martedì 5 marzo 2013

NABUCCO, UN BALLO IN MASCHERA, RIGOLETTO


                NABUCCO CON UN VA’ PENSIERO ALLA SHOA.
Applausi tiepidi per l’Opera Nabucco in scena al Teatro Regio la sera del 4 marzo nonostante l’allestimento e il cast di prim’ordine.
A tradire l’opera è stato il frastuono dell’orchestra (diretta da Renato Palumbo) che ha rotto l’incantesimo del religioso silenzio della platea la quale ha risposto con tanti uh uh uh accomunandosi alla guerra di religione messa in scena dal Nabucco.
Una guerra d’attualità dove Assiri e Babilonesi da una parte perseguitano il popolo Ebreo dall’altra, il quale si lamenta sotto il muro del pianto.
Il Coro infatti è il protagonista ed ha aperto il primo atto con una forza di voci compatte per inveire contro il vincitore alle porte fino ad attenuarsi raggiungendo il clou  con il lamento del Va Pensiero sempre di forte impatto emozionale.



La crisi ha investito anche il Teatro Regio che con l’allestimento scenografico si ripete facendo un fondale a muro con blocchi ad incastro che si aprono e chiudono per dare l’effetto a seconda del tema trattato:  di Castello e di Piazza , o di Cattedrale (La Forza del Destino) o quello tombale (Aida).
Insomma una sorte di gioco del lego da comporre a misura di opera. Suonata al ritmo di Giuseppe Verdi in un zum-papa-zum-papa adagio allegro solenne tragico. Troppo forte. E allora stavolta l’orchestra  ha esagerato. A buon intenditor pochi tromboni. E la platea del Regio è sempre composta da buon intenditor. Audio Medica resta fuori dalle porte a fare spot dietro le quinte in compagnia di Maico (sponsor tutti dell’udito) perché i sordi non sono certo protagonisti.
Lavoratori!!! Ecco quelli speriamo che siano stati pagati con la risoluzione del coro di protesta allestito nelle scorse edizioni.  Questa era un’occasione per fare Coro con i protagonisti sul palco al grido di Insieme si Vince. Macchè, va’ pensiero!
Lo Spettacolo deve continuare, costi quel che costi, anche a costi zero che i due milioni stanziati dal Comune non riusciranno certo a coprire se non trova sponsorche diano ascolto. Con Audiomedica o Maico?
Nessun problema a sentir le voci che si sono elevate dal coro prendendo il volo con gli acuti di Abigalle (Anna Pirozzi) in forma strepitosa come le classiche Soprano della lirica, a contrastare quelli della rivale Fenena (Anna Malavasi) insieme al “fidanzato” Ismaele (Sergio Escobar), il sommo, e si sottolinea sommo, Sacerdote Zaccaria (Michele Pertusi) e un grande Nabucco (Roberto Frontali)
 Insomma lo spettacolo canoro è stato all’altezza delle aspettative perché dal Nabucco ci si aspettano sempre forti emozioni che, in questo contesto, sono impresse anche dai costumi: molto colorati e sontuosi quelli dei Vincitori mentre gli ebrei sono in divisa anni 40 ad evocare i campi di sterminio e la Shoa. Operazione un tantino forzata perchè al tempo di Verdi la tragedia era stata messa in atto come citazione biblica dell’Ebreo Errante ma fervente come Popolo di Dio, e non come detentore di una potenza economica da depredare.
Ma la regia (Daniele Abbado) deve pur far qualcosa che faccia sensazione. Infatti le donne con le gonne longuette, i tacchi a rocchetto e fazzoletto in testa in total-blak erano quelle che meglio  evocavano le tristi sfilate senza speranza verso i Campi di Concentramento.
A Verdi quel che è di Verdi: l’Unità d’Italia in primis. Con Risorgimento.
 Evvai  pensiero!  
                       

                   UN BALLO IN MASCHERA NON HA DELUSO L’ATTESA
Grande attesa per l’apertura della Stagione Lirica del Teatro Regio che ha aperto Sabato 11 gennaio con il Ballo in Maschera di Giuseppe Verdi.
Il pubblico ha risposto numeroso applaudendo con entusiasmo all’apertura della prima scena con un divertissment gioioso e accattivante.
Fra cortigiani e coloni che complottavano contro il Governatore c’erano un gruppetto di bambini che correvano sul palco facendo impazzire la nutrice che li accudiva, suscitando in sala gridolini di piacere per l’allestimento. Dopo Imparo L’Opera i bambini sono assurti a livello di comparse sul palco per partecipare più attivamente ed apprezzare la Lirica portando avanti questa tradizione d’eccellenza,  orgoglio di Parma.
Le sorprese non sono finite, perché usciti i bambini di scena è subentrata l’atmosfera sexy quando il Governatore Riccardo si reca dalla zingara per un responso che risulterà fatale per la predizione di morte per mano del suo rivale (Luca Grassi), marito dell’amata Amelia (Anna Pirozzi).

