giovedì 14 novembre 2019

LA BELLE EPOQUE


Il film la Belle Epoque non si sa se sia un omaggio a Midnigth Paris di Woody Allen o una semplice coincidenza nella scelta di un Bistrò dall’omonimo titolo. L’uno e l’altro perché la trama è dipanata su un ritorno nostalgico al passato che ha segnato un’epoca, quella degli anni 70 in piena rivoluzione del costume con una ventata di libertà per le donne le quali anche se hanno bruciato i reggiseni in piazza, non l’hanno saputa gestire fino in fondo avendo alla fin fine preferito sistemarsi borghesamente formando una famiglia od occupando posti pubblici a stipendio fisso assicurato. Il protagonista, volendo rivivere il suo felice incontro con la moglie (Fanny Ardant) che lo ha appena lasciato, disegna delle schede per illustrare la sua vita da tenere come base per la sceneggiatura di una sorta di reality perché le emozioni sono vere sia per quelli che recitano il copione con l’auricolare che per quelli che dirigono questa candid camera, specie per il regista (Guillaume Canet) che ha messo sul set la sua giovane e bellissima moglie alla quale dà le dritte per sedurre il protagonista così come nella realtà aveva fatto la vecchia moglie quando si erano conosciuti.

“Che bambola” è la prima battuta snocciolata ed effettivamente Doria Tillier (Margot-Fanny Ardant-Marianne) la incarna perfettamente con un fisico da topo model ed un sorriso radioso alla Julia Roberts che conquista all’istante. 
Infatti la finzione si confonde con la realtà facendo innamorare il protagonista della copia di sua moglie la quale dopo 40 anni ora cerca l’ebbrezza della libertà facendo schioccare le dita come a dire che nella vita bisogna osare mettendosi in gioco  a qualsiasi età, un gioco che lei inizia trovando un nuovo compagno con barba e aria insulsa ma molto solerte a fare servizietti in zone basse, anche se non riesce a toglierle la noia nella quale era piombata con il suo menage matrimoniale.
Il gioco fra le parti procede trasformandosi in equivoci che fanno scattare gelosie e riaccendere passioni ormai sopite lasciando qualche dubbio nel percorso che sfociano in domande assillanti: “Ci sei andata  a letto si o no?” così come chiede ansioso il regista visto che il vecchio protagonista si è innamorato e lei non vuole più continuare con quella farsa perché sarà stata pure una finzione ma “l’hanno fatto per davvero”.
Così quella che doveva essere una rimpatriata sentimentale si trasforma in un dramma coniugale che fa soffrire maggiormente quelli che lo hanno inscenato o provocato: il regista nel mettere la sua bellissima moglie tra le braccia di un maturo seduttore e la vecchia moglie Marianne nel lasciarlo non sopportando più la routine ma fallendo nel cercare la felicità altrove non comprendendo il valore di una vita vissuta col marito verso il quale si riaccende la fiamma della passione provando gelosia sperando che succeda anche a lui nel rimettersi in gioco a reinterpretare la loro storia con lei protagonista. Ma il miracolo resta in sospeso con la chiusura del film dopo che lei lo implora “Mi chiamerai?” restando senza risposta mentre con Margot “la giovane” si era alzato già innamorato perso.

Quando si gioca col fuoco si può restar bruciati. Il film di Nicolas Bedos è divertente piroettante e scoppiettante specie nella scena della festa hippie con tanta erba da fumare bella musica d’epoca in sottofondo, qualche scena di ammucchiate “tutti nudi” che ricordano molto il film The Beach diretto proprio da Guillaume Canet regista sceneggiatore e grande attore così come lo sono a recitare il protagonista Daniel Auteil, Fanny Ardant e altri personaggi minori ma tutti grandi professionisti del cinema francese fra i quali brilla la nuova stella Doria Tillier magnifica nella scena in cui balla sul tavolo col vestito e rete a uncinetto e una fascia sulla testa che cade a coda. Ma le scene hard sono tutte della Ardant girate con sensuale noncelance a letto fra una sbattuta in su e giù e un coni lingua ad occhiali a realtà virtuale che l’aiutano a godere nell’estraniarsi dalla realtà che sta vivendo come se fosse l’effetto dell’erba fumata nel tempo che fu di una bell’epoca di grande e nostalgica felicità-         
                                              LA BELLE EPOQUE DI FANNY ARDANT








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