martedì 28 giugno 2016

VIRGINIA RAGGI SINDACO DI ROMA



Virginia Raggi è il primo sindaco donna eletta a Roma. E' giovane e carina e il suo esordio come sindaco non è stato comunque dei più originali: “Sarò il sindaco di tutti anche di chi non mi ha votato”
L'hanno detto anche Marino a Roma, Vignali e Pizzarotti a Parma. Speriamo che non sia un tormentone.
Grillo è andato in estasi sul balcone  anche se la Raggi è una discepola di Casareggio ed ora su di lei, veglierà l'occhio vigile di Majo che dopo la morte di Casaleggio si è autonominato delfino di Grillo. Perchè la Raggi più che sindaco è soprattutto una vestale del M5S, dura e pura.
E' così che Raggi ha stravinto, scalzando di brutto Giacchetti del PD dando un  colpo “destro” a Matteo Renzi che come al solito non ha incassato interpretando la sconfitta come un punto a suo favore perchè lo farà riflettere.
Sugli errori? No su chi dovrà ancora rottamare per fare una formazione di giovani come il Movimento 5 Stelle.
Un movimento sexy che ha svitato eroticamente mandando una candidata in gamba virginale come Virginia Raggi che non parlando in romanesco sicuramente saprà parlare a tutti non solo ai romani.
Infatti la Meloni che tanto orgoglio aveva sfoggiato per il suo accento romanesco l'hanno capita in pochi. Bastava un piccolo sforzo per studiare dizione e forse l'avrebbero presa più in considerazione perchè la cadenza romanesca fa molto dialetto caciarone diciamolo. Virginia Raggi è stata convincente non solo per il programma ma per la sua determinazione esternata con un caratterino tosto che l'ha portata a concentrarsi al massimo nella scalata al potere tanto da aver messo in secondo piano la famiglia.
Roma val bene una messa da parte della famiglia? Perchè la domanda è “Se non ha gestito bene il suo privato riuscirà a gestire il pubblico?”

Roma è una città complessa, importante ed al centro di tutto il mondo cristiano. Roma è un'idea, un'idea di grandezza recitatva Lucilla nel Gladiatore. E Roma è caput mundi. Sì e mafia capitale messa in luce dalle vicende Casamonica famiglia mafiosa più importante di Roma.
Ecco con la Raggi il concetto di famiglia è un filo in crisi e questo da finalmente una risposta alla domanda di cui sopra: la Raggi saprà sicuramente governare bene non sentendo l'obbligo di farsi carico di una famiglia nel rispetto e onore delle sue gerarchie avendo messo a tappetino il marito, ma delle problematiche di una città intera sperando che non la metta in ginocchio. I Casamonica sono comunque  avvisati. E il marito della Raggi pure. Il quale poverino si lamenta delle sue assenze come fanno le mogliettine con i mariti imprenditori senza regole nè orari da rispettare. Il marito dovrà metterlo in conto, prendere o lasciare come la coppia della Conad. La quale è scoppiata perchè non si vede più negli spot.

Chiarito il suo ruolo nella coppia Virginia Raggi dovrà vedersela con Roma  Capoccia - che non è più quella decantata da Antonello Venditti, il quale è entrato in crisi anche lui mettendo in vendita la sua bellissima casa che non può più permettersi, e nemmeno quella dei tempi gloriosi di Garinei e Giovannini quando cantavan Roma Nun fa' la stupida stasera perchè Roma è come l'ha lasciata Marino, piena di buche di rifiuti di baracche Rom, di centurioni fra i souvenir  per fare i selfie all'ombra del Colosseo che i turisti vengono a visitare tappandosi il naso per non vedere – sperando che non voglia far la capocciona ma si impegni a svolgere il suo programma di legalità, onestà, ordine, pulizia (no etnica per carità) con competenza e lungimiranza amministrativa dove non basta essere brave persone anche se non è poco.
Virginia Raggi come tutte le donne che lavorano dovrà lavorare il doppio di un uomo per dimostrare quanto sia brava.

Infatti il primo giorno del suo mandato si è già messa al lavoro assumendosi tutte le responsabilità per ripagare la fiducia che tante persone hanno riposto in lei, prime fra tutte le grandi star storiche del Partito Democratico che hanno voltato le spalle a Matteo Renzi, come Sabrina Ferilli.


Tradire si può quando non se ne può più ma più che di Matteo forse non ne poteva più della Maria Elena Boschi fin troppo affascinante tanto da oscurare la grande bellezza di Sabrina Ferilli, romana de' Roma alla Magnani alias mamma Roma.

Le donne se fanno quote rosa lo fanno più volentieri con chi è meno bella e la Virginia sarà pure una bellezza fine ma non ha il carisma della Maria Elena Boschi che quando parla con la sua aria enfatica ed il leggero accento toscano ad acca inspirata incanta tutti. Matteo Renzi in primis.
Questo è il problema del PD: cherchez la femme! Che non è Virginia Raggi perchè più che femme fatale sembra una suorina rifatta. Sembra...ma chiedilo a loro. E a Roma “loro” sono tanti...già in ginocchio.

martedì 21 giugno 2016

FIORE NEL LETAME


Il festival di Cannes 2016 è il festival delle donne, principali protagoniste in tutti i settori da quello dei film alla giuria passando per il red carpet straordinariamente variopinto di presenze femminili ovviamente di grande bellezza.
Fra queste sono comunque emerse le tipologie di ragazze interrotte a rappresentare il cinema italiano come la Pazza Gioia e Fiore entrambi ambientati in Casa di Riabilitazione per malattie mentali e Riformatorio che tradotto fa comunque sempre carcere.
I luoghi di segregazione esaltano ancora di più i temperamenti ribelli che si impegnano in una eterna sfida contro le regole e l'autorità.
Sfida che rende vincenti soprattutto le donne  perchè la vita libera le ha temprate facendole grintose e determinate. Purtroppo a perpetrare l'illegalità e la trasgressione che solo un sentimento d'amore corrisposto può mitigare il senso di frustrazione nel luogo di pena dove a farla da padrona è sempre e comunque la tristezza.

La stessa che pervade lo spettatore in una compassione infinita per questa gioventù della quale si è sempre pensato fosse parte di uno sparuto gruppo in minoranza. Invece pare che si stia diffondendo sempre di più fra le nostre giovani generazioni le quali, se negli anni di piombo (il periodo che più ha segnato la ribellione giovanile) avevano reagito violentemente all'esterno verso le istituzioni, ora sono  ripiegate su sé stesse facendo del male a loro e alle  creature che nascono.

