

MANON BALLETTO

Finalmente uno spettacolo di eccellenza: il consenso è palpabile nell’aria dai gridolini che accompagnano fin dall’introduzione del divertissment fuori locanda, pittoresco e vivace per poi passare a quello del tuffo nella mondanità tra il fluttuare di veli delle “demoiselles” e la pompa magna della maitresse illuminate dal gigante candelabro a goccia come una sorta della plaffoniera a specchi delle moderne disco-dance.
Fra tante sfilate imperiali, Manon dovrebbe spiccare per bellezza e portamento e qui purtroppo è la nota dolente, perché in scena appare una bambina piccola agile e sinuosa fin che si vuole, ma pur sempre una bambina. Nel senso che appare troppo piccola la sud-americana Fernanda Oliveira, soprattutto rispetto a lui, il russo Dimitri Gruzdyev, alto ed atletico, che proprio per questo riesce a far volteggiare la partner come una piuma. La coppia nel pas de deux è affiatata e in sincrono ma non fa scintille come immagine specie nel quadro della camera da letto, (quello del braccialetto) che non cancella il ricordo che abbiamo di Roberto Bolle con Marta Romagna in una trascorsa serata di Galà Benefico proprio qui al Teatro Regio, in cui apparivano bellissimi e fisicatissimi tutti e due a fare coppia di perfetta fusione dei corpi. Pazienza, perché poi nella replica ci siamo rifatti con la longilinea russa Elena Glurdjidze, delicata e gioiosa nell’abbraccio amoroso e straordinariamente imperiosa nella sontuosa pelliccia con diadema e bracciale da cocotte. Un’immagine sfolgorante che non troviamo nella Oliveira, comunque molto sensuale e più torbida nel pas de deux che danza come un tango di amore e morte ancor prima di arrivare al fondo, e dunque come una sorta di presagio senza quel fondo di gioia che dovrebbe toccare due innamorati veri.
Come se Manon non amasse veramente il suo studente. Forse è vero, forse no. Quel che è certo è che gli uomini non l’amano: a cominciare dal fratello faccendiere, dal vecchio corruttore, per finire con De Grieux che doveva lasciarla fare la sua vita. E magari volteggiare come tante “demoiselles” leggiadre e spensierate. Tutto sommato, alle veline, soubrettine e quant’altro, piace quella vita. E’ una loro scelta."

Come dire dall’attore al produttore il passo è breve a caratterizzare dunque una scelta “Bio” che ha forgiato una personalità sempre Green. Infatti Monica si è concessa il vezzo di scoprirsi nuda in un’età nel quale le donne sono invitate, specie dai maschi, a coprirsi. Lei comunque ha fatto la sua figura non certo porca in quanto sublime gesto di trionfante vitalità avendo sconfitto una malattia.
Poi sono arrivate tante scritture Tv come protagonista di fiction nelle quali non ha mai convinto perché sempre in gramaglie con giarrettiere e calze nere simil-Lupa dello schermo con Raoul Bova. Persino nel doppiaggio della lettera a Silvio da parte di Veronica aveva assunto un tono fin troppo funereo che comunque a rafforzare il senso di tragedia che si stava abbattendo su Berlusconi. Marameo! Infatti è poi finita al meglio con alimenti miliardari. Dalla tragedia alla cronaca rosa il passo è stato breve.
Così con Rosa Tomei la Guerritori ha vestito i panni della domestica di Trilussa nella fiction in due puntate di Rai Uno dove finalmente ha conquistato tutti per credibilità proponendosi con una figura modesta di una certa età ma di grande autorità chiaramente ispirata ai classici della commedia dell’arte come la Governante di Carlo Goldoni.
La scelta è proprio quella giusta perché è lo stesso percorso Diva e Nonna che ha intrapreso Virna Lisi calandosi nei ruoli di grande-matriarca in tante fiction Tv nelle quali si mette ancora in gioco come attrice agé perché la recitazione è un’autentica passione.
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