta forse non paga, “adesso”, però a lungo andare si dimostra sempre la scelta migliore per la propria coscienza e per condurre una vita pacifica così come dichiara di aspirare Harry in congedo dal Regno Unito come a rivelar che nel Regno ci siano guerre intestine così comunque  come in tutte le Corti dei Monarchi da secoli e millenni.
Uscire da nido è sempre più difficile ma è giusto purchè si abbiano le ali per volare in alto e non a livello di una comare dove era lì che l’uccellin volea volare. Infatti secondo la Regina Meghan volerebbe basso.
Poco male perché tutto fa esperienza per crescere nella consapevolezza di aver sbagliato per cui uno arriva a farsi un’idea di vita dove non importa fallire perché quello che conta è provarci o la va o la spacca. Da altezza reale a principessa di Cartoon non è esattamente la cosa giusta sembra il messaggio subliminale gentile ma duro della Regina. Vabbè ma almeno Meghan non potrà dire di non averci provato: ogni lasciata è persa anche un titolo di altezza reale. Non così per Harry comunque che potrà tornare a casa quando vuole anche con la coda fra le gambe perché per lui ci sarà sempre un posto a tavola così come ha dimostrato la Regina riprendendosi il figlio Andrea al suo fianco: i figli sono sempre “un pezzo del cuore di una mamma”.

Il rischio è tutto di Meghan la quale più che una scelta di cuore sembra che abbia seguito l’istinto del predatore più subdolo e feroce addentando la sua preda con sentimento per poi masticar con arroganza: come una sorta di lupo travestito da agnello che ruba ai ricchi per darlo ai poveri ed imprimere  una connotazione politica alla sua scelta essendo questo nel programma di tanti candidati alle elezioni. Purtroppo una volta raggiunto l’obiettivo sappiamo tutti come va a finire. Se la libertà ha un costo la democrazia ne ha un altro  figuriamoci la beneficienza dove, una volta pagato tutto lo staff e i dirigenti, ai poveri restano solo le briciole.
La domanda è “chi c’è dietro a Meghan?” Come al solito cherchez la femme: Amal per esempio grande amica della duchessa, tanto per fare un nome di nobile impegno dei diritti umanitari per i quali Harry e Meghan vogliono battersi. Vedremo se la duchessa di Sussex sarà disposta a fare un passo indietro…nel business di questi diritti umanitari dove il trono da Regina di cuori occupato da Diana è rimasto vacante mentre il business è sempre più fiorente purtroppo a scapito degli umani, superando quello degli ambientalisti in favore di animali e piante. Emblematica è la foto del Koala salvato dal rogo dell’Australia mentre nessun indigeno è stato immortalato bruciacchiato o ferito. Insomma tante belle parole di buona volontà da parte di tutti. E allora ssstttt!!!! Lasciamoli lavorare…



Osservazioni di costume:


https://ritaguandalini.blogspot.com/2019/10/tendenza-pied-de-poule.html



lunedì 20 gennaio 2020

ACCESSORI ANIMALIER e VARIE AMENITA'

L'animalier è sempre attuale anche come accessori abbinato oltre che al rosso anche al bianco nero e azzurro per un tocco di eccentricità così come aveva proposto a suo tempo Roberto Cavalli






 IL SENO PERFETTO
Ad una certa età si può avere un bel seno anche senza un aiutino chirurgico.
I seni grossi non vanno più a meno che non siano oltrechè naturali sodi e alti perchè la tetta svenuta dopo una certa età (quella che va verso i 50) conferisce inevitabilmente alla figura, specie se ancora in forma, l'aspetto di una contadinotta.
Un esempio lo abbiamo in un serial tv su Audrey Hepburn in biopic interpretato da Jennifer Love Hewitt Mai scelta fu più infelice perchè rivedere Audrey con due tette grosse da contadinotta di paese faceva specie.
Specie di razza che non sa nemmeno copiare.


mercoledì 15 gennaio 2020

TURANDOT IMPERATRICE MECCANICA




L’opera ha aperto la stagione lirica al Teatro Regio in un allestimento minimal secondo le direttive del regista Giuseppe Frigeni (regia coreografia scene e luci) che ha spiegato la scelta per rappresentarla in semplicità. Molto chic?
Purtroppo l’opera nei suoi antichi fasti ce la possiam scordare  anche se l'occhio vuole la sua parte senza dover assistere a una messa in scena di una scala sotto a  un plateatico un quadro in alto e qualche pannello con ideogrammi.




