Paolo Sorrentino è un regista italiano bocciato a Cannes, insieme a Nanni Moretti e Matteo Garrone. Esclusi clamorosamente dai fratelli Coen in giuria.

“E' il pubblico che decreta il successo di un film” ha commentato Sorrentino per consolarsi del mancato premio, che gli avrebbe dato la conferma di grande regista italiano dopo l'Oscar della Grande Bellezza.
La quale sembra sia stata più un'operazione di scambio fra Hollywwod e Cinecittà visto come tante vecchie glorie Hollywoodiane ambiscano a continuare a lavorare per mantenere le loro mega-ville perchè l'Italia è sempre disposta a far loro ponti d'oro così come fa con gli immigrati, del terzo mondo e quelli di lusso.
Infatti in questo film Paolo Sorrentino ha ingaggiato tutti attori stranieri per fare un affresco, si fa per dire, sulla caducità della vita contrapponendola a quella della giovinezza di una miss universo.
Un contrasto dove logicamente i vecchi sono dei perdenti mentre la vita trionfa con le forme prosperose e giunoniche di una Madalina Ghenea facendola apparire nuda in tutto il suo splendore mentre si immerge nelle acque di una piscina di una SPA in Svizzera dove stanno facendo il bagno due vecchi amici (Michael Caine direttore d'orchestra in pensione e Harvey Keteil regista) impegnati a raccontarsi le loro pene per non riuscire a far pipì anche se l'acqua dovrebbe stimolare.
Basterebbe un Psss psss...sussurrato dolcemente ai loro stanchi sensi. Macchè nulla di fatto.
La bellissima miss universo è molto presa dalla sua bellezza resa ancor più arrogante da una certa cultura della quale si fa carico per parare battute ironiche con altrettante al fulmicotone. Perchè, come canta anche Jo Squillo, oltre alle gambe c'è di più.

Una palese citazione alla Grande Bellezza con omaggio a Poltrone Sofà del tormentone Sabrina Ferilli protagonista anche lei molto simil-nuda in quel film. Ecco che cosa non è andato giù ai Fratelli Coen, registi ferocemente dissacranti dei costumi: le continue citazioni ai miti del cinema caricando la dose con quelli della Tv.

Per non farsi mancare nulla il Sorrentino ha anche attinto a piene mani dalla cronaca con la massaggiatrice giovane a movenze palestrate con l'apparecchio in bocca, ad evocazione della piccola Yara che tanto emoziona nelle parti basse il vecchio direttore d'orchestra Michael Caine, una sorte di psyco-disturbato-dipendente da una moglie defunta e imbalsamata in una stanza a Venezia. Com'è triste Venezia!

Gente che và ma viene poco causa problemi di prostata.
Youth è' una commedia agro-dolce come una sorte di riso alla cantonese con gamberetti crudi e salsa di soia, molto presenzialista più che presente, avendo quasi del tutto i protagonisti perso la memoria di quando erano bambini verso i rispettivi genitori rimanendo in loro invece molto viva quella dei loro coniugi e amanti, amati o bastardi, che se li ritrovano incarnati nei loro figli: Rachel Weisz in figlia devota di Michael Caine e Ed Stoppard figlio di Harvey Keitel coglione e bastardo perché lascia la bellissima moglie per una che ci sa fare a letto.

Bella comunque l'amicizia dei due vecchi artisti, uno votato alla musica per la quale ha sacrificato la famiglia silenziosamente devota, e l'altro al cinema giusto per farsi una girandola di donne brave a recitare non solo a letto.
Infatti la sua ultima musa (Jane Fonda) gli recita la parte che lui sempre le ha riservato, quella della donna venuta dalla strada capace solo di rubare nell'esprimere il suo talento frutto di grande abilità nell'immedesimarsi in tante donne.Venute dalla strada. E come tali lei parla fuori dai denti per sbattere la verità in faccia al suo regista tanto da indurlo a buttarsi dalla finestra.

Un concertone da pelle d'oca con al centro una soprano giapponese a dare il tocco pop a una canzoncina semplice da sempre portata al successo dalla defunta moglie. Gente che va gente che viene nel prendere… un posto vacante.

Più che un film sulla realtà della vita è un film sulla sua reality-fiction- cinema-tv, passando per la cronaca dei Talk in un copia e incolla ad effetto speciale. Di speciale c'era la Svizzera, meglio de' Roma.
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