giovedì 7 maggio 2015

IL RITORNO AL MARIGOLD HOTEL

Ai cinema d'essai i film piacciono di più. Forse perchè le sale sono piccole le poltrone rosse imbottite come i cinema di vecchia maniera e gloriosa memoria.
I film in cartellone sono sempre molto selezionati sul genere intimista che favoriscono il raccoglimento, l'attenzione e riflessione finale come in una sorta di salotto di famiglia nella quale gli ospiti si mettono a commentare la visione dello spettacolo.
In questo caso è Il Ritorno al Marigold Hotel che un gruppo di persone su di età, intellettuali di sinistra,  ha commentato all'uscita
favorevolmente anche se una signora del gruppo, forse immedesimatasi nella Madge del film sempre in bilico su quale amante indiano concedersi, ha ribattuta decisa: “Era meglio il Samba”. E col negrone in bellavista. Chapeau!


Ad una certa età sentimenti e passioni non si sono ancora spenti, nonostante resti un tabù che comunque il cinema ha già sdoganato ampiamente con storie corali di persone anziane impegnate ad intrecciar love story con compagni della stessa età. Insomma coppie comuni di straordinaria anormalità perchè il loro vissuto è come l'eterna avventura della vita che solo in un Marigold Hotel di  un Paese indiano lontano dalla propria terra,  si può consumare perchè la location favorisce le occasioni di una vita interessante, fuori dal tran tran delle case di accoglienza con infermieri che magari mettono sonnifero nella minestra perchè non disturbino la notte.

L'asse Inghilterra-India è ancora molto presente vivacizzata da uno scambio alla pari raggiunto dopo anni di colonialismo.
Non è lo scambio Francia Maghreb che si è rivelato invece un disastro culminato con il Charlie Hebdo.
Il Ritorno al Marigold Hotel è stata una  sorpresa come vedere Bollywood in ascesa e la vecchia Inghilterra in declino  così come lo è la figura della Regina Elisabetta: anziana, ma talmente attaccata al trono da aver portato l'erede ad invecchiare facendo di Buckyngham Palace una casa dei Windsor per la terza età.

 A dare una ventata di giovinezza, e parliamo ancora del film, sono sempre i due piccioncini che, come una sorta di Kate e William, tubano fra ripicche e riappacificazioni per poi sfociare in un matrimonio da favola che chiama a raccolta tutti gli anziani inglesi ospiti dell'Hotel insieme ad amici e parenti indiani della coppia.
Il protagonista, che gestisce l'Hotel insieme a Muriel (una Maggie Smith, asciutta e tosta fisicamente come una Angela Merkel in versione matriarca molto attenta e dal cuore d'oro di Downton Abbbie), è il giovane e dinamico Dev Patel (Sonny Kapoor) già visto saltellare genialmente fra un quiz e e la conquista della sua Latika in The Millionaire, il quale illumina lo schermo più di quanto facciano le movenze sexy della sua fidanzatina di questo film, Tina Desar (Sunanina), un'indianina tutta mossettte e puffette che trova il suo trionfo nel ballo Bollywoodiano, sicuramente il più effervescente di tutta la scena musicale.

Il matrimonio da favola indiana dà l'ebbrezza a tutti i protagonisti in un abbraccio corale che mette allegria e gioia di vivere e di proseguire con l'avventura della vita.
Il film è bellissimo anche per le tante sorprese che riserva, come l'apparizione di un anziano Richard Gere, l'attore che ha abbracciato la religione Buddhista, con accenno di pancetta ma ancora molto affascinante tanto da mettere in subbuglio le ovaie delle signore della sua età ( Celia Imrie-MadgeHardcastle) con le quali si presta (ironicamente) a flirtare puntando alla madre di Sonny (Lillete Dubey-Mrs Kapoor) con la quale fare coppia “in saluto a mani giunte”.
Le storie che ruotano intorno sono comunque delicate affrontando temi di rapporti senili, con immancabili implicazioni fisiologiche da superare con tanto affetto  (Judie Dench-Evelyne  e TyBurley-David) e in amicizia tanto da sorvolare su corna  perchè l'attaccamento di coppia (alla propria vecchia/o Bill Nighy- Douglas Ainslie e Penelope Wilson-Jean Anslei) ) è più forte di ogni infedeltà perpetrata più per non far sopir la sete di avventura che per la fine di una storia d'amore la quale in fondo è sempre la più grande avventura di una vita.


Il film è bellissimo, allegro e colorato anche senza sesso esplicito, battute a doppi sensi e palpate manesche e a mano morte, senza alzare dita ad indicar quello che emerge perchè tutti quanti sono nella loro parte. Solo un commento a favore di Dev Patel (Sonny Kapoor) perchè sta emergendo al di là del film The Millionaire dopo il quale aveva fatto coppia fissa con la protagonista Freida Pinto, che nel cinema è stata più osannata da registi e partner importanti da farne ben presto una diva inducendola a lasciare il fidanzatino come fanno da copione le miss dopo essere state elette a più belle del reame.

Con questi due film di Marigold Hotel lui è tornato di nuovo in auge con tutta la sua verve che lo aveva contraddistinto nel film che ci aveva fatto innamorare di Latika-Fredia Pinto a suo discapito.
Invece adesso lui c'è come attore di grande tempra, mentre Freida Pinto continua a sfilare sui red carpet perchè per lei più che l'attrice potè la modella a tutto fashion.
E a tutto fashion è anche Judi Dench felicemente uscita dal ruolo di Emme di 007 continua a lavorare incessantemente come in questo film che all'età di 89 anni viene ingaggiata per far da consulente in un'azienda di import-esport di tessuti indiani. Un'occasione per sfilare a tutto cashmere con pashmine al collo o posizione a shahari di una a leggerezza impalpabile come solo gli Indiani sanno produrre, con borse etniche e abiti lunghi a slanciare la figura a eleganza minimal.







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