Insomma una generazione di sbandati, tatuati in ogni dove che vivono ai margini della città  per cui ...”lasciami stare perchè sono un poco-di-buono” come recitava la famosa canzone dei Corvi.
Infatti è meglio quando si trovano fra di loro, facendo accoppiate in questi luoghi di detenzione nei quali fra tante umiliazioni e privazioni si rafforzano i sentimenti di solidarietà umana e poi d'amore verso il preferito/a fra tanti derelitti con il quale  condividere aspirazioni ed elevare insieme  lo spirito sulle ali della libertà.
Infatti anche nel film Fiore nasce un idillio fra due ragazzi, Dafne e Josh che dopo essersi scambiati alcune parole dietro le sbarre iniziano a scriversi di nascosto per raccontarsi e per conoscersi fino all'inevitabile innamoramento.

Il sentimento è molto intenso con baci furtivi ma appassionati che si scambiano dopo un primo contatto fisico di un ballo lento per l'ultimo dell'anno nel quale si riconoscono: lei porgendogli la sua bocca carnosa e sensuale dal rossetto rosso e lui sorridendole scanzonato fissandola con uno sguardo penetrante che accende la scintilla della passione facendo nel contempo scattare il senso di possesso che sfocia in rissa da parte di lui, e in scenate di gelosia da parte di lei nel vederlo in parlatorio con la ex venuta a fargli visita.
I loro cuori però battono all'unisono anche quando vengono separati da un trasferimento di Josh sistemato in un contesto lavorativo facendo pesare ancora di più gli ultimi di mesi restanti a Dafne. La quale non aspetta di finire perchè approfitta di un permesso di due giorni concessole per stare con la nuova famiglia di suo padre dalla quale scappa all'impazzata fino a ritrovare il suo grande amore con il quale si aprirà a una nuova vita insieme correndo da un posto all'altro, prendendo i mezzi che capitano dal bus al treno per eludere la polizia sempre alle calcagna e vivere una vita da impuniti così come hanno vissuto nella loro adolescenza di ribelli delinquenziali senza tetto né legge come saccopelisti sotto le stelle o nelle panchine delle stazioni.


 Una vita tragica di partenza riscaldata dal loro sentimento che nobilita una esistenza sempre ai margini senza speranza di un recupero, almeno fino a quando nascerà una creatura. Così si spera.
Il film anche se in certi momenti è un filo lento, recupera il ritmo con i ragazzi in fuga che alla fin fine risultano le scene più accattivanti specie con la corsa prima di Dafne all'inizio e poi con Josh alla fine al battito cardiopalmico di un dinamismo spettacolare come le calde prede animalesche che non vogliono finire in gabbia tanto che alla fine, infilato un vagone del metro, anche gli spettatori in sala tirano un sospiro di sollievo per aver seminato i poliziotti.
Il film è avvincente perchè lo sono anche i protagonisti insieme a tutto il cast di figure minori ma delineate con crudo realismo, quello delle carceri a tolleranza zero dove anche ridere è proibito per non scadere in tentazione di sembrare umani. E questi sarebbero i luoghi di recupero dove basta impegnare i ragazzi in attività ricreative o artigianali per dare loro una possibilità di riscatto nella vita che li aspetta, totalmente rinnovati? Se non c'è  un minimo di umanità nel seguirli senza ricorrere a delle punizioni sadiche non basta perchè si dovrebbe tener conto che sono già stati abbastanza puniti dalla vita nella quale non hanno trovato il giusto habitat per  crescere sereni senza paura per mancanza di amore e di fiducia avendo conosciuto solo violenza e forza bruta. Su queste tematiche ci sono già stati molti film ma non abbastanza per far smettere di riflettere.

Molto bravo anche Valerio Mastrandrea che si conferma attore dai ruoli difficili più votati all'estremismo piuttosto che alla commedia sempre e comunque di stampo italiano. Fiore, con la coppia Dafne e Josh è un bel film.

domenica 19 giugno 2016

GIULIETTA E ROMEO A SARAJEVO


Giulietta e Romeo è stata tradotta in tanti contesti, basta che ci siano due giovani che si amano con parenti e affini che li contestano che scatta subito il mito quando l'amore trionfa con la morte dei due.
Chissà quanti giovani innamorati sono morti sotto le macerie del Bataclan, o di qualche attentato terrorista perpetrato in qualche parte del mondo che sono poi passati innosservati senza alcun clamore.
La storia di Giulietta e Romeo è ancora viva ai giorni nostri perchè gli amanti di Verona sono rimasti vittime della sfortuna anche per le comunicazioni inefficienti. Forse ai tempi dei telefonini la tragedia non si sarebbe consumata ma tradotta in semplice fuitina, con Giulietta che rimane incinta per cui Montecchi e Capuleti sono costretti ad accettare il matrimonio riparatore già celebrato in gran segreto.

La storia di Shakespeare è avvincente perchè c'è tutto un contesto e un'ambientazione che fanno da contorno all'amore puro di due giovani adolescenti che intenerisce i cuori anche più duri perchè scelgono di morire per riunirsi nell'eternità.
Giulietta e Romeo scelgono ed è per questa loro libertà che sono immortali  affascinando tante generazioni di giovani.
Ma la Compagnia Junior Balletto di Toscana ha messo in scena l'ennesima versione di Giulietta e Romeo rivisitata in un contesto religioso: lei musulmana e lui serbo che vivono un amore contrastato dalle famiglie in difesa delle proprie tradizioni culturali e religiose.
Giulietta è sempre in bilico tra velo e non velo che vorrebbe togliersi definitivamente per vivere all'occidentale con il suo Romeo che per primo la spoglia di tutti i veli che coprono una giovane fanciulla musulmana: la veste il velo sulla testa e la verginità. Niente e così sia. Neanche fosse una delle casalinghe del nord est che per prime hanno posato in calendario senza velo afidando il cattolicissimo Veneto. Ma un conto è la religione cristiana che tutto perdona, un altro è quella musulmana sempre pronta alla vendetta per mano della Jihad.

