giovedì 20 settembre 2018

UN AFFARE DI FAMIGLIA IN SUSHI CONNECTION

Il cinema giapponese sta tornando agli antichi fasti dei film d'autore che avevano conquistato l'Europa con le storie in costume nei quali gheishe e samurai la facevan da protagonisti.
Oggi il Giappone cinematograficamente si sta impegnando con storie di ordinaria quotidianità della middle class (Ritratto di Famiglia con Tempesta
)http://ritaguandalini.blogspot.com/2017/06/ritratto-di-famiglia-con-tempesta.html
 o di lucida follia fra le baracche dei vari centri urbani.
Questo è Un Affare di Famiglia (Palma d'oro Cannes 2018) " in sushi connection" formando un nucleo fuorilegge che trae la sua forza nell'amore che li unisce , sincero ma non disinteressato essendo tutti dediti a piccoli traffici per campare con onore nel rispetto dei vari componenti, anziani in primis.
Ma più che familiari sono persone che si sono unite in una sorta di comune per sopravvivere formando un mondo buono fuori dalla realtà civile vivendo come rifiuti in una baracca con l'arredo accatatstato dove comunque anche se si dorme con i materassi a terra si mangia bene: sushi e ramen a volontà e quant'altro faccia famiglia in connessione con il mondo esterno tutto da coinquistare.

 Così i bambini fanno da palo agli adulti per furtarelli ai negozi dove la merce esposta “non appartiene ancora a nessuno” e dunque alla portata delle mani leste come insegna il capo-famiglia. Il quale anela a farsi chiamare “padre” dal piccolo orfanello al quale insegna i segreti del mestiere imponendogli di chiamare “sorella” una piccola trovatella rapita ai genitori perchè la maltrattavano facendola accogliere in casa per offrirle tutto l'amore che le mancava ma nel contempo occupandola a fiancheggiare “il fratellino” acquisito nell'onore e nel rispetto del Capo secondo un'etica di onestà intellettuale che non fa una piega. Tutti i componenti la famiglia hanno un cuore grande sorretto dall'amore per il denaro che non tralascia nemmeno la nonnetta autorevole matriarca ma dedita al vizio nel giocar d'azzardo con i soldi della pensione arrotondati estorcendoli al figlio del suo defunto marito pur avendo un piede nella fossa. Intorno alla sua pensione  ruotano tutti dopo essersi insediati nella baracca in dotazione all'anziana dai centri sociali, ricambiandola nel non farla sentire sola onorandola e rispettandola come manna della provvidenza avendo un reddito fisso e certo su cui contare tra una disocupazione e l'altra.

La disoccupazione infatti è sempre dietro l'angolo per quelli di mezza età diventando una sorta di esodati  perchè nessuno più li vuole a lavorare non avendo raggiunto l'età della pensione.
Insomma temi che sono anche di grande attualità a confermar quell'antico detto che tutto il mondo è Paese specie in questo momento di globalità pressante dove siamo tutti nella stessa barca afflitti dagli stessi problemi che alcuni cercano di risolvere formando nuclei “familiari” non avendo più fiducia nelle istituzioni.
Affari di Famiglia è lo specchio di un piccolo mondo mafioso che fa rete destinato a rinsaldarsi e diffondersi perchè  una volta scoperti nelle loro malefatte pur dividendoli fra loro con la carcerazione della moglie del capo che si sacrifica per avere uno sconto, codice alla mano da “padrina”, avendo il compagno precedenti penali, rimandando la piccola ai gentori violenti ed il bambino in casa protetta, alla fine il piccolo orfanello salendo sul Bus per allontanarsi dal padre e dalla vita che gli offriva “uccidendolo” virtualmente il suo maestro, si volta indietro inseguito dalla disperazione di lui lo chiama finalmente papà rinsaldando i valori di un nucleo fuori dalla società. Va' dove ti porta il cuore più che la ragione.


Il film è straziante nella sua dolcezza raggiungendo l'apice quando una delle ragazze di onorata famiglia impegnata a guadagnare facendosi ditalini davanti ad uno specchio che traspare ad immagine per i clienti incuriosendosi di un abitué dopo averlo incontrato nel privè e constatato la sua disabilità quale sordo-muto lo abbraccia con tanto amore scegliendolo quale preferito tra i suoi clienti dopo essersi messa una mano sul cuore e una sul portafoglio, là dove ti porta la testa chiudendo così un cerchio sul quale sarebbe meglio stendere un pietoso velo se non fosse che il film catturi l'interesse guardando con una tenerezza infinita questo mondo di derelitti dal grande cuore interessato immergendoti nel loro mondo buono che come una sorta di Mulino Bianco lo fa sembrare pure bello. Un mondo bello ma feroce
La citazione è di Mauro Corona da Bianca Berlinguer. questa è la più azzeccata.


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