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lunedì 15 giugno 2026

IL PRIGIONIERO, UN FILM STORICO CHE AVVINCE

 

Che cosa è la vita senza l'amore? La vita è l'amore...per tutto quello che ti circonda e tutto quello che ti circonda ovvero il Cerchio Magico che nel film Il Prigioniero si forma intorno a  Miguel de Cervantes (Julio Pena) un bel giovane  zoppo con un braccio rotto dalla faccia dolce e dalla testa piena di sogni, di storie, di racconti che recita per un gruppo di compagni di agonia, prigionieri di un Pashià che li ha catturati per lasciarli liberi tramite riscatto. Il gruppo è formato da nobili spagnoli francesi e italiani catturati dai pirati nel 1580 per essere portati ad Algeri insieme ad altri passeggeri da vendere come schiavi.

Entrando in Algeri sembra di entrare all'Inferno rappresentato dal cortile nel quale sono ammassati girando intorno ad un pozzo di acqua circondato dalle malte mura del palazzo del Pashià Hassan Bajah che li guarda dall'alto all'ombra delle grate. Il cortile della penitenza che avrebbero dovuto scontare si rivela un'oasi di cultura con frati che annotano gli eventi raccontandoli nei minimi partcolari anche quelli raccapriccianti, per tramandarli ai posteri. Il giovane Cervantes con la sua dialettica forbita e fantasiosa viene notato dal Pashià che ne fa il suo garzone preferito, una sorta di Sheerazade che suscita interesse grazie alle storie fantasiose, coprendolo di attenzioni  di regali e concedendogli uscite premio fino al tramonto suscitando l'invidia di un frate il quale lo denuncia come ribelle complottista nell'organizzare una fuga, senza però riuscire nell'intento di farlo impiccare perchè il Pashià all'ultimo sussulto del giovane appeso al cappio ordina di lasciarlo ritrovandone il respiro mentre la passione si infiamma sempre più per questo giovane affascinante, colto, libero e fondamentalmente buono da non poter non essere amato e verso il quale prova tanto amore da lasciarlo libero di scegliere di andarsene.

Il film è bellissimo intriso in qell'atmosfera dei Paesi del Maghreb fatto di giornate lunghe soleggiate trascorse nel soddisfare i sensi del gusto e dell'olfatto tra il brusìo di un mercato vivace con botteghe che nascondono piaceri sodomiti scegliendo ballerini maschi travestiti da odalische, palazzi da mille e una Notte con fontanelle e giardini fioriti che danno in grandissime stanze fresche dove il languore va di pari passo con la sessualità consumata nei bagni turchi fra massaggi con oli profumati e accoppiate omosex. Il Pashià è interpretato da Alessandro Borghi il cui sguardo saettante dà la giusta luce sinistra di un uomo tagliato a metà essendo un italiano diventato Moro dopo l'abiura infame che gli ha comunque pernesso di arricchirsi governando Algeri con la stessa crudeltà che aveva subito vedendo la madre sgozzata da un Moro, non lesinandola nemmeno ai Cristiani suoi fratelli tenuti in prigione.

Il Pashià e Cervantes, duettano come padrone e schiavo con eleganza intellettulae mista a sottile crudeltà che alimenta il piacere del potere nel dominio che alla fin fine si rivela essere quella dello schiavo poiché il Padrone ne subisce il fascino cadendo nell'asservimento sessuale e sentimentale che tutto dà in cambio di un bacio d'amore piuttosto che di qualcosa di banale. Quel bacio che Cervantes lo schiavo alla fine gli rifiuterà per la libertà.

Il Prigioniero, diretto da Alejandro Amenabar è un bel film storico che da tempo non si vedeva al cinema curato in tutti i partcolari dalle location agli interni impregnato in quiei profumi medio-orientali che parevano sentirsi in sala tanto era intrisa l'atmosfera di quella sensualità così particolare che chiude la donna e apre gli uomini esaltando la pratica dei piaceri proibiti di sodomia e alcol dalla quale si eleva, come in un sogno raccontato da Cervantes, una giovane vergine maghrebina convertita al cristianesimo che butta il velo al vento perchè innamorata di Gesu'.



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