giovedì 23 luglio 2015

QUO VADIS CINECITTA''? AFFAN' MUSEO




  Maciste contro Ercole è un film della serie Peplum girato a Cinecittà sui ruderi gloriosi avanzati da Spartacus a Ben Hur passando per Quo Vadis che aveva aperto le porte dell'antica Roma e della Magna Grecia con le leggende dei classici dai Titani a Teseo ivi inclusi i mitici eroi come Ercole e Maciste facendo anche un pout pourri con quelli della Bibbia come Sansone e  Golia.
Cinecittà a quel tempo era un set di cartapesta simil Foro Imperiale,  Pantheon Suburra e Domus Aura di ispirazione Pompeiana e Capua.
Bighe e quadrighe giravano per le vie a porfido romano, uscendo per qualche ripresa cine sull'Appia Antica e Circo Massimo.






Se Cinecittà era Roma Caput Mundi, la città di Roma era un grande set per i film di Federico Fellini e tanti autori italiani o stranieri che  investivano su Roma perchè le maestranze e figuranti si accontentavano di un cestino per la pausa pranzo e pochi soldi come paghetta.

 Insomma ponti d'oro a costi bassi, un mix che ingolosiva le produzioni Hollywoodiane  le quali davano il colpo di grazia al filone Peplum con il film Cleopatra il cui flop metteva un velo pietoso sulle colonne d'Ercole dal Pordenone alle Piramidi passando dal Colosseo e alle Terme di Caracalla.
Tanti film storici che poi sono diventati cult insieme a quelle piccole di produzione artigianale di autori italiani che lanciavano attori come Giuliano Gemma o attrici come Rosanna Schiaffino interprete del classico Teseo con il Minotauro ed il filo di Arianna che abbiamo visto riproposto recentemente con Immortals.

La Schiaffino nel film anni 50 aveva il doppio ruolo di due gemelle e per distinguerle una dall'altra usava un rossetto diverso: il rosso per la cattiva e il rosa per quella buona.







Il rossetto era molto importante a quel tempo perchè veniva spalmato in abbondanza per fare volume delle labbra mentre gli occhi erano sottolineati con pesante eye liner o Kajal. Oltre al rossetto rosa veniva usato anche l'arancione, molto di moda negli anni 50,  adottato da  Elsa Martinelli sempre in primo piano per le tendenze fashion.

Nei film in costume un grande spazio era affidato alle ballerine per animare le orge dei nobili e patrizi alla corte dell'Imperatore fra le quali primeggiava l'attrice cubana Chelo Alonso perchè sapeva dimenarsi sensualmente dalla cintura in giù facendola immaginare tutto quanto a  Chelo The Pelo come una sorta di Elvis the Pelvis in gonnella che dava la scossa a tutto il film.




Da tempo Cinecittà è diventata un grande museo del cinema e di tutte le arti correlate che vanno dalle scenografie ai costumi e tutti gli accessori a corredo.
Si pensa anche di farlo ritornare agli antichi fasti ma le produzioni sono sempre di tipo artigianale, fiction o mini-agiografie, per cui finito il film si chiude anche il sipario su Cinecittà in attesa delle nuove.
Mancano le produzioni industriali, con i film a largo respiro e di serie per esportarli in tutto il mondo come per esempio un Downton Abbey o Il Trono di Spade. Serial formati da una grande troupe per un lavoro simil  grande film in costume che tante soddisfazioni ha dato a Riccardo Garrone con Il Racconto dei Racconti regista dal gusto pittorico.


Un incarico era stato dato da SKY a Dante Ferretti per coordinare l'allestimento della città Clerville a fare da location alla serie ispirata al fumetto di Diabolik ed Eva Kent sui quali fino ad oggi sono stati girati solo filmetti o parodie in spot pubblicitari.
Ferretti premio Oscar aveva accettato ma a tutt'oggi non si è più saputo nulla. Forse perchè Cinecittà ormai, a parte qualche sporadica puntata di grandi serial come per esempio i Borgia,  vive di ricordi da diversi anni con centinaia e migliaia di visitatori nostalgici e amanti di un cinema che fu.
E sono tanti più di quanti andrebbero a guardare la serie Tv su SKY che molti italiani seguono solo nei Bar o Circoli privati per vedere le partite di calcio in compagnia.

Più che grandi serie in Italia vanno molto le miniserie in costume fagocitate dalla RAI e Mediaset perchè hanno un vasto pubblico che li segue, mentre per i film di grossa produzione da esportare in tutto il mondo ci sono le location naturali a fare da sfondo alla narrazione così come si è visto recentemente a Cannes anche se gli autori italiani non sono stati premiati.
Però è indubbio che abbiano aperto una strada che in futuro sarà molto battuta perchè di bellezze naturali al mondo ce ne sono in abbondanza.
Non per nulla gli spaghetti Western di Sergio Leone hanno preso il volo con le terre assolate della Spagna, location simil-Mexico ideale per quel genere di film  che tanto ha dato all'Italia.
Le mega-serie in studio lasciamole pure agli Inglesi che in questo settore stanno dimostrando di essere maestri, così come gli americani lo sono in quelli con effetti speciali o di chirurgia dallo splatter al Pronto Soccorso mentre per gli italiani la strada giusta è quella tracciata dai nuovi autori che tanto hanno stupito con i Film Youth e Il Racconto dei Racconti i quali comunque portano avanti la tradizione di autori come Marco Rosi (C'Era una Volta con Omar Sharif e Sofia Loren) o Pier Paolo Pasolini e i suoi film in Costume famosi in tutto il mondo, tanto per citare quelli passati e Cristina Comencini in Quando la Notte o Salvatores premio Oscar con Mediterraneo per quelli contemporanei.

Pertanto quel che è certo è che gli echi di Cinecittà rieccheggeranno per l'eternità con le voci di Anna Magnani in Bellissima, di Federico Fellini con  il suo megafono, o del suono dello scalpitio dei calzari dei portatori di lettighe, delle colonne che si sgretolano, delle spade che si incrociano. 




E soprattutto dei baci dei grandi protagonisti in scena - Liz Taylor e Richard Burton in primis che con Cleopatra mettevano comunque la parola fine ai Peplum stranieri lasciando il set a disposizione degli italiani i quali lanciavano Giuliano Gemma con Arrivano i Titani o in co-produzione francese Pascale Petit  in un imbarazzante Cleopatra formato tascabile - o di quelli rubati a qualche figurante della troupe.

Cinecittà resterà sempre viva finchè il museo aprirà le porte a tutti i suoi numerosi nostalgici e ammiratori. Basta che assumino i custodi a tempo indeterminato con una paga che non sia ancora quella “degli antichi splendori” che tanto hanno arricchito gli stranieri.



                         

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