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sabato 9 luglio 2016

NOTRE DAME DE PARIS


(Osservazioni dal PalaCassa di Parma nell’aprile 2003 DI Notre Dame de Paris in spettacolo Live)

Sullo sfondo un grande muro composto da cubi che si aprono e si chiudono in una scenografia caleidoscopica che accompagna le canzoni ed i balletti in un susseguirsi di acrobazie altallenanti e saltellati.
Tutti giovanissimi, i ballerini formano anche il coro delle canzoni dei protagonisti: “il gobbo” Quasimodo (Giò Di Tonno); Frollo Arcidiaco di Notre Dame; Febo capitano delle Guardie, Gringoire, poeta e Clpin capo degli emarginati.

Ed infine lei, la protagonista femminile Lola Ponce una delle voci più melodiose sentite negli ultimi anni.





“Zingara, zingara, zingaraaaaaa!” grida muovendo sinuosamente il corpo come un’odalisca.Regina di una Corte dei Miracoli: stranieri, clandestini, esclusi, uomini e donne che vivono all’ombra della Cattedrale, perseguitati ed emarginati.

Il niente che conta niente, capitanati da Clopin la cui voce possente esprime tutta la rabbia dei pezzenti.
Zingara, pagana e straniera, Esmeralda va incontro al suo destino di strega ammaliatrice che ha fatto innamorare l’arcidiacono ed il cappellano delle guardie, suo carnefice, nonché il gobbo suo amore disperato che si lascerà morire per lei.
Lei, che sarà impiccata con tutti gli emarginati messi alla gogna che gridano a tutta forza “Libertà”,


 mentre “DUE TORRI” gigantesche sinmbolo della Cattedrale, archetipo della Grande Madre come una sorte di Grande Mela newyorkese, che tutti avvolge protettiva sotto le sue ali, danzano roteanti in circolo fino a sparire.
Questo inquietante scenario fa da cornice a una storia di quattro secoli or sono.
E ora, nel 2000? Uguale.
Una curiosità:Notre Dame de Paris è apparsa in scena per la prima volta nel 1998 a Parigi, tre anni prima del fatidico 11 settembre con l'attacco alle torri gemelle.
Un evento tragico che ha segnato il mondo cambiandolo per sempre, così come lo è stato con l'opera di Cocciante che ha dato una svolta a questo genere di spettacolo imponendosi su tutti quelli a seguire fino ad oggi facendo risorgere il genere musical che sembrava ormai in declino.
Un musical geniale e pieno di passione come tutta la musica e le canzoni dell'autore Riccardo Cocciante.

       

mercoledì 6 luglio 2016

REGINA ELISABETTA, DIO SALVI IL REGNO UNITO


Elisabetta regina inossidabile, intramontabile, indistruttibile. La Regina Elisabetta è l'icona più diffusa su tutto il Pianeta perchè ha seguito fin dalla sua incoronazione passo dopo passo fino a festeggiare il suo  compleanno quest'anno arrivato al novantesimo. Al Capolinea?
Assolutamente no perchè la Regina è ancora più che arzilla conservata al meglio non avendo lavorato molto nella sua vita trascorsa a cambiarsi d'abito con “estenuanti” (oddio si fa per dire) prove di sartoria e parrucchiere sedute dal dentista dall'estetista massaggiatore dal gioielliere e viaggiando il mondo in lungo e in largo sempre riverita ed onorata con tanto di inchino perchè il baciamano è consentito solo al primogenito erede al trono Carlo. Ha vissuto da regina sì ma alla grande di quel Regno Unito che fino alla Brexit era considerato una potenza del mondo, dopo America e Russia. Adesso non si sa.

