L'Atelier è un film piuttosto noioso perchè troppo cerebrale e didattico con tanto di lavagna a prendere appunti.
L'Atelier è un laboratorio di scrittura al quale si sono iscritti alcuni giovani per imparare l'arte della stesura di un libro in questo caso un Thriller sotto la direzione di un'esperta e affermata scritttrice Olivia (Marina Fois)


Le quali non hanno ceduto mai alla rassegnazione mettendosi coraggiosamente a lottare per la ripresa riportando l'operosità nella città consentendole di rinascere forte come prima.
Il romanzo da comporre in gruppo è un giallo il cui tema eccita un giovane ragazzo Antoine, solitario e straffotente di simpatie estremiste, facendolo girare un po' arrapato e un po' imbufalito intorno all'insegnante non giovane né bella ma interessante, che si turba purtroppo di questo accerchiamento provando attrazione e cadendo nella trappola del buonismo salvifico che esprime cercando di andare in aiuto all'allievo ribelle dopo averlo visto in video-social esibire facendola roteare una pistola con gli amici di merende.

Lo scopo è quello di farla spaventare riuscendoci benissimo senza però riuscire a farla desistere nel suo intento di aiutare il giovane al quale prende la mano dolcemente facendogli provare una forte emozione, più di quanto lui pensasse di provare nello sparare, mettendogli in luce tutta la sua inutile esistenza che lo fa riflettere sulla strada da intraprendere in futuro.
Il film finisce con un addio al gruppo e un ingaggio di lavoro su un peschereccio per navigare al largo secondo tradizione di famiglia.
Il messaggio del film, oltre a Tanto Rumore per Nulla per far una citazione colta, è che la scrittura inducendo a pensare e riflettere possa riuscire a dare un senso alla propria vita facendo luce sul potenziale nascosto per cui il lavoro di gruppo di questa insegnante non è risultato inutile. Infatti si deve interpretare come una missione compiuta anche se il libro non uscirà mai perchè più che il prodotto in sé hanno contato i rapporti e la solidarietà.
Persone oltre alle cose in un deje-vue di luoghi comuni infinito che alla fin fine si riduce solo a preferir le chiacchiere alle frittelle. E poi ancora tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino e chi va con lo zoppo impara a zoppicare. Insomma così...
E pensare che aveva cominciato con tanta spocchia ma del romanzo non si è imparato l'arte avendola, giustamente la prof., messa da parte perdendosi fra le vie della banalità del turbamento sessuale pur sublimando l'energia in gesto nobile e salvifico.
Non è più il tempo dei laboratori perchè i maestri di oggi non vogliono eredi per cui si presume che alla fine il romanzo l'abbia portato a termine la prof. mettendo a frutto le idee dei dilettanti-allievi che altrimenti sarebbero vuoti a perdere e incassando i proventi.
Tra il “mettere a frutto” e lo “sfruttamento” il passo è breve e il film lascia il finale all'interpretazione dello spettatore, a piacere. Tutto dipende dalle esperienze della propria vita. Infatti tra insegnanti e prof può capitare di trovare il pigmalione di Bernard Shaw memoria ma questa è un'altra storia.
Il film merita comunque far conoscere i premi ricevuti in abbondanza: premio Cèsar miglior attrice 2018 Marina Fois, e altri tre al festival di Cannes 2017 Un Certain Regard a Laurent Cantet per il film per la regia e dalla giuria. Tutto giocato in casa.
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