Così i due giovani in fuga da Sarajevo sono freddati da un cecchino senza che abbiano scelto di morire. E se il cecchino ha mirato giusto è il balletto che fa cilecca perchè toglie tutto il pathos alla tragedia Shakespeariana con la morte dei due amanti che è solo un fatto casuale.
Per tradurre Giulietta e Romeo in salsa musulmana ci voleva uno sforzo in più e per fare del balletto una performances memorabile ce ne voleva un'altro rappresentato da un minimo di scenografia onde evitare il saggio ginnico di danza contemporanea.
I ballerini sono tutti molto bravi e la performance che rimane impressa è la scena d'amore di Giulietta e Romeo, eseguita  con le nudità arrotolate nel lenzuolo in un vedo-non-vedo molto erotico ma elegante come se fosse avvolta in un pudore verginale del quale riesce a liberarsi solo ad atto compiuto, sì ma d'amore e di morte così come le lenzuola evocano come una sorte di sudario. Un flash molto azzeccato che è riuscito ad elevare tutto il balletto  a un livello ricercato e originale grazie alla direzione artistica di Cristina Bozzolini.

Lo spettacolo è stato molto applaudito ed apprezzato perchè effettivamente eseguito con tecnica perfetta sorprendente per tanti ragazzi giovani. Tutto molto bello tranne la traduzione che non ha centrato lo spirito di amore puro e sensuale dei due amanti nella tragedia soli contro tutti, focalizzando  il tema in un contesto di guerra di religioni che di vittime ne ha fatte milioni, anche tutti insieme in soluzione finale.
Romeo e Giulietta sono gli amanti di Verona quelli immortali. Il resto è solo un tentativo di imitazione a “risonanza magnetica” spesso a sproposito e riuscito male per cui si ribadisce il concetto espresso lo scorso anno con le opere tradotte in balletto che hanno deluso perchè non attinenti né all'opera, anche se cantata in sottofondo, né al balletto classico in un pasticcio che voleva solo essere di grande effetto.
Il balletto Junior di Toscana ha chiuso l'evento Parma Danza 2016 che nel complesso è stato soddisfacente per tutti spaziando dal classico al contemporaneo con perfornances di buon livello.


mercoledì 15 giugno 2016

BREXIT OR NOT BREXIT. ESSERE O NON ESSERE EUROPEISTI


 Mentre l'Europa sta a litigare palleggiandosi gli immigrati da un confine all'altro senza concludere nulla di concreto che non sia cioè una soluzione dignitosa per tutti, la Gran Bretagna sta decidendo sulla Brexit, ovvero se restare o lasciare l'Europa.
Un sindaco Pakistano poteva far pensare a una scelta positiva, in quanto figlio di immigrati e dunque propenso a caldeggiare l'unione con la UE, ma purtroppo i segnali fino ad oggi non sono molto incoraggianti.
Dalle interviste infatti si sentono molti opinionisti contrari soprattutto per poter mettere i paletti sul tunnel della manica che a tutt'oggi molti immigrati attraversano a piedi.
Silenziosamente e dunque non platealmente come con i ponti per cui il problema rimane nascosto. Ma c'è ed è molto sentito. Un conto è l'invasione in Europa che è molto vasta, un altro è l'invasione in Italia che è una piccola penisola, figuriamoci l'invasione in un'isola. Il problema non è da sottovalutare.
Gli Inglesi hanno fatto la loro parte accogliendo Indiani e Pakistani che si trovano radicati nel territorio da diverse generazioni ormai perfettamente integrate mantenendo nel contempo fruttuosi scambi commerciali con questi Paesi colonizzati insieme a Canada ed Australia, con questi ultimi due che sono rimasti autonomi senza esportare migranti.

Anche l'Europa dovrebbe fare la sua parte: la Germania con Turchia, L'Italia con Somalia e Libano, la Francia con Algeria e Tunisia per fare un piano di aiuti in questi Paesi mentre i rifugiati dovrebbero restare di pertinenza di quei Paesi che hanno contribuito a far destituire i dittatori come Saddam Ben Alì Moubarack e Gheddafi. Alla Francia in primis, sempre in prima linea come guerrafondaia.
Perchè la domanda è, per quale motivo gli Americani con i Francesi a seguire e gli italiani in coda, dovevano impicciarsi in affari di altri Paesi dei quali comunque si potrà solo dire che si stava meglio quando si stava peggio? Colpa dell'Isis, certo che comuque si è formato dopo la destituzione dei dittatori i quali lo avrebbero sicuramente contrastato per difendere “i loro Regni” nel quale ci sguazzavano come monarchi vivendo alla grande.
Invece guerra chiama guerra e non certo la pace che potrà venire solo dopo molti sacrifici di vite umane via terra e via mare dove ci troviamo a piangere come una sorta di latte versato perchè con questi paesi si poteva interagire economicamente nel reciproco interesse.


Cosa che non facciamo nemmeno con i poveri braccianti del Sud sulla cui pelle si specula ignobilmente facendoli alloggiare in misere baracche con pochi soldi di salario. A Rosarno il Carabiniere ucciso si è difeso certo ma il problema è a monte perchè non si può speculare sulla pelle degli immigrati. E questo va detto anche per chi li accoglie per ricevere sovvenzioni dallo Stato. A parte la vergogna  è tutto molto inquietante e se non si trova una via d'uscita è giusto guardare a quello che farà L'Inghilterra con la sua Isola. Siamo tutti nelle sue mani sperando che faccia la cosa giusta dando l'imput a tutta l'Europa Angela Merkel inclusa non avendo fatto altro, ultimamente, che tergiversare in attesa di...
Sì di un Campari soda e accomodatevi pure tutti con maschere e mascherine perchè dell'identificazione non ce ne può fregar di meno. Vogliamo toglierci questo piacere dell'anonimato e ballo in maschera dell'immigrato?



Tra tante dubbie identità una sola certezza, quella di Matteo Renzi il quale ha rassicurato gli italiani che se anche il PD perde lui resterà fermo al suo posto. Un conto è avere in mano le redini del PD un altro è essere Matteo Renzi. Il Premier. Purtroppo fra il suo popolo i dubbi serpeggiano a tutto spiano perchè si domandano come abbia fatto ad arrivare lì. Qualche nome? Giorgio Gori, i vari conduttori di talk show della tv da Enrico Mentana a Bruno Vespa da Floris a Giannini, dalla Gruber a Giletti, dalla De Filippi a alla D'Urso e tutti quanti fanno spettacolo Tv che compatti si sono spupazzati il bamboccione d'Italia enfant prodige della politica del fare e rottamare.Tutti sapevano ma hanno preferito galleggiare su un mare di audience.
“Un grande” che passerà alla storia perchè ha donato 80 euro in busta paga e poi se li è ripresi. Suvvia, sempre meglio che la Fornero comunque che si è presa  interamentre le pensioni degli esodati. Questa è la nostra bella Italia della quale si dovrebbe essere consapevoli senza bisogno che lo dicano gli altri.