Allora meglio la cineseria di Alfonso Signorini stroncata impietosamente che invece a questo punto grida vendetta tirando dietro i suoi vasi ming, le lanterne, i separé le nacchere i gong ventagli pagode le extention e quant’altro farebbe china market.
Meglio ancora se si andasse ad optare per l’innovazione tout-court come il caleidoscopico allestimento di Stefano Poda in una versione horror trasgressiva fra corpi nudi danzanti e lustrini a sfera in mano come teste tagliate che brillavano in una coralità di gruppi minacciosi ad evocare il clima di terrore nel quale era piombata la Cina con gli enigmi di Turandot per vendicare gli stupri subiti dai Tartari.

Meno spesa doppia resa perché l’attenzione è centrata verso canto e musica sempre bella e piacevole. Non nei costumi comunque perché su quelli un velo pietoso: il vecchio Timur (Giacomo Prestia) sembrava Mosè quando esce da deserto, non dei Tartari ma del Sinai mentre 
Liù (Vittoria Yeo) col velo sembrava Sephora la pastorella sua compagna. 
Il gran ciambellano e i mandarini ping pong pang si dimenavano sulla scena con le movenze del risveglio muscolare di gruppo che i cinesi inscenano oggi nei parchi in una via di mezzo tra Karate e Kung-fu mentre Turandot  (RebeKa Lokar) in bianco e di larga stazza a veste tutta gonfia che entrava ed usciva dalla scena con passettini felpati e roteanti simili a quelli di un robot,  più che una erotica dominatrice sembrava un fantasma, una sorta di Belfagor in formula in mano tratta dal libro dei morti, specie quando si posizionava in controluce a spalla contro una porta con il capo nascosto in una braccio come se giocasse a nascondino: “Un due tre, tana: chi è fuori è fuori chi è  dentro”




Dentro, fra i personaggi che “animavano” si fa per dire la scena, da una sorta di scantinato spuntavano le teste del coro tutte in fila come degli emoj ad avvalorare le emozioni delle romanze dell’opera di Puccini dove il bel canto giustamente fa da padrone sugli spettatori galvanizzati.
 Su questo non ci piove perché l’Opera è di grande impatto emozionale specie nel finale del primo atto quando la musica a suon battente in ensemble col coro fa vibrar le casse toraciche per poi sfociare in una esaltante gioia quando Calaf (Carlo Ventre) intona il Nessun Dorma mettendo tutti all’erta per non perdere una nota fino all’acuto di All’Alba Vincerò vincendo in pieno con la sua performance.
L’opera è bellissima anche se non è di Verdi ma Puccini piace in quel difficile percorso intrapreso in Oriente fra Cina (Turandot) e Giappone (Madame Butterfly) facendo conoscere all’Italia ( quella della Bella Epoque che aveva assimilato il gusto per l’arredo cinese e giapponese in una sorta di fusioni di stili ad effetto kitsch così come oggi nella ristorazione dove sushi e gamberetti fritti sono serviti senza distinzione) queste culture in tutte le sue sfaccettature drammatiche pari a quelle occidentali.

Tra il tutto esaurito in sala gli applausi sono stati scroscianti e generosi per il gradimento dell’opera e le performance dei cantanti così come quelle del coro del Teatro Regio di Parma maestro Martino Faggiani e dell’orchestra Filarmonica Italiana Bruno Bartoletti senza che sia stato speso un commento sull’allestimento come se il pubblico si sia ormai assuefatto a queste nuove scenografie minimal tra una porta e l’altra, un gradino un pannello e un gioco di luce ad effetto “Sic”. 
Sìc et simpliciter! non sottovalutando il rischio di scadere nel sempliciotto perché il passo è breve


lunedì 13 gennaio 2020

HAMMAMET CRAXI IN LOVE

         
Parlare di donne non è una questione politica, così ha parlato Amadeus a proposito della partecipazione a S.Remo di Rula Jebreal.

Parlare di donne in generale diventa una questione politica. Così parlò Craxi.



