venerdì 1 luglio 2016

BEJART BALLET LAUSANNE 2016




Dai primi passi che si muovono sul palco  si capisce subito la differenza fra le coreografie di Béjart e tutte le altre del balletto contemporaneo.
Quì ci troviamo di fronte alla Danza quella pura fatta di leggiadrìa grazia ed eleganza: i movimenti sono sinuosi delicati e sensuali che fanno pensare a quel versetto del Rinascimento di Lorenzo de' Medici “Quant' è bella giovinezza he si fugge tuttavia chi vuol esser lieto sia di doman non c'è certezza. Magnificat!
Con Suite Barocco infatti si viene catapultati in una lode rinascimentale a tutta festa nella quali si tuffano i fanciulli al canto degli uccellini mixato agli acuti dei cantori in sottofondo in un ritmo piroettante dinamico saltellante allegro immerso in una felicità da sogno impossibile da vivere nella realtà.


I danzatori si muovono in assolo, in gruppo con movimenti in sincrono scanditi dai gorgheggi impregnati di sensualità gioiosa che mette il frizzo a tutti gli spettatori. Fanciulle in fiore, giovinetti imberbi girotondi e salti in alto fanno un affresco rinascimentale che si immagina immerso in una natura perchè in origine la coreografia era stata creata da Bejart per accompagnare una sfilata di Versace ai Giardini di Boboli di Firenze, quando la moda del made in Italy si stava imponendo in tutto il mondo.
Le performance continuano con Etude pour Dame aux Camelia in un assolo struggente e romantico ad accompagnare l'agonia di Margherite Gautier di Dumas tradotto in Violetta nella Traviata di Giuseppe Verdi.

Molto curioso e pittoresco il balletto Bhakti dedicato agli dei Shakti e Shiva traducendo la danza  indiana in movenze occidentali pur mantenendo intatta la mimica esotica delle braccia e gambe rigidamente piegate su un corpo che invece svita sensualmente al ritmo indiano tradizionale: Tac tac tachetac-tacchita-chetacchetì..
A seguire Improptu le coreografie si compongono secondo l'arte di Béjart, sinuosamente elegante e raffinata con i giovani danzatori che fanno figure classiche del balletto contemporaneo. Infine l'attesissimo Bolero che anche se ormai conosciutissimo da tutti avvince sempre come la prima volta con il suo ritmo incalzante in un rituale di amore e morte con la vittima che danza sul tavolo eccitando tutti i danzatori intorno che voracemente si vorrebbero cibare di lui o di lei: mors tua vita mia a scandire il ciclo  della vita degli animali prede e predatori. Questa sensualità vorace e cannibalesca contrasta con la finezza spirituale  di tutte le altre coreografie di Béjart Ballet Lausanne a delineare la personalità di un artista fuori dal comune che ha lasciato ai suoi discepoli una ricca eredità sulla quale danzare di rendita, e fra questi un suo allievo seguace come il direttore artistico Gil Roman che ha firmato questa performance traducendo fedelmente lo spirito del maestro.
Applausi entusiastici alla fine con tanti bum bum cadenzati con i piedi perchè il ritmo del Bolero risuonava ancora nella testa.

Nessun commento:

Posta un commento