Le “lolite” sono il genere che tormenta l’immaginario maschile, questo si sa. Al cinema lo hanno incarnato varie attrici sia nel film omonimo Lolita di Nabokov che in altri.
La prima versione di Lolita, che fece tanto scalpore al festival cinematografico di Venezia aveva come protagonista l’attrice americana Sue Lyon che fulminò la platea sdraiata su un prato con un micro-bikini, i lunghi capelli biondi e un cappello a ombrellone. Era bellissima e se non fosse stato per la foto-promo in cui col rossetto succhiava un lecca-lecca con gli occhialini a cuore, non avrebbe avuto più nulla di conturbante da trasmettere.

Ancora più terribile la seconda versione, quel remake con Jeremy Irons impacciatissimo con una ragazzina e monella e maliziosa che, masticando gomma, perdeva ogni attrattiva risultando ancora più sciacquetta della prima. Negli anni 70 la Lolita più pruriginosa era rappresentata da Natasha Kinsky che in un film in coppia con Marcello Mastroianni “Così come Sei” giovanissima e forse minorenne, veniva sempre inquadrata con il pelo del pube in primo piano.

Molto eccitanti erano anche le inquiete protagoniste del film American Beauty, con la bionda Mena Suvari disinibita e seduttiva e l’esplosiva, e non si fa per dire, Thora Birch. Se la prima era stuzzicante, la seconda toglieva il sonno. Sì perché era arrapante in modo vergognoso.

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