CURIOSITA' ALLA SFILATA DI ASCOT 2016



 I mocassini della Regina li vendono uguali al mercato a 12 euro.
Il vestito di Kate è ordinario: il pizzo è dozzinale ed il modello antiquato ma il cappellino come al solito è aggraziato originale e irresistibile come solo Kate sa portare.





Uno dei due ha i denti finti. E non è certo William...




 Sophie ha il sorriso normale ma curato.




 La principessa Anna ha il vestito riciclato (sfoggiato al matrimonio di Kate e William)


 Mary ha copiato il cappellino di Kate rosa confetto sfoggiato sul balcone ai festeggiamenti della Regina con in  braccio Charlotte.Una foto che ha conquistato il mondo.Mary non ha resistito a copiarlo. E non è la prima volta che lo fa.
L'abito di Mary di Danimarca è imperdonabile perchè sgualcito stante la scelta sbagliata del tessuto: il modello con le manichine a sbuffo è decisamente modesto e infantile.
Un sorriso smagliante a finissima ceramica evidenziata dai riflessi del vetro.

martedì 14 giugno 2016

GAY E RELIGIONE

Chi sono io per giudicare un gay?

 Le parole di Papa Francesco hanno rivoluzionato tutti i dogmi della Chiesa dalla quale fino ad allora i gay sono stati visti come peccatori viziosi perchè deviati sessualmente  e dunque contronatura non in grado di adempiere a quegli insegnamenti che indicano il matrimonio come unione sacra per adempiere alla nascita delle creature della terra praticando la sessualità più come dovere che come puro piacere.
Non ci si deve meravigliare se l'Islam insiste ancora su questo punto perchè gli insegnamenti del Corano non sono stati riformati da nessun Capo Religioso facendo riferimento al solo Profeta Mohammed.


Se la Chiesa si è adeguata ai tempi, l'Islam è rimasto ancorato agli insegnamenti del Corano da secoli e millenni così come gli Ebrei con la Bibbia.
I Cristiani sono più elastici ma questo non vuol dire che siano nel giusto. Quello che è sicuramente giusto è il fatto che tutte le religioni vadano rispettate anche se non sono al passo con i tempi degli occidentali.
Il problema del mondo musulmano non sta nella religione ma nel considerare la religione come legislatore  del vivere civile.
Finchè i musulmani non avranno fatto questa scissione è impensabile che possano integrarsi con la nostra civiltà. E' un problema loro che dovrebbero risolvere senza interferenze da parte dell'occidente perchè sono considerate solo imposizioni violente ma la scissione deve partire dai Paesi di origine e non dall'indottrinamento degli immigrati. I quali anche se hanno tanta buona volontà per adeguarsi in realtà fanno solo finta perchè non vogliono completamente sradicarsi dai loro Paesi d'origine come traditori. Tutto dipende dai loro governi che sono sovrani in casa loro.


 La rivoluzione araba ha fatto un primo passo per la democrazia, il secondo sarà quello della scissione fra Stato e Religione. Non si possono forzare gli eventi perchè devono maturare spontaneamente e forse le stragi e l'orrrore che destano in tutto il mondo possono contribuire, si spera, a cambiare le cose. Nel frattempo è sbagliato rispondere dicendo Non Abbiamo Paura perchè la paura serpeggia eccome  ma sarebbe più sensato non rispondere con l'accoglienza. Perchè in questo caso si chiama accanimento punitivo sentendoci in colpa per tutto quanto abbiamo fatto e raggiunto con la separazione fra Stato e Chiesa. Se loro hanno una forte identità noi siamo un filo confusi pensando che Papa Francesco debba dare le direttive su questioni civili onde evitare che anche per noi l'omosessualità continui ad essere un problema religioso così come l'immigrazione alla quale occorre porre un freno. Vedremo gli Inglesi con la Brexit perchè poi anche noi saremo costretti  ad aprire gli occhi sulle nostre realtà, che non sono le borse o i mercati ma la nostra fragile identità alla quale ha contribuito anche il fattore omosessualità liberata selvaggiamente senza più ritegno così come succede quando si acquisisce improvvisamente un imput di libertà.


Ma la libertà esiste finchè non togli la libertà a qualcun altro in questo caso quello che si sente turbato e minato nelle sue radici da questa liberazione di istinti sessuali che ritiene sudici e volgari. Non è obbligatorio accettare le manifestazioni pubbliche dei gay. C'è chi li compatisce ma c'è anche chi si indigna sentendosi colpito nel profondo come fatto religioso. In conclusione se il fattore gay non è ancora superato da noi occidentali, figuriamoci dagli islamici che per darci un taglio hanno scelto di farlo drasticamente in modo cazzuto per dare un messaggio che è stat  talmente forte da dividere l'America.
La quale ora riflette sul fatto della libera licenza delle armi non potendo togliere i diritti concessi ai gay perchè non si può tornare indietro come ha fatto da noi Matteo Renzi con gli 80 euro.
Senza far della morale comunque sarebbe auspicabile che i diritti ai gay, come matrimonio ed adozioni, passassero in secondo piano rispetto a problemi ben più gravi che ci affliggono come l'ambiente, la casa, il lavoro    la sanità le pensioni la scuola...I gay possono anche andare a fan...che non può che far loro piacere.

domenica 12 giugno 2016

giovedì 9 giugno 2016

EMILY MORTIMER PANTERA ROSA INFAGOTTATA



Nel segno di Venere è un vecchio film che vede arruolate due grandi attrici come Sophia Loren e Franca Valeri per fare il solito duetto della grande star in compagnia della sfigata che vivendo nella sua ombra ha possibilità di catturare qualcuno. Non un grande artista come Vittorio De Sica, ma comunque...
Comunque vada sarà un successo. Ed è quanto è accaduto per Emily Mortimer  perfetta per un ruolo da minore, di seconda fila per dare spazio alla figottona di turno.
Fare un passo indietro non è costato molto ad Emily Mortimer, attrice brittanica di provata esperienza avendo alle spalle un curriculum di tutto rispetto con tanti film e opere teatrali nelle quali ha affiancato anche il Kenneth Branagh l'attore shakespeariano d'eccellenza considerato l'erede di Laurence Olivier perchè quel passo era richiesto da Woody Allen.







