venerdì 26 gennaio 2018

3 MANIFESTI a EBBING. MISSOURI

Come iniziare una caccia spietata  per poi andare via via scemando


Alla fine del film infatti, quando Mildred (Frances Mc Dormand candidata all'Oscar come protagonista) e l'ex poliziotto Sam Rockwell (candidato all'Oscar come non protagonista), all'alba partendo per una spedizione punitiva con tanto di fucile alla mano da puntare contro uno stupratore seriale, strada facendo si ricredono lasciando in sospeso il finale.
La notte ha portato consiglio e nella luce fredda del mattino  gli animi si placano guardando  più nitidamente situazioni, vittime o predatori. Un conto è lo stupratore un altro è l'assassino.
Il film si snoda comunque nella caccia iniziata con una sorta di vendetta privata da parte della madre di una ragazza stuprata mentre moriva.
 Parole dure e di fuoco che lei imprime a caratteri cubitali in 3 Manifesti a Ebbing. Missouri per scuotere l'opinione pubblica sul caso nell'intento di stimolare la polizia a darsi una mossa nelle indagini rimaste insabbiate nei cassetti in attesa che “l'assassino o il branco” confessino il reato.

Missione impossibile ovviamente anche se il capo della Polizia (Woody Harrelson candidato all'Oscar come non protagonista)) non dispera perchè dall'alto della sua esperienza è convinto che un delinquente  prima o poi finirà in galera dove non mancherà di confessare il suo misfatto all'amico di cella. Il quale ovviamente vuoterà il sacco.
Ma chi trova un amico in prigione non sempre trova un tesoro come una sorte di abate Farìa da parte di Dantes alias Montecristo per cui su questa tesi galeotta c'è poco da far affidamento.
Infatti è proprio così che la pensa la protagonista Mildred decisa invece a stanare i fascicoli da una stazione di polizia dove gli agenti sanno tutto di tutti e sono solo amici dei bianchi, anche usando le bombe molotov .
Siamo nel Missouri nel sud dell'America dove il razzismo è sempre in agguato anche se: “I tempi sono cambiati, mamma” come afferma il poliziotto torturatore di ragazzi di colore alla sua mammina che gli da le dritte per sparare a quel negro mandato a dirigere la Centrale  di Polizia a seguito del suicidio del Comandante in stadio terminale di un tumore. Il quale prima di morire lascia a tutti una missiva per continuare la sua missione di Capo.

La tematica del film,  scritto e diretto da Martin  Mc Donagh candidato Oscar per la sceneggiatura, è fra le più agghiaccianti che si possano immaginare  con una situazione di stupro di una ragazzina da parte del branco selvaggio che non si ferma nemmeno quando sta per morire, ma viene dipanata con una sorta di leggera ironia facendo una caricatura  dei tanti personaggi che aninamo la scena  riuscendo ad accattivarsi la simpatia e sorrisi anche quando infierisono sugli amici che fanno quadrato alla protagonista mettendoli in prigione o buttandoli dalla finestra dopo aver dato anche alle fiamme i manifesti.
Invece tutto rinasce come prima proprio grazie al loro sostegno ed alla caparbietà della protagonista in una sorta di angelo vendicatore nel quale il senso di colpa la fa da padrone avendo lei stessa rifiutato alla figlia la macchina mandandola incontro a un destino di stupro annunciato  le cui scene raccapriccianti comunque ci sono state risparmiate scegliendo di dipanare la sceneggiatura sul filo dell'Humor nero. alla Hitchcock, molto ben riuscito.
Il mix è scoppiettante con la protagonista che fa fuoco e fiamme incendiando lo schermo con la sua presenza ruvida a lingua scurrile  dando spessore al personaggio di una donna  combattiva e dal cuore buono tanto che alla fine si intenerisce persino con l'amante giovane del suo ex marito sciogliendosi davanti alle sue esternazioni svaporate.

Dopo anni di carriera da figurante, comprimaria caratterista Frances Mc Dormand ha finalmente un film tutto suo  modellato a suo immagine e somiglianza nel quale trionfa con un ruolo muscoloso esaltando una femminilità determinata e autonoma che sa imporsi nonostante sia persona qualunque.
Con i modi bruschi, la lacrima asciutta e la battuta fulminante a scoraggiare qualsiasi tentativo di approccio non scelto: “Certo che vengo a cena con te ma non mi faccio togliere le mutande” distruggendo la molestia sul nascere (lanciata dal nano Peter Hayden  innamorato già visto in Biancaneve con Lilly Collins e il Trono di Spade), delinea un ritratto molto convincente  accogliendo consensi fra le star di Hollywood in piena tempesta  di caccia al molestatore recependo il messaggio finale che fa riflettere sul fatto di non far di ogni erba un fascio. Questo perchè detto da una madre così colpita duramente è sinonimo di tempra forte equilibrata e saggia da prendere come esempio per credibilità.

Il film è molto avvincente accompagnato da musiche (la colonna sonora di Carter Burwell infatti è candidata all'Oscar)  che danno ritmo incalzante  a situazioni dinamiche trasformandole in una sorta di ballata fra  bianchi e neri dell'America del Sud dove gli echi del Klus Klus Klan sembrano ormai lontani avendo bandito definitivamente la parola negro sostituita con nero o uomo di colore. Un particolare importante che rivela la buona volontà sulla strada della parità dopo tante lotte e spargimento di sangue.
L'Alba di un Nuovo Sud passa attraverso uno sfondo di fiamme: non più quelle di Atlanta ma di Ebbing per marchiare a fuoco la protesta degli ultimi fra le minoranze. Le donne.

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