giovedì 21 febbraio 2013

ANNA VALLE CON LA VOCE DEL PAVONE


 Questo Nostro Amore su Rai Uno è una fiction ambientata a cavallo anni 60/70 in location Torino quando era invasa dai metalmeccanici Fiat con gli scioperi che da lì a poco avrebbero bussato alle porte.
Molti dirigenti viaggiavano sulle piccole cilindrate perché se gli operai li avessero scoperti su BMW (che allora rappresentavano uno status symbol) sarebbe scattato subito lo sciopero. Erano gli anni della Classe Operaia Va in Paradiso perché sotto pressione nelle catene di montaggio dalle quali uscivano con tanti traumi psicofisici.
Erano gli anni di lotte che vedevano affiancati studenti e operai contro i poliziotti sfociati con la rivoluzione del ’68.
Insomma era un periodo effervescente nel quale si stava prendendo coscienza di sé, del proprio status e delle proprie potenzialità di singolo e di gruppo che creava un’ondata di energia incanalata contro il capitalismo imperante e sfruttatore sia in senso lavorativo che di discriminazione di ogni tipo sessuale in primis.
Le donne infatti cominciavano a scendere nelle piazze a far quadrato con le dita a forma di vagina ad affermare quel concetto di Io-sono-mia che gli uomini )ma anche tante donne diciamolo) ancora non hanno assimilato a tutt’oggi nonostante l’introduzione di leggi come quella del divorzio per esempio con la quale si è aperta la strada alla convivenza delle coppie non sposate comunque riconosciute dalla comunità.
Quelle clandestine fino ad allora venivano penalizzate dalla società che le escludeva da una vita normale all’insegna del rispetto.
Soprattutto le donne erano viste come donne fatali distruttrici di matrimoni  con l’intento di accasarsi con compagni per mettere al mondo dei figli di N.N. Un marchio infamante che rovinava la vita di tanti innocenti. Ma anche per le donne sposate non andava meglio perché l’adulterio, se colto in flagranza di reato, veniva punito con il carcere così come il delitto passionale veniva condannato con pene ridicole in favore dei maschi a discapito delle vittime avendo attentato all’onorabilità del coniuge. Maschio.
Le molestie o violenze sessuali erano un incubo perché le donne che non potevano sperare di aver giustizia in un eventuale processo, a porte chiuse, dal quale ne sarebbero uscite come femmine provocatrici e colpevoli di aver suscitato la libido del maschio violento liquidate con una sorta di sentenza che concludeva sadicamente “se l’erano cercata”. Prendi su e porta a casa: cavoli e ceci tuoi.
Qualche volta infatti c’era pure il figlio della colpa dalla quale una donna non si poteva liberare recandosi in un Consultorio per l’aborto terapeutico dovendo ricorrere alle pratiche illegali di ostetriche o faccendieri improvvisati.
Insomma un inferno nel quale comunque si stava meno peggio di oggi dove l’aborto viene consentito e praticato per risolvere questioni di carriera o di capricci vari anche dopo i tre mesi di gestazione fuori dalla fase embrionale. Nel quale sarebbe meglio per una donna non doversi mai trovare a scegliere perché comunque resta un dramma di coscienza o  colpa incancellabile per la Chiesa sperando solo nella misericordia di Dio.
In questo contesto nasce “Questo Nostro Amore” nel quale i protagonisti sono campioni piccolo-borghesi che trasgrediscono sì, ma con molto stile.
Lui (Neri Marcorè) sposato e convivente, cerca lavoro come rappresentante perchè un filo più importante di un semplice operaio, mentre lei (Anna Valle) è una casalinga disperatamente chic, con tanto di tubino nero, giro di perle e crocchia a torre nei capelli ad effetto Audrey Hepburn per renderla irresistibilmente vittima di un sistema provinciale ed antiquato. Pacchiani! Potrebbe dire se fosse un’autentica aristo, invece si dispera e soffre per essere esclusa dalla bella società (piccola piccola), quella rispettata e borghese che va in Chiesa la Domenica salutata e riverita dal vicinato e dalla comunità.
Ecchissenefrega, no? Giammai. La fiction procede su questo filo del discorso piccolo-borghese strappando qualche abbassamento di palpebra se non si fosse svegliati dal torpore con le canzoni di Rita Pavone che fa da colonna sonora.
Una scelta non a caso perché Rita Pavone curiosamente è stata protagonista di una storia parallela a quella della fiction per essersi accompagnata al suo manager, sposato e separato, Teddy Reno pagando molto cara questa scelta perché quasi bandita dalla Tv e dal pubblico che la identificava in un Giamburrasca stile maschietta senza sessualità e sentimenti di una donna.
Altri tempi, ma la voce di Rita Pavone è ancora molto piacevole da riascoltare perché mantiene intatta tutta la carica possente di allora dando uno scossone alla fiction dove l’ex miss Italia Anna Valle è sempre posizionata come prima donna sul trono.
Prima era quello del Pavone con la fiction di Soraya e lo Scià di Persia, e ora con la voce di Rita Pavone che fa da supporto.
Un po’ come era capitato proprio a Audrey Hepburn quando aveva recitato in My Fair Lady dove veniva doppiata da una famosa soprano (in Italiano tradotta in Tina Cenci). La quale non restava nell’ombra perchè la Hepburn molto elegantemente la citava non volendo, testuali parole, farsi bella con le penne del pavone. Così si è giocata l’Oscar ma il film ha fatto incetti della statuetta e incassi record.

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