Quello che invece si sa con cortezza è che la Regina Elisabetta non ha mai governato il Regno Unito perchè la monarchia non ha questo potere anche se Sua Maestà è sempre stata aggiornata su ogni mossa del Parlamento dal Primo Ministro in carica che lei ha visto passare in gran numero ma con i quali non ha mai avuto un buon rapporto. Primo fra tutti Margareth Tatcher con la quale era insorta una rivalità tutta femminile oltre che istituzionale, mentre con Tony Blair i rapporti erano tesi per colpa della moglie Chelsey per poi raffreddarsi completamente con Cameron che la considera ingombrante e inutile insieme a tutti i Windsor. Meno male che era troppo preso a promuovere il referendum della Brexit perchè così ha evitato di fare quello della monarchia si o no anche se era molto tentato di portare il Regno Unito al baratro.
Sì perchè se gli Inglesi si distaccano anche dalla monarchia perdono quel poco di potere loro rimasto con la stabilità del trono saldo da secoli e millenni nonostante la scissione dal Papa e dalla chiesa cattolica.

Ora la domanda è, se a governare fosse stata la Regina Elisabetta tutto questo pasticcio del Brexit sarebbe successo? Sicuramente no perchè la Regina non è una divorzista così come ha dimostrato nel corso del suo Regno tenendo fedelmente accanto un marito fedifrago e gaffeur con il quale negli ultimi anni non divideva nemmeno la camera da letto.La fedeltà è una virtù importante non tanto quella fisica quanto quella fatta di lealtà a una parola data, onorando una promessa e un impegno da portare in fondo.
Lasciar le cose a metà è segno di scarsa maturità e di forza di carattere nonché di nobiltà  perchè è una prerogativa che ha sempre contraddistinto quella classe, assoggettata a rituali e regole da rispettare rigorosamente pena il disonore come marchio infamante. Tutte cose che al giorno d'oggi non hanno significato specie fra i giovani che sciolgono matrimoni lampo amicizie e rapporti di lavoro con estrema facilità per inseguir il proprio tornaconto per arrivare ai vertici costi quel che costi.

Perchè la vita è spietata? Sì ma a renderla tale sono stati gli uomini. I quali se hanno fatto rivoluzioni per sovvertire le classi si sono poi intrappolati nelle carriere intraprese come se andassero a far la guerra.
Massimo D'Alema a Ballarò lo ha detto esplicitamente parlando di Matteo Renzi.
Dio salvi la Regina Elisabetta perchè dal Regno Unito si vuole dividere anche la Scozia per restare nella UE ma non avrebbe alcun senso, come se lo chiedesse la Padania.
Se alla Regina Elisabetta fosse stato concesso anche un potere politico dando qualche dritta autorevole al Primo Ministro di turno  il Regno Unito sarebbe ancora nella UE dalla quale si è separato per causa di un Cameron qualsiasi.
Ormai è troppo tardi perchè dopo la Regina Elisabetta non sembra che i figli e nipoti, carini finchè si vuole,  siano alla sua Altezza. Reale. Dio salvi il Regno Unito.

martedì 5 luglio 2016

LA FESTA MULTICULTURALE ALL'ATTACCO


“Boicottiamo la Turchia” Cominciamo male. Sì perchè la Festa multiculturale non dovrebbe essere un'occasione di incontro di varie culture e di scambio di messaggio di pace?
Invece le culture qui si sono scontrate approfittando dell'ospitalità o della visibilità di una festa che ormai è presente sul territorio di Parma, a Collecchio al Parco Nevicati, da molti anni registrando sempre un grandissimo successo di partecipanti.
E' pur vero che per la maggior parte sono in stile frickettoni ma è sempre bello vedere tanti giovani anche con famiglia appresso deliziarsi gustando i piatti etnici anche se, sempre a onor del vero, nono sono all'altezza di chef stellati ma men che meno delle cucine tradizionali casalinghe dei vari Paesi perchè lasciano un filo a desiderare.