Nei favolosi anni 80 in Italia era tutto uno scintillìo col made in Italy che esportava in tutto il mondo e le famiglie cominciavano a godere del benessere della settimana corta ed il week end.
I leader della politica della finanza e dell’industria si dividevano fra lavoro e casa passando dalle amanti nei giorni di lavoro alle famiglie in fine settimana. Se alle famiglie facevano fare una vita dignitosamente benestante, durante la settimana con le amanti si scatenavano andando dappertutto elargendo donazioni di immobili e servitù correlate o anche di emittenti Tv per consentire alle amate dell’alcova di emergere nello spettacolo o in qualche attività  finanziaria
Le famiglie sapevano ma tacevano perché questa era pratica diffusa nella Prima Repubblica surclassata nella seconda Repubblica  da molti manager al vertice andando in seconde nozze con le loro amanti, per poi ritornare nella terza Repubblica a perpetrar quel detto “moglie tra i fornelli e amanti fra le cene eleganti” senza che nessuno abbia avuto da ridire perché ogni accenno di dissenso veniva assolto o tacitato in opportuna sede e non sempre giudiziaria.

Bettino Craxi è stato un grande leader politico o un grande ladro?
Quando era in auge e lo si vedeva sfilare fra i grandi del G7 con aria consapevole ed autorevole emergendo fra tutti per la sua alta statura l’Italia era orgogliosa di esserci come quinta potenza del mondo perchè quando un italiano andava all’estero aveva credito mentre ora se un italiano va in Europa per una commessa deve pagare a vista fattura e non dopo tre mesi come tutti gli altri Paesi UE.
Dopo il lancio delle monetine contro Bettino Craxi, l’unico leader di un partito ad aver pagato nel processo di mani pulite per finanziamenti illeciti ai partiti dei quali godevano tutti, la prima Repubblica chiudeva i battenti per battere con la seconda la terza, la quarta…
Batti un colpo? No, battere proprio cassa perché “La Democrazia ha sempre un costo” così come enunciava Craxi nell’esilio dimostrandosi quel leader lungimirante che passerà alla storia,  quella  storia d’Italia nel quale lui si immedesimava in Garibaldi essendosi ferito ad una gamba causa diabete perché di fronte a un piatto di pasta e a un dolcetto al pomodoro non poteva resistere mangiandone a volontà con voracità senza curarsi delle conseguenze a confermar quel detto Dimmi come mangi e ti dirò chi sei.
Il film Hammamet racconta gli ultimi anni di Craxi vissuti in Tunisia in una malattia sempre più incalzante che lui accettava come una sorta di penitenza mista a mal d’Africa senza lamentarsi preferendo soffermarsi sulla sua terra nel ricordarla come una sorta di amante mai dimenticata alla quale aveva dato tanto ricevendone solo ingratitudine.
C’è da credere alle sue parole avvalorante anche dalla testimonianza della figlia Stefania nei i talk show che in questi giorni di uscita del film hanno fatto a gara per ospitarla, per confermare quanto Craxi tenesse a stecchetto la famiglia e sfatar quella leggenda del tesoretto nascosto.
 Il resto è tutta un’altra storia che Gianni Amelio cerca di raccontare facendo commuovere e vergognare l’Italia di essere stata tanto ingiusta nei suoi confronti non avendo soppesato i pro e i contro mettendosi solo contro per attuare una rivoluzione che a tutt’oggi non ha cambiato nulla anzi, ha cambiato in peggio perché l’Italia degli appalti pilotati, delle mancate manutenzioni delle mancate infrastrutture delle privatizzazioni sconsiderate della svendita dei suoi tesori immobiliari del magna magna e degli sprechi, di tesoretti ne ha seminati tanti anche se resta sempre e comunque la Penisola delle Meraviglie che tutti ci invidiano e che noi lasciamo bellamente all’incuria e ad affondare insieme ai barconi accogliendo a braccia aperte solo le navi da crociere, curiosamente lanciate dagli americani nei favolosi anni 80 con il serial Love Boat.