La zingara Ulrica (Julia Gertseva)lo accoglie con le satanesse che si contorcono lascivamente per terra scomponendo le vesti per lasciare le gambe nude fra le quali la più birichina introduce la manina per accendere ancor più il fuoco nella tana del diavolo. Dall’alto dei palchi il panorama era in vista vision mentre in platea forse si è persa l’audace scena: l’unica a mettere un po’ di frizzo, insieme alle piroette del paggetto Oscar (Serena Gamberoni), alla tragedia consumatasi in pieno Ballo in Maschera.
Se le scenografie fra luci e décor raffinati, erano curate non si capisce la scelta dei costumi tutti in tinta unita a tessuto lucido e colori pastello con predominanza di bianco azzurro e giallo quasi fosse un omaggio alla squadra di calcio del Parma. Viva Verdi Viva il Parma.


L’opera infatti si distingue per la grande coralità formata da una squadra di coristi della Filarmonica del Teatro Regio protagonista nel primo e terzo atto, suggestiva e ad effetto portante guidata dal maestro Martino Faggiani.
L’orchestra era diretta dal maestro Massimo Zanetti che ha ricevuto ovazioni indirizzate anche al tenore Francesco Meli con applausi calorosi a tutti gli artisti. Il foyer era gremito di ospiti con signore quasi esclusivamente in abito corto e sexy per le scollature abissali alle quali non hanno rinunciato nonostante i primi fiocchi di neve della stagione. Il Bar è stato preso d’assalto per le ricche sfiziosità sul banco con incredibile vendita di bottiglie di bollicine da consumare sul posto o fra i palchi.
Buona idea perché in questo tempo di crisi è stato giustamente rifornito alla grande, contribuendo insieme ai biglietti agli incassi del Teatro Regio.
 
        VERDI FESTIVAL 2012 APRE CON UN RIGOLETTO  DEGLI ANTICHI FASTI.
Vendetta, tremenda vendetta: Bis! E’ molo difficile che un artista della lirica conceda un bis in pieno spettacolo ma la serata era talmente magica che non si poteva rompere l’incanto. Così è stato raddoppiato il sublime duetto di Rigoletto (in apertura Lunedì 1 ottobre del Verdi Festival al Teatro Regio) e la sua Gilda. Leo Nucci si è è confermato l’interprete ideale per il ruolo del tragico buffone di Corte che canta con passione e grande pathos tanto da aver strappato alla fine,  alla morte della figlia, anche qualche lacrimuccia.   Poi sono arrivati gli applausi scroscianti per tutto il cast presente sul palco, in primis il nostro Michele Pertusi  e il Direttore d’orchestra Daniel Oren con il maestro del coro Martino  Foggiani e la regia di Elisabetta Brusa.



Jessica Pratt è stata magnifica molto credibile nel ruolo perché un perfetto mix di bellezza sensuale  dalla voce angelica, confermandosi uno dei migliori soprani di coloratura per la voce agile e luminosa perché passa dalle intonazioni corpose e drammatiche al canto melodioso e morbido.
E’ una grande cantante, già premiata con riconoscimenti importanti come il Premio Lirico Internazionale Mario Tiberini,considerata l’erede della Devia Mariella un “vecchio” soprano conosciuto il tutto il mondo.
Oltre a duettare con Rigoletto negli assolo ha danzato con la voce in perfetto sincrono col direttore d’orchestra che rispondeva ai suoi acuti cadenzando le note come i battiti del cuore conquistando quelli di tutta la platea.
L’allestimento era sul classico (scene e costumi Samaritani), il preferito per le opere soprattutto quelle di Verdi nel quale le location sono riportate il più fedelmente possibile per creare la giusta atmosfera agevolando l’immedesimazione nel dramma.


La scenografia molto curata ha appagato l’occhio arricchita di effetti speciali con i quadri ad incastro che si aprivano per passare da un ambiente all’altro, da quello lussuoso degli interni fra banchetti goderecci e orgiastici e scalinate infinite a quello modesto delle casette povere nascoste fra mura diroccate e vegetazione immerse nella nebbia padana degli esterni. C’è anche un particolare curioso perché le donne che facevan da contorno erano tutte posizionate a terra in stato comatoso per i fumi dell’alcol mentre gli uomini sobri e arzilli hanno fatto il divertissment in coro.
Nel foyer invece, presenti la coppia ammiratissima Federico Pizzarotti e signora, le donne eran molto sobrie con una eleganza contenuta da tanti abitini corti e neri senza esagerare con accessori e abiti a code (uno o due) o nei colori nei quali spiccavano il rosa corallo e bluette delle tele giornaliste. I colori, fin troppo, erano tutti nei costumi cinquecenteschi che facevano pendant col cappello del Rigoletto per accentuare il senso di festa pazza del Palazzo con i Vil Cortigiani di Razza Dannata. Larà Larà…Bellissimo spettacolo che sarà ricordato  fra i più belli  trovando tutti d’accordo nell’applaudire entusiasti in un Teatro Regio più vivo che mai. Viva Verdi, Viva L’Unità d’Italia.  



               




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