Il quale l'ha infagottata in un cappottino vintage di una taglia in meno 
a renderla impacciata nel sentirsi inadeguata per impalmare un grande figo come Jonathan Rhys Meyers che seduceva facendolo partecipe di una considerevole sostanza. Non del suo corpo intendiamoci che lui comunque esplorava con forte senso del dovere, ma del patrimonio di suo padre presso il quale lui si introduceva più che volentieri.






Una mano sulla fighetta di lei e una su quella della figottona suo pari come Scarlett Johansson per un amplesso erotico molto coinvolgente e il gioco era fatto: era nata una stella. Quella di Scarlett ovviamente mentre Emily Mortimer ha continuato la sua strada  più che dignitosamente arrivando a fare film nel ruolo di protagonista a muso duro come in Transsiberiana che abbiamo visto su Rai Movie in questi giorni nel quale sfoderava una grinta sorprendente per il grande pubblico
Ma non per gli addetti ai lavori perchè le grandi attrici sono tali in quanto versatili e duttili in grado di ricoprire qualsiasi ruolo senza cadere nella trappola che le imprigioni nel ruolo che aveva portato la star nella leggenda.
Meglio negli annuali della storia del cinema, fra tanti interpreti di grande spessore che hanno dato lustro quello britannico continuando la carriera fino a tarda età perchè non stritolate dallo star system, così come era stato per Vivien Legth morta prematuramente per problemi psichici od Elizabeth Taylor che dopo i cinquan'anni ha vissuto sugli allori della diva di un tempo che fu.



Emily Mortimer può ritenersi più che soddisfatta perchè alla sua giovane età di 44 anni ormai è pronta a tutte le esperienze avendo alle spalle una carriera considerevole, fra cinema teatro e Tv nonché doppiaggio per la giusta impostazione di voce, nella quale può annoverare anche film  come La Pantera Rosa, uno e due, sequiel di quelli mitici dell'Ispettore Clouzeau con Peter Sellers.
Il ruolo della schizzata fuori di testa le mancava ma era necessario per esaltarla come attrice brillante sempre comunque sul filo dell'imbranata che la sua mimica facciale dai lineamente marcati rende molto credibile: gli occhi piccoli, lo sguardo distante il naso a patata e la bocca carnosa sono componenti per una bellezza normale e inosservata tanto da venire spesso ignorata.
Sul red carpet di Cannes per Match Point infatti tutti i flash erano per la coppia Scarlett Johansson e Jonathan Rys Meyer i quali si accapparravano la scena lasciando la povera Emily a guardarli in disparte. E io tra di voi...



Ma il red Carpet è sempre spietato rendendo giustizia alle star che sfilano mettendo a fuoco la loro natura. Lui era in camicia rosa e la dice lunga mentre lei Scarlett era col nasino all'insù per fare alto profilo. A Emily Mortimer non restava che guardarli. Sì ma dalla sua alta statura essendo più in alta di una spanna di entrambi e mettendo in evidenza un corpo sexy che con quel cappottino striminzito nel film nascondeva molto bene: più che infagottata una figottona mentre la Scarlett si arrampiacava sui tacchi per essere all'altezza.Match Point due.
Emily presa dal vivo si prendeva la sua rivincita con una pioggia di scritture continuando la sua carriera sempre in crescendo perchè molto richiesta anche per la sua voce squillante da attrice teatrale.
Curiosamente Scarlett Johansson è poi uscita, premiata al festival di Roma, con il film Lei nel quale si proponeva virtualmente come intelligenza artificiale con la sola voce facendo innamorare il protagonista. Insomma la solita storia dove per il grande pubblico una voce normale come quella di di Scarlett risuona molto suadente mentre in realtà fra gli addetti ai lavori è risaputo che quella di Emily Mortimer sia fra le migliori in assoluto in grado di surclassare dopo la sfilata del Red Carpet ancora una volta e non per fiction, anche una Scarlett Johansson. Match Point tre 
Del resto Mortimer la dice lunga sulla fighetta panterina

martedì 7 giugno 2016

ROBERTO BOLLE AND FRIENDS



Roberto Bolle continua a raccogliere grandi consensi e successi perchè è il più bel ballerino sulla scena della danza classica coniugando perfettamentre la bellezza scultorea di un danzatore di colore alla tecnica di grande slancio di un Rudolf Neureyev il più grande di tutti i tempi.

Lui è sicuramente il più bello. Per questo ad ogni apparizione fa fremere le platee che alla fine esultano con un tripudio di fiori lanciati a scena aperta dai palchi. Wow wow wow il pubblico va sempre in delirio e lui ringrazia con una mano sul cuore.
E un occhio al portafoglio questa va detto perchè ormai si affida a delle produzioni che ne curano il tour raccogliendo  sponsor così come si fa con le star del rock internazionali in un pragmatismo molto americano della scuola American Ballet Theatre di Nev York  mixato ad arte di classico rigore di quella del Teatro alla Scala di Milano.


Asse Milano New York è sinonimo di grande energia creativa e produttiva ad offrire un prodotto d'eccellenza. E Roberto Bolle ce lo offre sempre più ricco e nuovo raggiungendo come in questa ultima edizione del Viaggio Nella Bellezza il clou per gli effetti speciali tecnologicamente accattivanti e la scelta di grandi artisti di prim'ordine ad affiancarlo nelle sue performances. Le quali restano quelle di maggior richiamo anche perchè lui è quello che maggiormente ha acquisito più esperienza negli anni come ballerino avendo iniziato giovanissimo e ora in età matura.
La maturità lo ha forgiato dando anima a quella statua greca degli esordi, sempre perfetta in ogni performances ma più fredda e distaccata come se si fosse concentrato nella tecnica perfetta piuttosto che in quella umana.
Molto importante è stato sicuramente l'incontro con Ronald Petit perchè in questo spettacolo lo ripropone a curare la coreografia tratta da Prost, ou les intermittences du Coeur nel quale Bolle si è manifestato in tutta la sua intensità danzando in coppia con Timofej Andrjashenko (dal Teatro alla Scala).


