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martedì 31 luglio 2018

STORIE DI ORDINARIA DISGREGAZIONE


Una ragazza di colore mi si è avvicinata per chiedere se sapevo di qualche appartamento libero da affittare.
“Vai all'agenzia”
 “Ci sono andata ma quando vedono il colore della mia pelle mi dicono di no. Io sono stata sfrattata dopo diciannove anni e adesso abito con mia sorella. Ho sempre pagato ma il padrone rivuole il suo appartamento”
“Se tu hai le referenze di questo “padrone” non dovresti avere problemi perchè il problema sono i soldi e la garanzia che si paghi un affitto. Questo vale per bianchi e neri. Capito?”
“Telefona tu e vediamo”
“Io non telefono perchè se sono vent'anni che abiti in Italia dovresti ormai avere imparato come muoversi. Ciao!”
Non è l'unico episodio di ordinaria disgregazione al quale ho assistito perchè andando allo sportello di un ufficio pubblico ne ho trovato un altro.

Un ragazzo di colore cercava di spiegare alla funzionaria di sportello l'operazione da sbrigare ma il colloquio sembrava fra due sordi.
Lei gli si rivolgeva in francese del genere "voulez vous saver l'indiriss..." e lui in inglese.
Dopo un botta e risposta disconnesso lei si è spazientita alzando gli occhi al cielo come a dire questo non capisce niente.
“Parlare Inglese non è sinonimo di ignoranza” mi impiccio io facendo insorgere un battibecco perchè lei rispondeva piccata: “Questo non è uno sportello Amico ma un ufficio dove uno deve saper parlare l'italiano” che aveva attirato la presenza della capa alla quale mi ero rivolta spiegando che c'era una difficoltà di linguaggio. Al che anche lei alzava gli occhi al cielo guardando l'utente straniero con compatimento e uscendo con la solita frase buonista pelosa “Ci vuol pazienza”. Sbrigata la faccenda alla bell'è meglio la funzionaria poi si rivolgeva al ragazzo di colore dicendogli ironica “Saluta la signora che ti ha aiutato!” come a sottolineare ("Ti piace il negrone ehhhh!"). No grazie sono a posto.

Questo è quanto al quale oggi vorrei aggiungere un commento sulla notizia delle atlete che praticano sport con il Jihab o quelle che vanno in piscina col burkina pretendendo di essere accettate con i loro costumi ai quali non intendono rinunciare così come il velo sul posto di lavoro anche se nel loro Paese è stato abolito.
A chiudere con questa presa in giro mi piace ricordare un episodio della mia infanzia quando in Collegio le suore ci facevano fare i saggi vestite come Le Piccole Italiane” fino a quando non era arrivata una Superiora che vedendo le gonne svolazzare aveva imposto la gonna pantalone.
Sentendoci goffe e ridicole noi ragazzine ci eravamo rifiutate di fare il saggio riuscendo ad ottenere le gonnelline plissè:
L'ideale è sempre riuscire a trovare un punto di incontro in uno scambio di culture e tradizioni.
Ecco il mio: caftano mediorientale.con infradito da usare come copricostume o per l'apericena

 

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