E passi allora per il cous cous annacquato con le verdure svenute, passi il Kebab servito freddo, così come gli spiedini e tortelli ma quel che non può passare  è che la festa multiculturale sia diventata un'occasione per sfogare la propria rabbia sui conflitti in corso in medio-oriente.
Primo fra tutti quello dei Turchi e dei Curdi portato in scena da un gruppo del Kurdistan i quali, se hanno cantato bene alla maniera degli Intilimanni con loro amici fin dal 1988 anno in cui sono arrivati in Italia, non dovevano esporre quel cartello di invito a boicottare la Turchia. Il tutto servendosi di un'interprete di quel Paese perchè loro non sapevano ancora esprimersi in italiano come esempio lampante di chiusura e rifiuto all'integrazione. Ma non all'emancipazione comunque perchè  tra gli intellettuali della comunità curda si è elevato un grande insegnamento: “Mia madre non poteva mangiare in presenza di mio padre e di noi fratelli, ma ora le donne sono ingaggiate per far la guerra”. Dal braciere alla brace ora le Curde sono tutte in prima linea. Davanti ai maschi. Sì e con le culone Kardashian in testa che sanno fare il maquillage a modo per catturar mariti facendo solo figli e selfie come i conigli.
La festa dovrebbe mettere tutti in pace lasciando i conflitti alle spalle anche se irrisolti. Come quello della Striscia di Gaza per esempio tirata in ballo da un complesso palestinese composto da fratelli, alcuni ragazzi e una ragazza che si sono esibiti cantando varie canzoni dei Paesi del Medio Oriente, dall'Egitto all'Iran, dal Libano al Marocco passando dalla Palestina con sulle spalle il Kefih di Arafat.


Arrivato il turno della canzone palestinese, poiché uno dei cantanti si rifiutava di tradurre limitandosi al titolo “e poi mi fermo qui” uno del pubblico (non si sa se a caso o di proposito) si è invece offerto di tradurre recitando i versi che parlavano di odio verso: “... quiei vigliacchi e arroganti che vogliono comandarci uccidendo uomini donne e bambini. Meglio morire piuttosto che assoggettarci a questi vigliacchi...”e lo diceva con tale forza ed impeto partecipativo da raccogliere applausi fra alcuni presenti. Questo non va.  Ma non è l'unico episodio perchè in uno stand un gruppo di donne (ma devono sempre farsi riconoscere?) con microfono alla mano si sono messe a tradurre i versetti del Corano a dimostrare quanto anche Maometto amasse gli animali con una interpretazione curiosa  specie là dove parla di un cammello maltrattato dal padrone perchè lo fa lavorare come un mulo!
“Perchè quello che conta è la corretta interpretazione” pigola convinta la conduttrice del gruppo dalla quale si deduce quanto sia fanatica ma maldestra animalista che con Corano in pugno voleva pure convincere che fra molti intellettuali musulmani ci si stia aprendo verso una cultura animalista capeggiata da uno scrittore che paragona le stragi dei montoni, perpetati alla festa del Ramadan, alla Shoah (!!!!!).

Poteva bastare? No, perchè dal gruppo un'altra animalista esprimendo il suo compiacimento verso questo orientamento di un gruppo di intellettuali musulmani ideologici del crudité  si è messa ad elogiare “...le nostre gattare che pur di cibare i gatti si tolgono il boccone di bocca.” Sante donne!
“E la strage dei cani? Vogliamo parlare anche di questo?”, insorge indignata un'altra signora della conferenza animalista.
Tutto questo mentre sul megaschermo si stava osservando un minuto di silenzio per le vittime del Bangladesh! Ma ne vogliamo parlare? No, perchè la partita deve andare avanti. Per una volta il calcio ha ha dato una lezione di “rigore” sopratutto agli italiani diciamolo. Così come dovrebbe essere anche per la festa multiculturale che invece traduce questa possibilità di pace per partire all'attacco su tutti i fronti consentendo alle varie etnie di continuare a farsi la guerra con i loro conflitti irrisolti che in questa festa  sono stati supportati da odio piuttosto che amore o solidaroietà.
E noi siamo stati a guardare, a mmagnare e qualcuno anche ad applaudire una festa multiculturale che si è trasformata in una sorta di rappresentazione tragicomica. Pagliacci sarebbe il caso di dire se non fosse che “le vittime umane citate siano tutte vere”.
Da onorare con un pietoso silenzio in segno di rispetto, senza allestire feste campagnole di un provincialismo imbarazzante.
La festa è comunque finita e buonanotte ai suonatori.