lunedì 29 febbraio 2016

DALTON TRUMBO. LA CACCIA ALLE STREGHE UNO


Una sigaretta, un bicchiere di wiscky, una macchina da scrivere ed ecco l'intellettuale di sinistra americano, tipico del dopoguerra che andava per la maggiore etichettato come geniale. Comunista prego.
In Italia era invece chiamato mangiatore di bambini ed era visto dalla Democrazia Cristiana come il fumo negli occhi in senso letterario tradotto in Vade Retro Satana perchè non era nemmeno ammesso ad entrare in Chiesa soprattutto se era operaio con la tessera.
La Casa del Popolo era la sola sua dimora nel quale sfogare la rabbia delle delle repressioni fasciste che ancora aleggiavano nell'aria facendogli mettere i pugni in tasca. E fine delle vendette.
Le quali invece in America iniziavano proprio per difendere la “democrazia” perchè la Guerra Fredda con la Russia aveva messo in stato di allerta gli States che avevano iniziato una campagna purificatrice  mettendo al rogo le sceneggiature di autori comunisti del cinema di Hollywood come fossero  criminali in quanto diffusori di una ideologia pericolosa capace di distruggere la libertà del popolo americano. A maggioranza Yankee.


La battaglia iniziava nel primo dopo-guerra con Richard Nixon membro a Capo della Commissione per le Attività Antiamericane, alla quale aderirono molti personaggi noti come Ronald Regan in primis, poi diventato presidente paninaro perchè dispensatore di benessere sotto un mandato di edonismo reganiano, con a seguire molti attori eroi dello schermo quali John Wayne, Robert Taylor o Gregory Peck, Edward G.Robinson che facevano la spia sui nomi della lista nera o per intima convinzione o perchè costretti dalla necessità di continuare a lavorare.


A capo della lista nera c'era lo sceneggiatore Dalton Trumbo il quale, supportato dall'affetto e dalla coesione di tutta la famiglia, dopo aver pagato con un anno di prigione la sua strafFotenza verso “l'inquisizione” del Congresso si era reinventato sceneggiatore sotto falso nome facendo prendere l'Oscar per la sceneggiatura di Vacanze Romane al suo prestanome, ma nel contempo prestandosi a sua volta per firmare con  nomi diversi sceneggiature di serie B, primo fra tutti per i due fratelli King (il maggiore interpretato da John Goodman) produttori che operavano all'insegna del gonfiore al botteghino con fica e soldi.
Curiosamente il film premio Oscar Vacanze Romane era interpretato da Gregory Peck che non si sa se fosse all'oscuro del vero nome dell'autore al bando perchè in seguito interpretò il Buio Oltre La Siepe un film sul tema del razzismo facendo così pubblica ammenda.

 Il film di cui sopra è L'Ultima Parola interpretato da Ryan Cranston candidato all'Oscar come miglior protagonista mentre l'unica irriducibile figura antagonista nel ruolo della giornalista Hedda Hopper impersonata da una strepitosa Ellen Mirren è candidata come non protagonista.
L'America non è stata sicuramente fiera di quel periodo oscurantista, che tante sofferenze aveva creato ad autori professionisti seri o geniali alle loro famiglie e a tante maestranze del settore che ruotavano intorno facendo anche  una vera e propria strage di cervelli, tanto che con l 'impeachmen dello scandalo Watergate poi tradotto in film Tutti gli Uomini del Presidente, destituiva Nixon facendolo uscire dalla Presidenza USA con la coda fra le gambe.
Anche la credibilità della giornalista Hedda Hopper (che da attricetta del divano del produttore era diventata una delle più potenti pettegole di Hollywood curando una rubrica di gossip con lo stesso cinismo nel quale era cresciuta) venne a meno dopo la riabilitazione dello sceneggiatore Trumbo grazie all'intervento di Otto Preminger potente regista di Hollywood e al coraggio di Kirk Douglas. Entrambi infatti avevano rivoluto in cartellone il  nome originale a firma Dalton Trumbo rispettivamente nei film Kolossal Exodus e Spartacus ricevendo per quest'ultimo come firma virtuale  di avallo e garanzia l'opinione del Presidente John Kennedy illustre spettatore della prima di quel film.


NOTA DI COSTUME UNO
Il film è piacevole perchè supporta l'agiografia dello sceneggiatore Trumbo con spezzoni docu a rendere ancora più avvincente e credibile la storia che va dal dopo guerra fino agli anni 70 con una scenografia dell'epoca molto particolareggiata fra ambienti arredati con i mobili in tec in tono su tono dal beige al marrone, le porte a soli vetri perchè allora c'era sicurezza, i ranch con laghetti artificiali, le donne e le ragazzine con i golfini strizzati i colletti di pizzo e i cappellini ad ogni ora del giorno. Fra gli interpreti anche Diane Lane nel ruolo della moglie Cleo mentre la figlia è interpretata da Elle Fanning sbocciata in tutta bellezza adolescenziale e verginale con un certo caratterino per cui sentiremo ancora parlare di lei.
La macchina da scrivere è sicuramente l'oggetto più presente fra quelli d'epoca a supportare la scrittura fra notti insonni in singole veline. Quest'ultimo particolare è sbagliato perchè i copioni venivano redatti su due fogli separati dalla carta carbone che in quel periodo era molto diffusa per consentire di far diverse copie oltre all'originale per impedire che questo venisse fagocitato dal produttore ad evitare i diritti d'autore,  che comunque in America sono sempre stati rigorosamente tutelati dalla legge anche se poi in realtà  non venivano pagati adeguatamente, specie se la sceneggiatura non era tratta da un libro già in circolazione tanto da inscenare molto spesso scioperi e proteste dalle squadre comuniste di autori con l'adesione di grandi star come Humphrey Bogart e Lauren Bacal.

NOTA DI COSTUME DUE


SULLE MACCHINE DA SCRIVERE...
La Olivetti 22 è un mito. Montanelli e Oriana sono stati immortalati davanti a lei.
Purtroppo io non ho mai avuto il piacere di conoscerla.
Sì perché ho imparato a scrivere a macchina su una Adler, una macchina tedesca di rara robustezza. Sembrava un carro armato indistruttibile sul quale io pigiavo le dita con molta energia come fosse una tastiera di pianoforte.
Le Olivetti invece erano molto più fragili così come ho avuto modo di constatare trovandole accatastate nei mercatini dell’usato.
Una volta alla festa dell’Unità mi era parso di intravedere la mia macchina Adler che poi ho riconosciuto da piccoli particolari. Avrei voluto comprarla ma era troppo grossa e inservibile perché non c’erano più i nastri che ormai sono introvabili.
Mi trovavo talmente bene con la Adler da rifiutami di passare alle macchine elettriche Olivetti che invece la mia collega aveva adottato immediatamente per andare più veloce di me.
Io comunque ero più incisiva ed efficiente (grazie alla macchina è ovvio) perché con la tastiera riuscivo a fare molte copie con carta carbone e con i caratteri molto nitidi che con la Olivetti era impensabile. Insomma la Adler era una forza.
I prodotti tedeschi non mi hanno mai delusa: infatti anche i cartamodelli Burda  erano tecnicamente ineccepibili, di grande precisione e sviluppati in tutte le taglie.


Di questi ho una collezione (Non quelli allegati alle riviste comunque), per fortuna,  molto preziosa perché questi modelli sono ormai introvabili.



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