
Il film è interessante per l’ambientazione della Milano Bene anni 50 con le signore bene arroganti con le serve e con le modelle che a quel tempo anche se sfoggiavano mises lussuose se la passavano molto male perché finivano sempre per fare le amanti di uomini sposati che non avrebbero mai lasciato la moglie perché il divorzio non era ancora diventato legge.
E’ curioso notare il concetto di lusso di allora fatto di tende (ereditate dai telefoni bianchi anni 30) messe in ogni dove anche a far da separé tra una stanza e l’altra come facevano nelle baracche e nelle case povere, con drappeggi a coprire mobili, e copriletti arricciati bordo materasso come si vendono ancora oggi nelle fiere.
Il concetto di eleganza è ancora peggio perché se i modelli erano molto ricercati i tessuti erano tutti nuvole di tulle di nylon e di taffetà simil fodera con le paillettes a go-gò accompagnati da gioielli vistosi e luccicanti.
La nota curiosa è data dal vestito di Lucia Bosè nel finale che sembra aver ispirato il modello di Beatrice al Ballo della Rosa perché uguale tranne che nel colore: bianco quello della Bosè e rosso quello della Borromeo in Casiraghi.

I Cappellini sono terribili ma ci ha pensato Kate Middleton a riportarli in auge.
Il Regista Antonioni in questo senso era molto selettivo perché sapeva lanciare un tipo di bellezza che si elevava sulla massa così come è stato con Monica Vitti. Antonioni era molto ambito dalle attrici proprio per questa sua capacità di forgiarle a livello di modelle di classe intellettuale. Insomma una categoria molto speciale che trovava sempre spazio nei Festival di Venezia e di Cannes.

Questo per dire che nella moda è tutto un riciclo un eterno ritorno perchè tutto è già stato inventato.
L'unica vera rivoluzione è stata quella di Mary Quant con la minigonna.
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