Il duetto è stato il migliore in assoluto nel quale Roberto Bolle ha finalmente liberato tutto il suo eros compresso in una sorta di corteggiamento arrogante verso un giovane vittima (consenziente) del suo fascino di maschio dominante che si è tolto la maschera del principe delle favole. Il pubblico ha apprezzato particolarmente questa esibizione rispondendo con entusiasmo.
Infatti nel duetto Romeo e Giulietta con la dolce e soave Melissa Hamilton il suo pas de deux è stato più didattico, molto tecnico e puntigliosamente vicino al romantico Romeo ma emozionalmente poco partecipativo perchè ha lasciato il pubblico abbastanza indifferente anche se il Romeo e Giulietta era il più atteso.

Ma Roberto Bolle ha sorpreso come al solito nell'assolo aprendo lo spettacolo con un fondale in digitale sul quale si moltiplicavano le sue immagini-docu con le quali lui duettava in sincrono in una sorta di percorso della sua carriera. Questa tecnica l'avevamo già vista anni fa in trodotta da Michael Barshnicov il ballerino classico russo naturalizzato in America che per la prima volta abbiamo visto danzare mixando il classico al contemporaneo in calzoni giacca e camicia alternando le scarpe classiche a quelle sportive.
Anche Roberto si è cimentato in questa versione con Swing danzando scanzonato in calzoni e camicia bianca sulle musiche di Dean Martin insieme a Nicoletta Manni. Effetto stupefacente vedere Bolle in questo ballo americano ironico con una coreografia dinamica a ritmo rock di grande energia e comunicativa.

Bello bravissimo elegante ecclettico Roberto Bolle ha veramente entusiasmato anche con le performances di tutti gli altri suoi amici come Matthew Golding, Xander Parish (in un curioso assolo Ballet 101 ritmato da una voce in sottofondo a suggergli i passi) Dimitry Semionov Anna Tsygannkova (in Don Chisciotte con M.Golding) ed Elena Vostrotina nell'immancabile classico della Morte del Cigno.


Applausi scroscianti a tutti i ballerini sulla scena e in digitale sul fondale dove sono apparsi contemporaneamente in primo piano per sorrisi baci e abbracci in un Happy End all'americana. Un classico.


sabato 4 giugno 2016

CAMPAGNE ELETTORALI IN TIRO INCROCIATO

La compagna elettorale americana credo che stia raggiungendo il clou dell'isteria. In Italia dico perchè viene seguita ansimando più di quanto facciano gli americani. Una corsa inutile perchè tanto si sa già che a vincere sarà Hillary Clinton in quanto rappresenta la meno peggio dei candidati.
In questi casi si va per esclusione. Hillary aveva perso la sua corsa con Obama ed ora cerca la rimonta. Ce la farà ce la farà ce la deve fare perchè altrimenti le toccherà chiudere con la Politica anche se le ha dedicato tutta la sua vita tanto da ritrovarsi all'età di nonna senza aver mai cucinato un uovo.
Un primato che ruba anche alla Regina Elisabetta la quale invece ama cucinare quando è in campagna curando personalmente il barbecue.

Hillary ha sempre portato i pantaloni in famiglia per cui ha sempre pagato di persona.
Il clima d'isteria è tutto in Italia dove si vedono servizi ansiolitici di giornaliste in affanno come quella del Tg5, una strillona per le strade di New York che commenta le puntate giornaliere dei candidati guardandole sul video. Sì ma in America. Vuoi mettere?
Sul cartaceo invece è scatenata un'altra giornalista anche lei sul genere perchè si affanna a raccontarci le dieci cose che non sapete di Trump, come se agli italiani interessassero, visto che non seguono nemmeno le dieci su Matteo Renzi.
Magari della Boschi per scoprire i suoi gusti sentimentali o sessuali o per sbirciarla in costume a gambe aperte o chiuse perchè della riforma costituzionale interessa solo il 4% degli italiani così come risulta nei sondaggi di Floris. Da prender con le pinze perchè la rivelazione ci sarà con le elezioni. Appuntamento molto temuto sia dal Matteo che dalla Maria Elena perchè sono seduti sulle poltrone grazie alle primarie del PD.
Ma non degli elettori.
Un po' come succede a certi conduttori di Talk Show che si credono i padreterni mentre invece sono solo strilloni, o perchè questa è la stampa bellezza oppure perchè la bellezza sta alla stampa come la stampa sta alla tv. Insomma un circolo viziose nel quale si sentono gli aghi della bilancia della situazione politica italiana. Poi quando sbarcano sui social vengono presi a bastonate, così come è stato fatto con Mentana tanto da indurlo  a ritirarsi da Twitter.

Non contento della lezione perchè gli esami non finiscono mai, si è concesso un bagno di folla fra gli operai per portare la sua competenza su questo settore del quale gli operai possono fare a meno visto come l'hanno accolto.”Chi ti paga?” E lui di rimando, piccato come solo un simil reuccio venga offeso, si è ritirato:
“Mentana ma vieni quà” urlava un altro gruppo, “parla con noi!”
Non c'è stato verso. Mentana se ne è andato piccato e risoluto. Tanto stasera con Bersaglio Mobile torna in casa sua alla 7 per continuare il suo lavoro di instancabile cecchino in maratona.
Perchè lui sta con il Re, pagato caro, mica col Popolo Sovrano. Tiè.

venerdì 3 giugno 2016

SPLENDORI E MISERIE DEGLI EMIRATI






Dieci cose che non sapete sulla Firts Lady del Qatar Sheika Mozah. Interessa? Le dico lo stesso.
1- Il suo ruolo è esclusivamente di rappresentanza perchè l'emiro suo marito l'ha scelta per la sua educazione raffinata che ha ricevuto frequentando le scuole superiori e l'Università.

2- Infatti non mangia il cous cous con le mani ma con il cucchiaio perchè la forchetta è bandita dalla sua tavola per evitare che i commensali la usino come stuzzicadenti (Un'usanza molto praticata anche da Saddam).

3- Non ama l'arte in sé, specie le opere sacre come si conviene a una brava musulmana (le raffigurazioni sacre sono proibite dal Corano) ma le acquista volentieri se hanno un alto prezzo sul mercato.