Il film Hammamet è avvincente ed apprezzato per la bravura del protagonista Pierfrancesco Favino essendosi calato nei panni di Craxi non solo con trucco e parrucco ma anche nella mimica e nella voce in una performance incisiva quanto quella di Buscetta facendoci ben sperare in un riconoscimento internazionale che rivaluterebbe anche la figura del leader socialista Bettino Craxi perchè il garofano rosso era un fiore all’occhiello del made in Italy che aveva dato lustro al nostro Paese più di una rosa meravigliosa o un giglio immacolato perché il linguaggio dei fiori ha il suo profumo:  profumo di lavoro di arte del fare e di exportare…mentre oggi il made in Italy è stato venduto al miglior offerente così come si faceva quando l’Italia era divisa in tanti staterelli prima che arrivasse Garibaldi, Garibaldi fu ferito in una gamba. Come il Craxi di Gianni Amelio dove la figlia (che non assomiglia alla logorroica Stefania nemmeno nel modo di porgersi perchè molto attiva e silenziosa per nulla propensa a parlare con la stampa) si chiama Anita (Livia Rossi) mentre nella vita in un curioso parlallelo l’amante “figa d’oro” si chiamava Anja (Pieroni), la compagna devota degli ultimi tempi è invece interpretata da Claudia Gerini e la moglie Anna da Silvia Cohen, Alberto Paradossi è fisicamente somigliantissimo all’originale Bobo così come è originale la casa di Hammamet dove nel giardino Craxi dormiva con il materasso sotto il cielo stellato come in tante case a Tunisi dove si dorme sulle terrazze perché non c’è umidità nell’aria,  l’ospedale e la spiaggia che circonda la Medina con il Suk. La moglie Anna è rimasta nella casa ad Hammamet perché contagiata da quel mal d’Africa che le ha fatto dimenticare l’Italia.

domenica 12 gennaio 2020

FAMIGLIA REALE, LA FESTA E' FINITA



Sono felici insieme ed hanno trovato la loro strada.
Harry e Meghan si vogliono staccare dalla famiglia reale così come fanno tanti giovani che non intendono portare avanti l’azienda di famiglia non sentendosi portati a perpetrare una specie di tradizione che ritengono obsoleta.
Entrambi desiderano confrontarsi con il mondo cercando un posto di lavoro come tutti anche se, matrimonialmente parlando, non ne avrebbero bisogno ma quanti ricchi sono nelle loro condizioni?
E più che legittimo avere tale aspirazione al di là dei pensieri quotidiani di dover scegliere fra un vestito e l’altro, una sfilata e l’altra in un bagno di folla plaudente mentre si accarezza un disabile, un bambino, uno qualunque fra la povera gente.
Perfino il Papa si è spazientito con questa liturgia del baciamo le mani. C’è di più oltre all’inchino alla Regina così come si è dovuta assoggettare Kate Middleton alla Messa di Natale fra i Membri di Casa Reale mentre la sorella Pippa si godeva il sole con mamma Carol alle Maldive felici di essere state escluse da Palazzo.




Indimenticato comunque resta l’inchino goffo di Meghan dello scorso anno accompagnato da un sorrisino come a dire “ma che me’ tocca fa’ per campa’”.
Tutte motivazioni queste che fanno partecipare con simpatia alla decisione di Harry e Meghan di defilarsi da una situazione di stallo perpetrata da secoli e millenni perché sono i Windsor ad essere fuori dal mondo chiusi in una torre d’avorio diventata una sorta di prigione non avendo poteri decisionali dalla quale non si può uscire senza avere un codazzo di guardie e paparazzi.
Meghan ed Harry stanno ricalcando le orme di Diana che aveva rinunciato al titolo di altezza reale per vivere la vita con un grande amore come Ashna Khan con il quale voleva condividere gli ideali di beneficienza per poi indirizzare le sue attenzioni a un tipo losco come Dodi Al Fayed che tra le sue attività annoverava anche quella di mercante d’armi, proprio lei Diana proprio lei Diana che si era attivata controle mine anti-uomo dimostrandosi incoerente come regina di cuori così come amava apparire in pubblico.
La vita non è fatta solo di apparenze e se si sceglie lo spessore è meglio che lo sia anche la tempra per non rischiare di trovarsi invischiati in situazioni di luoghi comuni con l’amante pieno di soldi e il personale ubriaco (l’autista) che, sempre secondo il luogo comune, dovrebbe essere garanzia di lunga vita.

