
Un coro roboante ha aperto la scena con una scenografia minimal con al centro un grande faro a fuoco accesso insieme a quelli sparsi fra la folla ad accogliere il trionfatore Otello, Duce dell'Isola di Cipro.
I movimenti scenografici erano tutti incentrati tra la sala del Trono e quella della Camera da letto entrambe chiuse da tre grandi porte per accedere ai corridoi in vista tridimensionale.

Molto elegante l'effetto anche per la scelta dei colori scenografici a tinteggio giallo topazio che facevano pendant con quelli dei costumi tutti nelle nuances delle spezie mediorientali, dallo zafferano al curcuma dallo zenzero alla noce moscata dalla cannella al cumino, dal pepe rosa alle bacche viola del ginepro, passando fra i colori di terra e sabbia dove a splendere erano i bagliori saettanti della scimitarra del Moro di Venezia a segnare il colpo di fulmine con Desdemona e la vendetta di fulmini e saette nella morte di entrambi.

Un banco di prova raggiunto e superato brillantemente perchè insieme ad Otello ha duettato in sincrono mixando robusta potenza a delicata purezza di una madonna casta.
L'entusiasmo era alle stelle ed alla fine gli applausi sono stati scroscianti per tutti con un'ovazione speciale per il protagonista assoluto Otello che per impeto e temperamento ricordava molto Mario Del Monaco quando si impuntava sulla scena per far uscire la voce al massimo.
Bello bellissimo spettacolo che alla seconda serata ha sicuramente dato il meglio visto i consensi non del tutto convinti della prima. Invece nella serata di domenica è stato un vero trionfo decretato da quasi dieci minuti di applausi incessanti anche per tutti i coprotagonisti.
Ma ci stavano sicuramente come giusta introduzione per innovare l'Opera senza stravolgerla con rivisitazioni fantasiosamente moderne ad effetto pasticcio di cigno di Busseto cucinato a freddo, che si sa di sapore obbriobrioso.

Perchè se l'Opera non deve morire, non sono certo gli stacchetti della Tv a riportarla in auge perchè magari è vista e morta lì mentre invece è giusto che per innculcar l'amore e la passione si vada a coinvolgere anche i bambini rendendoli protagonisti in scena.
Perchè solo così il Verdi Festival sarà un'eccellenza di Parma. Come lo è stata Renata Tebaldi l'unica soprano che ha portato Parma nel mondo. Inteso come Metropolitan dove a tutt'oggi è ancora ricordata per la sua voce d'Angelo e non per aver sfasciato camere di hotels.
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