4- I suoi gusti sono comunque molto occidentali perchè ama il colore bianco che nei Paesi Arabi è un colore riservato soprattutto ai maschi ed in questo dimostra la sua emanicipazione nella parità di genere.

5- Anche se ha diverse carte di credito, la sua libertà di movimento è molto limitata perchè sempre ed esclusivamente con l'Emiro o con  le guardie del Corpo e una componente femminile della famiglia. Di Lui, l'Emitro del Qatar Hamad Bi Kalhit al Thani

6- Con il suo amato sposo non divide il letto e di questo gli è infinitamente grata, avendo in primis già fatto la sua parte con dotazione di figli legittimamente a carico e in secondo luogo perchè lui ormai vecchio e grasso suda parecchio emanando dal naso l'odore acro dell'ashisha.

7- Lei comunque rimane regina del suo letto perchè a capo dell'harem, sia legittimo (sono consentite fino a quattro mogli) che quello illegittimo (delle concubine).

8- Le altre moglie non hanno voce se non per vociferare insieme nell'harem nel quale la Firts Lady si intromette solo per sedare le liti e litigi  delle sue consorelle che si contendono la notte con l'emiro. Nessuna di loro comunque viene portata nei viaggi di rappresentanza rimanendo sempre e solo nel Qatar.

9- L'Harem delle concubine invece lo cura personalmente la Firts Lady scegliendo le nuove arrivate accuratamente secondo i gusti, che conosce molto bene, del consorte ai quali lei le concede per una sola notte per evitare che si affezioni.

10- Anche se hanno copulato una sola volta le concubine non possono mai più lasciare l'harem e se restano incinte i bambini vengono loro tolti per essere educati in appositi centri di formazione culturale o di stampo militare (nelle Accademie del Qatar comunque e non all'estero onde evitare che ritornino civilizzati pronti per un colpo di Stato) senza comunque alcun riconoscimento ufficiale come figli dell'emiro.

giovedì 2 giugno 2016

JULIETA di PEDRO ALMODOVAR


Ad accompagnare un film è sempre molto importante la colonna per dare risalto alle scene facendole danzare al ritmo della narrazione che sia thriller oppur d'azione passando dalla inevitabile commedia alla farsa fino a sfociare nella tragedia.
In questo film Julieta di Pedro Almodovar ci sono invece vari elementi, naturali e non solo (che intersecandosi fra di loro formano il tessuto a  drappo rosso della scena iniziale e le reti del pescatore):  sono il cervo che insegue un treno in cerca della sua femmina che sul treno è incarnata in Julieta (Adriana Ugarte), la quale si accoppia in un amplesso passionale a ritmo delle ruote delle rotaie, cavalcando un pescatore incontrato nella notte dopo aver rifiutato la compagnia a un signore sconosciuto che avvilito si suicida facendo suscitare sensi di colpa nella ragazza. Altro elemento è il mare le cui onde in tempesta ingoiano tra i suoi flutti il pescatore diventato marito di Julieta e padre della piccola Antea che a sua volta colpevolizza la madre Julieta per averlo fatto affliggere con la sua gelosia.
Ed infine c'è il lago nelle cui acque annega il primogenito di Antea facendo
insorgere in lei un forte senso di colpa verso sua madre Julieta che aveva lasciato sola a Madrid per allontanarsi per sempre da lei rifugiandosi dapprima sulle montagne Svizzere e poi in riva a un lago nel quale trovar l'oblìo volendo cancellare anche una brutta relazione omosex con la sua compagna di adolescenza.

La storia è talmente triste che solo i pochi sprazzi dell'amore consumato prima in treno e poi nel letto riescono a dare un soffio di vita a tutto il film che si dipana fra sensi di colpa rifiuti e malinconia a segnare il destino tragico della vita di Julieta. Di ogni cosa è una tragedia, persino l'arrivo di un fratellino nato dal matrimonio del padre con la badante di sua madre non più autosufficiente e ammalata in un letto, così  come era stato per  la moglie defunta del pescatore diventato poi marito di Julieta.
Julieta è nata triste e si crogiola in questa sua malinconia leccandosi le ferite da sola non permettendo al nuovo amante di condividere la sua pena  del lutto del marito e della scomparsa della figlia tanto amata che crudelmente l'ha abbandonata.
Tutto sembra perduto fino a quando un incidente stradale le riporta l'amante al capezzale a rinnovarle tutto il suo amore e l'appoggio per ritrovar la figlia fattasi viva con una lettera.
I due alla fine partono per quella metà nella speranza di una riconciliazione che dia loro serenità perchè la parola felicità resterà sempre una chimera..
La vita non è un musical. La vita è così come in questo film con la musica che appena appena si percepisce in sottofondo senza essere parte essenziale del film perchè lo sono gli esseri umani con le loro vicissitudine del quotidiano ed il dolore che si portano appresso nel cuore come è il caso di Julieta la cui anima è lacerata in due.

Infatti Julieta è interpretata  nel momento della giovinezza e della forma fisica tonica e sessualmente dominante ma con aria sognante da Adriane Ugarte : “Non svegliarti” gli sussurra lui quando lei si concede nel dormiveglia languidamente docilmente come a rispondere all'imperativo del suo inconscio al quale lui risponde con un bacio  mordendole il labbro mentre lei gli infila la sua lingua golosa in bocca. L'altra Julieta è quella dell'età matura ripiegata su sé stessa nella malinconia e nel dolore incanalando tutta la sua energia di amore spezzato nella scrittura, interpretata da Emma Suarez più vicina al fenotipo intellettuale incarnato dal suo ultimo compagno.
Nè sposa, né madre, né figlia, Julieta è solo un'amante, questo è in sintesi il messaggio del film di Pedro Almodovar che vuole riportare la vita di Julieta nella sua giusta dimensione perchè in qualsi altra non può che fallire. Diventata conscia di questa sua identità ancestrale si avvia verso la vita con fiducia ed ottimismo perchè questa è la sua realtà che la farà riconciliare con la vita vera nel ricordo di quella vissuta come in sogno nel quale anche i rapporti al femminile sono stati disastrosi. L'unico passabile sembrerebbe quello con la madre colpita dall'Alzeimer che Julieta toglie dal letto di dolore per farla sedere in panchina vestita elegantemente con gli occhiali assomigliando tale e quale a una nota conduttrice di Tg della Tv.