Lunga vita che comunque non si può nemmeno dire per la Regina Elisabetta avendo ormai un piede nella fossa. E brutale dire questo ma questa è la vita anche per una Regina.
Harry e Meghan hanno preferito lasciare il campo libero a William e Kate i vincitori di questa querelle familiare che le due cognate hanno gestito per accaparrarsi la scena senza esclusioni di colpa ivi inclusa la separazione dei due fratelli più affascinanti fra i nobili del mondo, i due principi figli di Diana la quale si starà rivoltando nella tomba. Altro che sgarro alla Regina. Lo scacco è stato inferto a Diana perché The Queen “conosce il suo popolo sapendo benissimo che al Regno Unito interessi la Corona.

Si dice alle nuore perché suocera intenda, ma nemmeno Camilla ci sente perché rinuncerebbe volentieri alla Corona per riappropriarsi della sua vita lasciando a Kate tutta la sceneggiata essendo l’unica ad aver studiato da Regina fin da quando aveva puntato all’erede al trono William.
A ciascuno il suo, sarà il destino a segnare il percorso: o sulle orme di Diana o sulla Corona, ma il destino non è scritto per cui riserva sempre delle sorprese.
Questo è il bello della vita, bella o brutta che sia: l’importante è saper godere delle cose belle e trovar la forza di superare quelle brutte con la speranza di un futuro migliore. Il colore della speranza è sempre verde.


 Ever green, così come il percorso nel quale si è sempre attivato il principe Carlo, erede al trono dimostrando una insospettabile lungimiranza per la cultura ambientale che ha sempre approfondito nel corso della sua vita di principe sottovalutato messo in ombra da Diana appena aveva indossato un cappellino nuovo e deriso quando si era sposato l’ex fidanzata di gioventù anche se era diventata anziana.



E allora lunga vita al Re. La favola dei Windsor continuerà con Re Carlo, il principe William e il principino George intorno ai quali le donne faranno da contorno, con mise sempre nuove abiti firmati cappellini...Una sfilata dalla quale Camilla si vorrebbel defilare per togliere il "disturbo" non dopo aver fatto i conti con il consorte, ingiustamente comunque perchè dopo aver ingoiato tanti rospi lei ha trovato il principe delle favole per cui si convincerà a restare a fianco di Sua Maestà Re Carlo l'unico vero  amore della sua vita.

Carlo vuol tenere unita la famiglia mettendo tutti al loro posto cioè assegnando incarichi di fiducia ai suoi due figli e attività Royal a tutti i Membri lasciando a Meghan di far quello che le pare fino al momento in cui Harry come quel giorno sul balcone non la bacchetterà per le sue trasgressioni all'etichetta, perchè nobili si nasce ed Harry modestamente "lo nacque". Dipenderà da Meghan se vorrà imparare...modestamente.











domenica 5 gennaio 2020

EGITTO KITSCH FARAONA CON PATATE AL FORNO




Come preparare le patate al forno croccanti
1) Per preparare le patate al forno lava le patate, sbucciale con l'apposito attrezzo e tagliale a pezzi o spicchi di uguale dimensione, raccoglili in una ciotola, coprili con l'acqua fredda; lascia le patate in ammollo per circa 10 minuti in modo che perdano un po’ di amido. Poi scolale e asciugale, tamponando bene con un canovaccio o con carta da cucina. 

2patate-forno-croccante-02
2) Versa metà dell'olio extravergine di oliva sul fondo di una teglia grande abbastanza da contenere le patate in un solo strato; può andare bene anche la placca del forno. Sistema le patate nel recipiente e aggiungi il rosmarino spezzettato e gli spicchi d'aglio interi non sbucciati; aggiungi l'olio rimasto e mescola con un cucchiaio di legno per distribuire bene il condimento su tutti i lati dei pezzi di patata. 

3patate al forno
3) Metti la teglia in forno già caldo a 190° e cuoci le patate al forno per 30-35 minuti, a seconda delle dimensioni e della forma in cui sono state tagliate. Alla fine, le patate devono risultare croccanti e di un bel colore dorato. Toglile dal forno, sala e pepa a piacere, e servi le patate al forno croccanti finché sono calde, altrimenti rischiano di diventare molli.