domenica 30 aprile 2017

L'ALTRO VOLTO DELLA SPERANZA

“La Finlandia è una terra dura ma noi restamo qui a lottare”. Per sopravvivere perchè la Finlandia è un Paese triste anche se offre opportunità di lavoro. Terra giusta per rifugiati in cerca di una sitemazione e di un futuro migliore, perchè i Finlandesi sono brava gente, pulita ed accogliente.
I Centri di accoglienza infatti sono curati ed ascettici, con lenzuola fresche di bucato nei dormitori, cuoche con i guanti in refettorio e docce a volontà.
Non sono certo i lager del Cara di casa nostra dove ci sono transenne a muro ad impedire l'uscita per andare a fare shopping o passare qualche ora al pub.



In Finlandia nei Centri di accoglienza si concedono ore di pausa lasciando i richiedenti asilo, in attesa di essere identificati per il rilascio del permesso di soggiorno, di andare a bersi una birretta ai Bar degli infedeli.

Qualche goccia di alcol giusto per trasgredire un po' perchè la fede vacilla di fronte alla guerra con tutte le atrocità che ne conseguono come la perdita della casa e dei propri cari.
Il protagonista Khaled è arrivato infatti dalla Siria zona Caleppo dopo che un missile, non si sa se Amricano Francese o quello di Regime od opposizione né tanto meno Isis, ha falciato la sua abitazione lasciando solo lui in vita e la sorella Miriam perchè non erano presente al momento dello scoppio.
Ormai i rifugiati che vagano per l'Europa sono talmente tanti da incutere paura anche se le loro storie prese una ad una prendono il cuore delle persone giuste che sono mosse a compassione. Ma non è la compassione che vuole trasmettere il regista perchè dà un tocco di leggerezza al film e dignità correlata ai rifugiati. I quali si sentono fratelli fra di loro anche se provenienti da altri Paesi con Iraq in primis, riconosciuto dalla Finlandia come Paese in guerra.
E' curioso che invece la Siria non sia stata inclusa fra i Paesi in Guerra ma  l'intenzione del regista Aki Kaurismaki, è stata proprio quella di far fare acqua al sistema del suo Paese che non è così perfetto come sembra nell'accogliere. I Finlandesi come popolo sono comunque “brava gente” nella maggioranza che si presta umanamente ad atti di solidarietà anche se la vita è dura e pure loro devono lottare per la sopravvivenza.



Infatti l'altro protagonista del film in una storia parallela che poi si ricongiunge a quella di Khaled a nome Wikstrom (Sakari Kuosmanen) piazzista commesso viaggiatore e istrione che vince al gioco, dopo essersi comprato coraggiosamente un ristorante lo gestisce con fantasia per incrementare le vendite e salvaguardare i posti di lavoro nei quale trova un posticino anche per Kalhed prendendosi a cuore il suo problema di ricongiungimento con la sorella, l'unica superstite della sua famiglia nel quale è morta anche la fidanzata, rimasta in vita e che ritrova da un viaggio in camion chiusa in una cuccia.
Anche se le problematiche sono pesanti il film è girato all'insegna della commedia caustica perchè le battute strappano un sorriso triste ma soprattutto di ammirazione per i protagonisti che sanno prendere la vita con leggerezza nonostante le condizioni disagiate aggravate da episodi di razzismo da parte di bande di naziskyn che molestano il protagonista. Il quale riceve alla fine una coltellata dal capo del gruppo per vendetta  perchè il rifugiato era stato difeso da compagni del pub che lo avevano salvato dall'essere bruciato vivo.



La coltellata non si sa se sia mortale perchè il film chiude con il cagnolino del ristorante che lo va a scovare in un parco presumendosi che dietro a  lui ci siano anche i compagni per assisterlo rimettendolo in carreggiata sperando che il suo futuro non sia quello di un clandestino braccato perchè sotto falsa identità.
Per chi non sa da che parte stare questo film illumina sicuramente il cammino aprendo il cuore verso i rifugiati che vagano disperati per l'Europa con  la speranza che possano tornare nei loro Paesi a guerra cessata. Per ricominciare, per ricostruire, per tornare a vivere e ritrovare le loro radici e la loro identità dispersa da un confine all'altro, da muri scavalcati da viaggi asfissianti in container, da camminate infinite da sballottamenti da una casa di accoglienza all'altra, da pugni in faccia derisioni ed emarginazioni. Lontano da tutto quell'umanità che non si può più chiamare tale.

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