Il più terrificante è l'incontro con la domestica di suo marito, una sorta di suocera Psyco alla Hitchcok 2 La vendetta, impersonata da Rossy De Palma prezzemolina dei film di Almodovar  che il regista inserisce come omaggio al maestro del brivido perchè truccata tale e quale al fantasma del film annunciando la sventura del mare che colpirà il giovane e bel pescatore del quale è gelosa.
E' curioso comunque notare che quando Julieta (Adriane Ugarte ) durante le ore di insegnamento sul viaggio di Ulisse  per incarnare la bellezza della dea Calypso quando gli offre in dono l'immortalità la illustri in un mix fra Kim Basinger ed Angela Molina due star agli antipodi: quanto l'una è sensuale arrendevole ed aperta ma in fondo puritana tanto l'altra è dura e spigolosa ma in fondo caliente e disinibita  a formare il fenotipo contemporaneo molto in voga della latino-americana.  A questo punto sorge spontanea la domanda: Shakira o la Belen?
Tra i classici Greci e i personaggi di spot pubblicitari (come non ricordare la Penelope Cruz negli Abbracci Spezzati nel ruolo di sé stessa in promo con Elnett la lacca delle star e la star delle lacche dell'Oreal), passando dalle citazioni di qualche maestro, oggi è Hitchcok domani sarà Bunuel, anche Pedro Almodovar si è presta  a costruire un film per fare business con pubblicità occulta.
I critici si sono comuque sbizzarriti con le motivazioni fantasiose costruite ad arte ed artifizi, come si verifica sempre in questi casi fra i  cultori e fans dei maestri cult-cine-forum. Forse sarebbe più corretto sostenere che la vena creativa si sia esaurita camuffata in svolta  della sua carriera alla quale abbia voluto dare un'impronta romantico-sentimentale inseguendo un filone fin troppo sfruttato nuotando in un mare di soap nel quale Almodovar si muove con cautela come  un palombaro, con le pinne fucili ed occhiali. Abbronzatissimo sotto il sole di Cannes 2016  ha presentato il suo film fuori concorso che ha lasciato gli spettatori comunque piacevolmente sorpresi.Tutto sommato un'operazione riuscita con il film da vedere.

mercoledì 1 giugno 2016

LE DUE SORELLE BOUVIER

Ci sono donne che basta guardarle che restano incinte
Ci sono altre che invece sono portatrici di sventura. Attente a quelle due.
Quelle due sono le sorelle Bouvier francesi di nascita natruralizzate in America che si sono accapparrate la scena della mondanità negli anni 60.
Jaqueline era la maggiore perchè diventata Firts 
Lady d'America andando sposa a John Kennedy dopo che lo suocero le aveva offerto un milione di dollari stante le tendenze puttaniere di quello che sarebbe diventato Presidente degli Stati Uniti. Sorvolando sopra a questo piccolo difetto Jaqueline, chiudendo un occhio, è diventata l'icona fashion d'eccellenza del 900 per il suo stile elegante al quale tutte le firts ladies si sono poi ispirate.
Lo sguardo distante, la bocca da faina con i dentini aguzzi, Jaqueline aveva  fascino perchè non sbagliava mai un look sempre rigorosamente haute couture, da Oleg Cassini a Givenchy passando poi anche da Valentino che per primo le ha confezionato una abito sopra al ginocchio che Jaqueline ha indossato senza remore né pudori.

Spudorata lo era anche la sorella Lee Radziwilll della quale si dice che Jackie fosse un filo invidiosa per la sua conquista di titolo nobiliare di principessa avendo sposato il principe polacco  Stanislav Albrecht Radziwill.

Mai amato ovviamente come si conviene a tutte le grandi donne del jet set che in America si spupazzavano in privato toy boy e stalloni da monta.
Loro due no, le sorelline Bouvier andavano sempre a caccia del grosso paperone pieno di soldi e non importa se vecchio e bavoso perchè l'importante era fare shopping dandosi alla pazza gioia.
Scatenate entrambe in questo settore hanno letteralmente svaligiato boutique di mezzo mondo con occhio di riguardo verso i gioielli del quale subivano il fascino tanto da esserne vittime facilmente comprabili per poi finire a letto. Onassis aveva conquistato la principessa Lee con un braccialetto per il quale lei gliel'aveva data alla faccia della Callas che lo aveva scoperto in un cassetto. Credendo fosse destinato a lei, la cantante poi se l'era ritrovato indosso alla principessa la quale se era indecisa sul da farsi si era subito convinta nel tuffarsi nel letto di Onassis.
Il quale poi, sempre alla faccia di Maria Callas si sposava Jaqueline grazie a un contratto prematrimoniale, capestro per lui, a larghe intese per lei tra le quali c'era carta bianca per fare shopping. L'en plain lo ha fatto con il terzo compagno un ricco gioielliere ma discreto che sicuramente non le ha fatto mancare i suoi gioielli.
Quando si dice vedi Napoli e poi muori, ecco il detto vale anche per le due sorelle Bouvier molto brillanti in società e in apparenza ma sudicie nella sostanza come se stessero sedute su una montagna di rifiuti(di tutto ciò che avevano succhiato gettando via il guscio.
Non certo quelli dei loro spasimanti quasi tutti brutti vecchi che si son tenuti stretti facendo eccezione con il Presidente John Kennedi che era invece giovane e bello.
La nota curiosa è che quando Jaqueline andò in sposa a Onassis tutti pensarono che l'avesse rubato a Maria Callas mentre invece l'aveva soffiato senza tanti preamboli alla sorella Lee perchè questa aveva intrecciato una liaison segreta con il petroliere che la manteneva alla grande, all'insaputa o forse no del suo nobile marito (perchè in questi casi nel jet set solevano chiudere un occhio).
E fu così che a farsi mantenere da Aristotele Onassis fu la sola Jaqueline passando sul cadavere della Callas e sul corpo steso della sorella che non se ne è mai fatta una ragione perchè non sono mai più state fotografate insieme tanto che nemmeno al funerale di Jaqueline ha fatto pur breve apparizione dove invece erano presenti i suoi amati figli John John e Caroline. Sulla faccenda Lee non ha mai chiuso un occhio tenendoli ben aperti tutti e due per tutto il percorso della vita nella quale è arrivata a tarda età.