venerdì 24 aprile 2015

IL NEOREALISMO TRA CINEMA E TV con note di costume e società


                                 
Molti attori affermati, un po’ per la crisi e un po’ per la delusione delle regole dello star system, come Benicio Del Toro  si stanno rifugiando nel cinema indipendente, meno patinato ma più crudo e realistico, così come aveva già fatto per esempio Nicole Kidman (presente a Cannes con due films: The Paperboy del regista di Precious Lee Daniels e per il cinema indipendente con Hemingway and Gellhorn di Philip Kaufman ) che in questo settore ha reso il massimo (La macchia umana, Dogville)   molto più che con le mega-produzioni dove le hanno pure cambiato i connotati.
In Australia era inguardabile con le labbra a canotto pure lei. 
In Moulin Rouge  anche se era bellissima recitava in maniera troppo isterica e caricaturale così come in tanti altri film come Da Morire, Ho sposato una Strega o La Donna Perfetta. L'orrore sull'orrore.
Per fare la commedia leggera e spumeggiante bisogna essere spumeggianti come Marylin Monroe.
La Kidman ha una sensualità inquietante e raggelante di una che scopa con gli occhi aperti perchè ha lo sguardo assassino più di quanto possa la gnocca.

La Monroe invece aveva lo sguardo sognante quando faceva l'amore e spumeggiante quando lanciava le battute illuminandosi tutta sorridendo fino alla radice dei capelli. Marylin Monroe è l’immagine in cartellone che accompagna il Festival di Cannes 2012.

Alla fine del film di The Wolfman trasmesso su rete 4, su Rai Tre in Correva L'Anno  si parlava di Anna Magnani con le sequenze del neorealismo italiano di Roma Città Aperta in un tempismo che aveva quasi del magico ad avvalorar la tesi di quanto detto sopra.
Immancabile la sfilata delle miss a Salso per raccontare gli esordi di Sofia dove incontra Carlo Ponti il quale le apre le porte del cinema. Che comunque, se non avesse avuto talento, Sofia non avrebbe sfondato diventando la grande attrice che tutti conosciamo.

Molto brava fino ad un certo punto però, perchè invecchiando non ha saputo scegliere ruoli adatti puntando sempre alle sceneggiature che mettessero in risalto la diva. Purtroppo rifatta e quindi impedita ad esprimere quelle emozioni che ci aveva dato nel corso della sua carriera.
Virna Lisi per esempio ha saputo invecchiare con più dignità interpretando ruoli adatti alla sua età senza mettersi in competizione con le giovani come ha fatto invece Gina Lollobrigida che nel Remake de' La Romana, dove faceva la mamma di Francesca Dellera nel ruolo che fu della Lollo, ha litigato con lei perchè le davano più spazio nei primi piani.

A dirla tutta è triste vedere le star che hanno rappresentato dei sex symbol ripresentarsi di punto e in bianco invecchiate come delle nonne per fare le mamme alle giovani attrici.
Meryl Streep è un eccezione non avendo mai fatto la fichissima e lavorato incessantemente, la trasformazione da giovane a donna matura è stata graduale e non traumatica come una sorta di mamma che non ha età. Mamma mia! È proprio il caso di dirlo.
Vedere Sofia giovane e pimpante parlare nel cine-docu con l'espressività del viso naturale e confrontarla con quella di oggi con la fissità del botulino mette in imbarazzo.
Sofia si è  realizzata sullo schermo dove ha potuto esprimere tutto il suo sentimento di donna genuina e passionale mentre nel privato pare abbia preferito puntare sulla grande star sofisticata e lontana dalle sue origini.





 A differenza di Anna Magnani che era in privato passionale e verace così come appariva sullo schermo. Meglio sarebbe distinguere nettamente le due cose senza confondere il reale dal fantastico come aveva fatto Ingrid Bergman per esempio.

La quale nel privato era una semplice casalinga (c’è un docu dove lei in giardino dà da mangiare alle galline, diretta da Rossellini! In un duetto micidiale: come un Angelo Azzurro lei fa Cooo-co-co -co e lui regista Chicchiricchì) che le aveva fatto perdere l'amore di Rossellin dopo che era diventato suo marito.
Infatti lui si era innamorato della grande diva Bergman mentre era ancora compagno di Anna Magnani per poi trovarsi a fare il marito di una donna con tre figli che non funzionava assolutamente come musa.
Con la Magnani invece aveva fatto grandi film in un sodalizio fantastico. Tutte due sono comunque grandi attrici, perdenti nel privato, mentre Sofia è sempre stata riverita dal marito dai figli parenti e affini.

                     


La vera curiosità è stato il fondo di Paolo Mieli che, paragonando le due grandi attrici Italiane Sofia e Anna le metteva sullo stesso piano come vittime del neorealismo perché la Magnani era stata perseguitata dai nazisti in Roma Città Aperta,   mentre Sofia era stata violentata dai liberatori (nelle cui fila c’erano molti turchi) ne’ La Ciociara..  A tutte due è stato assegnato l’Oscar. Il neorealismo a quel tempo veniva premiato perché si usciva da una sanguinosa guerra e gli Americani si inorgoglivano di essere artefici della fine del conflitto.

Oggi il neorealismo interessa soprattutto gli spettatori Tv che si cibano di cronaca nera.





                                       LA RESISTENZA DELLE DONNE
Si parla molto di Resistenza da parte degli uomini, ma poco di quella delle donne.
In effetti al cinema non ci sono esempi molto edificanti perché tutte le donne del periodo della guerra sono descritte quasi sempre come prostitute che fanno inciuci col nemico, a parte qualche eccezione come quella della scena cult di Anna Magnani in Roma Città aperta che per inseguire il marito catturato si la largo dando spintoni ai soldati tedeschi che poi la stendono a colpi di mitra.

La scena più importante di tutto il neorealismo che ha contribuito alla diffusione del cinema italiano in tutto il mondo, con i film che venivano comprati a scatola chiusa dai produttori americani.
Poi ci sono tanti altri film, uno di questi  Jovanka e le altre (con Silvana Mangano) che, sospettate
di aver avuto relazioni con dei tedeschi, venivano rapate a zero. L’esempio più recente è significativo è raccontato nel film Malena con Monica Bellucci che il regista Giuseppe Tornatore descrive con un ottica molto accondiscendente perché alla fine, il rituale della rasatura di capelli fattole in maniera brutale dalle donne, finisce per renderla una vittima innocente.

Sempre la Bellucci ha poi interpretato con Luca Zingaretti “Sangue Pazzo”, storia di due attori che fecero carriera ai tempi del fascismo e che poi finirono fucilati dopo la liberazione.

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