lunedì 12 giugno 2017

QUELLO CHE SO DI LEI

Le attrici di una certa età continuano a lavorare specie con giovani registi che le corteggiano in ricordo “delle dive che furono” e che tanto fecero sognare.
Una di queste è sicuramente Catrherine Deneuve indimenticata interprete di Belle de Jour che di colpo aveva cancellato l'immagine acqua e sapone di un curioso Musical “Les Parapluies de. Cherbourg”
Belle de Jour l'aveva assurta a star del cinema francese ispirando registi importanti e stilisti affermati come Ives Saint Laurent del quale divenne la musa preferita lanciando il rosa fucsia, l'animalier, il tailleur  pantalone, la sahariana che avevano imperversato nei gli anni 80.
Non sono solo queste le cose che conosciamo di Catherine Deneuve perchè la sua vita è stata molto intensa vissuta alla grande fra amori trasgressioni e tanti film che mettevano in evidenza la sua bellezza glaciale e compressa a racchiudere la sua passionalità profonda manifestata in pieno con il film La Cagna in fedeltà assoluta al suo padrone. Il quale se nel film era impersonato da Marcello Mastroianni, nella vita il suo padrone era il il suo Io Superiore che lei ha incarnato restando sempre fedele a sé stessa ed al suo stile di classe anche nelle situazioni più infime.

Infatti nel film Quello che So di Lei (del regista Martin Provost), anche se in stadio finale di un tumore al cervello, il suo personaggio è tutto incentrato a sfoggiare abiti (il soprabito di pelle, camicette di seta rosa e maculate in pendant col foulard, sahariana verde militare)  ed accessori vintage come il collier dorato con le foglioline infilzate quando gioca d'azzardo, piuttosto che a piangersi addosso.
Una grande lezione di dignità che contagia la vita della sua ex figliastra, figlia di un suo grande amore abbandonato (che subito dopo si è suicidato) per andare alla ricerca di nuovi piaceri, non immaginando il male che gli aveva procurato la sua sete di vivere.


La figliastra, Catherine Frol, tutta dedita a portar alla vita i bambini con la sua professione di ostetrica svolta con tale passione  da dimenticare se stessa, mossa a pietà per la solitudine di questa donna morente, le offre il suo aiuto facendosi poi contagiare dal suo grande amore per la vita: il sesso che dopo tanto tempo di digiuno si accende per il vicino dell'orto (Olivier Gourmet), un uomo rude e diretto ma dolcemente sensuale, la tavola con il faux filet e vino rosso, la dozzina di ostriche e bollicine, il caviale e champagne mentre la figliastra resta infagottata in un impermeabile “inguardabile” come le rimprovera continuamente la ritrovata “matrigna” come una sorta di nemica-amatissima.

Il tema non è originale perchè già trattato in tanti film così come quello della sanità in apprezzamento del lavoro silenziosamente svolto da tanti operatori del settore in piccoli ospedali di periferia o di provincia, come medici condotti (Un Medico di Campagna, La Ragazza senza Nome) o in maternità con le ostetriche col grembiulino rosa quando erano indispensabili dirigenti in sala parto, ma è comunque molto accattivante per i deliziosi primi piani dei neonati sul petto della mamma ancora bagnati del liquido amniotico e soprattutto per la dolcezza delle operatrici intorno alla puerpera anche se non corrisponde al vero perchè si sa che in sala parto non si va tanto per il sottile con le infermiere che spesso urlano alla donna gravida che piange di dolore: “Però te la sei goduta eh?” Piccole miserie di malasanità che qualche volta anche il cinema porta alla luce (150 Milligrammi) ed è curioso che sia soprattutto quello francese.
Il film è gradevole non solo per la presenza di Catherine Deneuve, che ad una certa età si sta dimostrando anche simpatica accettando ruoli scomodi come quello di una malata di tumore al cervello anche se poco credibile in quel ruolo per la massa di capelli che ancora le incornicia il volto (I capelli folti sono sempre sinonimo di buona salute) ma anche per quella della comprimaria Catherine Frol molto brava ad interpretare il ruolo di una donna che lavora sodo in modo dinamico e inusuale  con tanto di pedalate in bicicletta fra le vie di periferia di una Parigi in tutta sicurezza viaggiando sicura di non essere molestata da scippatori o stupratori come sono ricche le notizie di cronaca molto impegnate a fomentare la paura nelle masse per scopi politici.
C'è anche un curioso cammeo di Milène Demogeot attrice fulgida ai tempi della Deneuve sullo stampo di B.B., l'originale della tipologia femmina in pruderie francese, molto trasformata e quasi irriconoscibile specie nei capelli diventati una massa stopacciosa da persona di una certà età.
Perchè fare quella apparizione cancellando in un attimo il ricordo della sua bellezza dolce e sensuale? Per la pensione è ovvio nota dolente anche per tante star che hanno sperperato i lauti guadagni.

“Non mi importa di morire perchè ho vissuto come volevo”, dichiara Catherine Deneuve chiudendo il film con una nota di speranza per tante altre star che hanno vissuto alla grande ed alle quali, giunte in bolletta o in malattia alla terza età, non resta che brindare, in alto i calici, “alla vita”.
Perchè son cose della vita che non tutti hanno “saputo” credendo che bastasse avere l'ombrela, la salute e un paio de' scarpe nove!  Puffetti coglioni. Alla grande!






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