Un paio di anni fa, il primo maggio ad aprire la parata dei lavoratori con garofano era stato messo in scena il quadretto di 900, cartellone pubblicitario dell'omonimo film di Bertolucci con il quale il regista ha voluto rappresentare la resistenza fra le masse contadine messe in ginocchio dai padroni prima e dalle camicie nere poi con quest'ultime che spadroneggiavano arroganti anche fra la ricca borghesia pure lei asservita.
Se il film ha avuto un grandissimo successo, la parata del 1 maggio è stata un filo disertata dai vari gruppi di lavoratori con tutti i sindacalisti in prima fila, tanto che si contavano più numerosi dei lavoratori stessi.
Se il 25 aprile giorno della Resistenza il corteo è sempre numeroso e partecipativo, il primo maggio da alcuni anni passa quasi in sordina con i soliti noti a bandiera alzata ma senza entusiamo come a dire che andiamo festeggiare visto che di lavoro non ce n'è? La festa dei lavoratori tornerà comunque ai suoi slogan cantati a squarciagola, bandiera rossa la trionferà, evviva il comunismo e la libertà, dimenticando che la vera libertà esiste solo con la democrazia.
Con questo aggancio Bertolucci si è imposto a livello internazionale scendendo a compromesso nel confezionare un prodotto molto lontano dalle origini della Bassa Parmense riproposta in modo fantasiosamente colorato e più vicino ai gusti Hollywoodiani con le masse contadine che trionfano con la bandiera rossa e i gerarchi fascisti fuori di testa con il volto di Donald Shuterland in coppia con la Pasoliniana Laura Betti, lei comunque nel ruolo di sé stessa bravissima come sempre.
Il risultato è stato quello di un'americanata che fa il pieno al box office.
Bertolucci scendendo a compromessi per accontentare tutti italiani americani e francesi è paragonabile a quelle starlette che avendo bisogno di un lancio si prestano a scene di nudo o di sesso, ma una volta catapultate nel firmamento delle star trovano la loro strada, così come è stato per Bertolucci che ha ritrovato sé stesso con il Te' nel Deserto sempre pieno di bauli di Luis Vuitton ma capace di colpire per intensità e pathos senza perdere in autenticità. Ma questa è un'altra storia perchè Novcecento rimane a testimonianza del pasticcio che si rischia di correre con le produzioni straniere, specie americane a patti leonini, col risultato di confezionare un prodotto bello a vedersi per ricchezza di mezzi e di badget ma che in tono minore più casareccio avrebbe reso di più a livello di credibilità di un affresco contadino della Bassa Parmese.
Con il film Novecento di Bernardo Bertolucci il tema delle lotte contadine è trattato in modo morboso e discriminatorio per le donne facendone ritratti caricaturali anche se nettamente divisi fra le classi, da quelle povere a quelle ricche passando dall'alta borghesia a quella dei parvenue.
Le ragazzine povere infatti sono descritte come ritardate che non sanno distinguere una mungitura ad una mucca da una sega al padrone, le ragazze giovani contadine invece non sanno distinguere un membro dall'altro facendo di ogni cazzo un fascio in ammucchiata, le donne ricche sono tutte pazze fuori di testa o ubriacone perchè cresciute nell'ozio e nel vizio sono troppo delicate e incapaci di fronteggiare la realtà di un fascismo violento mentre invece hanno superato benissimo quello delle ingiustizie sociali fra padroni e servi.
Perchè la ragione sta sotto la bandiera rossa. Il messaggio in sintesi è questo qua che comunque Bernardo Bertolucci ha trasmesso con molta cura delle location (una corte bellissima più da residence immobiliare che da rustico bucolico, come una sorta di piccola città) e nella scelta degli attori quasi tutti stranieri molto noti scelti fra francesi e americani ai quali affidare i ruoli di protagonisti mentre per quelli di figuranti comparse e caratteristi sono stati stati ingaggiati attori italiani professionisti ormai al tramonto come Laura Betti ed Alida Valli o attrici in auge in quel momento come la Sandrelli e Stefania Casini e tanti personaggi “del posto” fra la bassa parmense. Tutti comunque in ruoli minori per esigenze di mercato estero.
Era un'occasione per lanciare il cinema italiano perchè il film avvince per l'affresco di grande respiro della provincia agricola italiana, che avrebbe fatto ugualmente presa a livello internazionale perchè fuori dal provincialismo dei film all'italiana stante la scrittura raffinata della sceneggiatura nel quale Bernardo Bertolucci è maestro il quale invece si è piegato alle esigenze di mercato dello star system.
Non è un puro come Pier Paolo Pasolini per cui i suoi film a tutt'oggi risultano un filo datati, di maniera e poco credibili specie negli eccessi introdotti solo per colpire e far cassetta. Il film è stato trasmesso recentemente in Tv e, personalmente, seguito (dopo averlo già visto al cinema) fino alla fine causa insonnia. A volte certi film si rivedono volentieri ma non è stato questo caso perchè tra gli spot della Tv e quelli del film pieno di prodotti griffati si perde il senso della sacralità di un grande affresco corale della società contadina che va dal latifondismo al caporalato passando da due grandi guerre dove a fare da padroni raffinati della scena sono in promo gli stivali vintage lucidati col grasso di maiale e le valigie originali di Louis Vuitton, riciclate da Bertolucci nel Te' del Deserto film che lo ha assurto a genio di tutte le sue opere.




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