giovedì 24 aprile 2014

GRILLO-PIZZAROTTI: capitan Pizza o capitan Findus?


Estratto da'
Capitan Pizza o capitan Findus? Articolo di Fabrizio Castellini, Direttore della Voce di Parma
6 maggio 2014 n.15-16.  
   

Devo confessarvi, cari lettori, che ho accolto la scomunica inflitta da Beppe Grillo al sindaco di Parma Federico Pizzarotti con sgomento, ben lontano dall'entusiasmo manifestato praticamente alla unanimità dalla stampa nazionale e locale, foglio mortuario degli industriali di Parma ovviamente in prima fila.
Devo però anche confessare che, sia pure a malincuore, rimango, ben fermo, dalla parte di Grillo, convinto come sono che Pizzarotti questo ostracismo se lo sia andato a cercare, sin dall'inizio di quella sua meravigliosa e miracolosa esperienza iniziata due anni fa con l' incredibile trionfo elettorale sull'accoppiata dei gemelli confindustriali Ubaldi - Bernazzoli che avrebbero dovuto assicurare (sui due lati destrorso e sinistrorso) continuità all'asservimento del Comune di Parma ai poteri forti, dopo la deludente parentesi del sindaco Vignali, fatto fuori dalla magistratura  nel modo che sappiamo per ordine dei suoi stessi padrini, furibondi per lo sgarro dell'abiura alla follia della metropolitana.
     L'amministrazione grillina di Parma, per la verità, mi è parsa sin dall'inizio un corpo estraneo rispetto alla rivoluzione politica copernicana portata avanti da Grillo a livello nazionale. Mi ha fatto una sgradevole impressione - non posso nasconderlo - l'esordio di Federico Pizzarotti quando corse ad inaugurare, facendosi fotografare a fianco del suo omonimo Paolo Pizzarotti, costruttore di quel mostro obbrobrioso che deturpava il torrente e l'intero quartiere -  quel ponte a Nord sulla Parma che pochi mesi prima Beppe Grillo, in Piazzale della Pace, davanti a migliaia di parmigiani entusiasti, aveva indicato come uno dei simboli del malgoverno, della malversazione di pubblico denaro, dell'inciucio della politica con gli affari che la rivoluzione del Movimento 5 Stelle avrebbe definitivamente debellato come cancro che corrode la società e il vivere civile.
    Da allora sono rimasto inutilmente in attesa di un qualcosa di rivoluzionario da quella armata
 Brancaleone di ragazzotti onesti, con le facce  (e le mani) pulite che avevamo mandato al governo della città. Perché io, come le decine di migliaia di altri parmigiani che li avevano votati, non lo avevamo fatto per ingaggiare una squadra dedita all'ordinaria amministrazione. Ma, appunto, per imprimere una svolta rivoluzionaria - pari a quella che Beppe Grillo sta portando avanti a livello nazionale - in una città bellissima, ma ridotta allo stremo e alla disperazione da amministratori marci e putrefatti che per decenni avevano curato con il pubblico denaro gli interessi di lor signori.
    Di questa svolta rivoluzionaria, devo dire, non ho visto traccia. Addirittura quando il buon Lucio De Lorenzi insorse contro l'incredibile ingresso di Elvio Ubaldi nella commissione d'inchiesta (che non si sa che fine abbia fatto) sullo sperpero di denaro pubblico, sostenendo, giustamente, che tutto si poteva tollerare, tranne che fra gli inquisitori vi fosse il principale responsabile di quella situazione debitoria che aveva portato le casse comunali sull'orlo del default, venne a sua volta redarguito dal sindaco e dai suoi compagni pentastellati e riportato all'ordine impartito da  Pizzarotti che non vi dovevano essere cacce alle streghe dei passati governi.
     E questa politica dello "scordiamoci il passato" si è via via sempre più sviluppata con gli inciuci sempre più evidenti portati avanti dal sindaco con tutti quei soggetti (banche, industriali, Iren, false cooperative come la Proges di quel Costantino che era stato il grande consigliere di Vignali) che avevano comandato i Palazzi della politica svuotando le casse comunali e costringendo la popolazione stremata a sopportare le gabelle più alte d'Italia.
    Se fossi stato in Grillo, cari lettori, anziché capitan Pizza lo avrei definito capitan Findus, proprio per rappresentare il congelamento, la messa in frizer, degli scandali delle passate amministrazioni per compiacere, ovviamente quei poteri forti che inevitabilmente avrebbero dovuto essere chiamati sul banco degli imputati a rispondere delle truffe, dei furti e delle rapine ai cittadini.
Federico Pizzarotti, quindi, è stato scaricato da Grillo non tanto per avere criticato il suo operato ma, ritengo, soprattutto per avere tradito le promesse che lui stesso (Grillo, il futuro sindaco non era nessuno) ha fatto davanti ai parmigiani in quelle radunate oceaniche che hanno preceduto la sua elezione. Non ha capito che le migliaia di voti che gli sono caduti addosso non erano di proprietà di un informatico perfettamente sconosciuto. Si è montato la testa  senza capire che le televisioni gli correvano dietro non per meriti propri ma nella veste di fenomeno da baraccone quale primo sindaco grillino d'Italia.
Per questo Beppe Grillo ha dovuto richiamarlo alla realtà e, con le parole di Guccini, fargli capire che alle prossime elezioni, senza di lui non verrà votato nemmeno da sua moglie e da sua nonna.
         

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